✥ 35.
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HANEUL'S POV
Appena Jimin uscì dalla stanza per andare a vedere chi stesse citofonando il campanello, decisi di non aspettarlo lì ma di raggiungerlo.
Quindi indossai di nuovo il reggiseno e il vestito alla svelta e lo seguii.
Mi bloccai non appena vidi che mio padre si trovava alla porta.
Il mio cuore si era fermato assieme al mio corpo, la paura si prese possesso di me in un secondo.
Che diavolo ci faceva qui?
Come era riuscito a trovare l'indirizzo di Jimin?
Quando mio padre si accorse della mia presenza, il suo sguardo glaciale si spostò su di me; poi si trasferì nuovamente sul volto di Jimin.
Che disagio, sentii l'aria diminuire sempre di più a causa della pesante tensione.
Tenni gli occhi incollati verso il pavimento per non incrociare più quelli di mio padre, mentre Jimin al contrario di me ricambiò il suo sguardo a testa alta.
Giorni fa sembrava così intimorito da mio padre, e invece adesso stava tirando fuori il coraggio ma soprattutto la faccia tosta con cui si era sempre contraddistinto.
Ne ero contenta, almeno uno di noi due non si faceva spaventare dallo sguardo raggelante di mio padre.
Ad un certo punto però, stanca di quel silenzio imbarazzante mi feci coraggio anch'io.
"Papà, che ci fai qui?
Come hai scoperto dove abita Jimin?"
Mio padre mi rivolse una veloce occhiata, ma il suo sguardo tornò subito sul viso del mio ragazzo.
"Dobbiamo parlare noi due." Disse freddamente, adesso sì che iniziavo ad agitarmi seriamente.
"Sono d'accordo." Jimin rispose, il suo coraggio mi lasciò sempre più confusa e nervosa.
Ammiravo comunque che Jimin in questo momento si stesse dimostrando maturo e rispettoso, questa era casa sua e avrebbe potuto reagire in un altro modo.
Ad esempio chiudendo la porta in faccia a mio padre.
"Bene. Allora Haneul, aspetta qui.
Io e Jimin ci faremo un breve viaggetto in macchina."
Appena udii quelle parole la preoccupazione aumentò maggiormente.
Avrei dovuto lasciarli soli?
Avrei dovuto fidarmi?
"Perché non posso venire anch'io?"
"Perché è giusto che parliamo da soli... da uomo a uomo." Rispose mio padre, si voltò e si diresse verso l'ascensore.
"Aspettami qui." Sussurrò dolcemente Jimin.
Annuii, lui prese il cappotto e le chiavi ed uscì dal suo appartamento, entrò nell'ascensore assieme a mio padre e io rimasi qua, ad attendere il loro ritorno.
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JIMIN'S POV
Il viaggio in ascensore fu silenzioso; mi mordicchiavo in continuazione il labbro inferiore, volevo cercare di sembrare sicuro di me ma in realtà ero parecchio nervoso.
Il padre di Haneul era sempre stato molto gentile e amichevole con me, mi era simpatico quindi questo suo comportamento freddo e ostile mi agitava un po'.
Ma una piccola voce nella mia testa mi suggeriva che forse sarebbe andato tutto bene; se era così contrario nei riguardi della nostra storia avrebbe evitato direttamente di avere a che fare con noi... con me, e invece voleva parlarmi in privato, forse non era tutto perduto.
Appena arrivammo al parcheggio andai verso la mia macchina ma la voce dell'uomo mi fermò.
"Andiamo con la mia... non mi lascerò distrarre dalla tua bellissima e perfetta Lamborghini." Disse, e il tono che usò parve scherzoso.
Ridacchiai, mi ero dimenticato che aveva un debole per la mia auto.
"Giuro che non volevo distrarla con la mia macchina." Risposi mentre lo seguii.
"A me invece sembra che tu provi piacere nel voler impressionare le persone." Lui ribatté, non risposi.
Sembrava una provocazione la sua e non volevo dargli corda.
Il padre di Haneul aprì la portiera e salì al posto di guida, io mi sedetti al suo fianco.
Mise in moto e partì, un dubbio nacque nella mia testa mentre l'ansia stava diventando padrona del mio stato d'animo.
"Dove stiamo andando?"
"Secondo te dove voglio portarti?"
Mh... direttamente al cimitero?
Lo guardai spaesato e forse anche un po' nel panico, dove avrebbe voluto portarmi?
E poi che ne potevo sapere io?
"Rilassati Jimin! Mica avevi pensato che io volessi farti qualcosa?"
"No no... non mi è mai balenata in testa quest'idea."
E invece mi era balenata in testa eccome.
Guardai fuori dal finestrino, non capivo proprio dove si stesse dirigendo.
Ad un certo punto fermò la macchina in un parcheggio fuori da un supermercato, lo guardai con espressione interrogativa.
"Volevo parlare con te senza la presenza di Haneul... non ho mai detto che volessi andare in qualche posto preciso."
Annuii, come avevo pensato poco prima il padre di Haneul sembrava intenzionato ad avere una conversazione civile con me, questo mi rassicurò molto.
"Quindi... mi spieghi cos'hai intenzione di fare?" Chiese.
Feci un respiro profondo... immaginavo una domanda simile, probabilmente aveva pensato più volte cosa cavolo stessi facendo.
Stavo per rispondere quando lui riprese a parlare.
"Prima stai con Kippeum e ora con Haneul... fai sul serio?"
"Ecco..."
"Cosa fai, dopo aver provato Kippeum sei passato a sua sorella minore?" Disse, una certa nota di nervosismo era presente nella sua voce e anche nei suoi occhi.
Pregai che non perdesse la pazienza proprio in questo preciso istante.
"Posso rispondere?" Chiesi, mantenendo la calma.
"Certo, rispondi."
In quei pochissimi secondi pensai alla moltitudine di parole più giuste da poter usare con il padre di Haneul.
Parole che potessero fargli capire che non ero in malafede, che stavo facendo sul serio con Haneul, e che tutto quello che avevo fatto lo avevo fatto col cuore.
Certo, ero stato stronzo nei confronti di Kippeum, ma con Haneul mi sarei comportato diversamente.
Perché appunto era Haneul.
"Mi dispiace che le cose siano andate così. Sicuramente ho perso il suo rispetto per come mi sono comportato con Kippeum.
Stavo con lei ma non ne ero innamorato, per me era una semplice frequentazione.
Ma nel frattempo mi sono innamorato di Haneul.
Ho cercato di evitarla in ogni modo, ma avendo i nostri amici che si frequentavano tra di loro, non volendo finivamo sempre col scontrarci.
So di aver fatto soffrire Kippeum e ne sono dispiaciuto, ma posso assicurarle che con Haneul le cose sono diverse.
Non ho intenzione di farla soffrire, voglio renderla felice perché io la amo. La amo davvero."
Dopo il mio discorso feci dei grossi respiri profondi, ero così turbato che mi ritrovai a corto di fiato.
Il padre di Haneul sospirò, guardò fuori dal finestrino, attesi la sua risposta con l'ansia che mi stava divorando vivo.
Dopo poco si girò di nuovo verso di me.
"Davvero hai intenzioni serie con Haneul? Non è che vuoi solo divertirti?"
"Cosa? No! Sul serio... glielo ripeto, mi sono innamorato di lei." Ripetei.
"Come avete fatto ad innamorarvi? Ricordo che Haneul spesso ci diceva che neanche ti sopportava."
Non riuscii a non sorridere.
Era divertente il fatto che inizialmente Haneul non potesse nemmeno vedermi, e adesso ci amavamo e passavamo le nostre giornate sempre assieme.
"Non lo so nemmeno io, è successo e basta.
Il vero amore non si programma, le cose belle accadono per caso, e Haneul è la cosa più bella che mi potesse mai capitare."
Il signor Choi rimase in silenzio ad ascoltarmi, mi fissò per lunghi e interminabili secondi, deglutii ansiosamente mentre attendevo una sua risposta.
Debolmente, l'uomo annuì.
"All'inizio ho solo pensato a come potesse prenderla Kippeum.
Non voglio vedere le mie due bambine litigare per un ragazzo qualsiasi.
Senza offesa Jimin."
"No, lo capisco... ha completamente ragione."
"Avevo paura che la mia famiglia potesse sgretolarsi a causa di questo strano triangolo che si era formato tra voi.
Ai miei occhi eri la causa che avrebbe potuto distruggere tutto."
Le sue parole furono come lame acuminate, mi colpirono dritto al cuore ma non potei ribattere, perché cercai di mettermi nei suoi panni e in fondo aveva ragione.
Le sue figlie avevano litigato a causa mia, era ovvio che mi vedesse come la causa di tutto.
"Però poi ho parlato con mia moglie... mi ha detto che Kippeum sa di voi, che ha accettato la cosa e che sta andando avanti."
Annuii ancora, Haneul mi aveva detto che Kippeum si stava già sentendo con un altro ragazzo, uno che aveva conosciuto la sera della vigilia.
Ne ero felice, ero certo che prima o poi anche lei avrebbe trovato il ragazzo giusto.
"Sono felice che Kippeum non stia soffrendo troppo a causa tua, ma ho pensato quanto fosse incredibile che io sia sempre l'ultimo a sapere ogni cosa.
Mi sono chiesto perché Haneul avesse così tanta paura di me e-"
"Signore-"
"Fammi finire di parlare prima."
"Sì... certo, scusi."
"Haneul è piccola. Certo, anche Kippeum resterà sempre piccola per me, ma Haneul è ancora più piccola, non l'ho mai vista con un ragazzo e aver saputo che ha una storia con te, mi ha spiazzato."
Mi schiarii la gola, forse si era dimenticato della relazione che Haneul aveva avuto con Yoongi.
"Signore... Haneul ha avuto un'altra relazione prima di mettersi con me." Gli ricordai, ma ero consapevole che ai suoi occhi Haneul sarebbe sempre stata la sua bambina, anche se adesso era una donna.
"Sì, lo so. Mia moglie mi ha spiegato che ha avuto una storia di un anno e mezzo con quel teppista con i capelli di quello strano colore.
E Haneul ce lo ha nascosto per tutto questo tempo." Sospirò, sembrava davvero abbattuto.
Forse avevo capito il suo pensiero... al padre di Haneul dispiaceva non avere neanche il più piccolo dialogo con le sue figlie, e doveva essere brutto per lui venire a sapere le cose sempre per ultimo.
Fortunatamente quella conversazione si stava trasformando più in una confidenza tra amici, che in un rimprovero o altro.
"Non si fidano di me." Sussurrò.
"Dia loro modo di fidarsi di lei.
Non so Kippeum, ma Haneul non le ha parlato di noi perché temeva il suo giudizio, aveva paura che lei potesse fare qualcosa per allontanarci.
Invece di dare punizioni o di smettere di rivolgere la parola, dovrebbe cercare di iniziare un dialogo con le sue figlie, cercare di avere un confronto con loro, di capirle... ma lei deve provarci.
I suoi metodi non sono efficaci.
Vedrà, basterà andare loro incontro, e poi anche loro cominceranno a venire incontro a lei."
Certo, non ero nessuno per dire ad una persona come avrebbe dovuto comportarsi con le proprie figlie, ma cercai di essere il più sincero possibile, provai a dargli quelli che per me sembrarono dei giusti consigli.
Il padre di Haneul non rispose, mise in moto la macchina e ripartì; dopo dieci minuti ci trovavamo già sotto il palazzo in cui abitavo.
"Non riportarla a casa tanto tardi."
Quando il padre di Haneul mi rivolse quelle parole, si formò un enorme sorriso sul mio volto.
Questo significava che accettava la nostra relazione?
"No signore." Risposi sorridendo.
"Prova a far soffrire anche lei, e te la vedrai con il sottoscritto Jimin." Disse con voce seria.
Deglutii, certo... non potevo scamparla così, la minaccia non poteva mancare.
Aprii lo sportello della macchina e scesi.
"Ah, questa curiosità me la deve togliere, come ha scoperto il mio indirizzo?" Chiesi incuriosito, ricordavo di non avergli mai detto in quale punto della città abitavo.
"Ti ricordo che ho un amico poliziotto."
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HANEUL'S POV
Era passata più di un'ora.
Ero qui nel salotto di Jimin, continuavo a girare in tondo... ormai ero l'ansia fatta in persona.
Non riuscivo a calmarmi, ero troppo agitata; la mia mente si era immaginata mille scenari, ed erano tutti parecchio brutti.
Era più forte di me, non riuscivo ad essere ottimista in questa situazione, ma dentro di me speravo fortemente che stesse andando tutto bene, che mio padre stesse trattando bene Jimin perché lui era un ragazzo meraviglioso, non potevo avere di meglio.
Mi fermai, chiusi gli occhi e feci dei respiri profondi.
Dovevo cercare di restare calma.
Dopo qualche minuto, sentii la serratura scattare e la porta aprirsi.
Spuntò la testolina bionda del mio ragazzo, che mi donò uno dei sorrisi più belli che avessi mai visto.
"Non sei morto!" Esclamai, alzando le braccia al cielo.
"Non sono morto!" Esclamò lui, venendomi incontro e avvolgendomi tra le sue braccia.
Mi sollevò e catturò le mie labbra, mi regalò un bacio a stampo lunghissimo, sembrava che non si volesse staccare più.
Dopo mi rimise a terra e si staccò, ma il suo volto rimase vicino al mio, sempre quel sorrisone era stampato sulla sua bocca, questo era un ottimo presagio.
"Allora?" Chiesi impaziente.
"Allora..."
"Dai, non tenermi sulle spine!" Mi lamentai, ormai avevo capito dal suo sorriso che fosse andato tutto bene, ma volevo sentirmelo dire da lui.
"Allora credo proprio che dovrai sopportarmi per un bel po'." Jimin rise, il mio cuore esplose di gioia e aumentai la stretta dell'abbraccio, affondai il viso nel suo collo.
Però adesso ero curiosa, volevo sapere di cosa avessero parlato.
"Cosa vi siete detti?" Domandai, ma Jimin negò con la testa.
"Eddai! Sai che sono curiosa!" Feci i capricci ma Jimin non rispose, si mise solamente a ridere di me.
Gonfiai le guance indispettita, e le sue mani finirono subito sopra quest'ultime.
"Potrò torturare queste guanciotte all'infinito!" Esclamò contento.
"Scusami?"
Le sfere scure di Jimin divennero ancor più nere per la lussuria, il suo solito sorrisino malizioso si dipinse su quelle labbra che tanto amavo.
Jimin si chinò leggermente, potei sentire il suo respiro caldo sfiorare la pelle del mio viso.
"Potrò torturare te, all'infinito." Soffiò seducente sulla mia bocca, che premette subito contro la sua.
Mossi le labbra facendole incastrare alla perfezione con le sue, lo sentii sorridere.
Se per tortura Jimin si riferiva a quel sentimento così forte e viscerale che mi legava a lui allora sì, mi sarei fatta torturare volentieri da Park Jimin fino alla fine dei miei giorni.
▪︎ ⏳ ▪︎
DUE ANNI DOPO
Questo fine settimana si sarebbe svolta la festa che i genitori di Jimin avevano organizzato per la sua laurea.
Ci dissero che noi non dovevamo fare nulla, la madre di Jimin mi rassicurò che avrebbe pensato a tutto lei.
Ci avevano dato solo l'ordine di uscire oggi per scegliere l'abito adatto per la serata.
"Le feste dei tuoi sono sempre così esagerate..." Sospirai.
Io e Jimin stavamo passeggiando mano nella mano per andare nella boutique di fiducia dei suoi.
Da quel che aveva detto la signora Park c'era già una tizia che ci stava aspettando per consigliarci i migliori abiti.
"Lo so amore... per di più sono pure noiose.
Ma prova tu a dir loro di no."
Quando conobbi i genitori di Jimin, stentai a credere che facessero parte dello stesso albero genealogico.
Loro erano delle persone così per bene.
Mentre Jimin era tutto il contrario, esternamente sembrava un bravo ragazzo ma in realtà era il diavolo.
Ma ormai dopo due anni ero abituata al suo lato seduttore.
Mi divertivo ogni volta a vedere come letteralmente si trasformava di fronte ai suoi, recitando alla perfezione il bravo ragazzo, educato e studente modello che credevano tutti.
E ora anche dottore.
"Sarà il caso che durante il tirocinio tu non ti metta a flirtare con le infermiere, altrimenti sai cosa ti succede." Dissi imbronciata.
"Come siamo passati dal parlare delle feste dei miei, alle minacce?" Jimin rise.
"Non è una minaccia, è un semplice avvertimento."
"Certo piccola." Jimin ridacchiò, portò una mano ai miei capelli e li scompigliò tutti.
"Aish! Jimin!" Mi lamentai.
"Dottor Jimin, prego." Disse con fare altezzoso facendomi sbuffare.
Quelle parole però mi fecero ricordare una cosa.
"Sai, quando ancora non stavamo insieme avevo registrato il tuo numero nella mia rubrica con un nome particolare." Sorrisi, ricordando come lo avevo registrato.
Ovviamente lo avevo cambiato subito non appena le cose tra noi divennero serie.
"Non me lo hai mai detto... come mi avevi chiamato?" Chiese, la curiosità rifletté nei suoi occhi.
"Indovina, caro il mio bel dottore." Scherzai.
"Mh... dottor Park?" Jimin provò a indovinare, sollevai un sopracciglio... perché avrei dovuto chiamarlo in quel modo?
"No, ma comunque ci sei vicino."
"Okay fammi pensare... non ti stavo molto simpatico all'inizio, quindi-"
"Non eri simpatico per nulla." Dissi, Jimin mi pizzicò il fianco per farmi un dispetto.
"Non ti stavo simpatico ma mi hai infilato la lingua in gola appena mi hai incontrato... ti piacevo, e molto."
"Perché ancora non ti conoscevo!"
"Ora mi conosci però, da ben due anni. E sei ancora qui."
"Vuoi che me ne vada?"
Jimin scoppiò a ridere, le sue mani afferrarono la mia vita, avvicinò così un po' di più il mio corpo al suo.
"Okay non so che nome puoi aver usato, di certo non era un nome carino dato che non mi sopportavi."
"Anche tu non mi sopportavi."
"Scherzi? Mi piacevi!"
"Cosa? Eri antipatico e arrogante con me!"
"Solo perché anche tu ti comportavi così! In realtà mi piacevi molto... mi sei piaciuta subito."
Anche lui mi era piaciuto subito, ma non glielo avrei detto, avrei inutilmente innalzato il suo ego già smisurato.
"Adesso anche tu dovresti dire che anch'io ti sono piaciuto subito."
"Potrei, ma non lo dirò." Mormorai, gli feci la linguaccia.
"Stronza."
"Ha parlato il dottor stronzo."
"Dottor stronzo? Aspetta... è così che avevi registrato il mio numero?"
Oh maledizione, lo aveva capito subito.
Jimin assottigliò gli occhi quando vide che non stavo negando ma anzi, stavo cercando di trattenere le mie risate.
Il volto del mio ragazzo si accostò pericolosamente al mio, sentii la punta del suo naso sfiorarmi.
"Sai cosa ti farà questo stronzo una volta tornati a casa?" Sussurrò con un ghigno compiaciuto.
"Non vedo l'ora." Ribattei, Jimin sorrise e mi stampò un bacio sulle labbra.
Riprendemmo a camminare, sospirai quando ci trovammo di fronte alla boutique tanto amata dalla signora Park.
I genitori di Jimin erano delle persone altolocate, dovevo ammettere che ero molta spaventata quando li incontrai la prima volta.
Ero una semplice studentessa, mio padre lavorava in una fabbrica e mia madre in una cartoleria... non eravamo una famiglia benestante.
Eppure i miei futuri suoceri mi avevano accolta a braccia aperte, mi avevano coccolata come se fossi figlia loro.
La madre di Jimin mi aveva rivelato che ero la prima ragazza che suo figlio portava a casa loro, quest'informazione mi riempì di gioia.
Jimin aveva avuto tante storie, eppure aveva presentato solo me alla sua famiglia.
Ero davvero onorata di stare con un ragazzo come lui.
"Entriamo, prima facciamo questa cosa, prima finisce." Jimin parlò, dandomi una pacca sul sedere.
Sì, per strada davanti a tutti... un'altra delle cose a cui ormai mi ero abituata.
Entrammo e la commessa ci accolse con uno smagliante sorriso a trentadue denti, era inquietante.
Era una ragazza giovane, poteva avere la stessa età di Jimin; e notai che rimase ad osservare il mio ragazzo per un tempo un po' troppo lungo, praticamente se lo mangiò con gli occhi.
Voleva pure una sua foto?
La fulminai con lo sguardo, non ero capace di nascondere la mia gelosia, Jimin era terribilmente affascinante e le persone sembravano quasi dimenticare che avesse una fidanzata.
E io non ero tanto lontana, ero sempre al suo fianco.
Quella ragazza si accorse del modo con cui la stavo guardando, quando vide che le mie braccia si incatenarono attorno a quello di Jimin sembrò risvegliarsi dal suo temporaneo stato di trance.
Finalmente capì che doveva fare il suo lavoro e ci chiese di seguirla; la madre di Jimin aveva parlato con lei qualche giorno fa, e quindi aveva già preparato alcuni abiti da farci provare.
"Stavo per chiederle se voleva un bavaglino, dato che ha lasciato una scia di bava." Sussurrai all'orecchio del mio ragazzo.
"Non fare la gelosona!" Jimin scoppiò a ridere, mi punzecchiò il fianco col dito.
"Non è che faccio la gelosa, ma si tratta di rispetto.
Cavolo, sono la tua fidanzata e mi trovavo accanto a te, di fronte a lei... ma lei se n'è bellamente fregata e ti ha immaginato comunque nudo in quella sua mente vuota."
"Allora la sua mente è stata riempita per bene." Jimin scherzò, ma non ero in vena di ridere.
"Dai gelosona, sai che ho occhi solo per te." Disse poco dopo mentre continuava a ridere.
Sospirai, a volte era una lotta convivere con un ragazzo così bello.
Seguimmo quella tipa fino ai divanetti, dove trovammo già posizionati due appendiabiti con ruote; uno aveva completi maschili e l'altro aveva abiti da sera femminili.
Mi sentii stanca e ancora non avevamo cominciato.
"Provate prima tra questi e se non vi soddisfano, ve ne porterò altri.
Se avete bisogno di me chiamatemi, arriverò subito." Si girò e se ne andò ancheggiando in maniera esagerata.
"Arriverà subito se la chiami tu... poco ma sicuro." Sussurrai.
"Dai, cominciamo." Jimin sghignazzò, evitò di commentare quello che avevo appena detto.
Diedi un'occhiata ai vari abiti, erano tutti davvero belli... e troppo costosi.
Avevo fatto l'errore di far cadere l'occhio su uno dei cartellini e avevo visto così tanti zeri da farmi accapponare la pelle.
"Dio, sono tutti troppo costosi e tutti lunghi!
E io non sono altissima... inciamperò, me lo sento già."
"Haneul... a parte che sarò sempre al tuo fianco quindi non inciamperai, e per il prezzo non ti devi preoccupare.
E poi tu saresti bellissima anche con uno straccio addosso, sono sicuro che con uno di questi vestiti risplenderai più di quanto non fai già."
Quelle parole mi fecero arrossire, anche se Jimin mi riempiva sempre di complimenti, ogni volta mi faceva venire il batticuore.
Lui aveva sempre questo effetto su di me.
Scrutai per bene il vestito nero che mi si presentò davanti: era lungo, monospalla, scollo a cuore e uno spacco vertiginoso sul lato destro... la parte del busto era molto attillata, avrebbe sicuramente messo in risalto le mie forme, mentre la gonna ricadeva morbida lungo le gambe.
Era decisamente sexy ma anche molto elegante, avrei provato questo.
"Ottima scelta." Jimin commentò alle mie spalle.
"Ti piace?"
"Quello spacco laterale mi dà modo di accedere più velocemente alle parti che mi interessano di più. Non vedo l'ora di provarlo." Ammiccò a bassa voce, le mie guance si scaldarono.
"Sei sempre il solito." Sussurrai.
Io e Jimin entrammo nei camerini e ci provammo gli abiti prescelti.
Dopo pochi minuti, io stavo ancora combattendo con la lampo situata sul retro del vestito, mentre Jimin aveva già finito.
"Io ho fatto, tu sei pronta?"
"Accidenti, sei stato velocissimo!
Mi aiuteresti con la lampo?"
La tendina del camerino si aprì immediatamente e Jimin spuntò avvolto perfettamente nel suo completo nero.
Mamma mia, era bellissimo.
Lo osservai con gli occhi a forma di cuore, mi soffermai a guardare ogni punto del suo corpo tonico e allenato.
Adesso il bavaglino serviva a me.
"Amore... stai lasciando una scia di bava come la commessa." Jimin ridacchiò, mi accigliai.
"Non mi paragonare a quella!
Io posso guardarti quanto mi pare." Replicai imbronciata.
"Tu DEVI guardarmi quanto ti pare... comunque, sei bellissima con questo vestito." Jimin pronunciò, si posizionò dietro di me e tirò su la lampo che tanto mi aveva fatto dannare.
"Anche tu." Sorrisi.
"Tu di più." Sussurrò, attraverso lo specchio vidi la testa bionda di Jimin piegarsi e percepii subito le sue labbra morbide sopra la mia spalla nuda.
Le sue mani cinsero i miei fianchi, ci guardammo attraverso il riflesso dello specchio.
Gli sorrisi, lui mi ricambiò e appoggiò il mento sopra la spalla che aveva appena baciato.
"Facciamolo qui."
I miei occhi si spalancarono.
Mi voltai per vedere bene il volto di Jimin.
"Qui? Stai scherzando?" Chiesi a bassa voce.
"Perché no? Tu con questo vestito addosso mi hai fatto eccitare, ora devi risolvere il problema." Rispose, indicò la parte inferiore del suo corpo.
Abbassai lo sguardo e deglutii quando vidi un rigonfiamento parecchio visibile premere contro la stoffa dei pantaloni.
"Jimin non possiamo, e se venissimo scoperti?"
"Basta che tu ti contenga con i gemiti amore mio." Rispose lui, un ghigno malefico si manifestò sul suo viso.
"Ma... la tizia antipatica potrebbe comunque sentirci..."
"È impegnata con altri clienti... dai, sesso nel camerino di una boutique di alta moda, con addosso vestiti che costano più di noi. Non puoi dire di no." Jimin lo disse come se fosse la cosa più naturale del mondo.
"Tu sei pazzo." Sorrisi.
"Sì... di te." Sussurrò, avventandosi subito sulle mie labbra.
Jimin non perse tempo, testò immediatamente l'abito; una mano si inoltrò nello spacco laterale, essa sfiorò la mia coscia ma poi si spostò più in su e afferrò il mio culo.
L'altra fece lo stesso, alzò l'altro lato della gonna e appena raggiunse la gemella, Jimin iniziò a giocare con il mio sedere, lo palpò, lo strinse, tentai di trattenere i gemiti che il suo tocco forte e deciso mi stava causando.
Senza esercitare il minimo sforzo Jimin mi sollevò, con la schiena mi appoggiai contro la fredda parete di quel piccolo camerino.
Alle spalle di Jimin c'era lo specchio, avvampai dalla vergogna non appena realizzai che avrei potuto vedere la mia faccia mentre Jimin mi faceva godere dal piacere.
Allacciai le gambe intorno al suo bacino, con la lingua Jimin stuzzicò il mio collo e décolleté, lo scollo dell'abito lasciava scoperta tutta quella zona e lui ne approfittò per dedicarle la sua attenzione.
Se con una mano mi teneva stretta a lui, con l'altra si abbassò i pantaloni e contemporaneamente anche i boxer, non se li tolse del tutto però, li rimosse per quel poco che bastava per liberare la sua affamata erezione.
Poi Jimin spostò di lato i miei slip, con le dita accarezzò la mia intimità, col pollice stimolò il clitoride e non riuscii a trattenere uno dei tanti gemiti che stavo tentando di soffocare.
"Piccolina... cosa ti avevo detto?"
Non risposi, non riuscii neanche a parlare per il piacere che stavo provando.
Sarebbe stata dura contenere i gemiti in una situazione simile.
"Sei già così bagnata? Allora non ero l'unico eccitato qui." Sghignazzò il mio ragazzo.
Inserì due dita dentro di me, affondai i denti nel labbro così forte che sarebbe potuto uscire il sangue.
"Bene, faremo presto." Jimin mormorò, dopo essersi accertato che ero lubrificata abbastanza per poterlo accogliere dentro di me.
Jimin fece scontrare di nuovo le nostre labbra, sicuramente per evitare che potessero scapparmi altri versi.
Non riuscii a vedere ma sentii la punta del suo membro premere contro la mia entrata, con molta lentezza Jimin mi penetrò.
Le spinte inizialmente erano lenti, sapevo che il mio ragazzo stesse facendo così per farmi abituare piano piano alla sua lunghezza.
I nostri fianchi sbatterono tra loro, se non avessi avuto la lingua di Jimin nella mia bocca probabilmente adesso sarei diventata un insieme osceno di gemiti senza controllo.
Diedi una rapida occhiata allo specchio, le guance erano più scure del normale, le mie labbra gonfie erano dischiuse e i miei occhi lucidi, il peccato stava interamente dominando il mio viso.
Stavamo scopando di nascosto in quel camerino e io stavo godendo come non mai.
Ci staccammo per riprendere fiato, io continuai ad ansimare... non riuscii proprio a contenermi.
Speravo non ci fosse qualche altro cliente nei camerini vicini, perché avrebbe sentito sicuramente il rumore dei nostri corpi che sbattevano, o il suono del mio respiro affannoso.
Ma quando il membro di Jimin colpì quel punto sensibile, non ce la feci proprio a controllarmi; un gemito più acuto e sonoro fuoriuscì dalle mie labbra.
Cazzo.
Jimin strabuzzò gli occhi, portò subito la mano sulla mia bocca.
"Tesoro mio, vuoi farci arrestare per davvero?" Chiese ridacchiando.
Avevo la fronte imperlata di sudore, il mio corpo era pervaso da una scarica di brividi e vedere Jimin con le labbra dischiuse e l'espressione intrisa dal piacere, mi fece eccitare sempre di più.
Ad un certo punto Jimin aumentò la velocità delle sue spinte, facendomi avvicinare sempre più al limite.
"Sto per venire amore." Ansimò lui, tolse la mano dalla mia bocca.
"Anch'io." Sussurrai, cercando di gemere il meno possibile.
Per l'ennesima volta, le labbra di Jimin si posarono sulle mie e venimmo insieme.
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"I vestiti che abbiamo lasciato sui divanetti vanno benissimo, dica ai miei che abbiamo scelto quelli." Jimin informò la commessa.
Non aspettò una sua risposta, afferrò la mia mano e scappammo subito via da quella boutique fin troppo snob.
L'espressione della commessa era esilarante... sì, probabilmente ci aveva sentiti.
Io e Jimin scoppiammo a ridere quando notammo il modo con cui ci aveva guardati quando eravamo usciti dal camerino... che vergogna, speravo solo che non andasse a dirlo alla signora Park.
Ma sinceramente?
Non mi ero pentita di aver fatto sesso in un luogo pubblico, era stato terribilmente eccitante.
Anche se avevamo rischiato grosso, potevamo farci davvero arrestare per questo.
In lontananza scorsi le mie amiche e andai loro incontro per salutarle, lasciando Jimin indietro.
─── ❖ ── ✦ ── ❖ ───
Mentre Haneul rideva di gusto, ripensando all'espressione che aveva sul viso quella commessa davvero antipatica, l'attenzione di Jimin fu attirata da un piccolo oggetto scintillante che vide nella vetrina del negozio accanto alla boutique.
Haneul lasciò indietro Jimin per andare a salutare le sue amiche, non le vedeva da un bel po' di tempo a causa dell'università.
Loro avevano scelto di continuare gli studi mentre Haneul, finito il liceo, andò a lavorare nella cartoleria della madre; quindi la ragazza fu felicissima di rivedere entrambe le ragazze con cui condivideva un rapporto speciale.
Jimin continuò ad osservare quel piccolo oggetto prezioso, lo scrutò attentamente, studiò con cura ogni piccolo dettaglio che costituiva quella minuscola meraviglia.
Il ragazzo sorrise quando si rese conto che aveva appena trovato proprio quello che faceva al caso suo.
Il più adatto, il più giusto.
"Jimin!"
Richiamato da Haneul, Jimin lanciò un'ultima occhiata all'oggetto che aveva totalmente catturato il suo interesse, per poi affrettarsi per raggiungere la sua dolce metà.
Il biondo salutò le amiche di Haneul e afferrò la mano della sua ragazza.
"Ti amo tanto, lo sai? Ti amerò per sempre." Jimin sussurrò, le sue parole furono seguite da un dolce bacio sulla guancia.
"Anch'io ti amerò per sempre Jimin." Haneul rispose visibilmente arrossita.
La coppia ricominciò a camminare mano nella mano, e fortunatamente per Jimin, la sua Haneul non aveva fatto caso a cosa fosse esposto dietro quella famosa vetrina.
Perché quel negozio che si trovava accanto alla boutique tanto amata dalla signora Park, era una delle più rinomate gioiellerie di Seoul.
THE END.
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