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20.

Song for the Chapter:

DNA - Little Mix.

- Hey.

È l'unica cosa che riesco a pronunciare. Rimango pietrificata a guardarlo. Ad ammirare la sua bellezza. Sono arrabbiata con lui, cavolo se lo sono. Tuttavia, ogni volta che i miei occhi blu ghiaccio sui suoi colore mare, sento come se i miei si sciolgano e si mischino con i suoi per poi diventare un tutt'uno.

- Bene, io torno al lavoro. A dopo ragazzi.

Allyson scompare tra i corridoi e rimaniamo solo io e lui.

Restiamo a fissarci senza muovere un muscolo per paura di spaventare l'altro. Apro bocca per dire qualcosa, ma tutto ciò che esce è un sospiro soffocato a causa della mia gola secca e prosciugata.

- Mi sei mancata.- Ora ciò a dovermi mancare è il respiro.

Non vedendo una reazione da parte mia, si avvicina fino ad arrivare a quasi un centimetro di distanza.

Ora mi manca il battito.

- Mi hai sentito?

Guardo le sue labbra. Così rosee e perfette. Ciò a cui penso è solo posare le mie per completare il puzzle con le mie.

Ma non posso. Mi ha ferito così tanto.

Strizzo gli occhi forte, per poi riaprirli e posarli sul suo viso.

- Sì, ti ho sentito.

- Bella, ho bisogno di parlarti. Voglio che tutto torni alla normalità, come prima.

- Tutto è come prima.

- Intendo tra di noi. Io non voglio perderti.

Per un attimo mi è sembrato di vedere una lacrima proveniente dai suoi occhi.

Ed è così. Due lacrime. Due lacrime che calano dai suoi occhi illuminandoli ancora di più. E Dio solo sa che lucentezza hanno.

Alzo la mano e con le dita gliele tolgo dal viso per poi appoggiarla sulla sua guancia.

- Va tutto bene, Jason.

- Mi perdoni?- copia il mio gesto appoggiando la sua sulla mia guancia, per poi avvicinarsi ancora di più al mio viso.

Ora siamo a un millimetro di distanza.

- Ti perdono.

Appena finisco di pronunciare quelle parole, si fionda sulle mie labbra. Ho già detto che sono perfette? Perché lo sono ancora di più al tatto.

Sposta la mano sul mio fianco destro avvicinandomi di più a lui. Le nostre labbra danzano eleganti e disperate allo stesso tempo. Sento la sua lingua che mi chiede accesso e senza neanche pensarci la faccio entrare a contatto con la mia.

Mi mancava il suo tatto. Le sue mani. Il suo profumo.

Tuttavia, sento che manca un pezzo del puzzle. Sento che manca quella scintilla che mi faccia impazzire. Che mi faccia perdere in lui.

Non c'è.

Perché? Perché non riesco a volerlo così tanto come me lo immagino? Perché non riesco a.. ad amarlo come vorrei.

- Signorina Benson e signor Graham, mi fa piacere che abbiate trovato un modo per intrattenervi in questo lurido posto. Ah, aspettate. Questo lurido posto si chiama lavoro! Fuori dai miei piedi e andate a fare quello per cui siete pagati!

La vergogna nei nostri visi è a dir poco visibile. Senza farcelo ripetere, scompariamo dalla sua vista per andare ognuno nei propri uffici.

Apro la porta e l'odore di cartacce e sia chiusa mi soprassalta. Questo è l'unico luogo in cui mi sento al sicuro qui dentro. Mi sento me stessa, immersa nei pensieri, nei miei incubi più oscuri.

Prendo l'agenda e mi annoto i nomi dei pazienti che devo visitare: Rose, e.. James.

Solo ora realizzo che non lo vedo da giorni. Nessuno mi ha detto nulla su di lui, nessuno lo ha nominato.

Quasi come se fosse stato dimenticato.

Come se lo volessero dimenticare.

Prendo il camice e mi dirigo verso la stanza di Rose. Sono contenta di vederla, lei è sempre stata la mia paziente preferita.

(Oh! Per favore..)

Scuoto la testa. Ancora quella dannata vocina che continua a perseguitarmi.

Arrivata davanti alla porta della sua stanza, prendo la chiave dalla tasca sinistra e la apro.

I miei occhi subiscono un forte colpo dall'oscurità che invade e risucchia la stanza e Rose. Accendo la luce e una Rose impaurita mi si presenta davanti, seduta per terra al centro della stanza.

- Ciao, Rose.

- Chi è? Chi parla?- la sua voce tremante e spenta mi fa venire la pelle d'oca.

- Sono Bella. Ti ricordi di me, no?

- Oh, Bella! Sei tu. Sono così contenta di vederti.- Alza lo sguardo e riesco a vedere una certa luce nei suoi occhi. Cosa che a lei è sempre mancata.

- Anche io, Rose. Allora raccontami. Come stai?- mi siedo anche io per terra di fronte a lei.

- Secondo te, cara? I giorni passano, ma mio marito ancora non arriva. Lo sto aspettando con così tanta impazienza! Guarda,- mi indica lo il dito l'angolo della stanza alla sua destra - ho preparato le valigie, gli ho preparato i panini per il viaggio, ma lui non si degna di venire.

- Rose, non ci sono valigie, ne panini. La stanza è vuota.- le dico, sussurando dolcemente. So che la verità è sempre stato il suo punto debole. O forse di tutti.
Non riesce ad accettare la realtà e so che fa male, Dio se fa male, ma deve uscire dai suoi scenari, dalle sue fantascienze cosicché possa uscire da qui.

- Sei cieca per caso? Sono proprio lì. Guarda come ho preparato tutto in ordine e come ho piegato bene i ves.. i vest.. i- improvvisamente scoppia in pianto isterico.

- Rose. Rose, calmati. Per favore, Rose.- niente, continua a divincolarsi e a sbraitare con le braccia come un uccellino intrappolato.

- Tu n..non cap..pisci. Io h..ho bisogno di usc..ire dal di qu..i.

- E ne uscirai, ma devi impegnarti ad uscire dalla tua testa. Devi cercare di farti aiutare. Sblocca la tua mente e lascia che entri dentro e che sistemi tutto. Tu non devi fare nulla se non lasciarmi accedere e darmi la possibilità di mettere il ordine ogni tuo pensiero, ogni parte di te.

Rimane a fissarmi con gli occhi lucidi che paiono quelli di un cerbiatto. Impaurita e bisognosa di aiuto e amore.

- P..posso abbracciarti?

Sgrano gli occhi. Non dalla paura, ma dalla sorpresa. Un sorriso appare sul mio viso e una sensazione di affetto verso di lei attraversa il mio corpo. Quell'affetto che una figlia prova verso la madre.

- Certo. Vieni qui.

Le sue braccia avvolgono il mio collo e la sento poggiare il mento sulla mia spalla. Come fanno i bambini quando si stanno per addormentare in braccio.
Riesco a sentire il suo odore, spento e intenso allo stesso tempo. Amaro come il veleno, ma dolce allo stesso tempo. Sembra quasi una fragranza di vaniglia mischiata con.. acido.

- Tu non puoi curarmi. E lo sai perché? Perché sei esattamente come me.

Un oggetto appuntito colpisce la mia schiena e Rose scioglie l'abbraccio scaraventandosi verso la porta.

Dovrei alzarmi. Dovrei fermarla. Dovrei correrle dietro e trascinarla qui dentro.

Ma non ci riesco. L'unica cosa che sento è sangue gocciolare sul pavimento.

E dolore. Tanto dolore. Sento come se la mia schiena fosse forata e.. aperta. Provo ad alzarmi dal pavimento freddo e umido, ma le forze non sembrano essere dalla mia parte. Riprovo a sollevarmi poggiando il braccio dentro sulla parete e a tirarmi su con le gambe.

Ed eccomi di nuovo a terra.

Mi arrendo e mi lascio trasportare dal sonno che improvvisamente prende il sopravvento. Cerco di tenere gli occhi aperti e di chiamare la guardia, ma dalla mia bocca esce solo aria. Sento le mie palpebre piano piano cedere.

Provo a tirarle su e a tenere gli occhi aperti. Sì, ci sto riuscendo. Ce la posso fare. Devo rimanere sveglia. D.. devo rima..nere.

Buio.

A/N:

Ciao a tutti/e!

Dopo tanto tempo sono tornata e ho deciso di non abbandonare questa storia che da anni ho voluto pubblicare.

Volevo ringraziarvi con tutto il mio cuore per il vostro appoggio e supporto. State rendendo tutto più possibile e, soprattutto, un sogno.
Oltre ai voti e ai commenti, volevo ringraziarvi per le parole che ogni giorno mi scrivete.

Grazie ancora.

B. x





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