46 - Ci sono io ora (Parte 2)
"Però sono stata io ad ucciderlo."
Il cuore di Yoongi, per un attimo smise di palpitare.
Un'espressione confusa, completamente smarrita si presentò sul suo volto, e in quel preciso istante, solo una parola era impressa a caratteri cubitali nella sua mente.
'COSA?'
Il grigio era fermamente convinto che fosse stata la madre, a togliere il respiro al mostro che aveva reso la vita un inferno a quest'ultima, e a sua figlia.
Se fosse andata davvero in quel modo, poteva comprendere perfettamente il motivo per cui la donna che mise al mondo la ragazza che in quel momento si trovava tra le sue braccia, si trovasse dietro le sbarre.
Ma le ultime parole di Minhee, mandarono il maggiore nella confusione assoluta.
Yoongi spostò la castana, tenendola sempre tra le sue braccia, ma facendo in modo di poterla vedere negli occhi.
"Minhee... che significa?" Domandò il grigio.
Non sapeva più che pensare, aveva la testa colma di teorie, e il suo cervello minacciava di scoppiare da un momento all'altro.
La ragazza, abbassò lo sguardo per non affrontare quello serio, ma allo stesso tempo frastornato di Yoongi.
Si morse con forza il labbro inferiore, particolare che il più alto aveva notato e inteso come segno di nervosismo per la minore.
"Non lo sa nemmeno Yun... non lo sa nessuno. Tu sei l'unico Yoongi." Sussurrò flebilmente la più piccola.
Yoongi accarezzò dolcemente la schiena della fidanzata per cercare di tranquillizzarla e rassicurarla; aveva capito che la parte grossa del racconto, stesse arrivando proprio adesso.
"È successo due anni fa. Era il mio compleanno, avevo appena compiuto 17 anni."
Minhee iniziò a parlare con voce spezzata, rotta; il capo era completamente chinato, e il viso era totalmente nascosto dalle lisce ciocche brune.
Yoongi spostò qualche ciocca, mettendola dietro l'orecchio della minore; intravide i suoi occhi lucidi farsi sempre più freddi e tristi, ma scelse di non dire nulla.
Il maggiore però continuò ad abbracciare e a stringere a sè la più bassa, facendole capire che lui oramai era al suo fianco, e che per niente al mondo l'avrebbe abbandonata.
"Ha tentato di... rifare quella cosa." Pronunciò la ragazza con voce bassa e tremolante.
Il grigio comprese subito a cosa Minhee si stesse riferendo.
Cercò di non arrabbiarsi, pensando che fosse inutile dato che quell'individuo aveva esalato il suo ultimo sospiro già da tempo.
Ma se fosse stato ancora in vita, probabilmente la causa del suo ultimo sospiro sarebbe stata proprio Min Yoongi.
"Teneva una pistola nel cassetto del suo studio. Lui non sapeva che io fossi a conoscenza dell'arma... avevo scoperto della sua esistenza un mese prima."
Minhee emise un grosso sospiro, e accoccolandosi ancor di più tra le braccia di Yoongi, continuò a raccontare e a spiegare come si fosse svolta realmente la vicenda.
"Mia madre non c'era quel giorno; ero da sola con lui. Disse che ora che avevo compiuto 17 anni, ero diventata una signorina... quindi dovevo anche fare cose da signorina."
La voce della ragazza ad ogni parola si spezzava sempre di più; una forte e dolorosa morsa al petto la assalì, colpendola e stringendola violentemente.
Ma Minhee si fece forza, e nonostante il desiderio di fermarsi dal raccontare il continuo fosse così forte, lei proseguì, cercando di non dar ascolto al dolore che stava tornando a galla, e che stava nuovamente penetrando nelle sue ossa, come due anni prima.
"Quando si avvicinò io reagii, e gli detti una ginocchiata nelle parti basse... o forse era un calcio, non ricordo bene. Era successo tutto così alla svelta, e nella mia testa è tutto molto confuso." Sussurrò la giovane, con le lacrime che cominciarono a bagnare nuovamente le sue paffute gote.
Il grigio si avvicinò al viso della fanciulla, e dopo aver sfregato teneramente il nasino contro la morbida guancia di lei, ci stampò un dolce e lungo bacio.
"Stai tremando." Mormorò il maggiore all'orecchio di Minhee, che appena udì quelle due parole, accennò un minuscolo sorriso.
"Credo che appena avrò finito di raccontare, smetterò anche di tremare." Disse Minhee con un filo di voce.
"Questo è certo. Non avrai più nessun motivo che ti porterà a tremare così. Te lo assicuro." Disse con tono fermo e convinto il grigio.
Minhee si voltò lentamente, e dopo aver annegato i suoi occhi in quelli scuri ma dolci di Yoongi, la ragazza con decisione premette le sue labbra sopra quelle di quest'ultimo.
Si staccò subito; Minhee non era abituata a prendere l'iniziativa con i baci, ma volle a tutti i costi fare qualcosa per ringraziare il ragazzo, e fargli capire che stava apprezzando il fatto che fosse così comprensivo, e che la stesse ascoltando in silenzio, senza giudicare le azioni che avevano reso il suo passato così burrascoso e sofferto.
"Mi misi a correre, e lui mi inseguì; si era arrabbiato perchè lo avevo colpito... aveva uno sguardo che faceva paura. Quindi scelsi di andare proprio nel suo studio. In realtà, non pensai molto quando aprii quel cassetto e afferrai la pistola. In quell'istante non pensavo affatto, stavo semplicemente... agendo."
Minhee si bloccò; con la memoria rivangò quel terribile momento, e si morse a sangue il labbro inferiore, per trattenersi e non scoppiare a piangere disperatamente di fronte al grigio.
"Ehi... puoi piangere. Fa bene sai? Dicono che aiuta a sfogarsi, e a buttare fuori tutte le emozioni negative." Mormorò il ragazzo con dolcezza.
"Quella vicenda non merita di ricevere altre lacrime versate. Non voglio piangere più per quel che è accaduto due anni fa."
"Piangere non ti renderà debole Minhee... anzi, ti aiuterà a diventare sempre più forte."
La castana rivolse un rapido sguardo al fidanzato, e con gli occhi rossi e lucidi, lo disse.
"Gli ho sparato."
Poi scoppiò a piangere.
Come disse Yoongi, quel pianto così disperato, afflitto e tormentato, in qualche modo aiutò la giovane fanciulla a sfogarsi, a espellere tutte quelle sensazioni piene di negatività, malessere e sofferenza.
Tutti quei ricordi orribili che avevano fatto parte della sua infanzia, che avevano occupato gran parte della sua giovinezza, da quando era una piccola undicenne, a quando aveva raggiunto l'età adolescenziale, vennero messi in un sacco immaginario, che Minhee, insieme a Yoongi, buttarono immediatamente nel parte più nascosta delle loro menti.
Yoongi continuò a stringere a sè la minore, sussurrandole parole dolci e colme di affetto, mentre quest'ultima si liberò del massiccio e oppressivo macigno che aveva dovuto tenere sulle spalle da mesi e mesi.
Ci volle un po' per la bruna, ma con molta calma, e con il sostegno di Yoongi, riuscì piano piano a calmarsi.
Finì di raccontare, desiderosa di infilare il prima possibile tutta quella storia nel dimenticatoio, e non recuperarla mai più.
"Avrei dovuto chiamare mia madre, o l'ambulanza... ma non feci nulla. Mi accasciai al suolo, e piansi. Piansi tanto... fin quandò non tornò a casa lei."
Yoongi notò la durezza con cui Minhee pronunciò la parola lei; continuò a far scivolare la mano su e giù per la schiena della più piccola.
"Lo sparo non attirò l'attenzione dei vicini?"
Minhee scosse la testa in segno di negazione.
"No... non sono una che si intende di armi, ma so quella pistola era più piccola del normale, e non aveva fatto alcun rumore quando ho premuto il grilletto."
Yoongi sorrise, intenerito dalla poca conoscenza della fidanzata sull'argomento.
"Tutte le pistole fanno rumore, ma esistono dei silenziatori da posizionare nella canna. Così il rumore dello sparo viene soffocato." Spiegò il maggiore, ricevendo uno sguardo accigliato dalla ragazza.
"Tu come fai a saperlo?" Domandò lei incuriosita, e lui in risposta alzò le spalle.
"Mi hanno sempre affascinato le armi da fuoco." Ammise lui, e Minhee si rese conto che del ragazzo che stava frequentando da un po' di mesi, sapeva ben poco.
Avrebbe sicuramente rimediato, nei mesi a venire.
"Appena mia madre capì cosa fosse successo, fece una cosa che mi stupì parecchio." Mormorò Minhee, e Yoongi, in preda alla curiosità, quasi la intimò di continuare a parlare.
"Si prese la colpa al mio posto."
La ragazza si alzò, allontanandosi dal tenero abbraccio del fidanzato; iniziò a torturarsi le dita, a guardarsi intorno con l'ansia e il nervosismo che si riflettevano nei suoi occhi.
"Yoongi, non puoi dirlo a nessuno." Disse freddamente, e il grigio annuì all'istante.
"Mia madre prese la pistola, cercò di pulirla per togliere le mie impronte digitali, e la riempì delle sue. Continuava a dirmi che sarebbe andato tutto bene, e mi aveva fatto ripetere più volte la versione da dire alla polizia... quella che lei stessa aveva creato sul momento."
Yoongi agrottò le sopracciglia.
"Cioè?"
"Avrei dovuto dire ai poliziotti che io stavo dormendo. Quando mia madre chiamò la polizia per confessare l'omicidio, lei raccontò che il suo compagno aveva alzato le mani su di lei, e aveva tentato di violentarla, e per difendersi lei gli ha sparato."
"Minhee... era legittima difesa. Perchè tua madre è in prigione? Avrebbe potuto cavarsela."
"Perchè la nostra versione non coincideva con ciò che aveva detto la vicina dell'appartamento accanto. Questa signora non si è fatta gli affari suoi, e alle domande della polizia, lei disse che aveva sentito me urlare, e non mia madre."
Yoongi annuì leggermente con il capo, pensando che fosse in effetti strano che la polizia credesse subito alla prima versione avuta, senza considerare altre testimonianze.
"Per di più, uno dei poliziotti non era convinto della mia innocenza... gli sembrava strano che io fossi rimasta a dormire, con tutto il baccano che aveva descritto quella pettegola."
"Indagarono parecchio sulla vicenda?"
Minhee annuì.
"Al processo, mia madre comunque confessò. La giuria era divisa in due parti... alcuni pensavano che fosse omicidio colposo, altri che fosse legittima difesa. Alla fine, dettero a mia madre una pena di sei anni, è una pena ridotta rispetto a chi è colpevole di omicidio volontario. Io ero ancora minorenne, e mi mandarono qui a Seoul, da mia zia."
La minore si sedette di nuovo sulla panchina, accanto al ragazzo.
"Ovviamente le voci girarono, e per i miei nuovi compagni di scuola, io ero vista come un'assassina. Tutti sapevano che mia madre aveva ucciso una persona, anche se la realtà era un'altra. Quando a scuola, ogni volta mi chiamavano in quel modo, era come ricevere una dolorosa pugnalata al petto, perchè in effetti... era vero. Sono stata io a togliere la vita a quell'uomo, anche se tutti pensavano che fosse stata mia madre."
"Non mi stupisco più della stupidità delle persone." Commentò Yoongi.
"Fortunatamente, nella nuova scuola avevo Yun; prese le mie difese, anche se non sapeva niente di me."
Calò il silenzio all'interno della coppia; Minhee abbassò lo sguardo, posandolo sulle sue scarpe, e calciando di tanto in tanto qualche sassolino.
Sentì il gelido palmo della mano di Yoongi posarsi sulla sua; il ragazzo avvolse la manina di Minhee tra le sue dita, e quest'ultima ricambiò la stretta.
"Non sei un'assassina Minhee. E non lo è nemmeno tua madre."
Con le dita dell'altra mano, la più bassa si strofinò gli occhi per asciugarli dalle fastidiose lacrime che stavano ricominciando a formarsi.
"Grazie Yoongi."
Adesso che il ragazzo sapeva la verità, iniziò a sentirsi più tranquillo, e tirò un sospiro di sollievo.
Aveva sempre creduto nell'innocenza di Minhee, e ora più che mai, sarebbe sempre stato al suo fianco.
Ma c'era una cosa, che ancora lo lasciava dubbioso, e con numerose domande in testa.
Il rapporto tra Minhee e la madre.
Così, con estrema cautela, Yoongi dette vita ai suoi pensieri.
"Tua madre si è assunta la colpa, e adesso sta scontando la pena in prigione... perchè continui a odiarla? Perchè eviti le sue telefonate?" Domandò il maggiore, non capendo quest'odio smisurato nei riguardi della donna.
Il grigio osservò attentamente il viso della bruna, in attesa di una risposta; Minhee continuò a tenere lo sguardo spento e debole di fronte a sè, ma Yoongi percepì la stretta delle loro mani farsi sempre più forte.
Il ragazzo fece intrecciare le dita tra loro, e dopo essersi avvicinato al viso di Minhee, stampò un bacio sulla fronte di quest'ultima.
"Troppo tardi." Sussurrò a voce molto bassa la castana.
Quelle due parole lasciarono Yoongi decisamente confuso, ma Minhee continuò a parlare, dando così una risposta alla domanda posta in precedenza dal ragazzo.
"Ha agito troppo tardi. Doveva agire prima. Quell'uomo è stato con noi per sei anni. Sei anni sono tanti." Spiegò Minhee, lo sguardo si era nel frattempo posato sulle sue scarpe, e le labbra erano incurvate verso il basso.
"Capisco. Da quanto non parli più con lei?"
"Da quando è stata arrestata."
"Forse... continua a chiamarti perchè è pentita. Minhee, forse tua madre vuole chiederti perdono."
A quel punto, la minore si alzò di nuovo in piedi, e si voltò verso il fidanzato.
"Non voglio più avere a che fare con lei." Disse con tono fermo.
Anche Yoongi si alzò in piedi.
"Ma forse, se tu accettassi anche solo una volta di parla-"
"Torniamo a casa? Ho freddo."
Yoongi capì che non fosse presente alcun verso di far cambiare idea a Minhee... il rancore e l'odio che provava nei confronti della madre, era davvero forte.
Comprendeva il punto di vista della ragazza; la sua infanzia era stata rovinata, a causa di quell'uomo che la madre aveva introdotto all'improvviso nelle loro vite.
Tuttavia, Yoongi sentiva dentro di sè il desiderio di voler aiutare il suo piccolo scricciolo, scavando a fondo nella questione.
Silenziosamente, i due si allontanarono da quella panchina, unica ascoltatrice insieme a Yoongi del tragico passato dello scricciolo dal caschetto color cioccolato, e mano nella mano, la giovane coppia si avviò lentamente verso l'auto.
"Posso farti un'ultima domanda? Poi puoi mandarmi a quel paese." Disse Yoongi quando i due salirono sul veicolo.
Minhee accennò un sorriso, e scosse il capo in segno affermativo.
"Stai da Yun... non sei in buoni rapporti nemmeno con tua zia?"
La castana negò.
"Sono io che ho voluto troncare i rapporti con lei. Mia zia in realtà era molto gentile, ma voleva che andassimo a trovare mia madre ogni fine settimana. Diceva che dovevamo starle vicino; per lei, mia madre aveva ucciso quell'uomo per legittima difesa. Litigai con mia zia, le ripetevo spesso che odiavo sua sorella, e quando lei mi chiedeva il motivo, io non rispondevo. Un giorno le dissi che mia madre doveva marcire in prigione, e da quella volta, mia zia non mi parlò più. Appena diventai maggiorenne, mi trasferii da Yun. Fortunatamente, per pagare gli studi avevo ancora l'eredità lasciata da mio padre."
Le mani di Yoongi strinsero con forza il volante, e dopo essersi morso il labbro inferiore con nervosismo, riprovò a fare quella fatidica domanda alla più bassa.
"Sei certa di non voler più avere a che fare con tua madre?"
"Più che certa."
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Nei pochi giorni precedenti al ritorno all'università, Yoongi e Minhee si erano sentiti di rado.
Minhee dopo aver raccontato la verità sul suo difficile passato, si era leggermente chiusa in sè stessa, e il maggiore dai capelli grigi aveva deciso di prendersi un po' di tempo per pensare, standosene un po' sulle sue.
Questo non aiutò di certo la loro relazione.
Minhee aveva paura che Yoongi avesse totalmente cambiato visione sulla sua persona; non sapeva che in realtà, il ragazzo la stesse evitando solo perchè in quei giorni, si era impegnato a cercare la madre della fidanzata.
Il grigio aveva pensato tanto alle parole di Minhee pronunciate quella famosa notte; aveva compreso che per la castana, la madre era come se fosse morta, ma Yoongi era convinto che almeno una volta, la sua ragazza avrebbe dovuto parlare con la donna.
Yoongi non voleva che Minhee perdonasse la madre; quella scelta spettava solo e unicamente alla minore, ma era sicuro che la questione tra le due non fosse conclusa.
E Yoongi, aveva intenzione di aiutare Minhee a concluderla.
"Hyung! Ti sono mancato?" Domandò allegramente Jimin, appena lo raggiunse nella loro vecchia stanza, assegnata dal campus.
"No." Rispose freddamente il grigio, e il viso del minore adottò un adorabile broncio.
"Ma... sei cattivo!"
"Jimin, ci siamo visti durante queste vacanze. Anzi... mi sono visto più con te e con gli altri, che con la mia famiglia."
"Perchè siamo noi la tua famiglia." Disse dolcemente Jimin, strappando un piccolo sorriso al maggiore.
"Sei così contento di tornare alle lezioni?" Domandò Yoongi con un sopracciglio alzato.
Jimin annuì.
"Niente genitori rompiscatole tra i piedi. Quindi sì, sono contento di essere qui."
Entrambi cominciarono a mettere le loro cose a posto, e a svuotare le rispettive valigie.
"Con Minhee come va?"
Yoongi si bloccò un attimo appena udì quella domanda.
"Bene." Rispose, continuando poi a mettere alcuni libri sulla mensola.
"Sicuro? Quella sera al locale... è stata folle." Commentò il rosa, e Yoongi non potè far altro che annuire.
Improvvisamente, la scena di Minho e delle sue parole, rispuntarono nella mente del grigio come un fulmine a ciel sereno.
Solo ricordare il viso di quell'individuo arrogante e maleducato, fece infuriare fortemente Yoongi; esso digrignò i denti, e le mani si strinsero con rabbia in due pugni.
"Avrei dovuto pestare a sangue quel coglione... perchè mi hai fermato?" Ringhiò con tono nervoso.
Jimin sospirò.
"Non volevo che tu ti mettessi nei guai Hyung... ma alla fine è stato inutile, perchè Jungkook e Taehyung hanno provocato una rissa, quando sei andato a cercare Minhee."
"Sì lo so, Jungkook poi me lo ha raccontato."
Dopo qualche minuto di silenzio, dove i due ragazzi si erano tenuti occupati nel disfare i propri bagagli, Jimin, preso dalla curiosità, non riuscì a non trattenersi dal fare domande.
"Perchè quel tizio ha parlato di Minhee in quel modo?" Domandò con tono incerto.
Sapeva di aver appena toccato un argomento delicato.
Yoongi continuò a ripiegare i vestiti nei cassetti, sapendo già che dopo tre giorni, li avrebbe ritrovati tutti sul letto, o sulla sedia.
"Perchè quello era un cazzone." Rispose freddamente il maggiore, e Jimin capì subito che non poteva permettersi di fare altre domande.
Decise allora, di riprendere un argomento decisamente più leggero.
"Allora... lo avete fatto?" Chiese il rosa maliziosamente.
"No."
"Ma come no?"
"No Jimin, non lo abbiamo ancora fatto. Okay?" Sospirò scocciato Yoongi, e il rosa alzò le mani.
"Si vede, sei parecchio nervoso... ne hai di tensione da scaricare."
Il grigio alzò gli occhi al cielo, ma evitò di rispondere, sperando così che l'amico più giovane smettesse di parlare.
Ma non accadde.
"Vi frequentate già da un po' ormai... almeno alla seconda base ci siete arrivati?"
Il rosa ridendo cercò di schivare il libro che Yoongi tirò per mirare alla sua testa.
"Ma dai, nemmeno una toccatina?" Chiese Jimin ridacchiando, gli occhi erano ridotti a due fessure.
"Non dovresti prenderti gioco così del tuo Hyung." Lo ammonì Yoongi con tono spazientito, ma dopo poco cedette, e la risata contagiosa dell'altro lo fece sorridere.
"State insieme ora, il prossimo obiettivo è entrare nelle sue mutande."
"Jimin sei disgustoso."
"Non sono disgustoso, sono realista."
Il maggiore emise un sospiro così pesante e sonoro, che bloccò i movimenti del più piccolo.
"Jimin... stiamo parlando di Minhee. Ricordatelo." Disse con sguardo serio Yoongi, cercando di far capire al suo amico, che la ragazza fosse ancora totalmente inesperta riguardo quell'argomento.
"Lo so, per questo dico che non dovresti perdere tanto tempo prima di provarci. Ma vuoi farla arrivare vergine alla laurea?"
"Jimin, possiamo parlare di altro? Grazie." Domandò il grigio, e quello parve più un ordine, che una richiesta.
"Sai, secondo me Minhee non è così innocente come vuole farti credere. Secondo me vuole che tu faccia qualcosa, ma tu sei troppo tonto per capirlo."
Jimin continuò a non voler cambiare il centro dell'argomento, mettendo pressione all'amico più grande.
"Senti, sono tre giorni che parlo a malapena con Minhee." Ammise il ragazzo con tono duro, e il viso di Jimin si accigliò.
"Cosa? Ma... hai detto che stava andando bene..."
"Non è che non ci siamo sentiti... ci siamo mandati giusto qualche messaggio." Sussurrò il maggiore.
"Avete litigato?" Chiese il rosa, ma Yoongi scosse la testa.
"No, avevo solo bisogno di pensare ad alcune cose."
"A cosa?"
"Ad alcune cose okay? Quindi al momento il sesso, è l'ultimo dei miei problemi!" Sbottò con voce irata il grigio.
Jimin alzò un sopracciglio, confuso sulla situazione creatasi tra i due.
"Non so cosa sia successo tra voi due, ma se vi siete detti delle cose importanti, a maggior ragione dovresti starle vicino, invece di allontanarti."
Le parole pronunciate da Jimin, fecero riflettere il maggiore.
Yoongi comprese che aveva sbagliato a farsi sentire così poco; non aveva intenzione di allontanarsi dalla ragazza, aveva cercato solo di prendere del tempo per pensare ad una possibile soluzione che potesse risolvere la faccenda tra Minhee e la madre.
Sperò fortemente che Minhee non si fosse fatta idee sbagliate, dato che ora Yoongi conosceva la sua storia... ma il ragazzo non sapeva che invece aveva ottenuto proprio l'effetto contrario.
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La castana aveva notato tramite i messaggi, un allontanamento da parte di Yoongi.
La sua paura più grande si stava realizzando.
Per questo era restìa dal raccontare al grigio i dettagli di quella famosa e sofferente notte; aveva il costante timore che Yoongi potesse allontanarsi da lei, arrivando addirittura alla rottura della loro relazione.
Anche Minhee, insieme a Yun, erano tornate da poco nella loro vecchia stanza assegnata dall'università.
Le ragazze stavano mettendo a posto libri e vestiti; la stanza e l'atmosfera erano circondate da un silenzio particolarmente scomodo e tediante.
L'amica dai capelli biondi aveva notato negli ultimi giorni, il malumore e la tristezza negli occhi di Minhee; aveva chiesto più volte alla minore cosa fosse successo, ma Minhee ogni volta le aveva risposto che non era nulla.
Dentro di sè, Yun sapeva che di mezzo ci fosse Yoongi; ma non capiva cosa fosse andato storto, dato che ormai la coppia le sembrava molto affiatata.
"Minhee parlami." Yun disse ad un certo punto, guadagnandosi un'occhiata avvilita dalla più bassa.
"Ti prego, non ce la faccio più a vederti così. Devo andare a picchiare Yoongi?"
La bruna ridacchiò un poco, ma poi tornò subito seria.
"No no." Rispose flebilmente, dopodichè ritornò a piegare i vestiti e a riporli nell'apposito cassetto.
"Allora cosa c'è? Le cose non vanno bene tra voi due?" Domandò di nuovo l'amica.
Minhee emise un rumoroso e pesante sospiro.
"Oggi torniamo all'università, e domani cominciano le lezioni... e lui non si è fatto sentire."
'Non si sta facendo sentire.' Pensò dentro di sè la più giovane, convinta che il motivo per cui il fidanzato si facesse sentire così poco, fosse a causa di ciò che gli aveva svelato.
"Perchè non gli scrivi tu?" Domandò Yun, ignara della conversazione che Minhee e Yoongi avevano avuto qualche sera prima.
Minhee arricciò il labbro, incerta.
"Per una volta volevo che fosse lui, a scrivermi per primo."
"Ma mi hai sempre detto che Yoongi non è uno che ama stare tanto a messaggiare."
"Sì è vero..." Sospirò sconsolata la castana.
Quella stessa sera, Yun era uscita con Hoseok; i due avevano tentato di coinvolgere anche Minhee e Yoongi, ma entrambi decisero di restare in camera.
Minhee continuava a fissare la chat del ragazzo, stupendosi nel vederlo online.
"Se è online, sta parlando con qualcuno..." Pensò ad alta voce la ragazza.
Stava disperatamente aspettando un suo messaggio.
'Devo averlo davvero scioccato.'
Si disse dentro di sè, ma Minhee non era pentita di ciò che aveva fatto; era contenta di essersi finalmente aperta a Yoongi, e di avergli raccontato ciò che aveva passato.
Da quella sera Minhee si era sentita decisamente meglio, si era liberata di quel peso così soffocante, ma era dispiaciuta nel vedere che Yoongi si fosse distanziato così repentinamente da lei.
"Perchè non gli scrivi tu?"
Le parole che Yun le aveva rivolto quel pomeriggio le tornarono in mente.
'Forse dovrei...'
Minhee stava per digitare la prima parola, ma si fermò; voleva che fosse lui, a scriverle per primo.
In quello stesso momento, anche Yoongi stava osservando la chat della sua ragazza.
'È online...' Pensò, leggendo quella piccola parolina, sotto al nome che aveva usato per registrare il numero in rubrica.
Le parole di Jimin avevano continuato a ripetersi e rimbombare nella sua testa nelle ultime ore, facendo notare a Yoongi quanto fosse stato stupido.
Sarebbe dovuto stare più vicino a Minhee, soprattutto dopo ciò che si erano detti quella volta.
All'interno della sua mente, il grigio stava elaborando un possibile messaggio da mandare alla minore.
Pensò che fosse meglio parlare di qualsiasi altra cosa, e non toccare l'argomento delicato di cui avevano parlato durante il loro ultimo incontro.
Si sentì davvero impacciato in quella situazione; non gli era mai capitato di sentirsi così con una ragazza, ma Minhee ormai per Yoongi, aveva assunto un posto speciale nel suo cuore.
Ancora non le aveva detto quelle due parole magiche, piene di significato e amore, ma era sicuro che lo avrebbe fatto presto.
Con titubanza, alla fine si decise a digitare il messaggio.
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La notifica del nuovo messaggio in arrivo illuminò lo schermo del cellulare della più piccola; Minhee si era un attimo assopita, ma il breve suono, insieme alla vibrazione emessi dal dispositivo, le fecero riaprire gli occhi.
Quegli stessi occhi, un po' stanchi e addormentati, cominciarono immediatamente a brillare, appena lessero il nome del mittente.
Aprì la chat con il battito del cuore accelerato, e sorrise dolcemente, quando lesse il contenuto del messaggio.
Minhee si affrettò a rispondere.
Yoongi ridacchiò; già stava vedendo la scenetta della fanciulla, seduta sulla panchina ad attendere il suo arrivo, con il suo immancabile cappotto rosso, e quella bevanda disgustosa tra le mani.
~ Angolo Autrice ~
Tre giorni fa dovevo essere di festa, quindi mi sono detta: "Okay, finisco di scrivere il capitolo nuovo di Smile, lo correggo e lo pubblico subito."
È successo che mi hanno chiamata a lavoro, chiedendomi di recarmi urgentemente sul posto.
In conclusione, mi avevano tolto il giorno di festa, e mi hanno fatto fare gli straordinari... e questa cosa sta continuando da tre giorni appunto.
Sono. :) stanca. :)
Fortunatamente oggi mi hanno cambiato il turno, così stamattina ho potuto scrivere un po'.
Sono riuscita a finir di scrivere questo capitolo in tempo, non so nemmeno io come ho fatto.😭
In questi giorni sono incasinata con i turni, i giorni di riposo non li ho più al momento, quindi per favore non state a chiedermi quando continuerò Smile, o quando aggiornerò Hostage, perchè sinceramente non lo so nemmeno io.
Cioè, per Hostage non ci sono problemi, ho un altro capitolo pronto... una volta che avrò pubblicato pure quello, allora sì che non saprò come fare.☺
Vi chiedo di avere pazienza per i prossimi aggiornamenti per favore.❤
Avevo cominciato anche a scrivere il nuovo EXTRA di Best friend in love, ma appunto per mancanza di tempo non l'ho più continuato.
A proposito, ho cambiato la copertina di BFL, vi piace?
È sui toni del rosa, la adoro, e ringrazio tanto AlessiaMalfoyZabini per avermela creata! 😍
Andando al capitolo, spero vi sia piaciuto... si capisce che la questione tra Minhee e la madre comunque non è finita qui, ma il prossimo capitolo sarà decisamente più leggero di quest'ultimi.
Alla prossima. ~
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