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17.

Song for the chapter:

Toxic - 2WEI.

All'arrivo delle pizze ci accomodiamo in cucina e cominciamo a mangiare. In silenzio. Cosa mai successa prima. Conosco Jason abbastanza da sapere che quando tace, vuol dire che qualcosa non va.

Ci siamo quasi.

L'aria attorno è talmente tesa che sento il dovere di rompere questo silenzio tombale il prima possibile.

-Allora, com'è andata oggi a lavoro?

Jason alza lo sguardo di scatto, quasi sorpreso che della mia voce così entusiasta. In effetti lo sono anche io.

-Come tutte le giornate precedenti: noiosa ed esasperante. Tu invece ti stai riposando in questi giorni?

(No.)

-Sì. Mi servivano proprio questi giorni di distacco da quel posto.

(Da James.)

-Già. Stare troppo tempo lì dentro si diventa pazzi. A proposito di pazzi, hai saputo di James Gray?

Al sentire il suo nome, sobbalzo immediatamente. La fetta di pizza quasi mi cade dalle dita, e Jason sembra aver notato questo mio atteggiamento impulsivo, ma distoglie subito lo sguardo.

-Allyson mi ha detto che ha aggredito aggressivamente a Brandon.

-Dovevi vedere come lo ha ridotto. Ma la cosa che faceva più paura era la sua faccia. Non sembrava in sé, anzi, sembrava un demone! Non ho mai visto una cosa del genere.

Deglutisco lentamente cercando di non fare emergere le mie emozioni, anche se sono certa di fallire miserabilmente. Jason non distoglie il suo sguardo dal mio viso, come se mi stesse studiando minuzziosamente per memorizzare ogni particolare.

-Comunque non è tutto qui, anzi, c'è di più. Dopo essere stato staccato e legato dalle guardie, ha iniziato a urlare il tuo nome incessantemente.

(Cosa?)

-Ma che cosa dici?- mi scappa una risata.- Perché mai urlerebbe il mio nome?

-È esattamente ciò che mi sono chiesto anche io, Bella.- Il suo sguardo cambia improvvisamente. Diventa cupo e.. pieno di rabbia. -Perché mai un paziente, soprattutto lui, urlerebbe disperatamente il tuo nome mentre le guardie lo riempiono di frustate e scosse elettriche..?

Le sue parole paiono delle spine che colpiscono il mio petto, e un bruciore intenso e persistente si perpetua ad ogni parola da lui proferita.

Solo al pensiero di ciò mi arriva una scossa elettrica su tutta la colonna vertebrale che colpisce dolorosamente ogni cellula del mio corpo.

-Forse perché gli sono simpatica.- dico, con un sorriso insicuro sulle labbra tentando di smuovere la tensione che continua a persistere nell'aria. Tuttavia, non sembra funzionare.

Jason si alza dal divano rabbiosamente gettando la pizza a terra. -Smettila di mentire!- Il suo urlo fa sobbalzare ogni particella del mio corpo e il panico prende il sopravvento.

-Tu mi stai nascondendo qualcosa, Bella. Lo posso leggere nei tuoi occhi. C'è qualcosa tra te e.. James?!-noto come la sua vena sulla fronte inizia a confiarsi, quasi da scoppiare.- O ti stai facendo manipolare e sedurre come una marionetta? Da quando lui è arrivato non mi parli più come prima, non mi chiami e appena riesci a guardarmi negli occhi! Lui è pericoloso ed è solo un pazzo che ha ucciso famiglie e bambini e..e tu lo tratti come se fosse un innocente indifeso!

Jason avanza verso di me, ma io indietreggio.-Io lo tratto come tutti gli altri pazienti. Lo tratto così perché è il mio mestiere aiutarli a tornare in sè e a curarli da tutta la malvagità che circola nel loro sangue.- prendo pausa non appena sento di non avere più fiato.- Tu sei venuto qui stasera solo per urlarmi contro parole senza senso e ad incolparmi di qualcosa che non è neanche vero!

Il silenzio ritorna di nuovo. Anzi, in realtà non se n'è mai andato. Esso non scompare, semplicemente si nasconde dientro a un angolo non appena un rumore si fa strada nella stanza.

Anche io sono come il silenzio. Mi allontano da ciò che mi spaventa, da ciò che sento sia una minaccia. Ma anche da ciò che voglio, da ciò che desidero.

-Bella, io.. io.. mi dispiace. Pensavo tu-

-Io cosa? Uh?

-Niente.

Vedo nei suoi occhi la frustrazione e il dispiacere che prova per ciò che ha detto, ma io non provo alcuna compassione per lui. Solo rabbia e.. odio. Sentimento che non ho mai provato verso di lui.

-Forse è meglio se vado.

-Sì, dovresti.

Mi dirigo verso la cucina senza degnarlo di un altro sguardo. Non doveva andare così, non doveva finire in questo modo la serata. Mi appoggio sul muro non riuscendo più a mantenere l'equilibrio. La testa mi gira, come se il mio cervello stesse lavorando a una velocità sovraumana per capire cosa è appena successo.

Ancora niente.

Un bisbiglio mi fa sobbalzare dalla sedia. Mi guardo intorno in preda alla paura, ma non vedo o sento più niente.

Sto impazzendo. Sì deve essere così.

Una lacrima inizia a formarsi nel mio occhio sinistro. Mi accavaccio a terra come un animale indifeso, piccolo e.. solo. Un dolore acido e amaro inizia a propagarsi nel petto e colpisce il cuore come se fosse un pugnale affilato imbevuto di veleno.

Seconda lacrima, per Jason.

Non riesco a smettere di pensare a James. Sento il bisogno di vederlo, di parlargli, di averlo accanto a me. Che sia giusto o sbagliato.

Terza lacrima, per James.

Non ho mai provato un dolore così grande dopo la morte dei miei genitori, e pregavo ogni notte di non provarlo mai più. Ma a quanto pare Dio non le ha ascoltate.

Quarta lacrima, per i miei genitori.

E mentre penso penso a loro, mi rendo conto di quanto io stia vivendo solo nell'attesa, nel dolore, nella disperazione e nella solitudine.

Quinta lacrima, per me.

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