Amor che nullo amato amar perdona
(parte seconda)
Trascorse così un mese fra i trepidanti sentimenti di Namjoon sempre crescenti e la tua ostinazione nel negare i tuoi, eri tu a cambiare il suo bendaggio e ad occuparti maggiormente di lui, ma nonostante questo non avevi avuto tempo per ascoltare quei sentimenti e notare come mutassero velocemente, eri troppo concentrata sui preparativi per l'imminente partenza verso Seoul, stavi spendendo ogni tuo attimo di tempo libero per controllare ogni piccolo dettaglio sul luogo, che sarebbe divenuto la vostra nuova base condivisa e sui vari malavitosi del luogo per controllare che non foste attaccati appena messo piede sul suolo sud coreano.
Eri stata quasi grata per il fatto che la ferita del biondo avesse impiegato molto tempo a guarire decentemente, in quelle condizioni prendere l'aereo sarebbe stato troppo pericoloso con la variazione di pressione, questo ti aveva lasciato abbastanza tempo per organizzare il tutto e fare in modo che aveste potuto spostarvi con massima sicurezza, eri ancora troppo seccata dal fatto che una banda di idioti senza talento fosse riuscita a rapirti a causa della tua disattenzione per voler rischiare ancora, sarebbe stata un'onta la tuo nome.
Certo, eri temeraria e coraggiosa, ma non eri un'idiota che era arrivata a farsi un nome nella malavita a fortuna e rischiando la propria vita in modi piuttosto sciocchi, anzi, eri arrivata a quel punto correndo meno rischi possibili e studiando i tuoi nemici approfonditamente, così come i luoghi, era sempre stato così che avevi tenuto salva la vita fino ad ora, ma poi avevi ingrandito troppo il tuo gruppo e questo era stato l'errore che avresti potuto evitare e che ti aveva quasi rovinata e uccisa, non potevi permettere che succedesse ancora.
Eri seduta nella scrivania della tua stanza, avevi il tuo portatile sotto le dita per la pianificazione del viaggio, avevi persino contattato qualche amico della mala per assicurarti di avere qualche alleato e ti eri premurata di sottolineare che non avevi certamente intenzione di espanderti lì, ma che avevate bisogno di un piccolo periodo di tranquillità dato che negli stati uniti le acque erano pericolosamente mosse, cosa che avrebbe dovuto lasciarvi tenere un basso profilo, nonostante la grandezza dei vostri nomi.
Ad un tratto sentisti delle urla provenienti dal corridoio e vedesti Taehyung immobilizzato da una presa di Jimin, quella posizione sembrava davvero dolorosa visto la maniera innaturale in qui il braccio sinistro del più alto fra i due era tirato indietro, notasti lo sguardo iracondo di Jimin e l'espressione supplichevole che ti rivolse il ragazzo dalla chioma argentea, questo ti spinse a sospirare e ad avvicinarti ai due, domandasti la causa scatenante di tutta quella violenza per decidere se impedire un omicidio o meno.
A rispondere fu Jungkook, arrabbiato come non lo avevi mai visto, con il viso livido di rabbia ed i bicipiti contratti, segno di quanto desiderasse prendere a botte il povero malcapitato, a spiegarti l'accaduto ci pensò il moro, aumentando la stretta sul colpevole sotto di lui «Questo stronzo aveva sentito parlare Michela e Veronica di come fosse difficile trovare i bagni liberi e avere un minimo di privacy per parlare fra loro, le ha sentite decidere di farsi un bagno insieme e quando se ne è andato ci siamo preoccupati quindi lo abbiamo seguito...» sbuffò rabbioso guardando con chiaro istinto omicida Taehyung.
Fu il castano a continuare la narrazione dicendo «Inizialmente è andato nella sua stanza e ci siamo quasi sentiti in colpa ad avere dubitato di lui, ma poi questo bastardo, dopo aver controllato che nessuno lo stesse tenendo d'occhio, ha sbirciato nel bagno delle ragazze. Ha spiato la mia ragazza» venne interrotto dalla voce alta e dalla parlantina fulminea di Jin che, con Il volto troppo irrorato di sangue, stava procedendo come un treno verso Taehyung per picchiarlo, a quanto pare anche Rosalba si era unita alle due.
Tu guardasti il colpevole di tali atti con superiorità, scuotesti il capo amareggiato dicendo «Tae, capisco che sei frustrato sessualmente e che a quanto pare tutte quelle con le quali ci provi non ti calcolano, ma non è un buon motivo per spiare le mie amiche. È chiaro che se lo fai e sono fidanzate i loro ragazzi non la prendono bene. Non ti salverò, te la sei cercata» non appena pronunciate quelle parole Michela uscì dal bagno in intimo, con la parte frontale del busto coperta in modo lascivo dal grosso asciugamano bianco, che però lasciava intravedere qualche scorcio del pizzo nero che la fasciava.
Jimin rimase immobile con lo sguardo castano puntato sulla ragazza, le labbra appena dischiuse e la presa esercitata sullo spione che si era alleviata abbastanza da far cessare il terribile dolore che aveva scosso fino a quel momento il suo braccio.
Fu Jin che spiegò la situazione in modo davvero troppo veloce, modo di parlare che assumeva tipicamente quando era furioso, la ragazza all'udire i fatti rise ammaliando completamente il moro che già pendeva chiaramente dalle sue labbra, poi si portò davanti a Taehyung, si abbassò alla sua altezza e con voce seria disse «Tae, se volevi vedermi nuda bastava chiedere...» a quelle parole la presa di Jimin sì fece nuovamente forte, forse più di quanto lo era stata inizialmente.
«Davvero?!» chiese sconvolto il ragazzo trattenendo un gemito di dolore «Ovviamente...» rispose lei con lo sguardo brillante «Allora posso?» «Ma caro, ovviamente no, beh, non tu almeno...» detto questo fece l'occhiolino a Jimin che arrossì in maniera fin troppo evidente e prima di sparire dietro la porta del bagno disse «Provaci un'altra volta e sei morto».
Dopo tutto quel trambusto ti richiudesti nella tua stanza, decisa a voler tarminare gli ultimi dettagli alla perfezione, il più in fretta possibile dato che il momento di partire si faceva sempre più vicino, solo che ciò durò giusto il tempo perché le tue amiche si vestissero, poi fecero irruzione nella camera da letto e ti imposero di riposare, ti dissero che non saresti stata efficente come avresti desiderato se non ti fossi concessa un po' di tempo per te, motivo per il quale si presero l'onere del tuo incarico obbligandoti ad un bagno rilassante.
La pelle nuda era accarezzata e rilassata dall'aqcua profumata, a perfetta temperatura, la candida schiuma che galleggiava sulla superfice ti avvolgeva come una carezza sciogliendo i tuoi muscoli tesi e facendoti scappare un sospiro di sollievo, i capelli ti si erano allungati un po' e dato che erano puliti avevi deciso di raccoglierli in una crocchia ordinata per evitare che si bagnassero mentre ti scioglievi in quel vapore piacevole.
Chiudesti gli occhi e proprio perché finalmente ne avesti l'occasione la tua mente ti portò velocemente al pensiero di lui, alla sua voce calda e maschile che accarezzava il tuo udito come fosse stato velluto, a quei suoi acuti e brillanti occhi color cioccolato che nascondevano l'ombra di una vita troppo difficile e spietata per qualcuno di così gentile, ti soffermasti a tracciare i contorni di quel suo viso così unico e affascinante, poi pensasti a quei sorrisi dolci che di tanto in tanto si era lasciato sfuggire per te, senza renrsi conto di quanto fossero stati attentati per il tuo cuore.
Sapevi bene di avere uno spiccato interesse verso di lui dopotutto era nel tuo stesso mondo, avevato rischiate le vostre vite insieme, lui non aveva perso tempo a sacrificarsi p0er la tua, era bello ed inteligente ma con un animo nobile, forte e risuloto; più ci riflettevi più ti piaceva quella sua ostinazione al non arrendrsi alla crudeltà della sua vita, ammiravi quei tentativi che aveva fatto, nell'unico modo nel quale gli era stato insegnato a vivere, di cambiare quel mondo così scuro e corrotto.
Mentre riflettevi sorridesti senza neanche accorgertene pensando che forse lui proprio non era trattato per quel mestiere a causa della sua personalità che, in quel mese in particolare, avevi scoperto essere incredibilmente gentile, tuttavia avevi anche avuto modo di notare che riusciva a farsi rispettare, che trovava sempre un modo brillante di cavarsela in un litigio, che vi fosse convolto o che si trattasse di placarne uno e soprattutto lo rricordasti, quel momento adrenalinico ormai distante da quel presente nel quale vi eravate ritrovati schiena a schiena.
Avevi intravisto il suo profilo virile, il suo sguardo affilato, privo di quella sua caratterisica bontà, la maschella serrata, sfiorata ai lati esterni da piccole gocce di sudore illuminate dagli scoppi dei proiettili, le labbra contratte in un sorriso di sfia e le braccia muscolose, maschili, dritte dinnanzi a se, con le mani strette saldamente attorno ai suoi revolver che non mancavano mai il loro bersaglio, anche in quel momento era stato estremamente affascinante e non potesti negarlo, fu anche eccitante.
In quel mese avevi conosciuto molto di Kim Namjoon ed ormai per te non c'era più modo di negare che ti piaceva ma non glielo avresti mostrato, ti stuzzicava il pensiero di vedere se anche lui ti desiderava e che se così fosse stato allora volvi vederlo bramarti disperatamente, ridacchiando all'idea accarezzasti con la punta delle dita lunghe la schiuma candida decidendo che non avresti preso l'iniziativa fino a vhe non ti saresti stancata di quel gioco.
Avevi avuto il dubbio che quel suo sguardo tanto bello ogni tanto fosse sciovalato su di te guardandoti con interesse, ma non potevi davvero esserne certa e dunque avresti atteso, giocandi pazientemente le carte della seduzione, perché se lui doveva diventare il tuo uomo, prima sarebbe dovuto essere completmaente pazzo di te e po tu ancora non eri certa che fosse una cosa seria come l'amore e non volevi fare nulla di troppo avventato finché non ne avessi avuta la totale certeza.
Cercavi sempre di mantenere il controllo, ma da quando Namjoon aveva cominciato ad essere parte della tua vita ti risultava più difficile, scuotesti il capo in modo deciso, ora che avevi fatto i conti con le tue emozioni e che avevi scelto la maniera nella quale ti saresti comportata non avevi più nulla a turbarti, anzi era piuttosto curiosa e intrigata rispetto a quello che il futuro ti avrebbe riservato e con questo stato d'animo uscisti fuori dalla vasca dato che il liquido saponato nel quale ti eri immersa si era ormai raffredato, ti vestisti velocemente e poi uscisti dal bagno sogghignando.
In quel momento ti sentivi particolarmente in vena di punzecchiare qualcuno ed avevi già in mente la vittima perfetta, perchiò ridacchiando sotto i baffi scendesti al piano inferore recandoti nel salotto deserto, buttasti uno sguardo alla cucina e ci trovasti Jin e Rosalba intenti a prendersi a parole mentre decidevano il menù del pranzo, fra distorte interpretazioni di ricette italiane e le risate di sottofondo di Jungkook e Taehuyng.
Allora provasti a recarti nella tua stanza e lo trovasti in corridoio che camminava con lo sguardo fisso verso la tua direzione mentre borbottava qualcosa nascondendo lo sguardo con le ciocche corvine, Jimin sembrava tanto preso dai suoi pensieri da non averlo notato e non lo fece fino a quando non gli desti una pacca sulla spalla e gli domandasti con sorriso meschino se aveva per caso intenzione di nascodere ancora in modo fallimentare la sua ovvia e colossale infatuazione Michela oppure se avesse intenzione di fare qualcosa a riguardo.
Lui spalancò lo sguardo, preso completamente alla sprovvista dal tuo commento che gli aveva fatto appena imporporare le gote, in modo quasi del tutto impercettibile, si guardò attorno con fare nervoso per poi sospirare nel rendersi conto che lì attorno non c'era nessuno e che non doveva preoccuparsi di essere udito poi sottovoce, grattandosi nervosamente la nuca disse «Dimmi, è davvero così evidente?» la sua voce suonò incerta cosa che ti fece sorridere più dolcemente questa volta «Lei non nota questo tipo di cose di solito ma, nel tuo caso, sei così ovvio che credo lo abbia fatto e onestamente credo se ne siano accorti anche i muri...».
Lui ridacchiò nervosamente, il suo sguardo nocciola era reso più vivace dalla luce diurna che filtrava dalla finestra alle tue spalle, poi dopo aver inumidito le sue labbra con la lingua ti chiese «E cosa credi che dovrei fare? Voglio dire, le interesso almeno?» tu lo guardasti con i tuoi occhi (c/o) furbi e scuotesti la testa in segno di negazione «Non le ho chiesto nulla a riguardo e poi non posso mica darti un'informazione del genere, che divertimento ci sarebbe per me a vederti entrare in panico quando cerchi di capirlo? Poi non potrei proporre un'interessante scomessa agli altri» detto questo lo abbandonasti esterrefatto con un occhiolino, scendesti al piano inferiore e proponesti davvero quella scomessa.
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