*Zap 29*
"nessuna verità
nessuna possibilità
quanto brucia e consumiamo in fretta
o è la vita che consuma noi
tra il destino che non scegli
e una vita che non spendi
c'è solo un equilibrio che resta
che basta
io e te = la soluzione"
(Io e te = la soluzione)
*6 mesi dopo*
Zayn's pov
Sei lunghi mesi.
Esattamente 184 giorni da quando, non solo la mia vita, ma anche quella della mia famiglia era cambiata, senza volerlo.
184 giorni esatti da quando Omar mi aveva privato della mia felicità.
184 giorni da quando Darcy era entrata in coma, non svegliandosi più, lasciandomi come carne al macello ai miei sensi di colpa, che in questi sei lunghissimi e stressanti mesi, mi logoravano dentro, rendendomi ad uno straccio.
Molto probabilmente questa era la punizione che mi meritavo di ricevere.
Ero stato egoista e cattivo. Troppo spregevole, diventando sicuramente un mostro.
Avevo portato, nel vero senso della parola, l'inferno in una famiglia che ancora stava raccogliendo i cocci di tristezza che altri avevano seminato.
Ma, d'altronde, cosa mi aspettavo di ricevere?
Ero sempre stato un verme, un carogna e pretendevo la felicità?
Pretendevo di avere il mio lieto fine come quello delle favole?
In tutto questo smisurato arco di tempo, la mia famiglia aveva cercato di andare avanti.
Cercarono tutti di non continuare a versare lacrime inutilmente, perché piangere non portava a nulla. Come il pregare. Anne all'inizio pregava ogni sera per sua figlia, ma ora non credeva più nella fede.
Loro andarono avanti.
La vita andava avanti.
Ed io? Io no.
Sembrava come se fossi chiuso all'interno di un bozzolo... Di una bolla nella quale il tempo si fermava.
Tutto continuava come sempre, al di fuori del mio bozzolo, scorrendomi accanto rapidamente, mentre io stavo smettendo di vivere.
Non ce la facevo senza di lei. Darcy Tomlinson era stata l'unica a vedere il buono in me. L'unica che, davanti ai miei continui sbalzi d'umore, al mio essere cattivo, continuava a perdonarmi, credendo in me.
In tutti quei 184 giorni io come potevo sentirmi?
Mi sentivo una merda.
Lo sentirmi cosí, era si legato alla mia piccola ma, in gran parte, era anche legato al mio ometto.
In sei mesi, era già un miracolo se avessi passato una cinquantina di giorni scarsi con lui.
Leroy parlava, faceva i suoi piccoli discorsetti, riusciva a camminare da solo, cresceva ogni giorno... Ed io non gli ero accanto.
Persino come padre ero un disastro colossale.
In sei mesi, la speranza di vederla nuovamente sorridere, di udire ancora una volta la sua melodiosa voce, di perdermi ancora nei suoi meravigliosi occhioni azzurri come il cielo, di sentirmi protetto, amato mentre lei mi stringeva a se, era ancora viva in me... O almeno lo era fino a due giorni fa, quando tutto mi crollò di nuovo addosso, facendomi quasi annegare coi miei demoni.
*Due giorni prima*
"Vado da Darcy" annunciai alzandomi frettolosamente dalla sedia.
Presi in mano la tazza sporca di caffè, appoggiandola nel lavandino. Misi un po' di detersivo per i piatti nella spugna, aprii il rubinetto, facendo uscire un calmo getto d'acqua. Insaponai la tazza, sciacquandola poi con cura, appoggiandola successivamente ad asciugare.
Una volta lavate le mani, mi avviai verso la porta della cucina.
"Zayn"
Stavo per uscire quando la voce del piccolo Harry, echeggiò per tutta la stanza, facendomi bloccare dallo stipite della porta. Lentamente, girai i tacchi, guardando il riccio e aspettando che si decidesse a parlare.
"Preferirei che passassi la giornata con Leroy" esortò dopo alcuni istanti di silenzio.
La richiesta da parte del ragazzo dagli occhi verdi, non solo aveva lasciato il sottoscritto in uno stato innervosito, ma aveva anche catturato l'attenzione di suo marito che, non appena udì quello che la bocca di Harry aveva pronunciato, aveva preso a guardarlo, posando poi i suoi occhi su di me, ripetendo per alcune volte il gesto.
"Non posso restare. Lo sai" risposi indietreggiando di due passi.
"Quand'é stata l'ultima volta che hai passato un intera giornata assieme a lui?" domandò Harry, restando calmo.
Ci riflettei un attimo, cercando di ricordare l'ultima volta che avevo trascorso il mio tempo assieme a lui, ricordando a quando avevamo passato una giornata tra padre e figlio.
Non me lo ricordavo. Non ricordavo più l'ultima volta che ero stato in sua compagnia.
Posai il mio sguardo su Leroy, che era intento a mangiare un biscotto con le gocce di cioccolato, seduto sulle ginocchia di suo zio Louis.
Quando era stata l'ultima volta che lo avevo preso in braccio? Che lo avevo riempito di coccole e gli avevo prestato la mia attenzione?
Che lo avevo visto mangiare?
Che gli avevo fatto il bagnetto?
Quando era stata l'ultima volta che avevo fatto il papà?
"Io..." farfugliai grattandomi il retro dell nuca per il nervoso.
"Non lo sai nemmeno tu, vero?" chiese. Colto in fragrante, negai col capo, abbassando lo sguardo.
"Per quanto io e Lou lo amiamo, nessuno di noi due é il suo papà" disse accarezzando la guancia del piccolo che subito gli regalò un bellissimo sorriso.
"Ha bisogno di te, Zayn. Ha bisogno del suo papà" continuò. "E tu hai bisogno di staccare la spina per un po'. Devi prenderti un po' cura di te stesso, insomma guardati!" affermò. "Sei preso peggio di quando sei arrivato la prima volta a Torino" Mi fece notare.
Come se non lo sapessi. Purtroppo, sapevo perfettamente a cosa si stesse riferendo.
Non solo stavo trascurando mio figlio, mi stavo pure lasciando andare, in tutti i sensi.
I capelli mi erano cresciuti notevolmente, e non avevo la minima voglia di andare a tagliarli, o di far in modo di renderli almeno decenti. Li raccoglievo semplicemente in un codino.
Erano passati almeno due mesi dall'ultima volta che avevo tagliato la barba. Non avevo tempo per curarmene.
Mangiavo pochissimo se non nulla. Questo mi aveva portato a perdere peso... Troppo peso.
I vestiti mi andavano larghi e avevo le guance scavate a causa della magrezza. Motivo in più per cui non mi azzardavo a sfoltirmi o tanto meno tagliarmi la barba. Almeno con la barba riuscivo a nascondere l'eccessiva magrezza del viso.
Stavo per parlare quando il suono proveniente dal cellulare di Louis, prese a risuonare per tutta la cucina, attirando l'attenzione di tutti.
Louis si alzò dalla sedia, mi diede in braccio Leroy, poi rispose alla chiamata.
Il viso di Lou s'incupì subito, tant'é che appena chiuse la chiamata, si limitò a dire un "Dobbiamo andare all'ospedale" senza aggiungere altro.
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Una volta arrivati tutti e quattro all'ospedale, ci precipitammo al quarto piano, trovando il dottore Massimo, attenderci poco distante dalla stanza di Darcy.
Lo raggiungemmo.
"Cos'è successo?" chiese Louis non appena arrivò davanti al medico.
"Le condizioni della ragazza si sono aggravate" rispose.
"I suoi parametri vitali si sono abbassati notevolmente nell'ultima ora" spiegò.
Mi sentii morire dentro.
"Sta dicendo che Darcy sta male da un'ora e ci chiamate solo adesso?" domandai cercando di contenere la rabbia che mi stava logorando le viscere.
"Prima di chiamarvi, abbiamo cercato di riportare i suoi valori nella norma" rispose.
"É troppo fragile per farcela" affermò.
"Cosa intende?" domandò con un filo di voce Harry.
"Intendo che ormai non possiamo più fare nulla per lei" iniziò guardandoci negli occhi uno per uno.
"Anche se per il momento é stabile, solo un miracolo potrebbe farla risvegliare" aggiunse calmo.
"Ho sottoposto il caso ai primari. Siamo arrivati alla conclusione che sarebbe meglio staccare le spine"
Staccare le spine?
Ma stava scherzando?
Darcy era ancora viva! Anche se in coma, lei viveva ancora.
Non poteva chiederci questo. Non poteva chiederci di lasciarla andare, sapendo che, anche se in una piccolissima parte, lei poteva farcela.
"Tra tre giorni, a partire da oggi, le spine verranno staccate" ci comunicò. "Mi dispiace"
*Ora*
"Zay, svegliati"
Mi mossi appena, mugugnando parole sconnesse tra loro, cercando pure di trovare una posizione comoda nella quale continuare il mio riposino.
Sentii una stretta sulla spalla, scuotendomi leggermente. Infastidito, decisi di aprire gli occhi, trovandomi accanto Giulia.
Mi sedetti per bene nella poltroncina, poi spostai il mio sguardo, notando anche Louis, Harry e Leroy.
"Mi ero appisolato" spiegai mentre mi stiracchiavo un attimo.
"É tardi, vai tranquillamente a casa a riposare. Restiamo un po' noi" propose mia sorella. Senza pensarci due volte, negai col capo.
"Vai a riposarti" annunciò Harry.
"Perché continuate a dirmi cosa devo fare?" domandai alterato.
"Siamo semplicemente preoccupati per te" rispose il riccio mentre metteva a terra mio figlio.
"Non dovete preoccuparvi per me" sbottai acido. "Sto alla grande!" dissi con tono di voce sprezzante.
"Tra meno di ventiquattr'ore, tu staccherai le spine a Darcy ed io non posso fare nulla per impedirtelo, e lo sai il perché?" chiesi nervoso a Louis.
"Perché non ho alcun diritto su di lei! E come mai? Perché non l'ho sposata" continuai. "Quindi lasciatemi passare con lei le sue ultime ore" conclusi triste.
"So benissimo come ti senti. Siamo nella stessa situazione, Zayn" disse il fratello della mia ragazza. "Non vorrei mai e poi mai staccare la spina e privarla della sua vita. Privare non solo noi, ma soprattutto mio nipote della sua mamma" affermò.
In tutta la stanza calò il silenzio, ad eccezione del continuo suono, alquanto stressante che i macchinari collegati alla mia ragazza, produceva, facendomi venire l'emicrania.
Avevamo tutti i nervi tesi come corde dei violini.
Sentii qualcosa, anzi, qualcuno, tirarmi l'orlo della felpa. Mi voltai, notando il mio ometto intento a guardarmi attentamente.
"Vieni qui, amore mio" gli dissi.
Aiutai il piccolo a venirmi in braccio. Una volta seduto sulle mie cosce, appoggiò la testina sul mio petto, sbadigliando un paio di volte.
Era stanco morto e faticava a tenere aperti gli occhietti.
"Mamy" disse indicandola. Gli annuii. "Pecché domme?" mi chiese mettendosi il pollice in bocca.
"Perché è tanto stanca" risposi accarezzandogli i capelli scuri.
"Anche io stanco" affermò assumendo una strana espressione. "Casa papi"
"Amore, papà vuole restare ancora con la mamma"
"No" protestò urlando. "Casa"
Decisi di accontentarlo, così mi alzai dalla poltroncina, infilando il giubbettino al piccolo, mettendomi poi quello mio di jeans.
Dopo aver salutato i suoi zii e la sua zia con un bacio, Leroy mi prese tra la sua piccola manina il mio indice, stringendolo forte. Come se temesse che non volessi tornare a casa con lui.
Stavamo per uscire dalla stanza quando sentii una voce.
La sua voce.
Mi voltai di scatto, ritrovandomi il mio piccolo angelo dagli occhi chiari, sveglia ed intenta a guardarsi attorno.
Gli altri la raggiunsero subito, mentre io me ne stavo li, impalato dalla porta, incapace di credere a quanto era appena accaduto.
Si era svegliata.
Dopo sei lunghissimi ed estenuanti mesi di coma, finalmente aveva riaperto gli occhi, tornando da me.
Presi in braccio nostro figlio e, dopo alcuni istanti passati a pensare se andare da lei o no, ci avvicinammo al suo lettino.
Non appena il suo sguardo si posò su di me, il cuore perse alcuni battiti.
Non appena l'azzurro dei suoi occhi, si mescolò col color caramello dei miei, potrei giurare di non aver piú sentito la terra sotto i miei piedi. Sembrava che potessi toccare il cielo con un dito.
E poi c'é stato.
Dopo ben 184 giorni, sorrisi.
Un sorriso vero.
Un sorriso che spiegava meglio delle parole quello che stavo provando in quel preciso istante.
Sollevai in aria la mano libera, giusto per accarezzarle una guancia, quando la sua esile figura si spostò, allontanandosi da me.
"Ch-chi sei?" domandò farfugliando.
"Come chi sono?" ribattei io, incredulo. "Piccola mia sono io, sono Zayn" farfugliai con le lacrime agli occhi. "Sono il tuo Zay"
---
Perdita della memoria.
Questa era la conseguenza che l'incidente ed il coma, aveva portato a Darcy.
Non si ricordava di me, di Leroy, della sua famiglia.
Non si ricordava nulla.
"Chi mi ha dato questo?" domandò quando fummo soli in camera.
Alzai lo sguardo, guardando l'anello al suo dito.
"Te l'ho regalato io" mormorai.
Darcy osservò attentamente il gioiello che ornava il suo anulare, posando poi gli occhi su di me.
Mi chiese se dovessimo sposarci, visto che lo aveva al dito. Risposi di no, dicendole il perché lo portava.
"Mi dispiace ma..." cominciò togliendosi l'anello. "...Non mi ricordo nulla su di te. Non posso accettarlo" concluse imbarazzata e dispiaciuta. Rassegnato, annuii, riprendendomi il gioiello.
Ed ora cosa facevo?
La mia mente fu attraversata da un idea.
"Ricominciamo da capo" esortati dopo un po'. La mia piccola mi guardò, non capendo.
"Cosa intendi?"
"Piacere, io sono Zayn" mi presentai, porgendole la mano, pronunciando le stesse parole che le avevo detto la prima volta che ci eravamo visti, alla festa.
"Darcy" si presentò, stringendomi la mano.
Non appena le nostre mani entrarono in contatto, prendemmo la scossa.
Proprio come allora.
Ora sapevo con certezza cosa avrei fatto.
Avrei corteggiato per la terza volta la ragazza che mi aveva rubato il cuore, facendoselo suo per sempre.
Ehm...
*si guarda le unghie*
Davvero pensavate che ci fosse il 'E vissero per sempre felici e contenti?'
Dovevo, per forza, fare cosí 👿
Manca solo l'epilogo. Molto probabilmente sarà in 'Writer's pov'
Sono ancora indecisa su cosa fare. Una lettrice (Nat) mi ha dato delle idee interessanti per un possibile terzo volume che sarebbe wow. Però sto pure pensando da un po' (da febbraio) ad un possibile Spin-Off
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