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XVIII

Syrma correva a cavallo con il fagotto stretto tra le braccia.

"Raynier" chiamò.

Il bambino singhiozzava.

"Raynier stai tranquillo, adesso arriveremo a Esamont e mio padre ti crescerà come se fossi suo figlio"

"Papà?" sussurrò il piccolo.

Syrma esitò prima di parlare.

"Sta facendo un viaggio" disse con la voce più tranquilla che riusciva a produrre in quel momento "Ma è un viaggio molto lungo e impegnativo, per raggiungere un bellissimo posto"

"Torna?" chiese il bambino.

"No, Raynier, non tornerà"

Poi il piccolo svenne tra le braccia dell'elfo, pallido come la morte.

"Resisti!" disse spronando il cavallo.

Il vento faceva lacrimare gli occhi dell'elfo, con una mano aveva le redini del cavallo, con l'altra stringeva il fagotto al suo petto.

"Padre!" urlò Syrma appena vide i cancelli della città avvicinarsi alla vista.

"Cosa succede?" chiese Donoryn raggiungendo il figlio, ma fu superato in velocità da Elna.

"Dov'è Hadyd?" chiese la ragazza.

"È rimasto con i Mutati..." sussurrò Syrma "Se la caverà"

"Cos'hai in petto?" chiese Donoryn avendo notato un gonfiore sotto lo straccio che l'elfo indossava.

Syrma sciolse la coperta rivelando al padre il bambino.

"È veleno" disse alludendo alla piccola ferita sulla guancia del piccolo.

"Qual'è il suo nome?"

"Raynier, figlio di Sivad. Ora è orfano di padre"

Donoryn annuì capendo perché il bambino si trovava da loro.

"Portatalo da me" disse "Corri ad aiutare Hadyd"

Syrma non se lo fece ripetere due volte che prese il sentiero per raggiungere i Mutati.

"Syrma!" urlò una voce dietro di lui.

"Elna! Torna a casa!" disse preoccupato l'elfo.

"Non permetterò che mio fratello muoia"

Lui sorrise, continuando a cavalcare.

Non c'era modo di far cambiare idea alla Dama di Esamont.

La lama del Mutato era puntata sul collo di Hadyd, li aveva uccisi tutti, tranne uno.

"Non sei alla mia altezza, elfo" sussurrò il mostro.

Hadyd provava a tirare dei calci agli stinchi del mostro, ma era stato spinto contro il tronco di un albero e bloccato.

"Un solo movimento e ti ucciderò"

L'elfo deglutì.

Improvvisamente il cadavere del Mutati gli cadde addosso, sostituito dalla figura del gemello.

"Syrma" disse abbracciandolo.

"Lui è il padre di Raynier?" chiese Elna.

Il cadavere dell'uomo era freddo e sanguinante sull'erba.

"Perché sei qui?" le domandò Hadyd.

"Dovevo venire a costo della mia stessa vita"

"Si, lui è Sivad, il padre del bambino" le rispose l'altro.

Sua sorella si abbassò ad accarezzare la barba dell'uomo.

"Ha i suoi stessi lineamenti" disse ammaliata. "Raynier è un bambino forte, sopravviverà e diverrà un grande uomo come suo padre"

"Non lo lasceremo un secondo da solo" aggiunsero i gemelli.

"È il momento di tornare ad Esamont" disse Elna.

I tre fratelli montarono a cavallo, facendo una corsa sfrenata fino alla loro città.

"Io...si era addormentato...mi sono girato e non c'era più!" balbettò agitato Donoryn appena i figli giunsero al suo cospetto.

"Chi non c'era più?" chiese Hadyd non comprendendo il padre.

"Raynier!" esclamò Elna.

Il piccolo uomo si trascinava su uno dei molti ponti che collegavano la parte della città elfica a quella nanica.

Donoryn corse dal bambino, facendo attenzione a non inciampare nella lunga veste.

Le mani dell'elfo afferrarono il piccolo dalle ascelle, portandolo vicino al suo petto.

"Dove volevi andare?" chiese tra i capelli mossi del bambino.

"Da papà"

"Sono io il tuo papà"

"Non è vero, papà aveva la barba" disse il piccolo accarezzando con una mano paffuta il mento dell'elfo "E le sopracciglia folte" la mano passò sulla fronte "E i capelli come i miei, non così lunghi"

"Raynier, ti ricordi?" disse Syrma venendo in soccorso del padre "Il tuo papà è partito per un viaggio, per questo sarà lui a sostituirlo"

"È morto, vero?" sussurrò il bambino affondando il visino sul tessuto della veste di Donoryn.

Tutti rimasero a guardare l'esile schiena di Raynier scossa dai singhiozzi, non sapendo cosa dire.

Sarebbe stato difficile crescere un bambino con una ferita del genere nel cuore.

~~~~~~

Durante il viaggio in barca Amryn era inquieto. Percepiva un certo movimento nel bosco, nulla di positivo.

"Fermatevi" disse d'un tratto.

"Per quale motivo, Amryn?" chiese Elehan "Manca così poco alla meta, sono tre giorni di navigazione e saremo lì"

"Sento qualcosa muoversi nella foresta, se non attacchiamo noi per primi verremo colti alla sprovvista" rispose il principe.

"L'attacco è la miglior forma di difesa" disse Glorendil "Ha ragione Amryn, vediamo chi si nasconde alla nostra vista"

Erdal puntò il remo sul fondale del fiume, facendo girare la sua barca.

"Sono passi di stivali, passi pesanti e rozzi" sussurrò Alder "Sono Mutati"

Glorendil scivolò dietro ad un cespuglio appena la barca toccò la sponda.

"Amryn, Elehan, con me" disse chiamando i compagni.

Bastò uno sguardo del guerriero per far capire al principe le sue intenzioni.

Le dita esili arrivarono immediatamente alla faretra posizionata sulla schiena, afferrando una freccia.

"Al mio segnale rilascia la corda" sussurrò l'elfo.

I passi si fecero più vicini, ma non abbastanza.

Amryn cominciava ad avvertire i dolori al braccio per tenere la corda tesa, poi il suo pensiero passò al braccio.

Aveva dimenticato le protezioni.

Strizzò gli occhi, aspettandosi di vedere un grande livido sulla pelle candida che reggeva l'arco appena rilasciata la freccia, ma Glorendil intervenne.

L'elfo biondo raccolse da un albero due foglie morbide, che poi sistemò sul braccio del giovane.

"Grazie" sussurrò quest'ultimo.

I passi erano sempre più vicini, gli stivali erano sempre più visibili, nessuno se lo aspettava, ma un Mutato sbucò su di loro.

"Adesso!" urlò Glorendil evitando per un pelo la lama del mostro.

La freccia venne rilasciata, nello scatto le foglie caddero dalle mani del principe.

La corda tesa si rilassò, l'elfo guardò in basso e sussultò, il suo braccio sinistro presentava una grande fascia rossa tra il gomito e il polso.

"Maledizione!" esclamò Alder.

La freccia non aveva colpito il bersaglio.

La ragazza impugnò il pugnale, cercando di colpire il Mutato.

Il mostro sembrava non farci caso continuando ad avanzare verso Amryn.

"La mia spada!" urlò Glorendil cercando di afferrare l'arma, finita, per lo spavento improvviso, oltre le siepi.

L'elsa fu afferrata da una mano, ma le dita non erano quelle di un Mutato.

Glorendil conosceva quelle mani.

La figura di Alder comparve davanti a loro.

"Tu osa solo sfiorarli e fai una brutta fine" disse parandosi tra il Mutato e i suoi amici.

L'elfo biondo non riuscì a contenere una risata, la sua spada impugnata da Alder faceva un'altro effetto.

Infondo Alder non era un guerriero, era un servitore a palazzo.

Nonostante l'ilarità del momento il bruno era in difficoltà, mai aveva impugnato un arma, non considerando i tagliacarte per aprire le numerose lettere di Lord Donoryn.

Con riluttanza guardò il mostro.

La creatura continuava ad avanzare verso di lui. 

Pareva non curarsi degli altri, aveva occhi solo per Amryn.

Il Mutato allungò un braccio verso il giovane, ma non fece in tempo ad afferrarlo che con un colpo secco la sua testa volò tra i cespugli. 

"Ditemi che è morto" sussurrò Alder con gli occhi chiusi facendo cadere la spada.

Delle grida di gioia provennero dalle sue spalle e anche il resto della compagnia li raggiunse.

"Se non fosse per Alder saremo tutti morti" disse Amryn sorridendo all'elfo "Grazie"

Glorendil rise portandosi una mano dietro la testa, imbarazzato.

"Per una volta sei stato tu a salvare me e non il contrario" disse.

"Lo rifarei altre mille volte pur di salvarti la vita" gli rispose l'elfo bruno.

"Che sentimentale" scherzò Glorfindel.

"Sei il mio unico amico, non voglio perderti"

"Neanche io, Alder. Neanche io" rispose.

"Questo fa parte di un esercito è diretto a Nord, ne sono certo" disse Erdal indicando il simbolo impresso sulla divisa di cuoio del mostro. "L'incappucciato si sta risvegliando, ma non è pronto per uscire allo scoperto, sta ancora raccogliendo le forze"

~~~~~~

Magor era seduto nell'angolo della cella, ancora qualche ora e sarebbe morto.

"Shhh" sentì sussurrare da lontano.

Si avvicinò alle sbarre ma non vide nessuno.

"Shhh" ancora lo stesso suono.

In pochi istanti una figura paffuta si materializzò davanti ai suoi occhi.

Magor cercò di parlare, ma una mano viscida gli tappava la bocca.

"Vuoi uscire di qui?" chiese la creatura.

Era bassissimo, sporco, con dei vestiti strappati.

Magor annuì.

Un rumore di campanelli echeggiò nella stanza, la creatura aveva liberato l'elfo dalla stretta e si era piazzato davanti a lui con il mazzo di chiavi tra le mani.

"Chi sei?" chiese.

"Io sono Bralou" disse.

"Non sembri l'eroe che mi aspettavo" ribatté Magor.

"Allora posso anche andare via e lasciarti qui a marcire"

La piccola creatura passava con facilità tra le sbarre eleganti delle prigioni elfiche.

"No! Torna qui e liberami" ringhiò sottovoce l'elfo.

Le chiavi entrarono nella serratura, aprendo la porta.

"Fuggi, Elfo Oscuro" disse Bralou "Mi serve la tua cella"

Il giovane eterno iniziò a dirigersi verso l'uscita, ma fu attirato da un rumore nelle cucine.

Il vino gocciolava da una bottiglia lasciata sul tavolo, gli elfi erano ubriachi, addormentati.

"Non puoi scappare così" disse una vocetta acuta.

Magor si girò vedendo una bambina elfica, aveva dei capelli lunghissimi e biondi, che le sfioravano le caviglie, ed era vestita con un abito bianco.

"Perché?"

L'elfo si inginocchiò fino all'altezza della piccola.

"Così ti riconosceranno, vieni con me"

Era notte fonda, mancava qualche ora all'alba, Magor doveva essere fuori prima del sorgere del sole, ma si fidò di quella bambina.

La mano dell'elfa era meno della metà della sua, ma la stringeva saldamente, accompagnandolo tra le stanze.

"Mi chiamo Luinil" si presentò la piccola.

"Io sono Magor"

Giunsero nella grande cucina del palazzo.

"Siediti" disse la piccola portando una sedia a Magor.

L'Elfo Oscuro la vide armeggiare con un pacco di farina e aggrottò le sopracciglia.

La piccola elfa prese tra le mani un po' del contenuto del sacchetto, per poi lanciarlo in volto a Magor, che sobbalzò.

"Che gioco è questo?" esclamò alzandosi.

"Siediti! Devo coprire in qualche modo la pelle grigia" si scusò la bambina mettendo il broncio.

"Perdonami, non l'avevo capito" poi la lasciò fare.

Luinil afferrò altra farina e la cosparse sul volto dell'elfo.

Adesso la pelle di Magor era parecchio più chiara e facilmente scambiabile per quella di un elfo comune.

"Passiamo ai capelli!" esclamò entusiasta la bambina.

"Cosa intendi fare?" Magor era estremamente divertito da quello strano gioco inventato da Luinil.

"Paprika e farina!"

La risata della piccola echeggiò nella stanza.

In breve tempo anche i capelli assunsero un colore innaturale per quelli della sua razza.

"Non ti riconoscerà nessuno" disse infine Luinil porgendo a Magor un vestito verde.

"Mi hai salvato la vita, grazie" sussurrò l'Elfo Oscuro all'orecchio della bambina.

"Di nulla" Luinil schioccò due baci sulle guance di Magor, sorridendo.

"Addio" sorrise tristemente l'elfo.

"Addio" salutò la piccola inchinandosi. 

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