1; un contatto, una verità
Se prima di venire qui non avessi tenuto le cuffie per l'intera sera non avrei avuto mal di testa. Se non avessi ostentato quel nervosismo e il malumore per tutto il giorno ora non avrei avuto il viso indolenzito.
Mi faceva male la faccia quella sera all'incontro del liceo. La mascella in particolare e lo zigomo destro mi dolevano moltissimo. Era a causa della tensione. Stress che rinnegavo di subire, non accettavo, ma che avrei in seguito compreso. Per poterlo fare avevo solo bisogno di un momento meno delicato di quello. Delicato perché, mi direte. L'armonia tra tutte le persone presenti alla serata per gli ex studenti era incredibile, si sentiva nell'aria e io non ne capivo il motivo. Cosa portava tutti ad essere talmente felici da confidarsi l'un l'altro? Per di più sapevano trovarsi caratteristiche e gusti in comune tra loro. Io li trovavo solo degli sconosciuti che fingevano di conoscersi da una vita soltanto perché si erano visti con acne e debolezza dell'adolescenza per un millesimo di secondo della loro vita.
Per me, invece, le cose non erano cambiate molto dalla fine del liceo: ero sempre la solita polemica di quegli anni, con l'unica differenza che adesso sapevo quello che dovevo dire e sapevo darmi un contegno laddove era necessario fermarsi e smettere di parlare.
Non puoi sempre dire tutto quello che ti frulla per la testa, lo vedi che fai soffrire le persone?, mia madre me lo aveva ripetuto ogni giorno per circa tre anni e mezzo. Che era esattamente il periodo di tempo che mi separava dai cari e vecchi anni del periodo scolastico. Avevo quasi ventuno anni e ormai le parole di mia madre riguardo il porsi dei filtri purificativi tra cervello e bocca avevano cominciato ad uscirmi dalle orecchie, talmente le aveva ripetute. Perciò spesso tamponavo quella necessità di dire la mia a qualsiasi discapito con musica forte nei timpani e nervosismo - all'apparenza - ingiustificato.
Tornando alla sera di ritrovo degli ex studenti del Franklin High School, io ero lì lì per addormentarmi dalla noia, con appunto il mal di testa e il viso dolente a causa dello stress per aver partecipato a qualcosa controvoglia.
Ma Tom era lì. Mi ero ripromessa di attirare in qualsiasi modo la sua attenzione, restando discreta in una situazione sobria, nella speranza di una resa da parte sua.
Tom era stato il mio ragazzo per gli ultimi quattro anni, quasi, iniziammo a frequentarci a metà dell'ultimo anno, ora era finita da circa sei mesi perché aveva dirottato tutti i suoi sentimenti e la sua attrazione in un'altra direzione: la mia cara amica Chani. Che ovviamente non rifiutò. E così si ritrovò benvoluto dall'ex capo cheerleader e fine della storia. Adesso era felice e contento. Anche Chani. Io un po' meno.
Andai alla serata con Saoirse, l'amica storica di Odeya, mia sorella, che quella sera sarebbe stata di turno all'ospedale fino alle 21.30, poi ci avrebbe raggiunte. Mi trovavo con il suo gruppo sostanzialmente perché io non ne avevo uno tutto mio, ma mi trovavo bene. Odeya aveva ventiquattro anni, Saoirse, Chloe, Elle e Lili erano sue coetanee. Anche la storia della loro amicizia ormai mi usciva dalle orecchie, ma non appena si trovava l'occasione qualcuno la raccontava aggiungendo sempre qualche nuovo dettaglio. La versione breve a seguire: mia sorella era in classe con Chloe, Elle e Lili in un'altra e Saoirse in un'altra ancora. Frequentavano corsi completamente differenti. Il primo anno Chloe presentò Saoirse a mia sorella Odeya come la sua amica dalla quinta elementare. Da quel momento non le vidi più viste separate, le ultime due.
Lo stesso meccanismo valse per Elle e Lili, amiche d'infanzia di mia sorella che si integrarono nel gruppo poco dopo.
La serata con loro non era spiacevole. Avevo quattro anni in meno, e anche se a scuola le avevo vissute per un solo anno perché poi avrebbero conseguito il diploma, ero legata a ognuna di loro per diverse ragioni.
Quando ero ormai sull'orlo della rassegnazione con Tom che non mi guardava affatto e Chani che, dal canto suo, si era messa in testa che guardarmi da lontano con aria bastonata sarebbe stato sufficiente per farsi perdonare, Saoirse si avvicinò al nostro tavolo che ormai ero l'unica ad occupare.
"E allora? Che dobbiamo fare qui?", mise le mani sui fianchi e si illuminò in un sorriso di presa in giro.
"Sersh", dissi solo. Gli occhi di una che non aveva voglia di starla a sentire.
"Tua sorella mi ha raccomandato di farti divertire. Non ti voglio vedere buttata lì in quel modo. Goditi la serata", mi intimò. Ancora una volta quel tono materno e il sorriso apprensivo sul viso.
"Si vede tanto?", chiesi dopo aver esitato.
"Vuoi che ti menta? Se vuoi ti mento, tesoro", mi prese la mano e alzò le sopracciglia preparandosi per la sua menzogna bella e buona: "Sei così radiosa oggi che noi ragazze ci stavamo chiedendo dove avessi lasciato il solito malumore questa sera".
Si voltò verso le altre in cerca di appoggio, ma si intrattenevano con altri ex alunni, perciò Saoirse non ottenne le attenzioni che cercava.
"Daiii!", insisté, strattonandomi dalle mani per invitarmi ad alzarmi.
"Sì sì okay, hai ragione. Sono una stronza", mi rimproverai.
"Non direi. Sei solo una musona, in questo ultimo periodo. Diciamo più o meno... da sei mesi!", la pausa finta che fece le servì per sottolineare il concetto che il mio malessere fosse dovuto da Tom, così alzai lo sguardo e trovai i suoi dolci occhi azzurri e limpidi osservarmi. "Non permetterlo a nessuno", disse soltanto, prendendomi la mano e accompagnandomi in direzione delle altre.
"Ogni giorno che passa", le confessai mentre mi trascinava con sé, "sono sempre più convinta di sapere perché sei la preferita di mia sorella Odeya". Feci spallucce, consapevole delle sue ragioni e di come andavano le cose tra loro.
Saoirse si voltò di scatto verso di me, recitando la parte di un'innocente che non ne sapeva niente. "Cosa dici!", disse con aria complice. E poi aggiunse: "Non si dice". Alzai gli occhi al cielo mentre aggiungeva: "Non ad alta voce, comunque".
Proprio in quell'istante, mentre le sorridevo complice del suo gioco, un movimento irruento la attrasse a sé, strattonandola via dalla mia mano. Mi guardai intorno, cercai il disturbatore che me l'aveva portata via. Il colpevole in questione racchiudeva Saoirse in un groviglio di braccia e riccioli castani, non vedevo lei e non vedevo lui, il maleducato che l'aveva tirata via.
"Ma hai ancora lo stesso faccino!", sentii Saoirse urlargli nei capelli. La testa di lui era immersa nell'incavo del collo di Saoirse e non sentii cosa le rispose, a parte una risata sommessa. Una risata sincera, genuina. Un po' a scatti. Spezzata.
Alzai gli occhi al cielo, stavo per voltarmi nella direzione opposta e tornare al tavolo, magari più tardi avrei raggiunto le altre, ma il loro abbraccio eterno evidentemente terminò, quindi sentii la voce di Saoirse seguirmi lungo il tragitto al tavolo: "Mamma mia, è bellissimo vederti! Aspetta, vieni con me". Io non mi voltai, ma sentii dei passi seguirmi in mezzo alla folla.
"Neanche tu sei cambiata. Sei bellissima", rispose l'estraneo che, a quanto pare, Saoirse cercava di portare con sé nel tentativo di starmi dietro.
"Grazie. Tu sei diventato più bello, sai?", gli disse.
"Non penso ci volesse molto, ero un cosetto", rise. "Ci eravamo detti di non perderci di vista dopo il liceo. Ti ricordi? ", continuò la voce maschile. Per un attimo l'istinto di voltarmi per controllare a chi appartenesse quella voce così tranquilla anche in mezzo al caos mi distrasse dal mio obiettivo, ma alla fine non cedetti: ero dritta sui miei passi verso il posto da cui ero stata strappata: il tavolo vuoto.
"Sono sei anni che non ci vediamo e mi sembra ieri, Timmy, sono così felice che – aspetta, scusami un attimo, Neva?", mi chiamò. Li avevo quasi seminati, così decise di cercarmi urlando il mio nome nel centro della stanza.
Mi blocca, sbuffai, mi voltai mettendo su un sorriso fittizio che però non necessariamente sarebbe sembrato tale.
"Sei la discrezione fatta persona, eh", commentai quando mi accorsi che le persone intorno a noi si erano voltate a guardarci.
"Sei la sorellina di Odeya Portman, vero?", era il colpevole a rivolgermi la parola, lo strattonatore di ex compagne di scuola, lo riconobbi dalla voce perché ero ancora concentrata a guardarmi intorno indossando un sorriso di scuse.
Annuii, guardai Saoirse rassegnata, poi mi voltai verso il ragazzo e fuori dalla bocca mi ruzzolò un sì sommesso, perché non mi uscì una voce limpida. Come quando non parli per molto tempo e poi dopo un lungo silenzio la prima parola che pronunci esce fuori troppo debole, svociata.
"Sono Timothée, piacere". Piacere mio!, pensai, studiandogli il sorriso amichevole e la mano che mi porse. "Scuoti?", aggiunse in attesa con un sorriso genuino.
"Sì, sì. Certo", assecondai il suo gesto, "Neva". È un piacere gli dissi, strinsi la mano con vigore, cercando di rimediare a quel goffo tentativo di presentazione. Sorrisi, osservai dritto nei suoi occhi pensando alla stretta della sua mano, mi fece piacere. Mi si scaldò il torace: un contatto una verità, pensai, ma non vi badai. Non avevo voglia di imbarcarmi in fantasticherie del momento dalla quale mi sarei liberata entro dieci minuti trovandomi ancora impantanato nell'idea di Tom con Chani.
"Tua sorella non c'è?", mi chiese. Per qualche strana ragione sforzai il mio sguardo di volare oltre il suo.
Scossi la testa: "No. Sono qui con Saoirse".
Lui annuì, disse che avevo fortuna perché era molto che non la vedeva né sentiva. "Ti dispiace se te la rubo per un pochino?"
Scossi ancora la testa. Le parole non mi uscivano più, neanche mi arrivano in mente. Forse per la stessa strana ragione per cui avevo evitato il suo sguardo.
Saoirse si rivolse a me con un sorriso: "Ti raggiungo dopo, ma tu vai dalle altre per favore", raccomandò seguendo Timothée che la tirava a sé verso la pista. Mi mandò un bacio con la mano e mi fece un occhiolino.
Non seguii il desiderio di Saoirse di unirmi al gruppo, rimasi coerente con la mia idea di inizio serata: il tavolo vuoto.
Ormai seduta e con in mano un bicchiere di bianco mi venne in mente: perché quel ragazzo sapeva di chi ero sorella se io non lo avevo neanche mai visto? E perché, mentre cercavo Tom tra la folla, gli occhi erano attratti come un magnete da lui?
in allegato una foto di
'sti due signori qua.
sono due attori strepitosi
e amo la loro complicità.
grazie davvero per aver letto.
prestissimo il prossimo capitolo.
baci, eu
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