Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 79.

Eren's pov.

26/07/1945 - 8:25 a.m.

Il sole alto ma ancora incapace d'infondere il suo pieno calore abbracciò in modo aggraziato ed accogliente tutti noi soldati già dediti al lavoro da diverse ore. Passarono parecchi mesi dall'inizio della nostra missione in Giappone e da allora tutti riuscimmo in un modo o nell'altro a dimenticare anche solo per un istante il fatto che fossimo infiltrati e che tutto all'interno di quell'enorme teatrino non fosse altro che un'ottima interpretazione del soldato modello.

Io ed i ragazzi del gruppo 12 aspettammo pazienti l'arrivo dei camion colmi di prodotti alimentari da scaricare, quando io ed Armin fummo richiamati da un soldato per ordine del Generale Smith. Ci scambiammo un'occhiata che bastò a sostituire mille parole, i suoi occhioni tendenti all'ingiù scivolarono sui miei prima ancora che il ragazzo davanti a noi pronunciasse il nome del mittente.

"Accidenti, cosa pensi sia accaduto adesso?"
Chiesi a metà strada, le mie braccia riposte sulla nuca tentando di stirare i miei muscoli indolenziti dalla notte appena passata. Notai con rammarico come le nottate passate nella mia camerata finissero per farmi svegliare inevitabilmente con torcicollo e mal di schiena, al contrario di quelle trascorse assieme al Caporale, dove il mio risveglio venne sempre inaugurato dal dolce profumo di quell'uomo per cui avrei donato tutto me stesso.

Il biondo che continuò a guardare davanti a sé, corrucciò lo sguardo iniziando ad assumere un'espressione di completa concentrazione, gli occhi appena assottigliati.
"Non ci chiama mai assieme se non per questioni d'estrema importanza"
Asserì stringendo la mandibola sotto la morsa dei suoi denti in un evidente gesto di preoccupazione.

Guardarlo in quello stato tanto fermo quanto angosciato finì per agitare anche me, che nel riportare lo sguardo al terriccio mi afferrai fra i canini lembi di guancia in un chiaro segnale di un'abitudine compulsiva.
Raggiungemmo l'ufficio di Erwin nel giro di un minuto, lasciando al biondo l'onore di bussare all'interno. Il suo modo spigliato nei confronti del Generale negli ultimi tempi mi fece storcere il naso. Non che ne fossi stato geloso, che Armin fosse il suo pupillo era ben noto a tutti, ma non riuscii a decifrarne l'entità.

"Prego entrate soldati"
Ci accolse con voce calma e carezzevole.
Ubbidimmo scorgendolo seduto al di sopra della sua poltrona, le mani poggiate lungo i braccioli.
"Vi devo parlare"
Continuò fissandoci con i suoi occhi glacialmente fermi.

Avanzammo fino a raggiungere la distanza di un metro dalla scrivania, entrambi con schiena diritta, sguardo fermo e mani giunte dietro la schiena. Nonostante la mia apparente stabilità, un magone prese a farsi spazio nel mio petto rendendomi difficoltoso persino deglutire.

"Ho diverse questioni da riferirvi, quindi prego, riposo soldati"
Ci intimò l'uomo, che nonostante la pacatezza nelle sue parole non mancò di rigidezza nella postura e nello sguardo.

Che sta succedendo?

Puntai uno sguardo al mio compagno sulla sinistra scorgendolo ombrato in volto, i suoi occhi esageratamente grandi apparvero infossati e di un blu di Prussia che mi fecero rabbrividire.

Possibile io sia sempre l'unico fra i tre a non capire che cosa stia accadendo?

"Eren, tu non ne eri a conoscenza, ma il sedici luglio nelle basi di Alamogordo, in Nuovo Messico, hanno testato il prototipo di una bomba... una bomba a plutonio"
Iniziò l'uomo come se stesse descrivendo un fatto di cronaca, dalla sua intonazione o mimica non lasciò trasparire alcun tipo di pensiero soggettivo o emozione, nulla della sua figura riuscì a suggerirmi cosa tutto ciò avesse voluto dire.

"U-una bomba a plutonio?"
Domandai volgendo uno sguardo distratto al ragazzo affianco a me che immediatamente reclinò il capo verso il basso. Corrugai le sopracciglia iniziando a comprendere di che cosa si fosse trattato.
"Stiamo parlando di una..-"
Non riuscii a terminare la frase che Armin mi precedette, i pugni stretti lungo la sua figura e gli occhi chiusi a tal punto da corrugargli le palpebre, la sua gamba destra prese a muoversi in un tic sempre più nervoso.
"Una bomba atomica, stiamo parlando di una bomba atomica"
Spuntò infine tutto d'un fiato. Continuai a puntare i miei occhi terrorizzati quanto sconvolti sulla sua figura, mi sporsi appena verso di lui.
"Che cosa significa?"
Domandai con aria distaccata, la mia mano andò a serrarsi sul braccio gracilino del soldato, sentendo il labbro inferiore tremarmi involontariamente.

"Significa che stiamo vincendo Eren"
Asserì il Generale facendoci tornare alla realtà.
"La bomba è stata denominata col nome Fat Man ed è stata sperimentata con modesto successo, ma abbiamo anche un'ulteriore collaudazione, questa a differenza della prima è in uranio e prende il nome di Little Boy"
Continuò Erwin portando i suoi gomiti appoggiati al tavolo con entrambe le mani giunte davanti al suo viso.

Il respiro iniziò a farmisi corto, intuendo che di lì a poco se avessero continuato a parlarmi mi sarebbe partito un attacco di panico. I miei occhi iniziarono a guizzare nervosamente da una parte all'altra in cerca di un appiglio in quella stanza che mi facesse rimanere ancorato alla realtà.
La presenza di ben due bombe atomiche prometteva solo una cosa, distruzione.
Come avrei potuto guardare in volto Levi dopo avergli fatto saltare in aria l'intero Paese?

"Il venticinque luglio il generale Leslie Groves, nonché il responsabile militare del Progetto Manhattan, ha emanato l'autorizzazione per gli attacchi atomici comprendendo Hiroshima, Kokura e Niigata"
La voce del biondo iniziò ad arrivarmi sempre più ovattata, riuscendo comunque a comprendere fino all'ultima parola.

Kokura.
In quel posto io ed i miei compagni aiutammo i giapponesi a caricare l'artiglieria in due giorni in cui il sole non sembrò tramontare mai considerata la stanchezza e l'affaticamento, che però vennero ampiamente ricompensati con i festeggiamenti e bevute tutti assieme in un'atmosfera che mi fece sentire come a... casa.

Perché mi è tornato in mente proprio ora?

Le mani del corvino che mi passarono addosso, i miei gemiti pronunciati che animarono la tiepida atmosfera di aprile, quella notte a Kokura non vi lasciai solo tanto sudore e stanchezza, ma anche una piccola frazione di cuore. L'idea che sarebbe stata rasa al suolo mi creò un vuoto tale da nausearmi.

"Armin... tu lo sapevi?"
Chiesi dopo un momento di religioso silenzio che parve interminabile, la mia voce echeggiò in tutta la stanza per diverse volte.
Il ragazzo voltò lo sguardo puntandolo sul mio senza proferire nulla.
"Armin sapeva già tutto perché sono stato io a riferirglielo, sono informazioni ritenute top secret per questo non sono di dominio pubblico e confido rimangano tali"
Mi spiegò Erwin non alterando la sua postura immacolata.

"P-perché anche Kokura?"
Chiesi alzando in modo impulsivo il tono di voce appoggiando entrambi i palmi delle mani sulla lastra in legno davanti a me, i miei occhi cerulei andarono a sfidare in modo del tutto sconsiderato quelli del biondo che non si scomposero nemmeno quando le gambe del tavolo presero a tremare sotto il mio nervosismo.

"Perché è uno dei principali arsenali navali del Giappone"
Rispose Armin da dietro le mie spalle, la sua espressione vacua e priva di empatia mi destabilizzò. Voltai il capo con ancora le braccia fisse alla scrivania, i nostri occhi s'incrociarono per un istante, un istante soltanto.

Perché non mi sono mai accorto di quanto fossi cambiato Armin? Quando è accaduto? Magari quella volta che hai sparato al soldato americano? O forse ancora quando ti sei fatto avanti durante l'allenamento per essere il primo a riprovare col fucile? Perché non mi sono mai soffermato sul tuo sguardo diventato ormai tanto maturo e consapevole quanto vuoto e desolato?

Erwin sbuffò appena dal naso facendomi riportare lo sguardo sul suo, si passò il pollice sulle labbra inferiori puntando uno sguardo ad Armin.
"Vedo che ti ho istruito bene, o semplicemente apprendi in fretta, e non escluderei nessuna delle due ipotesi"
Asserì abbozzando un delicato sorriso che nascose un'indecifrabile sensazione d'ammiccamento nei suoi confronti.

"Ora ascoltami bene Eren, voglio tu capisca la posizione in cui ci troviamo"
Riprese il Generale riacquistando nuovamente tutta la sua professionalità e fermezza, lo vidi sporgersi maggiormente al di sopra della scrivania drizzando ulteriormente la schiena, i gomiti ancora ben fissi sulla lastra in legno ed i suoi occhi glaciali mi fecero rendere immediatamente conto di quanto sfacciato fossi apparso nei suoi confronti facendomi retrocedere all'istante.

"Allora, voi soldati non lo sapete ancora perché vi abbiamo voluto appositamente tenere all'oscuro di tutto così che non vi sarebbe potuto sfuggire nulla nemmeno volendo, ma la guerra in Europa è arrivata agli sgoccioli e l'unica potenza ancora in piedi è il Giappone il quale ha espressamente rifiutato un qualsiasi tipo di resa"
Iniziò a spiegarmi pazientemente.

"Vorrei tu ragionassi assieme a me soldato"
Continuò assottigliando gli occhi ed alzando un dito come per attirare maggiormente la mia attenzione.
Riuscii a controllare il mio stato emotivo ricomponendomi come da manuale, con schiena diritta e mani giunte dietro la schiena.

"Dobbiamo necessariamente far arrendere il Giappone per poter concludere la guerra-"
Non riuscii a non contestare facendomi avanti impulsivamente.
"Signore mi lasci tentare, mi lasci persuadere il Caporale Ackerman, non possiamo sganciare due atomiche sui civili!"
Iniziai ad alzare il tono di voce con occhi sbarrati, il mio cuore prese ad accelerare vorticosamente, avendo la sensazione che di lì a poco mi sarebbe uscito dal petto.
L'uomo che mi lasciò parlare scosse il capo con dissenso.
"Purtroppo a prendere decisioni non vi è solo Ackerman, ma un intero consiglio di uomini pronti a sacrificare le proprie vite piuttosto che arrendersi, sono stati cresciuti con questa ideologia Eren, i tuoi propositi sono buoni, ma non realizzabili"
Aggiunse prendendo un corposo respiro subito dopo, come se quella situazione stesse destabilizzando anche lui.

"Ad ogni modo noi generali americani in questi mesi abbiamo preparato un piano per costringere il paese alla resa e che sperammo di non essere mai stati costretti ad utilizzare, sto parlando dell'invasione del Giappone. Si tratta di un'operazione dall'esito scontato, ma che costerebbe agli americani decine di migliaia di morti. La bomba atomica è considerata il metodo più rapido per portare il Giappone alla resa, risparmiando paradossalmente sia vite americane e sia giapponesi"
Continuò a spiegarmi iniziando a massaggiarsi le tempie con una mano.

L'idea che gli americani avrebbero tolto la vita a così tante persone grazie alle nostre informazioni servitegli su un piatto d'argento mentre noi approfittammo dell'ospitalità giapponese mi devastò. Il magone che riuscii in precedenza a reprimere, riprese a salirmi in gola fino a bloccarmene il passaggio, l'aria cominciò a scarseggiare come se mi avessero tappato naso e bocca, nonostante quest'ultimi fossero stati ben divaricati pur di boccheggiare.

"Eren..."
Mi richiamò preoccupato Erwin corrugando le sopracciglia.
"Signore temo stia avendo un attacco di panico"
Gli spiegò Armin conoscendo le mie continue crisi.

Mi poggiai una mano al petto percependolo alzarsi ed abbassarsi velocemente.
"D-dovrei prendere una boccata d'aria, con permesso"
Sbiascicai, i miei sensi iniziarono ad illudermi offuscandomi la vista ed ovattandomi l'udito.

"Hai bisogno d'essere accompagnato soldato?"
Mi domandò il Generale che si alzò dalla sedia estremamente turbato.
Agitai le mani davanti a me come per tranquillizzarli per poi uscire in fretta e furia da quella stanza.
Avrei avuto le mani sporche del sangue di migliaia di civili senza essere stato in grado d'oppormi, tutto ciò sarebbe stato un crimine contrò l'umanità, come poteva essere l'uomo tanto stupido nella sua crudeltà? La sensazione d'impotenza che finii per provare fu tale da farmi sgorgare le lacrime agli angoli degli occhi.
Raggiunsi la collinetta dei giustiziati appoggiando la schiena alla corteccia dell'albero che mi sorresse nei miei momenti peggiori vissuti là dentro.

La brezza estiva inebriò i miei sensi facendomi riacquistare lentamente la lucidità, poggiai il capo sul tronco osservando l'imperturbabile cielo che contrastò con le dinamiche foglie dell'immensa Quercia allegramente smosse sotto il leggero vento di prima mattina.
Chiusi gli occhi lasciandomi cullare dal dolce sapore d'estate, le cicale iniziarono a gracchiare e gli uccelli a richiamarsi l'un l'altro in uno scenario che parve quasi paradisiaco a discapito della pesantezza della stanza dove mi trovai poco prima.

Respirai a pieni polmoni l'aria incontaminata scorgendola di una freschezza divina.
Le mani saldamente posate al terreno che strinsero fra le dita ciuffi d'erba freschi, come a voler credere ancora alla vita.

"La guerra ha mietuto più vittime di un terremoto, di un uragano ed addirittura di un incendio... com'è riuscito l'uomo a sconfiggere persino la natura?"
Mi chiesi a tono basso abbandonandomi alle lacrime, piansi riaprendo gli occhi e puntandoli verso il cielo color ciano, come le mie parole oltre ad essere rivolte a me fossero state anche indirizzate all'universo.

"Siamo dei mostri"
Continuai a constatare con voce rotta, il mio capo ancora poggiato alla corteccia vi andò a sbattere parecchie volte dati i miei singhiozzi incontrollabili.

"Siamo solo soldati Eren"
Sentii la voce di Levi alle mie spalle arrivarmi dritte al cuore.

Meno male che sei arrivato...




Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro