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6. dancing into the danger zone

Song: Maniac
[Michael Sembello, 1983]

__________

«Pieck sei sicura che sia una buona idea?»

«Vuoi mostrarti uscita bene da questa relazione oppure no?»

Sono dal parrucchiere. Pieck mi ha gentilmente proposto ( = costretta) a cambiare acconciatura, in nome di una "nuova me".

«È passata solo una settimana dopotutto...» Guardo con titubanza la parrucchiera che spruzza tanto di quel gel sui capelli che inizio a tossire.

«[T/n] ascolta.» Pieck si alza dal divano e viene verso di me, piegandosi sulle ginocchia. «Questa è la tua ultima occasione per sbattere in faccia a Reiner non solo quanto sei felice ora senza di lui, ma anche quanto male ha fatto a tradirti. Stasera arriverai alla festa di Ymir a testa alta, con un look da sballo e un sorriso trionfante sulle labbra!»

Voglio dire "ma io non sono felice", ma lo sguardo severo di Pieck non me lo permette. Al contrario, mi ripete che sono bellissima e che se Historia prova a venirmi a parlare, io devo semplicemente ignorarla e andarmene.

Usciamo insieme dalla parrucchiera e arrivate a casa mia madre mi dice che Reiner ha chiamato di nuovo. È da una settimana che prova a parlarmi, che si presenta sotto casa mia, ma io continuo ad ignorarlo. Sono certa che fa così solo per il suo smisurato ego, distrutto perché l'ho lasciato. Persino stamattina prima della consegna dei diplomi si era fermato per parlarmi e, come diceva lui, "per chiarire il malinteso". Ma di nuovo, gli avevo caldamente consigliato di andare a fanculo e mi sono allontanata. Non volevo che rovinasse ulteriormente il giorno del mio diploma.

Pieck mi aiuta a scegliere cosa indossare, mentre io penso ancora alla consegna dei diplomi di stamattina. Historia si era avvicinata per congratularsi per il diploma, ma io mi ero allontanata senza risponderle; mentre Porko si era avvicinato solo per chiedermi come stavo, prima di andarsene anche lui con un «congratulazioni per il diploma.»

Sto ancora cercando di capire cosa io provi per Porko, domandandomi perché ogni volta che mi è vicino il mio cuore e il mio stomaco vadano in subbuglio. Secondo Pieck è solo tensione sessuale e, per quanto la possibilità mi renda nervosa, anche il mio cervello è d'accordo. Eppure una parte di me rimane convinta del fatto che non sia solo quello. C'è qualcos'altro, diverso dal solito odio che provavo fino a poco tempo fa, ma il pensiero che possa essere una cotta non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello. E se osa presentarsi, non ho la minima intenzione di aprirgli la porta.

La corvina mi tira fuori dall'armadio collant a rete, gonna corta giallo fluo, top nero e giubbotto in pelle, abbinandoci scarpe col tacco, collane, bracciali, orecchini e persino il trucco. Io la lascio fare, anche perché se fosse per me non ci andrei proprio alla festa a casa di Ymir. Non solo per mancanza di voglia, ma anche perché andandoci sono costretta a veder Reiner e Historia. È impossibile che loro manchino, anche perché Ymir è capitano della squadra femminile di basket, quindi tutti nella scuola la conoscono. E tutti i giocatori di basket, football americano, calcio e tennis che si sono diplomati sono invitati; e devono assolutamente essere presenti.

Presto si fanno quasi le dieci di sera e, così, l'ora di andare alla festa. Vorrei rimanere a casa ma Pieck mi trascina con la forza fuori e ci facciamo dare un passaggio alla festa da Sasha, che ha appena preso la patente: faceva parte del club di atletica, oltre che del club di cucina, quindi anche lei è conosciuta un po' da tutti.

Mentre le due parlano io rimango in silenzio nei sedili posteriori e guardo fuori dal finestrino, sempre più ansiosa man mano che ci avviciniamo alla casa di Ymir. I genitori sono ricchi, quindi è una mega villa con piscina visibile a miglia di distanza.

Ormai vicine sento già la musica rimbombare e Sasha parcheggia l'auto non appena trova un posto libero.

«Andiamo?» Appena scendiamo Pieck mi porge la mano e con insicurezza la stringo, lasciando che mi guidi all'entrata. Fuori ci sono molti ragazzi già a bere, mentre all'interno mi rendo conto che nonostante siano solo le dieci la festa è già partita.

Qualcuno si gira a guardarmi per più di due secondi, sempre a causa della storia con Reiner. Il tradimento non è potuto che venire fuori, ma nessuno giudicava il quarterback di football: tutti lo conoscono e sanno com'è fatto, quindi se l'aspettavano. E infatti, se non passa lui dalla parte del torto, io passo dalla parte della stupida che non si è accorta di niente fino alla fine. Allo stesso modo, nemmeno la popolarità di Historia è scemata durante l'ultima settimana di scuola ed è come sempre accerchiata da decine di ragazzi anche alla festa.

Incrocio lo sguardo con la biondina, ma lo distolgo subito e lei fa lo stesso: non si è ancora scusata con me e non credo lo farà mai, stessa cosa per Reiner. E non ci spero nemmeno più.

Mi guardo intorno alla ricerca di Porko, che però non vedo da nessuna parte. Non sono nemmeno sicura se verrà, perché alla fine ha passato solo gli ultimi tre mesi alla Washington High School, per raggiungere il diploma. In questo arco di tempo si è riavvicinato solo a poche persone e quindi, all'invito di Ymir, non sembrava particolarmente entusiasta di esserci.

Il pensiero di non vederlo questa sera, con la successiva paura di non rivederlo più ora che è finita la scuola, mi rattristano improvvisamente. E per tutta la serata cerco di ignorare questa sensazione, parlando in giro e ignorando per quanto possibile anche la presenza di Reiner. Parlo con Mikasa ed Annie, con cui ho condiviso tre anni nel club di tennis. Parlo poi con Marco e Connie, miei amici e rispettivamente capitano della squadra di calcio e capitano della squadra di basket. Ovviamente scambio quattro chiacchiere anche con Ymir e con altra gente, ma a poco a poco mi allontano da tutti e mi siedo su una poltrona in un angolo del salotto. Guardo la scena come se non ne facessi davvero parte, come se fossi solo una spettatrice, con in mano il mio bicchiere di alcolico.

La tristezza che già mi accompagna da una settimana aumenta attimo dopo attimo e sento il forte desiderio di piangere. Arrivo al punto da non capire nemmeno più perché sono così triste, se per Reiner, per Historia o addirittura perché non ho ancora visto Porko alla festa. E testarda come sono rifiuto di ammettere a me stessa che mi manca e voglio vederlo più di qualsiasi altra persona.

Sono ancora seduta a bere, mentre in sottofondo risuona la voce di Cyndi Lauper sulle note di Girls Just Want To Have Fun (anche se io non mi sto per nulla divertendo, a dir la verità), finché non mi raggiunge di nuovo Pieck che si ferma di fronte a me.

«Sembri depressa.»

«Perché lo sono.»

Pieck sorride nel tentativo di alleggerire la situazione e mi prende una mano per farmi alzare.

«Perché non parli con Armin del club di lettura? Dici sempre che parlare con lui ti piace.»

Armin del club di lettura è un ragazzo che, come dice il nome, faceva parte del club di lettura della scuola. E tutti lo conoscono con questo nome, anche se faceva parte anche del club di scienze. Ha fatto vincere alla scuola un sacco di concorsi e di gare di spelling.
E poi è il ragazzo di Annie, quindi più volte ho avuto l'occasione di parlarci. È molto intelligente e Pieck non ha torto a dire che parlare con lui mi piace.

Scrollo le spalle ma faccio come mi dice e vado da Armin, che sta parlando con Marco.

Ci parlo per un po', ma all'improvviso Pieck mi raggiunge di nuovo e mi trascina via. Sale una rampa di scale e si ferma a guardarmi seria.

«Ma insomma Pieck! Prima mi dici di parlare con Armin e poi mi porti via?» Sono leggermente scossa e la mia voce probabilmente suona più adirata di quel che io volessi, ma Pieck non cambia espressione.

«Non hai idea di quello che ho saputo.»

Pieck inizia con una breve introduzione di come ha saputo quello che ha saputo: Eren l'ha detto a Connie, che l'ha detto a Berthold, che l'ha detto ad Annie che l'ha detto a Pieck. Ed ora Pieck lo sta dicendo a me.

Sbuffo e incrocio le braccia al petto. «Puoi dirmi subito quello che hai saputo o ci sono altri passaggi di parola?»

«Ieri sera, all'ultimo friday night di football prima della cerimonia dei diplomi. Reiner era nello spogliatoio e Porko l'ha raggiunto. Hanno iniziato a discutere di te, della vostra relazione, del tradimento e sono quasi arrivati a picchiarsi!»

Il respiro mi si ferma. Vorrei bloccarla, ma la voce mi muore in gola e la lascio continuare.

«Porko ha detto a Reiner che se tu fossi venuta alla festa stasera, doveva starti lontano. Anzi che proprio non doveva più chiamarti o cercarti in alcun modo, se no se la sarebbe vista con lui! È a quel punto che è arrivato Eren, che sentendo la discussione è intervenuto prima che arrivassero alle mani. Pensa è arrivato persino il prof Smith a separarli!»

La corvina mi guarda in attesa di una risposta ma in quel momento dalla porta d'entrata, che io vedo dalla cima delle scale, fa il suo ingresso proprio Porko. Si guarda intorno, saluta un paio di persone e il suo sguardo si sposta sulla cima delle scale. Mi vede e ci guardiamo per una manciata di secondi, quando con un cenno mi saluta e si allontana.

«[T/n] hai capito cosa ti ho detto?»

«Scusa ma ora vado. A dopo.» Senza guardarla scendo le scale e seguo Porko, mentre Lauper finisce di cantare e le note di Everybody Wants To Rule The World riempiono la villa.

Lui senza accorgersi della mia presenza scambia qualche parola prima con Ymir e poi con Colt del club di calcio. Io cerco di non farmi vedere e lentamente sento il mio cuore aumentare, battito dopo battito, passo dopo passo. Il pensiero che mi abbia difesa, seppur arrivando quasi a picchiarsi, in qualche modo mi fa capire che ci tiene a me e questa consapevolezza mi riempie il cuore di una sensazione di gioia immensa. Eppure non trovo il coraggio di avvicinarmi e rivolgergli la parola, come se qualcosa mi bloccasse; non mi era mai capitato di provare una sensazione del genere, nemmeno con Marcel. Così la paura di dire qualcosa di sbagliato e far allontanare Porko mi bloccano le corde vocali e non posso fare altro che stargli alle spalle, fingendo di tanto in tanto di guardarmi intorno.

Porko si ferma di nuovo a parlare con un nostro compagno di classe, mentre si avvicina al tavolo e prende una bottiglia di birra per stapparla. Mi fermo anch'io al tavolo, seppur lontana da lui, e lo osservo parlare e ridere. Il battito del mio cuore è talmente veloce che fatico a deglutire e decido di bere un bicchiere di coca cola, quando vedo Porko salutare il ragazzo e allontanarsi verso il giardino.
Cercando sempre di non farmi vedere lo seguo, e mi fermo sull'uscio a guardarlo, in silenzio. Si siede su un dondolo e sorseggia la sua tanto amata birra amara, mentre io con la testa poggiata sullo stipite non ho il coraggio di avvicinarmi più di così. Non ho nemmeno idea di quel che io stia facendo e perché lo stia facendo, ma ho la sensazione che se mi avvicino più di così a lui il mio cuore potrebbe uscirmi dal petto.

È in quel momento che Porko si gira e mi vede fissarlo. Improvvisamente imbarazzata cerco di distogliere gli occhi dai suoi, ma è troppo tardi e sento la sua risata.

«Perché sei lì a fissarmi come una stalker? Sei inquietante.»

«N-non ti stavo fissando.» Mi difendo inutilmente. Porko però batte una mano accanto a lui, invitandomi a raggiungerlo ed io dopo un paio di secondi gli siedo vicino.

Non dice nulla e, con la testa bassa sulle mie mani che non la smettono di tremare, prendo fiato.

«Perché non sei dentro a divertirti?»

«Le canzoni. Non mi piacciono.»

Con la coda dell'occhio lo vedo girarsi e guardarmi con un sorriso. Lentamente cerco di comportarmi come se nulla fosse, come sempre.

«Ah sì giusto. Tu non ascolti mai pop, anzi lo critichi ogni volta che puoi.» Sorrido anche io, alzando gli occhi al cielo.

«Non è vero, ogni tanto qualcosa lo ascolto.»

«Davvero? Mi è nuova questa, ogni volta che venivo a casa tua per vedere Marcel sentivo rimbombare dalla tua camera i Mötley Crüe, gli AC/DC, gli Iron Maiden...»

«Hai dimenticato Led Zeppelin, Deep Purple ed Aerosmith. Ascolto anche i classici io» Ridacchia. Mi porge poi la bottiglia, ma io rifiuto e continua a bere, quando riprende la conversazione.

«Come se tu non criticassi l'hard rock e il metal. Ogni volta che venivo da te sentivo sempre e solo Michael Jackson, Madonna, Wham!, Whitney Houston... Ne vogliamo parlare?»

«Touché. Ma sappi che ho sempre ascoltato anche i Queen.»

«Tutti ascoltano i Queen.» Porko rotea gli occhi, divertito.

«Guarda che sono davvero più aperta verso il rock! Per esempio ho un paio di cassette dei Van Halen e di Jon Bovi. E su MTV ho sentito qualcosa degli Aerosmith, quando capitavano. Non sono male.» Dico con malcelato orgoglio, facendo ridere Porko.

«Infatti hai il singolo dei Run DMC con gli Aerosmith. Hai fatto progressi.»

Rido insieme a lui, quando decido di prendere anche io da bere.

«Vado e torno!» Gli dico prima di entrare. Mi accorgo di essere troppo energica e cerco di darmi una calmata.

Non appena mi verso da bere del cocktail vedo Pieck affiancarmi, con un sorriso compiaciuto sulle labbra.

«Che c'è?»

«Ah niente. Penso solo che tu e Porko facciate una bella coppia.»

Alzo gli occhi al cielo e la guardo con noia. «Non sei divertente.»

«E non volevo esserlo.» Il ghigno sulla sua faccia non fa cenno di sparire e, dal nulla, si accorge della canzone che è partita. «Strano che tu non sia ancora a ballare.»

Maniac: Michael Sembello; soundtrack di Flashdance.

Quanto amo questa canzone.

Pieck senza aggiungere altro mi fa posare il bicchiere e mi trascina al centro del salotto, costringendomi a ballare. Inizialmente non voglio, ma il ritmo della musica mi prende fin da subito e non posso fare a meno che seguirla, con un sorriso, e cominciare a ballare con lei. Altri ragazzi si uniscono a noi e, prima che me ne possa accorgere, faccio un paio di passi di break dance: è quasi come se i miei piedi si muovano da soli e non c'è nulla che io possa fare per controllarli.

La canzone finisce e, improvvisamente svuotata e senza fiato, mi giro verso il giardino e vedo Porko guardarmi. Stava con una spalla sullo stipite, a fissarmi con un sorriso piantato in faccia.

Mi sento sprofondare, ma lui mi fa cenno di tornare in giardino e svelta riprendo il mio bicchiere e lo raggiungo.

«Sei un idiota.»

Mi guarda perplesso. «Ma perché?»

«Perché mi fissavi!» Gli tiro un leggero schiaffo sul braccio, ma la mia rabbia non fa altro che provocargli una risata.

«Sono solo sorpreso! Non ricordavo che ballassi. O almeno, che ballassi così bene.»

Abbasso lo sguardo, imbarazzata e a disagio.

«Quando vi siete trasferiti in Canada ho cercato di pensare ad altro. Per togliermi dalla testa Marcel.» Borbotto, e anche Porko si fa più serio «E quindi è nata la mia passione per il ballo quando Connie mi ha fatto conoscere la break dance, i gruppi di New York, e Beat Street.»

Porko mi guarda apparentemente confuso, lasciandomi intendere che non sappia di che sto parlando.

«È un film di tre anni fa, che parla di questi due fratelli del Bronx, uno che fa il deejay e l'altro il b-boy. Insomma musica hip hop, break dance, rapping... Quella roba lì. Connie mi aveva imprestato la VHS ed io me ne sono innamorata.» Taglio corto, pensando lo stia annoiando «Non credo ti interessi.»

«Invece mi interessa. Solo, non è roba che io ho mai guardato o ascoltato.» Mi spiega pacatamente.

Non aggiungo altro e bevo un sorso dal mio bicchiere. È Porko a continuare il discorso.

«Quindi hai frequentato qualche lezione di hip hop o hai imparato da sola?»

Nego impercettibilmente col capo «Ho imparato da sola quel poco che so. Ai miei non piace come passione.» Forzo una piccola risata per sdrammatizzare «Mi hanno praticamente costretta ad entrare nel club di arte e a frequentare il corso di musica a scuola già dal primo anno. Volevano che mi interessassi ad uno dei due.» Porko annuisce, come se si ricordasse. «Almeno però al terzo anno ho potuto lasciare arte per iniziare tennis. Così ho fatto qualcosa di diverso.» Faccio un'alzata di spalle.

«Però sei rimasta a fare musica.»

Annuisco, nel tentativo di nascondere il rammarico che provo. «D'altro canto, so suonare bene la chitarra ora. Quindi qualcosa di positivo c'è, no?»

Gli sorrido e anche lui ricambia il mio sguardo. E senza volerlo mi fermo a fissarlo un po' troppo a lungo.

Maledetto lui e il suo bellissimo sorriso.

Mi giro dall'altra parte e finisco di bere, cercando di nascondere la mia faccia che ormai è bollente.

«Tu invece? Hai qualche passione nuova?» Cambio discorso.

Lo sento sospirare «Dopo il football ho cercato altro da fare, ma non ho ancora trovato nulla. Chissà, magari un giorno mi vedrai a suonare la batteria in una band, a Los Angeles.»

«Vuoi fare musica?»

«Non dico che sia il mio sogno nel cassetto, però sarebbe bello essere il prossimo John Bonham.»

Cerco di non dar a vedere che non so minimamente di chi sta parlando, ma Porko lo nota subito e alza gli occhi al cielo.

«Il batterista dei Led Zeppelin.»

«Lo sapevo.»

Soffoca una risata e riprende. «Sarebbe una figata se ci pensi, no? Vivere facendo quello che ami.» Porko mi guarda e vedo un luccichio nei suoi occhi. «Ma per adesso non voglio abbandonare tutto e buttarmi a capofitto in qualcosa più grande di me. Quello che voglio fare in questo momento, è entrare alla NYU.»

«Dici sul serio?» Chiedo sbigottita.

«Sì, voglio studiare alla NYU. Voglio un piano B, nel caso la mia futura band fallisca» Ridacchia prima di continuare «A settembre darò l'esame e spero di riuscire ad entrarci. Anche se non credo di avere molte chance...»

«Invece ce la farai! Ne sono sicura! Anzi riuscirai persino a sfondare con il tuo gruppo rock!»

Non volevo risultare così esaltata o energica, ma è stato più forte di me ed ora voglio sprofondare. Ma Porko non sembra farci caso e si alza dal dondolo.

«Questa festa mi ha rotto, me ne torno a casa.» Butta la bottiglia in un cesto lì affianco e si porta le mani in tasca, tornando a me «Tu rimani ancora?»

Il pensiero di rimanere alla festa di Ymir a deprimermi e a nascondermi da Reiner mi fa rabbrividire e decido di alzarmi anche io.

«Torno a casa.»

«Ti riaccompagno io se vuoi.» Porko tira fuori dal giubbotto un mazzo di chiavi e annuisco, forse più energica del dovuto.

Entriamo in casa e cerco Pieck per salutarla, ma al suo posto mi imbatto in Reiner.

Fanculo.

Alzo la testa e i suoi occhi azzurri mi scrutano attenti. Estremamente a disagio, lo supero e cerco di allontanarmi per continuare a seguire Porko verso l'uscita, ma Reiner mi afferra il polso.

Di nuovo, fanculo.

«Te ne vai già?»

«Sì.»

«Posso parlarti?»

«No.»

Strattono via la sua presa e con una piccola corsa raggiungo Porko all'ingresso. Lui si gira a guardarmi e nota il mio stato d'animo profondamente turbato, ma vedendo Reiner alle mie spalle capisce subito e mi afferra una mano.

«Forza andiamo.»

Lo seguo e vedo Pieck fuori, a parlare con Annie: non appena mi vede andare via con Porko sorride maliziosa e mi saluta con un cenno, ma prima che io possa ricambiare continuo a sentire i passi di Reiner dietro di me, che mi costringono a fermarmi.

«La vuoi smettere di seguirmi sì o no?!» Urlo. Attiro così l'attenzione dei presenti su di noi.

«Trovo assurdo che tu mi accusi di averti tradito, quando tu hai fatto lo stesso [T/n].»

Lo guardo con perplessità. «Eh?»

«Smettila di nasconderlo. Almeno non fare l'ipocrita e dì come stanno le cose: che io mi scopavo Historia alle tue spalle ma che anche tu facevi lo stesso con lui.»

Indica con lo sguardo Porko, che guardo disorientata.

«Ma stai scherzando?»

«Ti sembra che io stia scherzando?»

«[T/n] andiamo e basta. Non ne vale la pena.»

Di nuovo, Porko mi afferra la mano e cerca di portarmi via dalla festa. Nel mentre altri ragazzi sono usciti all'ingresso per capire cosa stia succedendo.

«Sai Porko, ti sei sempre vantato di non essere come me, ma le tue erano tutte palle.»

Reiner ci segue e dà uno spintone a Porko, che però non reagisce.

«È tutto nella tua testa Reiner. Ora smettila di cercare di ricostruire il tuo ego e lascia perdere questa storia.»

«E tu smettila di metterti tra me ed [T/n]. Questa è una questione che riguarda solo noi due, quindi sei tu che devi lasciare perdere questa storia.»

Un altro spintone e, ancora una volta, nessuna reazione da parte di Porko. Ma la stretta sulla mia mano mi lascia capire che sta perdendo le staffe.

«Mi chiedo come abbiamo potuto essere amici, tu ed io. Se non la difendessi così tanto, giurerei che sei solo un cazzo di finocchio.»

Okay questo è il limite. Ma non per Porko.

Senza controllare più le mie azioni, lascio la mano a Porko e stracolma di ira sferro prima una ginocchiata sul cavallo dei pantaloni di Reiner e, quando si piega per il dolore, carico un pugno dritto sulla sua faccia. La mia forza non è abbastanza per farlo crollare a terra, ma per lo meno basta a farlo barcollare indietro, da una parte all'altra.

«Se mi cerchi ancora sarò io ad ammazzarti, Brown!» Lo avverto. E solo ora noto che tutti gli sguardi sono puntati su di me.

Be', tanto meglio.

Sento la mano di Porko prendermi saldamente un braccio e, finalmente, riesce a portarmi via dalla festa e raggiungiamo la sua auto, parcheggiata poco lontano.

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