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7:00 del mattino. Avevo aspettato a lungo questo giorno. E finalmente è arrivato. Il mio nome è Melanie Heck e finalmente andrò all'università. Sono una ragazza australiana, ma io e la mia famiglia ci siamo trasferiti da un po' in Giappone, a Tokyo. Personalmente adoro questa bella città, molto grande e colorata. Soprattutto di notte, con tutte le sue luci. Io abito all'ultimo piano di un palazzo. La cosa che amo di più della casa è il balcone, che si affaccia donando un panorama spettacolare. Di sera mi piace affacciarmi e vedere tutto il movimento che c'è. In realtà non sono qui con la mia vera famiglia. Sono qui con la famiglia di Isei, un ragazzo giapponese che era venuto a Sydney per frequentare le superiori. Siamo capitati in classe insieme e abbiamo legato da subito e ancora oggi siamo migliori amici. Poi, alla fine della quinta, lui mi disse che doveva ritornare a Tokyo per frequentare l'unversità ma non voleva lasciarmi. Quindi decisi di andare con lui, anche perché io non ho una famiglia vera e propria. I miei divorziarono poco dopo la mia nascita. Mio padre se ne andò in America con un'altra e mia madre ha trovato un altro tipo ed ora vivono insieme fregandosi di me. Quindi decisi di andare con Isei e con la sua famiglia, che di bene me ne vogliono tanto. I suoi genitori sono gentilissimi e premurosi. Mi amano come se fossi la loro seconda figlia. Sono felice di vivere con gente così per bene.


Lentamente mi alzai dal letto e in punta di piedi mi avviai verso il letto di Isei, di fronte al mio. Avvicinai il mio viso al suo, ancora dormiente e beato. Mi stava venendo da ridere, quindi mi alzai e correndo aprii le tende urlando: <<SVEGLIA ISEI! È IL PRIMO GIORNO DI UNIVERSITÀ!>> Isei si alzò di scatto spaventato. Poi girò la testa gurdandomi male.
<<Perché gridi?!>>urlò.
Con un salto, lo raggiunsi sul letto.
<<Sono emozionata: finalmente potrò conoscere gente nuova e imparare nuove cose!>>
Poi mi alzai e corsi in bagno. Mi vestii sobria: mi misi una camicetta bianca con una gonna nera e sneakers in tinta.
Raccolsi per bene i miei capelli lunghi con una coda alta. Infine mi guardai allo specchio: ero pronta.
<<Fatti vedere Mel!>> esclamò Isei dalla camera.
Un po' timidamente ma con convinzione lo raggiunsi in camera.
<<Come sto?>> chiesi guardando a terra.
<<Mel, lascia che ti dica una cosa: non siamo in Australia. Qui i ragazzi sono abituati a rispettare regole ben precise. Questo completo ti fa sembrare una di loro. Molto bene!>>

Sorrisi e lo abbracciai.
<<Preparati anche tu, ti aspetto di sotto>>
Lui si avviò verso il bagno ed io scesi le scale.

<<Buongiorno Manila!>> salutai allegramente.

Manila è la madre di Isei, una donna forte e decisa, ma anche gentile, dolce e premurosa.
<<Danian è già andato?>> chiesi.
<<Buongiorno Melanie, quanta allegria! Sì, stamattina è scappato...Oggi il lavoro inizia per tutti!>> esclamò lei.

<<Isei è pronto?>> chiese poi.
Io annuii e mi sedetti a tavola. Ci raggiunse Isei e mangiammo.

Appena finito, io scattai in piedi e andai in bagno a lavarmi i denti. Spruzzai poi un po' di profumo (un regalo di Isei) e feci una passata di gloss.

Eravamo pronti.

Salutammo Manila e ci avviammo a scuola. Io ne approfittai per fare qualche domanda al mio migliore amico.
<<Allora, come devo comportarmi?>> chiesi.
<<Inanzitutto porta rispetto a tutto e a tutti; se qualcuno ti infastidisce, dimmelo e andremo dal preside a denunciarlo e non mostrarti mai debole. Non raccontare a nessuno delle tue origini o del tuo passato, perché fidati: meno gente sa, meglio è. Quando ti presenti fatti dire sempre nome e cognome e cerca di memorizzare i volti. Se qualcuno osa ferirti o toccarti o magari importunarti giuro che gli faccio male, anche se dovrò infrangere le regole>>
<<Oh, che dolce! Come sei carino a preoccuparti di me...Ma grazie Isei, non ti abbandonerò mai>> gli risposi, con un tratto di ironia.
<<Ah e Melanie, ascolta: tu dato che non sei giapponese per alcuni ragazzi sarai di una bellezza rara. Attenta a chi scegli e non fare e farti fare mai nulla che tu non voglia ok? Se qualcuno osa...>>
<<Lo dico a te>> lo interruppi.

Improvvisamente ci fermammo di colpo. Eravamo arrivati all'ingresso dell'università.

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