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Ho infranto la promessa

Ilian aprì lentamente gli occhi. Si trovava in una camera molto lussuosa illuminata dalla debole luce del mattino, proveniente dallo spiraglio di una delle finestre. Non si alzò perché rimase sconvolto nel rendersi conto che non ricordava nulla di ciò che gli era avvenuto. Poteva scorgere dalla fessura un bellissimo prato in fiore e un cielo azzurro. Di quelli senza nuvole. D'un tratto sentì delle voci provenire da una stanza adiacente.
Entrarono due ragazzi.
«Ehi bell' addormentato come va la gamba?» gli domandò una ragazza. Quella rise e si avvicinò.
D'istinto provò ad allontanarsi.
«Mi chiamo Hanji, tu come ti chiami? Ilian giusto?»
«Sì» la voce uscì flebile.
Hanji lo osservò con occhio clinico dal capo in giù e notò la sua corporatura esile. Ilian era un ragazzino attorno ai dieci o undici anni con dei dolci ma tristi occhi marroni che a loro volta la scrutavano incuriositi. I capelli, ora asciutti, rivelavano una chioma ribelle di un colore simile al rosso rame. La mora tentò di capire dove avesse già visto quello strano colore ma ,prima di riuscirci, Levi si fece avanti.
«Piacere Ilian il mio nome è Levi»
«Piacere signore»
il corvino rimase un attimo interdetto e fece una smorfia divertita.
«Levi, solo Levi moccioso»
«Scusa Levi»
Hanji porse ad Ilian una tazza di tè.
«Tieni, dopo ci racconterai di più su questa storia ma prima riposati»
Ilian annuì e prese con cura quella piccola tazza dalle mani della ragazza, parve che un luccichio avesse illuminato i suoi occhi dallo stupore. Come qualcosa di estremamente raro e prezioso rigirò la graziosa tazzina, decorata di fiori. Un autentico capolavoro per lui.
Infine bevve un sorso.
Levi rimase un attimo sconvolto da quel piccolo gesto del bambino. Sembrava di guardarsi allo specchio. Lui senza nulla, senza nessuno. Solo lui e quella magica bevanda che per anni aveva rappresentato una delle sue poche ancore di salvezza.
Sì, come guardarsi allo specchio.
Mentre il ragazzo osservava il bambino, Hanji osservava entrambi. E non poté negare di vederli quasi come una stessa persona.
«Lasciamolo solo»
«Ah...sì hai ragione»

Chiuse la porta alle sue spalle e tirò un sospiro di sollievo.
«Wow»
Rimasero uno di fronte all'altro e, consapevoli che non avrebbero retto lo sguardo dell'altro, guardavano altrove. Finché Hanji si sedette per terra strisciando esausta lungo il legno della porta. Levi restò a guardarla disgustato:chissà quanti germi c'erano su quel pavimento.
«Che facciamo?»
«Nulla»
«Prima o poi lo sapranno»
«Lo so ma prima, soltanto lasciamo andare le cose come devono andare»
«Andranno male»
«Ehm...già»
«Thc»
«Cosa c'è?»
Levi passò le dita sotto un tavolo e alzò gli occhi al cielo. Hanji soffocò una risata.
«Passabile»
Dopodiché ci furono molti minuti di silenzio fra i due durante i quali il tempo pareva essere rallentato all'improvviso. Solo per quel momento tranquillo. Tranquillo e sereno. Avete presente quei momenti della vita in cui avete voglia di rassegnarvi? Ma non una negativa rassegnazione bensì una pace, una serenità consapevole di quello che accadrà o che potrebbe accadere. Così si sentivano Levi ed Hanji. Sentivano i loro respiri, espirare, inspirare, espirare, inspirare. Ma la mente era altrove, perché le loro menti non potevano essere imprigionate da qualcosa o da qualcuno. La sensazione che provavano quando stavano vicino o semplicemente in silenzio assieme era qualcosa di insostituibile. Non sapevano con quale parola descriverla.
Uno strambo legame.
Bizzarro.
Insensato.
Fu in quel momento che Levi si sedette per terra di fianco a lei.
«Siamo diventati genitori»
«Non dire così Quattrocchi di merda»
«I tuoi com'erano?»
«I miei genitori?»
«Sì»
Il ragazzo parve esitare ma sentì il bisogno di sfogarsi.
«Da bambino...»
«Da bambino?! Ahahah Levi Ackerman da bambino! Bella questa!»
Levi abbozzò un sorriso ma si voltò subito per non dare quella soddisfazione ad Hanji.
«Oh Quattrocchi del cazzo! La vuoi sentire si o no?»
«Ovvio»
«Da bambino avevo il grande sogno di diventare un ballerino, togli quel sorriso di merda, però mia madre non aveva soldi. Era una prostituta»
sussurrò. Sentiva il battito del cuore andare sempre più veloce e non voleva sapere cosa pensava Hanji di lui adesso. Era un ragazzo figlio di puttana.
«Così ho fatto un lavoro semplice, ero assistente di un panettiere. In un modo o nell'altro dovevo pagare le medicine e la bolletta per mia madre. Era giovane ma l' alzheimer non la ha risparmiata, vederla in uno stato schifoso mi ha distrutto. Era orribile. Non sapeva chi ero. E mi diceva di andar via quando volevo solo reggerla in piedi»
«Ma non è morta proprio di quello, uno la ha uccisa perché gli avevo promesso dei soldi. Ho faticato ma ho incontrato una ragazza, un giorno come altri, che comprava il pane. Me ne sono innamorato perso. Tutto era bellissimo come non lo era mai stato, per una volta era felice con qualcuno. Anche lei è morta. Infine ero solo, ormai ci ero...ci ero abituato»
fece un respiro liberatorio e alzò gli occhi al cielo come se sua madre lo potesse ancora udire. Ma non era così o perlomeno non lo era secondo lui. Non era mai stato in vita sua un tipo religioso perché il Dio clemente della Bibbia non aveva dato prova di esistere nella sua vita. Del resto quale soldato può credere con tutto se stesso in un Dio quando vede morire ogni giorno dinanzi ai propri occhi?

Levi amava sua madre. E forse Hanji non lo sapeva, ma il corvino le aveva rivelato in poche parole ciò che mai aveva o avrebbe voluto rivelare ad anima viva.
Ed invece eccomi qua, Zoe
«È stata dura per te»
«Sì»
«Ma sei ancora in piedi»
«Già...avevo giurato di non innamorarmi mai più di nessuno. Perché amare vuol dire soffrire»
«Forse hai ragione...»
ancora una volta un secondo di silenzio, che così parve a loro ma durò molto di più. Erano immersi nei loro pensieri.
Levi con timidezza accarezzò la mano della ragazza. Hanji con sua sorpresa gli accarezzò la mano fino ad arrivare al petto del corvino. Si strinsero vicini e Levi fece scendere le mani lungo tutto il suo corpo fino a ripercorrere il collo con la lingua.
«Cosa fai...ah...»
«Oh! Scusate!»
Levi si allontanò spaventato da Hanji con le mani alzate ma si tranquillizzò quando vide Ilian sulla soglia.
«Non volevo interrompere...»
«Non hai interrotto nulla Ilian! Tesoro vuoi la colazione?» 
Levi rimase a guardarli mentre si allontanavano mano nella mano. Come mamma e figlio. In effetti con loro si sentiva un po' nelle vesti del papà.
Papà. Non suona male.
Rientrò nella stanza per mettere in ordine il letto.
«A quanto pare ho infranto il giuramento»

ANGOLO AUTRICE

Ecco i due piccioncini 🐦 (fingete che sia un piccione) lo so che non ci sono scene molto...come posso descriverle? ❤😚😘 ecco così. Ho provato a seguire alcuni consigli che ho visto anche nei commenti dei capitoli precedenti 🔙 ma ci proverò! 🐦🐦🐦
Vi è piaciuto? Vi piace Ilian?

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