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capitolo due

-il giorno seguente, dopo gli allenamenti-

Kageyama rientrava dalla palestra. Aveva lo sguardo fisso davanti a sè e le mani in tasca. Certo che faceva proprio freddo quel pomeriggio... l'inverno era ormai arrivato, e i capelli umidi di doccia gli creavano un effetto poco gradevole sul collo, esposto all'aria fredda.

Normalmente avrebbe finito di asciugarli, non sia mai si ammalasse! Però quel giorno era parecchio nervoso, perciò aveva lasciato a forza lo spogliatoio, non volendo più sentire il fracasso prodotto dalla sua squadra.

Diede un calcio ad una lattina che intralciava il suo percorso, che cadde dal marciapiede e finì schiacciata da una macchina, mentre sbuffava, cercando di coprirsi il collo con la felpa nera della scuola.

Di certo non si poteva definire un ragazzo solare, erano poche le cose che lo facevano sorridere.
Una di queste era giocare bene a pallavolo.

Non era un ruolo banale, il suo. L'alzatore è la mente, la strategia, e la coordinazione della squadra.
Tobio esercitava il suo potere con più precisione di un orologio svizzero, gli piaceva quando i tiri degli attaccanti andavano a buon segno, sopratutto se l'alzata aveva qualcosa di speciale.

E le alzate più speciali le riservava al giocatore con il numero 10 dietro la maglia, il piccolo centrale che correva per tutto il campo, non risparmiando neanche una palla.

Lo guardava, Kageyama.

Appena la seconda linea effettuava il primo tocco lui partiva come un razzo razzo con la rincorsa, cercando il pomto dove il muro avversario non c'era.
Poi saltava, come se avesse le ali ai piedi.
Qualche decimo di secondo dallo stacco da terra, e vedeva la palla lasciare le proprie mani, dirigendosi perfettamente sulla mano di Hinata, che con una rapida frustata del polso la colpiva, facendo rimanere tutti a bocca aperta alla vista di quel primo tempo anticipato.

Ormai Tobio lo conosceva a menadito. Dopo aver attaccato si guardava le mani sorpreso, mormorando un "oh", poi d'improvviso sul suo viso compariva un sorriso a trentadue denti, e iniziava a saltellare, riempendo di lodi il moro, che lo guardava con diffidenza, prendendo ad insultarlo per l'esagerazione.

"Tsk, boke" si ritrovò a mormorare, mentre continuava il suo cammino verso casa.
Era così Hinata, un contenitore di energia infinita.
O almeno la pensava così fino a quel giorno.
L'aveva persino insultato, ma non aveva reagito.

Le alzate che ormai schiacciava alla perfezione venivano come sempre, ma quel giorno Shoyo non aveva voluto provarne di nuove. Lo sentiva come... appassito tutto d'un tratto, rabbuiato.

D'altronde a volte capita che il sole venga coperto dalle nuvole, il problema è che quando queste si addensano troppo, inizia a piovere.

E Kageyama in cuor suo lo sapeva, voleva continuare ad essere riscaldato da quei raggi allegri, che tanto lo facevano esasperare, tanto lo facevano sorridere.

Si domandò se il centrale stesse bene, se fosse tutto apposto.
Ma d'altronde non c'era molto di cui preoccuparsi.
Una giornata no capita a tutti.

Ma Shoyo era sempre stato una costante nella squadra, simbolo di impegno nell'inesperienza, delvoler fare.
Il contrario di Tobio, che aveva una padronanza quasi mostruosa dei fondamentali e una freddezza che lo faceva sembrare quasi non interessato al gioco, alle volte.
Ed era questo loro completarsi che teneva in equilibrio la squadra.

Il corvino sospirò, prendendo il cellulare dalla tasca e poggiandosi ad un muretto, ignorando i buoni propositi di poco prima, secondo i quali avrebbe dovuto asciugare i capelli alla svelta.

"oi, che avevi oggi?" scrisse ad Hinata, di getto, e lo stava per inviare, ma poi diede una scrollata di spalle ed eliminò il messaggio, tornando in sè.
Possibile che stesse per fare una cosa così stupida e così poco da lui?
Sbuffò, appannando lo schermo del dispositivo con il fiato, che poi ripose in tasca, accompagnato dalle sue mani.

Dopo pochi isolati giunse al suo appartamento.
Entrando in casa percepì da subito la grande escursione termica, della quale risentirono le sue guance, improvvisamente arrossate.
Tolse giacca e scarpe, poi con svogliatezza andò a finire di asciugarsi i capelli.

Passò per la cucina, con l'intento di mettere qualcosa sotto i denti prima di dormire.
Aprendo il frigo trovò una ciotolina con del ramen da riscaldare, un post-it con su scritto "sono ancora fuori per lavoro, ci vediamo domani", accompagnava la confezione.

Il ragazzo sospirò, riconoscendo la grafia della madre, e mise il pasto nel microonde, sedendosi su una sedia lì a fianco, guardando il ramen girare per tuuto il tempo di cottura.

In quella casa era tutto così buio e silenzioso... le sue orecchie udivano il ronzio del piccolo forno e la luce dei led si rifletteva nei suoi occhi profondi come l'oceano, mentre allungava le mani verso la fonte di calore, cercandone un po'.

Non lo sapevano, ma i nostri due protagonisti una cosa in comune l'avevano, a parte la pallavolo e i brutti voti: entrambi erano alla ricerca di calore.

Ma un microonde poteva riscaldare solamente le mani, non il cuore.

Cenò di tutta fretta, poi si mise a letto. I suoi pensieri andarono nuovamente al centrale, che era la causa di quel suo nervosismo. Ormai litigarci, vederlo sorridere trionfante e fare a gara con lui erano diventate parti fondamentali della sua pallavolo.

Sperava tornasse al più presto come prima, quel cretino.
Tuttavia in quel filo di pensieri, che accompagnò la sua assonnata veglia prima di addormentarsi, l'idea di chiedere spiegazioni a Shoyo non lo sfiorò nemmeno.

Tanti lo definivano molto intelligente, con uno spirito di gioco fenomenale e delle strategie infallibili. Ma arrotolato nel lenzuolo di quella fredda casa, Kageyama Tobio era parecchio ottuso.
Lo era perchè credeva che a scaldarlo sarebbe bastato un pasto precotto.

D'altronde, come biasimarlo?
Non poteva certo cercare di colmare il vuoto nel suo cuore, se non aveva mai scoperto la voragine.

Cambiò di nuovo posizione, alla ricerca del sonno, che poi trovò, sossurrando una fuggente "buonanotte", a nessuno in particolare.

Non sapeva però di aver risposto involontariamente ad un augurio fatto il giorno prima, nella stessa modalità, dall'altro lato della montagna, dove, in questo momento, forse anche un ragazzo dai capelli arancioni è finalmente riuscito a prender sonno.


Ciao persone belle che mi sopportano! <3
Io avevo intenzione di aggiornare il martedì, il venerdì e la domenica.
So che la vostra faccia in questo momento è del tipo "e sticazzi?"
Vi perdono e non vi biasimo :3

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