6.
Song for the chapter:
Amber Run - I found.
-Perché mai dovrei guardarmi alle spalle..?- domando confusa.
Mi fissa intensamente negli occhi, senza battere ciglio. Sono così vicina al suo viso che riesco a notare un po' di lucentezza dentro le sue iridi nere.
-Sei così ingenua, Bella.- dice, avvicinando il suo viso al mio. Il suo tono è così suave e tenebroso.
-Io n..non sono ingenua.- mi sforzo a pronunciare, anche se sono poco convincente.
Odio perdere il controllo di me stessa. Odio sentirmi in soggezione.
-Pensi di conoscere tutti così bene. Pensi di poter aiutare tutti, ma non è così. Le persone nascono malvagie e non puoi cambiarle. Mettitelo bene in testa.- sibila, quasi con rabbia.
Faccio un passo indietro, ma mi scontro contro il muro. Mi faccio coraggio di non andare nel panico, anche se mi manca poco per svenire.
-Tutti possiamo cambiare, perché c'è sempre una parte bianca, dentro a tutto quel nero, dentro il nostro cuore.- Cerco di mantenere la testa alta, ma mi riesce difficile.
-Quella parte bianca, che tu chiami, è la cosa che rende l'uomo debole, che lo blocca ad andare avanti. E sai come si chiama quella parte bianca? Paura.
-Anche l'uomo più temerario ha paura di se stesso.- sussurro, senza pensare.
Le parole mi scivolano di bocca come aria. James non ribatte nulla. Si limita solo a guardarmi, quasi sorpreso delle mie parole. Vedo una scia di tristezza nei suoi occhi, come un lampo, per poi svanire in un batti baleno.
-E non è vero che faccio finta di preoccuparmi per te, James.
Fa un passo indietro, abbassando la testa. Posa la mano sulla maniglia della porta. Non capisco le sue intenzioni finché..
-Penso sia ora che tu vada.- dice, lasciandomi di stucco.
Non sono mai stata cacciata via da un paziente. Questo è intollerabile.
-Ma..- Mi interrompe subito.
-Vai.- mi ordina, senza guardarmi negli occhi.
-James, ma..
-Ho detto vai!- mi urla, voltandosi.
Noto che i suoi occhi non sono più di colore nero lucente candido, ma si trasformano in un nero gelido e pietrificante.
Non me lo faccio ripetere un'altra volta. Prendo la chiave dalla tasca, apro la porta ed esco.
Appena la chiudo, mi appoggio ad essa. Cosa è appena successo? La mia mente cerca di mandarmi delle informazioni, ma il mio cuore sta battendo così forte. Non mi sono mai cacciata in una situazione del genere, ma devo immaginare che lui è diverso. Ogni volta che sono con lui il mio cervello smette di funzionare, il mio battito cardiaco aumenta a tal punto da farmi dimenticare chi ho davanti a me.
Non ho mai provato questo tipo di emozione. Nemmeno con Jason.
Mi distacco dalla porta e mi incammino verso l'ufficio, quando una voce mi ferma.
-Isabelle! Potresti aiutarmi ad apparecchiare la mensa? Tra poco entreranno tutti i pazienti e non penso di riuscirci da sola prima del loro arrivo.- È la cuoca, Elizabeth.
Non siamo molto amiche come lo sono con Allyson, ma ci trattiamo come due colleghe di lavoro.
-Certo.- rispondo, dirigendomi verso la mensa assieme a lei.
La mensa è una delle stanze più grandi di questo istituto. Assomiglia ad un grande corridoio lungo e largo,con tavoli e sedie ovunque, ma ben disposti.
Inizio a disporre le posate e i piatti riempiti di zuppa di carote e patate. Impiego quasi un'ora intera, ma i pazienti sono tanti e devo servire ciascuno di loro.
Fortunatamente finiamo in tempo. Appena metto l'ultimo piatto e posata, una campanella suona avvertendo i pazienti che è ora del pranzo.
Una mandria di persone entra accompagnati dalle loro guardie, riempiendo la stanza.
Mi siedo nell'angolo, assieme a Elizabeth, osservando tutti i pazienti. Sembrano così normali, ma ogni volta che li becchi a guardarti si impauriscono e lo distolgono subito.
Sto per uscire e prendermi un caffè, quando all'improvviso entra James con dietro Brandon.
Si guarda intorno,alla ricerca di qualcuno, fino a che il suo sguardo non incontra il mio. Continua a guardarmi, senza mai distogliere lo sguardo neanche quando si muove per prendere posto a sedere.
Distolgo lo sguardo, non riuscendo più a sopportarlo. È come se mi stesse leggendo dentro, come se mi stesse spogliando dalle mie sicurezze.
Decido di fare finta di nulla, anche se sento ancora il suo sguardo su di me. Noto che non sta toccando il suo cibo, al contrario degli altri che stanno divorando il piatto.
Un paziente si alza con il piatto nelle mani. È diretto verso la mia direzione.
-Bellezza, me ne metteresti un altro po'?- chiede, con un grigno.
Gli prendo il piatto per andare ad aggiungere un'altra porzione, ma noto che le pentole sono vuote. Non è rimasto più nulla.
-Ne stiamo preparando ancora un po', ma ci vuole qualche minuto prima che sia pronta.- mi informa Elizabeth.
Ritorno dal paziente, che credo si chiami Thomas, dicendogli esattamente le stesse parole di Elizabeth.
-Non mi interessa, io ne voglio ancora. Ora!- esclama, alzando la voce.
-Lo so,ma..
-Non me ne frega di quello che dici, qui ci lavori e tu ora me ne porti ancora!- ordina.
Indietreggio non appena vedo che si sta avvicinando troppo a me. Sono abituata a queste situazioni, ma ora sono davvero in difficoltà.
Mi prende per il braccio, stringendolo forte.
Sono sul punto di urlare, quando una voce lo fa allentare la presa.
-Non hai sentito cosa ti ha detto?- una voce lo distrae da me.
Mi aspetto che sia una guardia. Al contrario, è James.
Thomas lascia il mio braccio, e mi aspetto che vada a sedersi.
Ma non è così.
-E tu chi diamine credi di essere per dirmi quello che devo fare?!- dice, alzando la voce.
Perché le guardie non stanno intervenendo?
-Un uomo migliore di te.- risponde. È molto più alto del paziente davanti a lui e devo dire che intimidisce parecchio.
Sento la tensione crescere fra i due, ma la situazione precipita non appena il pugno di Thomas viene a contatto con la viso di James.
Il colpo lo fa indietreggiare di qualche passo e posso notare il sangue uscirgli dal naso. Appena si volta, è livido di rabbia. Prende Thomas per il colletto della camicia e lo alza in aria.
-Ascoltami bene, pezzo di merda. Ti consiglio di stare alla larga da lei, e se provi di nuovo a toccarmi io ti spezzo il collo. Hai capito?- lo minaccia.
Thomas non riesce a rispondere, neanche a respirare. Annuisce con la testa, ma a James sembra non bastare. Anzi, lo stringe ancora di più.
-James lascialo andare.- sussurro, ma sembra non sentirmi. Tutti stanno guardando la scena, senza muovere un dito.
-James, lo stai soffocando.- riprovo, ma niente da fare.
-James!- urlo, strattonandogli il braccio.
A quel punto lo lascia andare, e proprio in quel momento, intervengono le guardie.
-Ma cosa sta succedendo qui?!- chiede una guardia, con voce esasperante.
Quando mi volto, vedo che è Jason.
Gli corsi incontro, abbracciandolo. Lui sembra sorpreso di questo gesto, ma ricambia.
-Oh, Jason. Ho pensato ti fosse successo qualcosa. Perché non hai risposto a nessuna chiamata?- chiedo, con voce disperata.
Lui non risponde, e quando lo guardo, capisco perché. Il suo sguardo non è su di me, ma su James. Entrambi si stanno fissando negli occhi, con rabbia.
Quando mi volto verso James, noto un sorriso sinistro formarsi sulle sue labbra, per poi abbassare lo sguardo su di me.
-Hai dimenticato questa nella mia stanza.- dice. Non capisco di cosa stia parlando, fino a che non tira fuori dalla tasca la mia agenda.
Sono scappata così di fretta, dimenticandomi completamente di essa.
-Oh,grazie.-dico, timidamente.
Do un ultimo sguardo alle mani intrecciate di me e Jason, per poi andare a sedersi.
Mi volto verso Jason.
-Quando sei arrivato?- gli domando.
-Pochi minuti fa. E meno male che sono venuto qui in tempo. Ma le altre guardie dormivano in piedi per caso? E Brandon?!- dice, esasperato.
-Me lo chiedo anche io.- rispondo, con mille pensieri che mi frullano nella testa.
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