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La compagnia si era rimessa in cammino da parecchie ore, i raggi del sole splendevano sulle teste dei sette membri facendo desiderare ad ognuno di essere in un posto all'ombra.
Amryn, ora, rimpiangeva di essere partito, gli mancava il bosco, gli elfi a palazzo, i dispetti fatti ai servitori, ma più di tutti gli mancava suo padre.
Ancora una volta le sue dure parole gli tornarono in mente.
Lo aveva rinnegato come elfo, come erede al trono, ma sopratutto lo aveva rinnegato come figlio.
"Non sono degno di portare il suo cognome" pensò "Non sono segno di chiamarlo ancora padre"
"Amryn?" venne richiamato da Elehan.
C'era qualcosa nel suo sguardo che non andava.
"Mio padre non mi ha mai amato davvero" sussurrò "Mi dice che assomiglio a lei, che ho il suo stesso volto, non riesce a guardarmi senza soffrire"
Elehan si avvicinò al principe, stringendolo tra le sue braccia.
Erdal sospirò, riusciva ad immaginare l'espressione di Amryn, nonostante il giovane elfo fosse l'ultimo della fila.
Arrivati all'altezza massima della collina, agli occhi della compagnia comparve un enorme bosco.
Era una macchia scura in mezzo alla vegetazione secca dei dintorni, misterioso e freddo, ma non c'era modo di aggirarlo senza superare confini proibiti.
"Sarebbe meglio proseguire a coppie, e che nessuno perda il suo compagno" concluse Eldar.
La compagnia si sistemò, lo stregone era in testa al fianco di Glorendil, dietro di loro Elehan e Amryn osservavano attentamente il paesaggio.
Alder chiudeva la fila accanto ai fratelli.
"Mai e poi mai avrei pensato di partire per una missione impossibile insieme a dei nani" sussurrò l'elfo.
"Pensi che non siamo buoni guerrieri, vero, elfo?" chiese Naar rivolgendo un'occhiataccia al compagno accanto a lui.
"Penso che con quelle gambe tozze non riuscirete a correre più velocemente di un cervo zoppo" rispose.
Gaar sbuffò sussurrando qualcosa al fratello, che scoppiò in una fragorosa risata.
Il bosco intorno a loro era umido e silenzioso, foglie e rami appuntiti uscivano da tutte le parti, mentre i cavalli rischiavano di inciampare sulle grosse radici basse.
"Fermatevi e ammirate, questi sono i boschi elfici in tutto il loro splendore" disse Erdal "li attraverseremo, ma entro la fine della giornata dovremmo essere già fuori, il sentiero è unico e dritto, senza intralci. Poi ci fermeremo a Entogan, sperando di essere ben accolti"
Entogan, la città sul confine.
Circolavano parecchie storie sui suoi abitanti, alcuni viaggiatori erano stati accolti da canti e da banchetti.
Altri non erano mai tornati.
"I miei fratelli elfi non vi faranno del male" disse Amryn.
Era sicuro che gli Entoganini non avrebbero neanche sfiorato i suoi compagni, non era abitudine degli elfi farlo.
O almeno degli elfi del suo palazzo.
"Parla per te, principino, noi nani non siamo bene accetti" intervenne Naar.
"Fermiamoci qui, affamati siete tutti più irascibili" ordinò Erdal.
Avevano raggiunto un punto tranquillo del bosco, dove la luce del sole raggiungeva l'interno per riscaldare i membri infreddoliti della compagnia.
"Andrò io a caccia" propose Elehan. "Tornerò con qualcosa di consistente, lo prometto"
La ragazza sparì tra la vegetazione, come anche Naar e Gaar, pronti a prendere la legna.
"Amryn, seguimi, prendi l'arco" disse Glorendil al principe.
Il giovane seguì l'elfo adulto finché giunsero davanti ad un melo.
Quel luogo era piuttosto insolito, un unico albero nel bel mezzo di una radura pianeggiante. Glorendil raccolse una mela e le diede un morso, poi la posizionò sulla sua testa.
"Colpiscila" disse indicando l'arco e poi la mela.
"Non posso..." rispose il principe.
Non avrebbe mai centrato perfettamente la mela, e bastava una distrazione per aumentare il rischio di colpire l'altro.
"Fallo, so che non sbaglierai"
Il principe incoccò una delle tante frecce, ancora in dubbio. Le piume all'estremità gli solleticavano le dita e mantenere una posizione stabile gli risultò difficile.
"Così non va bene" disse Glorendil scuotendo la testa, ma senza far cadere la mela "ci metti troppo tempo, deve essere un movimento rapido, istintivo"
Amryn aggrottò le sopracciglia e lasciò andare la corda.
La freccia aveva preso una buona traiettoria, ma una folata di vento le fece cambiare direzione, mancando di un pelo il bersaglio.
La punta affilata sfiorò i capelli biondi dell'elfo, senza tagliarli.
"Per questo devi essere più veloce, devi sfidare il vento" gli suggerì.
Amryn si guardò intorno, poi d'un tratto estrasse una freccia dalla faretra e mirò alla mela.
Questa volta colpì il bersaglio.
Un rumore improvviso fece spaventare il giovane.
"Fammi vedere" disse Glorendil afferrando il braccio del principe.
Un lungo squarcio attraversava il cuoio lavorato della faretra.
"Si può aggiustare?" chiese Amryn preoccupato, quella faretra era un dono di suo padre.
Sapeva che aveva solamente chiamato un suo servo per andare in paese a ordinarla, ma il fatto che aveva pensato che si meritasse un regalo lo faceva sentire speciale.
"Certamente, dovrei avere con me ago e filo, torniamo dagli altri"
"Sai cucire?" chiese lui.
"Può sempre tornare utile, anche in battaglia"
~~~~~~
Dopo aver mangiato una coppia di conigli, catturati da Elehan, si rimisero in marcia.
La cavalcata nel bosco si era rivelata più dura di quanto immaginassero i membri della compagnia.
La terra smossa era scivolosa e non mancavano gli infortuni, ma c'erano molti ripari per passare inosservati.
"Ascoltate!" disse Alder agli altri. In lontananza si sentivano versi raccapriccianti.
Quelle urla a metà tra l'umano e il sovraumano potevano appartenere solo ad una specie.
"Sono Mutati! Si stanno avvicinando" disse Glorendil sguainando la spada, che brillò sotto i raggi del sole.
"Se non è necessario combattere non combatteremo" disse Erdal. "Non dobbiamo provocarli"
"Come pensi di sopravvivere? Se ci noteranno senza combattere moriremo tutti" intervenne Glorendil.
"Ragiona, non posso mettere in pericolo la vita di Elehan, Amryn o dei nani, noi saremo troppo impegnati a combattere per riuscire a difendere loro!" sussurrò lo stregone.
"Sono in grado di difendermi da sola" intervenne l'umana sguainando un pugnale, accuratamente nascosta sotto la giacca.
In un attimo furono accerchiati.
I mutati spuntavano da dietro gli alberi del bosco, con i loro volti ustionati e raccapriccianti.
"Ditemi chi siete e cosa cercate in questo bosco" disse quello che doveva essere il comandante della feccia.
Per comunicare usava la lingua comune a tutti, ma la voce del Mutato la rendeva non meno inquietante dei sibili con i quali era abituato a comunicare con i suoi simili.
"Brock il Distruttore" sussurrò Erdal. "Il capo dei Mutati"
"Il primo uomo rinnegato" completò la frase Glorendil.
Amryn era terrorizzato, solo la vista del Mutato gli raggelava il sangue nelle vene.
Non pareva come gli altri, la sua pelle aveva un colore ancora più rosso del solito, le sue zanne scendevano fin sotto il mento, conficcandosi nella carne, per poi far uscire la punta dagli zigomi.
Gli occhi erano bianchi come ghiaccio e freddi come il gelo.
Cavalcava una bestia che pareva un cervo, ma il suo manto era nero e i suoi occhi rossi e crudeli.
Lo stregone guardò il giovane principe facendogli un cenno che comprese dopo pochi attimi.
In un istante scoccò una freccia contro la cavalcatura di Brock, che si conficcò nel suo cranio, uccidendola.
Glorendil sorrise, i suoi insegnamenti sulla rapidità erano risultati utili.
Aveva sfidato il vento.
"Era vecchio, ne avrei trovato uno nuovo in poco tempo, magari bianco e candido" rise il Mutato.
Elehan notò una ferita sul petto, in direzione del cuore, fresca e chiusa da un filo nero.
"Allora non è invincibile" pensò.
"Attaccateli" disse Brock.
I mutati si buttarono sulla compagnia.
Brock combatteva a fatica, usava come arma una pietra legata alla sua mano attraverso una catena pesante, nonostante ciò aveva una spada alla cintura.
Con un movimento improvviso il Mutato sguainò la spada staccandola dall'elsa e la conficcò nel braccio di uno dei suoi compagni.
Con disgusto Amryn notò che ognuno di loro aveva armi conficcate sotto la pelle.
Elehan restò impietrita, come i nani.
Avrebbe voluto combattere ma non riusciva a muoversi.
Uno degli altri, pareva il più giovane, approfittò dell'occasione per colpire l'umana con l'elsa della spada.
"Bark, lascia perdere la mortale, occupiamoci dell'elfo" disse Brock al Mutato.
Elehan, accecata dal dolore, cercò di raggiungere un riparo, ma inciampò. Due braccia ferme la sorressero, impedendole di cadere.
"Amryn..." sussurrò.
Accanto all'elfo c'era Glorendil.
"Riposa" disse all'umana adagiandola da parte.
Il principe si girò di scatto, infilzando una freccia nell'occhio di uno dei Mutati, che cadde a terra rovinosamente.
Erdal combatteva utilizzando il suo bastone per far svenire i mostri, Alder li finiva tagliando loro la testa.
I due nani combattevano spalla a spalla, sempre pronti ad attaccare e a difendersi.
La lotta continuò spietata, quando si sentì un corno risuonare in lontananza.
"Questi non sono Mutati" disse Alder.
"Sono gli elfi di Entogan!" rise Eldar alzando il bastone in segno di saluto.
Al nome Entogan l'espressione sul volto di Brock mutò.
Spinse uno dei Mutati rimasti al suolo, impossessandosi del suo cavallo, e fuggì.
Dall'uscita del bosco si distinse una feccia elfica avanzare verso la compagnia.
Il loro capitano aveva lunghi capelli castani.
"Glorendil" salutò il capitano.
"Dredar" rispose il guerriero.
"Sbaglio o costui è il principe degli elfi?" disse Dredar indicando Amryn.
"Non sbagli, sono io" rispose il giovane.
"Coraggioso, da parte tua, spingerti fino a queste terre." disse. "Non intendo prendermi la responsabilità sul tuo destino, sia chiaro, e non voglio subirmi l'ira di Sire Alaain"
"Se trovate un essere in questa terra che nutre simpatia per Sire Alaain chiamatemi, perché non vi crederò fin quando costui non lo ammetterà con la sua voce" disse ironico Glorendil.
"Perché tutti nutrite questo odio verso mio padre?" chiese Amryn.
Nessuno gli rispose.
Soltanto sentendo pronunciare il nome del genitore un dolore inspiegabile si espandeva nel petto del principe, portandogli in mente spiacevoli ricordi.
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