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So long live this, this give life to thee

«La cosa è semplice. Tu padre ha fatto uccidere i miei genitori, anche quelli delle mie amiche solo perché si trovavano lì a lavorare. I loro cadaveri vennero lasciati in condizioni orribili e ho giurato che mi sarei vendicata, che avrei distrutto ogni cosa che quell'uomo aveva di prezioso perché era quello che lui ha fatto a me» rispondesti stringendo in pugni stretti le lunghe dita, ringraziando l'oscurità della notte che aveva reso impossibile per l'altro notare quella tua reazione perché, per quanto si fosse mostrato gentile e in un certo modo innocente nei suoi pensieri e nel suo agire, non ti fidavi e non avresti mostrato a lui le tue debolezze tanto facilmente, rimaneva pur sempre un nemico.
Lui scosse la testa e con voce malinconica, bagnata di puro disprezzo disse «Mio padre, io l'ho sempre detestato con tutto me stesso ed è sempre stato tutto quello che io non volevo diventare. Chiamarlo uomo sarebbe troppo gentile nei suoi confronti, non è nulla più di una bestia o meglio, era. Non so chi l'abbia ucciso ma sarò grato a chi lo ha fatto per tutto il resto della mia vita. Quello schifoso bastardo lui...» Namjoon, nel rammentare il passato, in un eccesso di rabbia finì con lo spezzare le corde senza neppure rendersene davvero conto, ma quando lo fece slegò anche te.
Entrambi decideste di non muovervi perché non sapevate quante persone fossero presenti in quel luogo, ignoravate come questo fosse strutturato e non sapevate dove eravate, scappare in quelle condizioni sarebbe stato fin troppo rischioso e nello scenario peggiore sareste stati uccisi, quindi decideste di usare quel tempo per entrare in confidenza.
Tu accettasti solo perché quell'uomo ti intrigava, con quella sua figura malinconica e rancorosa, desideravi sapere cosa ti facesse credere che i vostri animi potessero essere simili.
«Perché lo odi così tanto?» chiedesti e lui scivolò lungo il muro, facendosi più vicino a te, così che poteste guardarvi negli occhi e che l'oscurità non ostacolasse troppo la vostra vista, lasciandoti dunque la possibilità di scorgere la sua particolare bellezza, con un fascino mai visto prima, con quell'aura elegante e d' intelligenza che lo circondava.
«Perché ha rapito e stuprato mia madre, a lui lei piaceva quindi decise che non importava quello che lei pensava e desiderava, la strappò  via alla sua famiglia, distrusse la sua vita con ogni mezzo che aveva sotto mano per essere certo che ella non avesse più un posto nel quale tornare e la tenne legata, come un animale. Le mise al piede una cavigliera elettronica e ogni volta che anche solo si avvicinava alle mura esterne della casa queste fischiavano, non le era concesso neppure di uscire in giardino. Nonostante questo non mi odiò per un solo attimo, fu lei a crescermi fino a quando non raggiunsi i dieci anni di età, poi quell'essere mi obbligò a sopravvivere a cose che un bambino non dovrebbe mai sperimentare. Ciò che mi fece non posso dimenticarlo poiché ha marchiato la mia pelle in modo indelebile, quando mia madre lo venne a sapere offrontò mio padre e lui non accettò quel suo comportamento togliendole la vita e io non fui in grado di fare nulla per impedirlo» quando terminò il suo racconto la sua voce era mutata, da bassa e sicura era divenuta ovattata e leggermente rauca, cosa che ti sorprese.
Con i tuoi occhi (C/O) potesti vedere quel suo volto affascinante essere rigato da delle lacrime cristalline scintillanti di un baglio argenteo dovuto alla luce lunare che filtrava da una delle finestre opache di quel luogo, vedesti con quanta intensità morse il suo labbro inferiore e  capisti che era stato completamente sincero riguardo a quanto aveva detto.
Pensasti che un ragazzo che mostrava tanto chiaramente le sue debolezze e le sue emozioni non fosse affatto tagliato per quel tipo di mondo, notasti che nello sguardo scuro e profondo non c'era la minima traccia di malvagità e fu allora che ti rendesti conto di quanto il tuo odio verso i black skull fosse stato stupido e di quanto fosti uscita dal tuo personaggio credendo per due anni che il capo di quella gang non fosse diverso da  sua padre e nel rendertene conto non potesti evitare un senso ingombrante di fastidio.
Tu eri quel tipo di persona che aveva sempre odiato i pregiudizi, eri una delle poche che credeva che nessuno avesse il diritto di giudicare ed esprimersi riguardo qualcosa o qualcuno quando non si conosceva la persona o l'avvenimento, eppure avevi tradito te stessa a causa del tuo bisogno di vendetta che si rivelò, davanti a quel vulnerabile e gentile, inutile e inconcludente.
Per te quella fu la prima volta nella quale ti ritrovasti a pensare che chi avevi dinnanzi fosse qualcuno di troppo tenero per poterlo detestare, forse a farti avere quella sensazione furono quei suoi occhi castani e malinconici, forse furono le lacrime brillanti che rigavano la sua pelle chiara, forse quel suo mordersi disperatamente il labbro nel tentativo di calmarsi e non sfogare quanto portava sulle sue spalle virili, o forse fu perché udisti quella sua voce addolorata e disperata mentre raccontava il suo passato.
Lui dopo qualche attimo sembrò riprendersi, respirò lentamente cercando di recuperare una calma almeno apparente e, prima che tu avesti la possibilità di dire qualcosa, due uomini fecero capolino in quel luogo squallido, vi insultarono senza notare che eravate privi di ogni costrizione e dunque dannatamente pericolosi, quanto si avvicinarono a voi, con il chiaro intento di calciarvi e umiliarvi, voi scattaste in piedi velocemente e li eliminaste rompendo loro il collo evitando di fare rumore.
Foste talmente rapidi ed efficienti che i due non riuscirono neppure ad emettere dei gemiti strozzati, magari non erano neppure riusciti a rendersi conto dell'accaduto, magari si erano semplcemente ritrovati dall'obblio della morte confusi e sorpresi.
Perquisiste i due cadaveri alla ricerca di qualcosa di utile e fortunatamente trovaste due fucili e due pistole, non erano certamente le vostre armi fidate ma data la situazione nessuno di voi due pensò che fosse il caso di lamentarsi.
Decideste di restare in silenzio e mantenere un basso profilo fino a quanto vi fosse stato possibile, ma prima Namjoon ti diede delle informazioni «Ascolta, molto recentemente abbiamo brevettato delle ricetrasmittenti microscopiche e ne ho una con me, possiamo solo sperare di non essere troppo lontani dalla città, doppotutto sono ancora in sviluppo e hanno delle limitazioni, anche se le speranze, dopo tutto questo tempo sono brevi...» tu inizialmente non dicesti nulla, poi, quando raggiungeste la porta dell'edificio guardasti le pereti «Forse qualche speranza ce l'abbiamo, guarda queste pareti...» lui sospirò sollevato, con quel materiale era quasi impossibile che il segnale fosse passato, quindi se foste usciti, forse...
«Conoscendo Yoongi si sarà messo subito a cercare di captare il segnale, quindi basterà davvero poco tempo perchè tovì le nostre coordinate» disse con un'evidente note di fierezza «Bene, almeno non dovremmo esporci e poi con loro ci sono le mie amiche, non ci lasceranno in qiuesto posto troppo a lungo» dicesti sentendoti più tranquilla e decisamente più a tuo aggio nelle vicinanze del biondo di quanto lo fossi all'inizio, perciò non ti preoccupasti troppo di dover fare coppia con lui per poterti salvare.
Quando finalmente foste fuori da quel vecchio magazzino notaste che all'orizzonte si potevano ancora vedere le magiche e suggestive luce di Las Vegas, dunque la lontananza dalla città non doveva essere immensa e per di più notaste che poco distante  dalla vostra posizione c'era un edificio più grande, con una vecchia insegna rovinata, questo confermò la tua ipotesi che si potesse trattare di una vecchia fabbrica, solo che eravate circondati da numerose auto e moltissimi uomini armati, dunque la fuga non sarebbe di certo stata facile.
Appena usciste da quell'edificio Yoongi fu subito capace di trovare le vostre esatte coordinate e non appena questo venne comunicato tutti si prepararono per partire e massacrare chi aveva osato mettersi contro voi e loro, Jungkook però rimase nel nascondiglio per non lasciare sola Veronica che, per ovvie ragioni, era diventata la sua priorità rispetto a qualsiasi altra cosa e nessuno aveva avuto da ridire quando egli aveva esposto le sue ragioni, ovvero il suo amore.
Non ci misero più di una ventina di minuti per giungere sul luogo nonostante almeno un'ora, normalmente, sarebbe stata necessaria ma in quella situazione non si erano certamente premurati di rispettare i limiti di velocità.
Con l'aiuto di Jin, Rosalba si posizionò in una zona rialzata evitando di attirare l'attenzione delle persone che erano di guardia all'edificio principale e potè ringraziare il fatto che quella vecchia fabbrica avesse le finestre rotte, in questo modo avrebbe potuto agire indisturbata anche se non si fidava troppo del moro dalle spalle larghe, non poteva negare però che fosse piuttosto abile e che le aveva già salvato la vita.
Michela e Jimin si guardarono per qualche istante prima di dividersi e cominciare ad assassinare silenziosamente quante più guardie possibili e in velocità, come se ci fosse stata una sorta di competizione fra i due, i quali però agivano strategicamente per impedire che l'altro venisse scoperto e questo funzionò fino a quando qualcuno si accorse di quello che stava succedendo e diede l'allarme, ma solo una volta che i due fossero riusciti a penetrare all'interno dell'edificio.
Lo scontro, nonostante la superiorità numerica dei nemici, non durò molto dato che tu e Namjoon avevate recuperato le vostre letali armi di grosso calibro e dato che anche gli altri si erano poi uniti allo scontro: Tu e Namjoon stavate combattendo schiena a schiena e non c'era un singolo nemico che riuscisse ad avvicinarsi, Taehyung e Jin tenevano sotto controllo la zona vicino alla riccia che nel mentre stava facendo piazza pulita di coloro che tentavano agguati e in fine c'erano Michela e Jimin che sembravano starsi divertento un po' troppo data la situazione, stavano affrontando una grossa mole di nemici con ferocia.
A forza di colpi le braccia avevano quasi iniziato a farti male, tese in avanti, costretta a cambiare direzione di mira fin troppe volte a causa del numero schiacciate dei vostri oppositori ma non avresti permesso di lasciar correre dopo essere stata rapita.
Avevi l'intenzione di non lasciare nessuno di loro vivo, forse in quel modo anche le altre gang e altri un po' di troppo ambiziosi avrebbero capito che mettersi contro di voi era stato un grosso sbaglio e lo sarebbe stato per tutti gli altri, anche se le condizioni per voi erano sfavorevoli.
Quando finalmente abbassare le armi sul capo di battaglia c'erano solo cadaveri insanguinati e voi che vi ergevate vittoriosi, anche se alcuni avevano riportato qualche ferita, il minimo se si pensa alle condizioni nelle quali nessun'altro sarebbe riuscito a sopravvivere.
Eravate tutti un po' troppo stanchi e finisti con il non accorgerti che uno dei ragazzi ai tuoi piedi, sebbene grondasse sangue, non era ancora morto, ancora sì aggrappava alla vita e che in mano stringeva una pistola, puntata su di te.
Sentisti lo scoppio del proiettile lasciare la canna, il tuo sguardo in meno di un secondo si posò su quel ragazzo morto dopo aver fatto pressione sul grilletto, su quelle gocce di sangue che sembravano cadere al suolo a rallentatore, o forse era solo la ta erronea percezione del tempo in quel momento, poi Aspettaste di sentire il proiettile perforare le tue carni ma questo non avvenne.
Namjoon infatti era scattato istintivamente e dall'esserti di fianco era passato all'esserti davanti, in questo modo ti aveva protetta dal quell'ultimo disperato colpo, che però aveva preso lui sulla spalla, in una zona così dannatamente pericolosa e vicina al cuore.
Tu lo sorrefgesti per evitare che cadesse al suolo e che le sue condizioni rischiassero di peggiorare, facesti prontamente pressione sulla ferita per cercare di fermare l'eccessiva fuoriuscita di sangue e preoccupata come non lo eri mai stata per nessuno gli chiedesti perché avesse fatto una cosa del genere, non vi conoscevate, non eravate amici, anzi, tutto l'opposto quindi proprio non riuscivi a capire.
Lo vedesti sorridere a fatica mentre sopprimeva una smorfia di dolore, poi parlò lentamente, con voce soffocata e disse «Non è giusto che ciò che ti ha rovinato la vita te la tolga» dopo di che parve perdere i sensi, lasciandoti così confusa riguardo quel calore che aveva cominciato a espandersi nel tuo petto e quella strana fitta di dolre che ti aveva colpito il cuore.

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