VI
"Da quando sono nata mio padre ha una malattia" disse Elehan "Il giorno della mia nascita il villaggio si animò improvvisamente e i commerci iniziarono ad andare bene, dicevano che io rappresentavo la fortuna che da tanto tempo cercavano.
Qualche anno dopo arrivò da noi una cesta ricca di oro, oro puro, splendente.
Era un dono da un visitatore per la mia famiglia, un dono destinato a me per la fortuna che avevo portato in quel posto, ma più che fortuna fu una condanna.
Quell'oro era stregato, aveva un antico incantesimo, che secondo il misterioso mittente avrebbe dovuto contagiare me. Nonostante ciò i suoi piani non andarono a buon fine, io in quel momento non ero presente, e quel maleficio coinvolse mio padre.
Lui continuava a fissare quelle monete, le venerava ma soprattutto ne bramava sempre di più.
Iniziò a convincere tutti gli abitanti a donare denaro, sempre di più, ma quell'oro grezzo non aveva alcun effetto di appagamento su di lui, perché non era sotto quell'incantesimo maledetto.
Iniziò ad avere crisi notturne, non poteva dormire senza avere accanto il cesto, non poteva respirare senza l'odore acre di esso.
Durante una delle sue crisi più intense lui e mia madre generarono un figlio.
Un figlio nato dalla malattia e dalla paura.
Un figlio con un maleficio nel sangue.
Hadrigar era malato, mio fratello era stato condannato ad una vita impossible per colpa di quell'uomo crudele che aveva donato quell'oro alla mia famiglia.
Non è incurabile però, ho passato anni nelle biblioteche per cercare un modo, una soluzione, e l'ho trovata. Mio fratello Hadrigar può essere salvato da una moneta particolare, di un oro sotto l'incantesimo contrario a quello, ma questa moneta è sepolta sotto le dure rocce del nord"
La ragazza prese un respiro, poi asciugò le numerose lacrime uscite dai suoi occhi durante il racconto.
"Conta su di noi" dissero Naar e Gaar.
"E su di me" confermò Amryn sorridendo, ma il sorriso scomparve presto dalle sue labbra.
"Qualcuno ci sta seguendo" sussurrò.
Udiva dei passi in lontananza, leggeri ma non diretti nella loro direzione.
"Dove stanno andando, Amryn?" chiese Naar.
"L'ultima volta che ho visto dei Mutati, erano diretti al palazzo reale" aggiunse Elehan.
Amryn sgranò gli occhi.
"Padre!" urlò.
~~~~~~~
Alaain era chiuso nella sua camera da giorni.
Non mangiava, né beveva più, l'unico bisogno che aveva era quello di ritrovare suo figlio.
Il sovrano si sedette sul bordo del letto, prendendosi la testa tra le mani.
Dai suoi occhi non usciva alcuna lacrima, ma ormai le iridi quasi trasparenti erano diventate incapaci di nascondere anche la più lieve emozione.
E in quel momento c'era paura, tanta paura.
Il corpo esile e pallido tremava su quel letto morbido.
La mano scivolò sulla parte più fredda del letto.
"Katerin" sussurrò.
E il suo cuore, incapace di gestire altro dolore, lo fece scoppiare in un disperato pianto.
Le lacrime bagnarono le lenzuola, rendendo umida l'altra metà del letto, rimasta intoccata per anni.
Alaain sentì un rumore provenire dal bosco.
Era incapace di pensare, non capiva, non voleva capire.
"Uccidetemi" disse con la voce spezzata.
Un rumore proveniente dalla porta fece sobbalzare il sovrano.
Un Mutato entrò nella stanza.
Alaain non si mosse, provò a poggiare la mano sull'elsa della spada, ma non sentiva la forza di sollevarla.
Era sicuro che se l'avesse sguainata sarebbe caduta sul pavimento.
E poi, perché difendersi? Perché non lasciare che quell'essere porti via la sua rovinata vita, la sua inutile esistenza, ricca di dolore?
Il Mutato afferrò il sovrano per il colletto dell'abito.
Alaain non fece ancora niente.
La spada del mostro stava per scivolare dritta nel cuore dell'elfo, ma una voce fu quella che lo salvò.
"Prima di farlo, dovrai passare sul mio cadavere" disse un giovane dietro il mostro.
Alaain non riusciva a riconoscerne i tratti, non riusciva a scorgerlo, ma poco importava.
"Vai via, chiunque tu sia" sussurrò "Lascia che questo Mutato compia il suo servizio"
Una freccia elfica trapassò il cranio del Mutato, sfiorando il naso del sovrano.
"No" un urlo, sempre dal giovane.
Il cadavere del mostro cadde senza vita a terra e Alaain riconobbe chi gli aveva appena salvato la vita.
"Amryn!" il sovrano abbracciò suo figlio, come per capire se fosse realmente lì.
"Non sono solo" rivelò quest'ultimo.
Dietro di lui comparvero due nani e una ragazza.
"Siete i benvenuti qui" gli accolse il sovrano.
Naar, Gaar e Elehan si inchinarono.
"Alzatevi, se siete amici di mio figlio, sarete sempre i benvenuti"
"Mio signore, chiediamo solo una cosa"
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