Omicidio su commissione
Era ormai inoltrato inverno. La neve copriva i prati e il ghiaccio su tutti gli alberi risplendeva alla debole luce del crepuscolo. I loro rami erano secchi e solo qualche fiore di nascosto provava a sbocciare. Pareva impossibile attraversare quel manto gelato senza un carro, un pazzo forse avrebbe osato. E la sanità mentale di Levi Ackerman era ancora da verificare, così la sua figura camminava a fatica. Sprofondava nelle sue stesse orme e dava furtive occhiate in giro controllando di non avere l di comunicazione, isolata da qualsiasi centro urbano. Il paese più vicino distava venti chilometri.
Il corvino corse verso la casa, poi rallentò, in lontananza solo un puntino marrone e man mano che si avvicinava scrutava il vialetto di fronte. Aspettava un vecchio amico.
«Perfetto, sono già qui»
l'alito condensato uscì come fumo dalle sue labbra viola. Indossava solo un mantello verde scuro e un passamontagna che gli copriva il volto. Aumentò il passo nell'ultimo tratto che lo separava dalla porta d'ingresso, sulla soglia indugiò un attimo. Lanciò una fugace occhiata alle sue spalle, come pensava le sue guardie controllavano l'esterno. Due omoni giganteschi gli andarono incontro «È qui per il progetto?»
«Sì, sono un amico»
aprirono la porta e Levi entrò, questa volta senza esitare. Non si tolse nulla di ciò che aveva indosso. Le armi sotto il mantello non erano nell'accordo però dalle sue esperienze aveva imparato che restare sempre all'erta era la cosa migliore da fare. In ogni situazione. Lo condussero in un'altra stanza. Gli chiusero la porta alle spalle.
«Buongiorno» salutò un vecchio seduto su una poltrona sgualcita. Aveva l'aria di chi ha impegni importanti o di chi ha paura di essere scoperto. Le mani tradivano la sua apparente calma rivelando con il tremore l'impazienza «Bando ai convenevoli, conosco il suo curriculum. Veramente niente male! Dieci vittime in un minuto, come cecchino una mira infallibile davvero!
Lei è scomparso ogni volta senza lasciare traccia...» stava sfogliando dei fogli e sorrise a disagio. Aveva di fronte uno dei sicari senza nome e senza volto più ricercati della Germania.
«Ehm ehm, vorrei assumerla»
«Mi hanno avvisato» Levi si era appoggiato allo stipite della porta, il passamontagna gli copriva metà faccia.
«Lavoro pulito, non ci devono essere collegamenti né con la mia agenzia né con i miei collaboratori. I miei superiori parlano sul serio, ci saranno gravi conseguenze se...»
«Anche io parlo sul serio, se la cifra promessa non mi verrà consegnata entro la data stabilita vi verrò a cercare»
«Non si fida di noi! Glielo abbiamo giurato!»
«Finché non li avrò in tasca, non mi fiderò di nessuno»
«Lei è pazzo»
«Probabile»
il vecchio indignato si sistemò gli orli della giacca «Lei...lei sa con chi sta parlando?»
Levi sospirò esasperato, si stava facendo tardi e non aveva pranzato «Albert Meyer, 76 anni, abita al civico 8 Bundesallee, Berlino ultimo piano, ricco, nobile. Ha ereditato tutto ciò di cui ora è in possesso dalla moglie deceduta in uno strano incidente stradale. Vuole che le dica anche con chi ha preso accordi per farla fuori? So il nome e il cognome»
Meyer spalancò la bocca, era pallido in volto e non riusciva a parlare. Affranto si portò la mano sulla fronte «Si chiama Hanji Zoe, è una scienziata che lavora per il mio rivale in affari. Smith, avrà sicuramente sentito parlarne. Deve rubare tutte le sue ricerche, tutto il suo lavoro in laboratorio e poi ucciderla. Sono stato chiaro?»
«Cristallino»
«La contatteremo noi per ulteriori informazioni sul luogo della consegna»
«Accetto»
«Quella è la porta»
Levi si alzò e senza voltarsi neanche una volta uscì. Aveva fatto capire che non aspettava, era già un buon inizio. Hanji Zoe, una scienziata. Per rubare tutto ciò di cui aveva bisogno per guadagnarsi il suo gruzzoletto doveva fare molta attenzione e avere calma. Non sarebbe bastato un semplice sparo a risolvere la questione. Sicuramente la donna teneva il suo lavoro nascosto da qualche parte, doveva intrufolarsi di notte per cercare con calma. Pensando e riflettendo era già sul viottolo che avrebbe dovuto portarlo a Berlino. Gli attendeva una settimana sfiancante, ne era sicuro. Forse intrufolarsi era una prospettiva migliore, gli serviva qualcuno da ingannare facilmente, uno bonario. Un fannullone. Qualcuno che aveva la parola facile però non riguardo lui, sì. Doveva intrufolarsi in qualche modo. Avrebbe agito la mattina seguente. Prima attuava il piano meglio era. In realtà il piano vero e proprio non lo aveva ancora ma lo avrebbe avuto.
Quella notte lavorò duro «Ho bisogno di tutti i nomi e informazioni di chi lavora in quel laboratorio assieme a Zoe»
stava cercando dei documenti fra quelli rubati tempo fa. Forse qualcosa si ricollegava.
«Interessante, come si chiama?» aveva preso un fascicolo fra le mani, studiava minuziosamente ogni particolare «Moblit Berner eh? Ha vinto un sicario di prim'ordine e un biglietto per l'altro mondo a breve signor Berner!» non poteva lasciare in vita un testimone.
Il corvino si passò una mano fra i capelli, socchiuse gli occhi azzurri e le palpebre si fecero sempre più pesanti finché il ragazzo crollò sulla scrivania del suo studio esausto.
«Domani, voglio vedere l'alba»
Levi aveva dei ricordi legati a quei momenti di luce indimenticabili con sua madre. La aveva persa quando era ancora piccolo. Non aveva mai parlato di questo con nessuno se non con il suo subconscio e l'alba era una delle cose più preziose che gli ricordavano sua mamma...
Ma non ebbe il tempo di rimuginare troppo sul passato perché si addormentò.
Angolo Autrice
Questa storia mi è venuta in mente durante la lezione di Algebra. Invece di dare fastidio al mio compagno di banco o cercare di comunicare con quello dall'altra parte della classe (😅) ho deciso di riempire un foglio. Ed ecco sto...questo👍
Ditemi voi se vi sembra carina l'idea e consigliate cosa posso migliorare!😀🙃
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