5. La prima notte
Nota Autrice:
Il video qua sopra mostra a grandi linee come immagino la casa di Levi, se vi interessa!
Una settimana dopo. Venerdì.
Levi's pov
Il corvino si trovava nella piccola palestra di casa sua, come ogni pomeriggio alla solita ora, così da mantenersi in forma costante ed essere robusto.
Proprio durante le flessioni, sentì la porta in cima alle scale aprirsi e qualcuno scendere per raggiungerlo.
-Cosa c'è Pixis?- Levi riconobbe subito i suoi passi e a fiato corto continuò le sue flessioni.
-È arrivato Farlan. L'ho fatto entrare.- Disse l'anziano.
-Digli che arrivo subito e di aspettarmi in salotto.-
Pixis annuì brevemente e tornò al piano di sopra. Il corvino arrivò a cinquanta flessioni e si tirò sù a sedere, madido di sudore, per poi alzarsi e prendere un asciugamano appeso lì vicino. Ci si asciugò velocemente la fronte e i bicipiti, lo posò sulla sua spalla e salì al piano di sopra.
Vide subito Farlan seduto su una delle due poltrone del salotto, che nell'attesa si era messo a smanettare al proprio cellulare, quando di sottecchi vide Levi e con un sorriso si alzò per andargli incontro.
-Hey, Levi. Volevo farti i complimenti per la tua promozione di persona, come stai?-
Fece per dargli un veloce abbraccio, ma immediatamente ci ripensò, notandolo ancora sudato e con un leggero affanno.
-Grazie. Sto come al solito, tu invece?- Si diresse verso il bagno lì vicino e ci entrò per qualche secondo, il tempo di buttare l'asciugamano nella cesta dei panni sporchi e darsi una veloce sciacquata alla faccia. Sentiva addosso la forte necessità di entrare sotto la doccia e lavarsi subito da tutto quel sudore, ma non voleva far aspettare troppo il biondo.
-Bene, sono solo un po' stanco per il lavoro, ma nulla di che.- Rispose appena Levi tornò e si rimise comodo sulla poltrona. -Vedo che ci tieni sempre molto al tuo fisico. Almeno compensa l'altezza.- Prese a stuzzicarlo amichevolmente, scoppiando poi a ridere.
-Sei molto spiritoso.- Con sguardo sarcastico, Levi si mise a sedere sul divano e non ci volle molto prima che la gatta dal pelo nero lo raggiungesse per fargli compagnia, raggomitolandosi attaccato alla sua coscia.
Farlan, ogni qualvolta gli si presentasse davanti l'occasione, non si privava mai dal fare battute sull'altezza di Levi, che a stento raggiungeva il metro e sessanta. Levi ormai ci aveva fatto l'abitudine e si limitava a qualche commento stizzito.
-Pixis, preparaci qualcosa da bere per favore.- Levi si rivolse al maggiordomo, che era appena passato lì vicino e con un semplice cenno con il capo attraversò il corridoio per arrivare all'angolo bar della cucina.
Farlan, dopo che ebbe ritirato il cellulare nella tasca dei jeans, divaricò un istante le gambe e le accavallò per mettersi comodo. -Ho visto che hai comprato un auto nuova. A Isabel piaceva molto quella di prima.-
-Avevo bisogno di un nuovo modello.- Accavallò le gambe anche Levi mantenendole però chiuse e si appoggiò allo schienale del divano, aprendo le braccia per poterle stendere ai lati della testa. -Sai quando tornerà dal Giappone comunque?-
-Non lo so ancora in realtà. Ho provato a chiamarla questa mattina, ma mi ha risposto la segreteria telefonica.- Il biondo fece una breve alzata di spalle. -Se la starà spassando.-
Levi buttò la testa all'indietro, sospirando profondamente. Nonostante il venerdì uscisse prima dal lavoro, si sentiva stanco, e non per la ginnastica di poco prima. Era stata una settimana abbastanza faticosa dopo la promozione a compensation and benefits manager. E quella sera avrebbe voluto solo rilassarsi, nella sua solita e sempre più triste maniera.
-Che mi racconti tu? A parte la promozione al lavoro, è successo qualcos'altro?- Chiese ad un certo punto Farlan, notando il corvino assorto in chissà quali pensieri.
-Niente di nuovo. Sempre le stesse cose.-
Esatto, sempre la solita noiosa routine. Lavoro, ginnastica, prostitute, tre ore di sonno (se tutto andava bene riusciva per miracolo ad arrivare a quattro), e ricominciava una nuova giornata. Sempre la stessa identica storia, tutti i giorni, tutti i mesi, per chissà quanti altri anni. Levi sentiva che stava lentamente perdendo la cognizione del tempo e inesorabilmente affondando in un buco nero, senza via d'uscita.
"Forse la noia da uomo ricco" pensava spesso. E a quel punto si chiedeva perché fosse ricco, perché proprio lui, perché lui se lo meritava e non qualcun altro. E via discorrendo, finiva col farsi sempre la stessa domanda, tutti i giorni.
"Che senso ha la mia vita?"
-Capisco.- Rispose il biondo, inconsapevole di tutti quei pensieri nella testa di Levi, e lo osservò accarezzare il gatto, prima di riprendere a parlare.
-Vuoi veramente che Kuchel sia l'unica presenza femminile nella tua vita?-
-Non è l'unica. Ci sono anche Isabel e Hanji.-
-Lo sai cosa intendo.- Si fece più serio Farlan, aggrottando le sopracciglia. -Io ed Isabel siamo preoccupati per te. Sembri sempre meno interessato a tutto, sai?-
In quel momento arrivò Pixis con in mano due bicchieri riempiti di Brandy, che servì ai due.
Appena se ne andò, Farlan riprese a parlare. -Non vorrai seriamente continuare a frequentare donne diverse per una sola notte per chissà quanto, vero?-
Farlan era l'unico, eccezion fatta per Pixis, a sapere della "dubbia" routine di Levi, già ormai da parecchio tempo. Lo avvertiva spesso che non faceva bene alla sua salute mentale, che già di suo non era molto stabile, ma Levi non sembrava dargli retta.
Bevve infatti un sorso nel suo bicchiere, noncurante dei discorsi di Farlan. -Non lo so.-
-Se vuoi ti posso presentare qualche ragazza. Ne conosco una che farebbe al caso tuo.- Non si diede per vinto il biondo.
-Ti avevo già detto che non mi interessa. Non voglio avere una relazione.- Lo ammonì brusco Levi.
A quel punto Farlan sbuffò, abbattuto. -Sei sempre il solito testardo solitario.-
I due chiacchierarono solo per un altro po', dove Farlan disse che anche lui entro poco tempo avrebbe ricevuto una promozione, spostandosi di conseguenza in un altro reparto dell'ospedale, incentrato sulla cura dei tumori. Levi lo stette ad ascoltare tutto il tempo: tanto non aveva nient'altro da fare, come al solito.
-È già buio fuori, meglio che io vada.- Farlan posò il bicchiere con rimasta una goccia di brandy per alzarsi dalla poltrona, seguito poi da Levi non appena ebbe spostato delicatamente Kuchel dalle sue cosce, dove aveva trovato nuovo ristoro.
Attraversarono il corridoio e, arrivando alla sala da pranzo, scesero le scale lì vicino e si fermarono davanti alla porta d'entrata.
-Una sera potremmo andare al biliardo, ora che stanno arrivando le feste natalizie.- Fece Farlan, con l'implicito intento di fare svagare Levi in un modo che non fosse andare a prostitute oppure, nel caso peggiore com'era successo anni prima, al gioco d'azzardo.
-Non è una cattiva idea.- Rispose Levi aprendo la porta.
-Allora ci sentiamo in questi giorni per organizzarci.-
Il biondo indossò il cappotto e salutò Levi, per poi andare verso la sua auto.
Levi richiuse la porta ed entrò nel suo ufficio poco distante, dando una veloce occhiata all'ora.
Nel mentre che aspettava la cena, si mise a lavorare al computer, pensando che anche quella notte avrebbe cercato di levarsi lo stress di dosso.
[T/n]'s pov
Ci sedemmo tutti quanti a tavola per cenare. Questa era una delle poche volte in cui riuscivamo a mangiare sia con Armin che con la mamma, dal momento che i loro lavori non gli lasciavano molto tempo libero da passare in famiglia.
-È sempre tutto delizioso, mamma.- Sorrise mio fratello, portandosi il bicchiere alla bocca.
-Solo perché ci sei tu, Armin.- Bisbigliò mio padre.
-Guarda che ti sento, Simon.- Lo richiamò mia madre con tono sostenuto. -Di sicuro cucino meglio di te. Chissà cosa fai mangiare a [T/n] quando non ci sono.-
Io ed Armin scoppiammo a ridere, ma lentamente smisi e abbassai lo sguardo, mentre la mia famiglia riprendeva a parlare allegramente.
"Devo dirlo" pensai, stringendo i pugni sulle cosce.
Presi fiato, preparandomi a mentire da quel momento in poi alla mia famiglia.
-Ho trovato lavoro.-
Ad Armin rischiò di andare di traverso l'acqua, a mia madre cadde la forchetta di mano e mio padre rimase immobile con la bocca spalancata e la forchetta piena di spaghetti davanti alla bocca.
Si girarono poi di scatto verso di me, guardandomi con occhi strabuzzati.
-Co-cos'hai detto?- Balbettò mia madre.
-Ho trovato un lavoro...- Ripetei più lentamente, sforzandomi di guardarla negli occhi. -Al bar della discoteca di Trost.-
-Devi dire che hai trovato lavoro come barista alla discoteca di Trost. Così non rischierai che ti vengano a far visita.- Mi disse Petra, quando le elencati tutti i miei dubbi e timori sul nascondere alla mia famiglia quello che sarebbe stato il mio vero lavoro.
Senza che ebbi il tempo di elaborare la situazione, mi ritrovai stretta tra le braccia di mio padre. -Ma è una notizia fantastica, [T/n]! Finalmente qualcuno ti ha assunta!- Esclamò tutto contento, scompigliandomi i capelli.
-Quando inizi?-
-Da questa sera.- Risposi a mio fratello. -Tra meno di un'ora una ragazza che sarà la mia collega mi verrà a prendere.- Li avvisai, dando una veloce occhiata all'ora.
-È per caso quella ragazza con cui eri in giro a Trost la scorsa settimana?- Chiese mia madre ad un certo punto, facendomi irrigidire. -Quando sono andata al mercato ho incontrato l'anziana signora del palazzo di fronte alla fermata dell'autobus, che mi ha detto di averti vista in giro con una ragazza che non aveva mai visto.-
Deglutii a fatica e strinsi la stoffa dei pantaloni tra le dita. -S-sí mamma. È lei...-
"Quella vecchia pettegola..." Pensai innervosita. "Se solo sapesse che Petra in realtà fa la prostituta e che mi ha aiutato ad entrare nel giro, non oso immaginare la reazione dei miei genitori e di Armin... Non voglio nemmeno pensarci."
Quando finimmo di cenare, andai a farmi una doccia veloce, mi misi un filo di trucco seguendo il consiglio di Petra, e mi vestii con i primi abiti che trovai nell'armadio; tanto mi sarei cambiata arrivata a casa di Petra.
Sentii suonare al campanello e corsi giù per le scale per arrivare prima io alla porta.
-Pronta?- Mi fece un piccolo sorriso la ragazza dai capelli ramati guardandomi.
Annuii impercettibilmente, e mi girai. -Io vado.- Urlai, sentendo la mamma ed Armin salutarmi dalla cucina e papà dal salotto, così uscii e chiusi la porta.
-Scusa, ma non riesco ad avere abbastanza soldi per permettermi un'auto, anche se usata. È già tanto se riesco a pagare l'affitto del mio appartamento e la spesa.- Mi disse Petra con velata tristezza. -Quindi, dovremmo andare in bus e fare massimo dieci minuti a piedi fino al palazzo in cui abito.-
-Non c'è problema. Tanto i bus da queste parti passano fino a mezzanotte e ricominciano alle sei di mattina, no?- Risposi e Petra mi annuì, prima di prendere l'autobus e scendere dopo un paio di fermate. Camminando superammo la Via tredici, e sentii la mia ansia salire secondo dopo secondo.
Arrivammo al portone del palazzo, all'apparenza molto vecchio e malridotto, e seguii Petra fino al terzo piano.
Aprì una delle tre porte del piano e mi fece spazio. -Entra pure.-
Mi pulii la suola delle scarpe sullo zerbino ed entrai, guardandomi un po' intorno. Era un piccolo monolocale, ma comunque molto ordinato e pulito.
-Fai come se fossi a casa tua.- Chiuse la porta, posando poi le chiavi sul tavolo.
-Qui...ci fai venire anche i tuoi clienti?-
-A volte sì, ma solo quelli con cui vado a letto più spesso e clienti abituali. Sai, meglio non fidarsi troppo. Non mi piace far sapere ai miei clienti dove abito...-
Rimasi in piedi in mezzo alla stanza, a disagio, mentre Petra andava verso l'armadio e apriva una porta, tirandone fuori due buste di carta. Tornò poi da me e me le porse.
-Questa è la busta con l'intimo nero, mentre in questa c'è uno dei due completi.- Mi diede le borse. -Tieni. Vai a cambiarti in bagno.- Mi indicò la stanza alla sua sinistra.
Annuii e andai in bagno, chiudendomici dentro.
Feci un respiro profondo per calmarmi e mi tolsi quello che avevo indossato per venire fin lì. Indossai prima l'intimo nero, poi i pantaloncini corti di jeans e la t-shirt [c/p], leggermente corta.
Mi specchiai e faticai a riconoscermi. Non pensavo sarei mai arrivata a quel punto, ma ormai era troppo tardi per farmi indietro. Dovevo andare fino in fondo.
"Devo salvare mio padre." Strinsi i pugni e trattenni le lacrime che minacciavano di scendere, successivamente uscii dal bagno.
Petra mi squadrò da cima a fondo. -Questi vestiti vanno bene per te.- Commentò. Lei nel mentre si era già vestita ed ora mi aveva passato una giacca in pelliccia sintetica, mentre lei ne mise una in pelle.
-Non avrai freddo?-
-Dopo un po' ci fai l'abitudine. È al caldo ormai che sono più suscettibile.- La vidi sorridere mentre tornava verso l'armadio, ma non riuscii a non notare i suoi occhi tristi.
Aprì di nuovo l'armadio e prese un paio di stivali bianchi alti che arrivavano fin sotto al ginocchio, tornando subito dopo da me. -Metti anche questi.-
Li indossai ed infine mi diede una piccola borsa a tracolla nera.
Ossevai poi Petra aprire un cassetto dell'angolo cucina e prendere qualcosa. Ritornò da me e mi mostrò quello che aveva nelle mani: cinque bustine di condom e uno spray al peperoncino.
-Lo spray...-
-È per difenderti se dovesse succederti qualcosa. Anche io ne ho uno in borsa, non si sa mai.- Mise il tutto dentro la mia borsa. -Bene. Possiamo andare adesso.-
Petra si era vestita e mi aveva aiutato con assoluta calma e compostezza, come se ormai questa fosse la sua solita routine, e non ci facesse nemmeno più caso. Mi dispiaceva molto per lei.
Arrivammo alla Via tredici e ci fermammo vicino alla vecchia fermata del bus. In giro c'era già qualche donna, esattamente come noi.
-Non passano mai i carabinieri?- Chiesi, nel vano tentativo di distrarmi da ciò che stavo per fare.
-Se ne fregano ormai. Le volte che qualche agente passa di qua è proprio per farsi un giro con una di noi.-
Da quel momento stetti in assoluto silenzio, aspettando che succedesse qualcosa o che arrivasse qualcuno. Non ero nemmeno sicura di cosa stessi facendo in realtà, era come se stessi guardando me stessa dall'esterno, immobile e impotente. Mi osservavo, mi squadravo da cima a fondo, e temevo che tra un momento o l'altro sarei crollata.
Passò un po' di tempo, nel quale Petra mi consigliò che prezzi usare, come comportarmi e cose di questo genere, mentre io la ascoltavo distrattamente a bocca chiusa.
Guardai l'ora dal cellulare: era l'una e dieci. Erano passate quasi tre ore da quando stavamo aspettando. Non che avessi sonno, perché avevo dormito per quasi tutto il pomeriggio come mi aveva detto di fare Petra, ma sentivo che sarei impazzita se avessi continuato ad aspettare.
Un'altra auto entrò nella via e rallentò. Era un'auto nera e luccicante, probabilmente molto costosa a prima vista.
Si fermò di fronte a me e Petra e avvertii le gambe tremarmi. Avrebbero ceduto se non mi fossi appoggiata al muro alle mie spalle.
Petra, non mostrando alcuna ansia o timore, fece qualche passo fino a fermarsi affianco all'auto, e vidi il finestrino davanti a lei abbassarsi.
Rimase un paio di minuti a parlare con l'uomo alla guida e dopo poco tornò da me.
-Questo è tuo. Ci sono andata più e più volte a letto, quindi puoi fidarti.- Mi sorrise, ma in quel momento riuscivo solo a guardarla negli occhi. Quel suo sorriso era falso e serviva solo per rassicurarmi, mentre i suoi occhi dicevano tutt altro.
"Buona fortuna. Puoi farcela. Pensa a tuo padre. Non crollare." Mi dicevano, in silenzio, mentre io sentii gli occhi riempirsi di lacrime e lentamente mi costrinsi ad andare verso quell'auto.
Le gambe stavano per cedermi, il cuore mi stava per esplodere, la testa mi girava a tal punto che per un attimo temetti di svenire, ma arrivai alla macchina e con estrema lentezza aprii la portiera.
Non avevo ancora trovato la forza di guardare in faccia il mio primo cliente, ma la sua voce profonda cercava di tranquillizzarmi, mentre ripartiva e mi portava presumibilmente a casa sua o ad un motel.
-Petra mi ha detto che è la tua prima sera, giusto?-
Annuii lievemente con la testa, non proferendo parola e stringendo la borsa tra le mani.
-Dato che è la tua prima volta ci andrò piano, non ti preoccupare.- Mi rassicurò, nonostante non servisse a molto.
Si fermò parcheggiando di fronte ad un motel e scendemmo dall'auto. Lo seguii a testa bassa, ma riuscivo chiaramente a vedere la sua corporatura robusta sotto la giacca.
Dopo che il proprietario ci diede una chiave salimmo le scale, forse per evitare l'agonizzante silenzio in ascensore, e mi fece entrare in una stanza.
-V- vado un momento al bagno... Torno subito.-
Lui non mi disse nulla ed io mi chiusi nel bagno, cercando invano di rallentare il battito del mio cuore. Chiusi gli occhi e feci qualche respiro profondo, prima di guardarmi allo specchio. Di nuovo, mi convinsi che andava tutto bene, che lo facevo per la mia famiglia, ed uscii dal bagno.
Riuscii finalmente a guardare quell'uomo in faccia, mentre lasciava le scarpe all'entrata.
Entrò nella camera da letto quello che sarà a momenti il mio primo cliente e si chiuse la porta alla spalle. -Comunque, nel caso dovessimo vederci ancora, io sono Reiner.-
Un'ora dopo
-Alla prossima allora.- Mi disse il biondo appena chiusi la portiera dell'auto.
Ripartì ed io tornai al punto di prima, notando che questa volta Petra non c'era. Mi misi ad aspettarla in silenzio, guardandomi intorno.
Reiner era stato molto gentile, anche se era difficile crederlo, non mi aveva forzato a fare nulla che non volessi e mi aveva pagata molto.
"Mi sento così sporca." Riuscii solo a pensare, in preda ai sensi di colpa. Da quel momento in poi, non sarei più tornata come prima. Tutto ciò che potevo fare era andare avanti.
Venti minuti dopo, poco distante da me, si fermò un'auto da cui scese Petra. Non appena mi vide venne di corsa verso di me, in un misto tra ansia e angoscia. -Allora? Com'è andata?-
-Bene, credo...- Risposi incerta, abbassando lo sguardo. -Senti...mi puoi riaccompagnare al tuo monolocale?-
Mi guardò silenziosa, prima di sorridermi rammaricata. -Certo. Ti capisco, anche per me la prima notte è stata così...-
Uscimmo dalla via, arrivando all'incrocio, e guardai da una parte all'altra della strada di fronte alle strisce pedonali. -Sarà sempre così?- Mi girai poi verso di lei.
-No. Le prime volte è normale che ti senta leggermente scombussolata. Ma dopo non sarà più così, te lo assicuro.-
Sospirai e feci per attraversare, ma Petra mi prese per un braccio e mi tirò a sé. -Attenta!-
Per un pelo un'auto non mi investii e mi passò a pochi centimetri dal naso, spaventandomi.
-Hey! Ci sono le strisce, coglione!- Urlò Petra rivolgendosi rabbiosa al conducente, prima di tornare a me preoccupata. -Stai bene?-
-Sì, tutto bene.- Risposi, guardando poi quell'auto allontanarsi e imboccare la Via tredici. Era anch'essa nera e luccicante, ma più grande di quella di Reiner. In più aveva i finestrini totalmente oscurati, quindi anche volendo non saremmo riuscite a scoprire chi era il conducente.
-Chissà chi cazzo è... che pezzo di merda!-
-Già...- Risposi solatemente. In seguito tornai a guardare la strada e attraversammo, arrivando al palazzo di Petra.
Appena entrai nel monolocale mi buttai sul letto a peso morto, sbuffando.
-Io torno alla via. Tornerò qua questa mattina verso le sei.- Mi disse lei, chiudendo la porta e lasciandomi sola.
"Non mi sentirò più così, eh..." Pensai alle parole di Petra. "Invece, credo proprio che continuerò a sentirmi cosi..." Mi coprii gli occhi con il braccio e finalmente potei lasciarmi andare, mentre le lacrime scendevano arrivando alle orecchie e bagnandomi tutto il volto.
Odiavo piangere. Odiavo mostrarmi debole. Odiavo me stessa per non riuscire a fare altro per la mia famiglia. Più di tutto, odiavo soltanto me stessa, ora più che mai.
Mi addormentai come un sasso qualche minuto dopo, con affianco a me la borsa contenente i miei primi 150 euro guadagnati.
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