Il colore del rimpianto
Luo Binghe non aveva scordato neppure per un'istante che l'uomo che tanto terribilmente amava, colui che gli aveva detto che potevano esistere demoni buoni come cattivi, così come gli esseri umani; lo aveva gettato nell'abisso senza fine a causa del suo sangue da demone celeste e per le prime settimane, aveva sfogato la rabbia che aveva fatto ribollire il suo sangue su ognuna delle bestie che avevano attentato alla sua vita, in una sorta di psicosi che aveva indurito il suo cuore ed annebbiato la sua mente. Forse era stata l'influenza dei suoi istinti e poteri demoniaci prima di allora rimasti sigillati, non avrebbe saputo spiegare la sensazione piacevole che percorreva il suo corpo nell'affondare le mani in quelle creature, in una dimostrazione di forza e superiorità che lo aveva reso euforico, beh almeno fino a quando era riuscito ad entrare in equilibrio con quella parte ignota di sé e come per magia i suoi pensieri si schiarirono di colpo, come una lama che trancia di netto un arto.
Il ragazzo aveva preso a riflettere ossessivamente su quegli ultimi istanti, alla disperata ricerca di un indizio, un qualunque dettaglio che avrebbe potuto fornirgli anche la minima occasione di giustificare le azioni crudeli dell'uomo che lo aveva cresciuto e aveva il terrore che non avrebbe potuto trovare una scusante. Forse si potrebbe pensare che seguire i passi del romanzo originale sarebbe stato più semplice per l'adolescente, il quale era stato tanto spietatamente buttato nella cosa più simile agli inferi che esista in "fiero immortale cammino deoniaco", tuttavia per quel Binghe che aveva fatto esperienza di un affetto profondo ed incondizionato, di una cura sottile ma sempre presente, accettare di odiare chi lo aveva trattato con tanta gentilezza sarebbe stato estremamente devastante, era certo che senza il ricorordo della preoccupazione che infiammava gli altrimenti glaciali occhi di giada del proprio shizun, sarebbe impazzito, diventando una creatura ferale che viveva solo per il brivido del dominio.
E mentre il tempo scivolava in maniera surreale lì, senza un chiaro riferminento per capire se da un combattimento all'altro fossero trascorsi secondi o ore, il giovane mezzo demone realizzò che non importava quale indicibile e rara creatura gli si fosse parata davanti, la voce calma del suo maestro gli aleggiava nella mente, spiegandogli tutte le sue caratteristiche principali e che erano sospettosamente utili alla sua sopravvivenza. Sapeva perfettamente quale carne avrebbe potuto mangiare o quale avrebbe dovuto evitare, con quali comportamenti solitamente questi nemici attaccavano e come eliminarli nella maniera più semplice e meno pericolosa possibile ed inevitabilmente si chiese se shizun non avesse fatto lezione preparandolo appositamente per quella terribile prova, fu questo dubbio ad evitare che sprofondasse nel risentimento, permettendo alla sua mente di non venir consumata e ridotta a livelli primordiali, ma facendola invece spremere per lavorare in maniera analitica.
Aveva bisogno di capire se questa sua impressione fosse nata dal patetico bisogno di trovare una sola, piccola motivazione per perdonare il leader del picco Qing Jing, o se davvero c'era qualcosa di strano in quello che gli era capitato, dunque in quei pochi momenti di quiete che riusciva a ricavarsi, quando non doveva combattere per sopravvivere, riviveva nel proprio dominio dei sogni il giorno più terribile della sua vita e mano a mano vedeva sempre più chiaramente dei dettagli che gli tolsero il fiato.
Innanzitutto, il suo amato Shan Qingqiu era parso alquanto contrario alla partecipazione del proprio discepolo preferito alla conferenza dell'alleanza immortale e con l'avvicinarsi della data dell'evento, l'uomo si era mostrato sempre più inquieto e pensieroso, proprio in uno di questi momenti aveva chiesto a Luo Binghe se avesse voluto diventare più forte di qualunque altra persona, non importa quali terribili sofferenze avrebbe dovuto sopportare, come se sapesse che si sarebbe presentata l'occasione dell'apertura dell'abisso senza fine e ancora, divenne evidente la mancanza di sorpresa nel vedere le invasioni di creature demoniache durante la battaglia, o l'apparizione di Mobei-jun ed infine il particolare che impresse a fuoco nella propria mente: shizun aveva lo sguardo pieno di dolore, gli occhi smeraldo tremavano e parve esitare, il momento in cui lo colpì con la punta della propria spada, sulla spalla, dovette ruotare il capo, distogliendo lo sguardo dall'adolescente, comportamento alquanto singolare.
Dopotutto quando il suo maestro reputava qualcuno una minaccia, o semplicemente decideva di scendere sul campo di battaglia e affrontare un nemico, tendeva a prestare la massima attenzione ai movimenti del proprio avversario, non si distraeva mai completamente, per questo il demone celeste ipotizzò che, Shan Qingqiu, non avesse davvero voluto gettarlo in quel luogo orribile, ma qualcosa o qualcuno doveva averlo spinto a compiere tali azioni. Con questa idea fissa in testa si fece strada nel regno demoniaco, fino a quando fu capace di uscirne. Però rima di fare qualsiasi cosa aveva bisogno di sentire direttamente dal suo shizun qual'era la verità, dopotutto negli anni aveva imparato a leggerlo discretamente bene, con quelle minime variazioni nelle sue espressioni, per questo era abbastanza sicuro che sarebbe stato capace di capire se gli avesse mentito, riuscendo finalmente a placare il proprio animo in subbuglio con la verità, piacevole o meno che questa si fosse rivelata.
Solo che, quando rimise piede nel mondo umano, comprese velocemente che non sarebbe stato così facile come aveva pensato, ovviamente si era diretto immediatamente sulle montagne in cui era situata la setta Cang Qiong, rimanendo nascosto tra i fitti tronchi del bambù e facendo ben attenzione a celare completamente le proprie caratteristiche disumane, fu allora che colse uno stralcio di conversazione: «I due discepoli di Shan Qingqiu sono davvero diligenti e fedeli, anche ora che il picco Qing Jing è senza il suo leader non permettono a nessuno di battere la fiacca o parlare male del loro maestro» disse uno degli altri capi dei picchi, probabilmente stavano tornando dalla conferenza generale della setta: «Già e ora Mu Qingfang e il capo setta stanno lavorando senza sosta, sperando di riuscire a combattere la deviazione del qi di Shan Qingqiu» il coltivatore annuì perso nei suoi pensieri per poi aggiungere: «Questa volta sembra letale, per evitare il progredire completo della deviazione lo hanno messo in uno stato di vita sospesa e Liu Qingge è a sua difesa, deve essere stato un brutto colpo per lui aver assistito direttamente al momento in cui la deviazione si è manifestata, dato che sembravano essere diventati buoni amici» i due si erano ormai allontanati, cambiando discorso per alleggerire la tensione ed impedendo a Luo Binghe di sentire altro, non che ne avesse bisogno.
Sgattaiolò furtivamente sul retro della casa di bambù e fu sorpreso di vedere, non troppo lontano dalla dimora del suo shizun, un piccolo monumento in suo onore, fatto con la sua vecchia spada che il suo shizun aveva fatto riforgiare, il cuore parve rianimarsi nel suo petto al realizzare che, indistintamente dal fatto che l'uomo avesse voluto o meno gettare il suo discepolo nell'abisso senza fine, dopo ne aveva osservato il lutto diligentemente e di conseguenza era improbabile che lo detestasse, o che ne fosse disgustato, ciò portò in lui un'ondata di euforia che Xin Mo non parve apprezzare particolarmente, considerando che la spada demoniaca si nutriva del disprezzo e delle emozioni negative del possessore per alterarne la mente.
Gli occhi scuri del protagonista puntarono con estrema attenzione la figura davanti alla porta, rigida e con lo sguardo affilato, la mano destra stretta sull'impugnatura della sua arma spirituale, pronto a fermare qualsiasi minaccia avesse anche solo minimamente pensato di sfruttare l'incoscenza dell'immortale per toglierlo di mezzo, Luo Binghe si accigliò, il suo meraviglioso volto pallido si contrasse, come se avesse bevuto qualche giara d'aceto* e combattè con tutto sé stesso il bisogno di dimostrare a Liu Qingge, che lui non era degno di stare al fianco del suo amato maestro. Dovette fare del suo meglio per limitare il flusso di energia demoniaca, mentre usava la propria spada per aprire uno squarcio che gli consentisse di finire direttamente dentro la casa di bambù e fortunatamente riuscì nell'intento di non farsi scoprire dal "Dio della guerra", trovandosi davanti l'uomo che aveva occupato la sua mente senza sosta da quando il riccio era stato costretto ad affrontare l'abisso senza fine, strisciando con le ossa rotte, le braccia che gli venivano strappate via da creature spietate e il suo sangue che veniva versato troppo spessp, la sua unica speranza e l'unica ragione per la quale aveva lottato ardentemente.
I ricordi che aveva del maestro immortale erano di una figura alta,snella e forte, dei lunghi capelli corvini, setosi e luminosi come baciati continuamente dalla luce della Luna, la pelle arrosata leggermente dalla buona salute, le labbra morbide e delicate. Ciò che vide davanti a sé era diverso, Shen Qingqiu sembrava così fragile e minuto tra le lenzuola verdi, i lunghi capelli scuri erano opachi e increspati a causa dello stato di semi-morte che aveva costretto l'uomo a letto per molto tempo, la pelle invece era tanto pallida che si poteva intravedere il blu delle vene e le labbra erano leggermente grigiastre, oltre ad essere screpolate. Vederlo in quello stato aveva spezzato il cuore a Binghe, il quale si era subito abbandonato sulle ginocchia, appoggiando il proprio viso contro una delle gelide mani del suo maestro, piangendo silenziosamente, chiedendosi se potesse fare qualcosa come sperava, mentre premeva le dita contro il polso dell'uomo per controllare la circolazione del qi.
Il mezzo demone, con la vista offuscata dalle lacrime che non smettevano di scendere, si rese contro che effettivamente c'era una circolazione anomala del flusso di qi nel corpo, tuttavia non sembravano esserci le vere e proprie caratteristiche di una deviazione e questo era davvero strano. Mu Qingfang era uno dei medici migliori del mondo della coltivazione perciò era davvero impossibile che si fosse sbagliato, che il suo Shizun fosse stato colpito da qualche altro male, forse ben peggiore di una deviazione spirituale? Avrebbe avuto senso perché per aiutare qualcuno in preda a un'anomala circolazione dell'energia spirituale nel corpo bastava infonderne altra per ristabilire equilibrio e solitamente se si falliva questo avrebbe portato alla morte del soggetto afflitto.
«Ninete male ragazzino, vedo che non sei del tutto stupido» la voce di Meng Mo eccheggiò nella sua mente: «Quest'uomo non è afflitto da una deviazione del qi, ma è intrappolato nel proprio mondo dei sogni. Me ne sono accorto perchè dato che tecnicamente ora sta dormendo, ho pensato di vedre se riuscivo a scoprire qualcosa infilandomi nella sua testa, peccato che io non ci riesca» Luo Binghe si asciugò le guance, cercando di schiarire la vista, infruttuosamente, mentre diceva: «Se il rispettabile Meng Mo non ci è riuscito, potrei provare io» «Tsk, che sfacciato! Ascoltami bene, questo non è un normale stato di riposo, qualcosa deve aver indotto il leader del picco a cadere profondamente nel proprio reame onirico, ma essendo un coltivatore tanto esperto sarebbe stato forzato lì per poco tempo, perciò il fatto che non si sia svegliato implica che non voglia svegliarsi o che ci sia qualcosa che lo tiene lì. In entrambi i casi dovrai avere a che fare con delle forti influenze da parte del tuo shizun, se ti distrai per un istante potresti non riuscire ad uscire neanche tu» «Questo significa che il rispettabile Meng Mo ritiene che io abbia superato le sue abilità?» «Ah?! Non montarti la testa giovinastro, io non ho il permesso di entrare, ma probabilmente tu si. Dipende tutto dalla predispozione dell'immortale» ringhiò irritato il demone dei sogni che proprio non sopportava il suo pupillo.
Quando il riccio provò ad infilarsi nel regno dei sogni del suo insegnante non aveva grandi speranze, la sua paura più profonda vibrava nel suo cuore e temeva che trovasse conferma proprio in quel momento, ma quando si trovo in un luogo nebbioso, con dei grossi squarci nelle pareti dalle quali usciva una grossa quantità di liquido scarlatto, che aveva tutto l'aspetto e l'odore del sangue, si rese conto che il suo shizun non lo odiava, perché se fosse stato così anche lui sarebbe stato respinto. Si guardò intorno affilando lo sguardo scarlatto, non aveva bisogno di fingere di essere umano, dunque si concentrò di più sulla macabra visione del tessuto muscolare che si intravedeva dalle fessure in alto e il suono secco di quelli che sembravano essere battiti cardiaci. Luo Binghe rabbrividì, lì si gelava, era tremendamente peggio del regno del nord abitato da Mobei-jun e cercò di andare più in profondità, per poter raggiungere il proprietario di quel luogo, non fu facile, delle forti odate di emozioni continuavano ad investirlo dunque dovette scegliere di proteggere sé stesso da esse, non potendo saltare al piano più profondo della mente di Shan Qingqiu, ma dovendo discendere lungo il sentiero dei suoi ricordi.
Vide il passato di Shan Jiu, senza sapere che il suo maestro non era la stessa persona alla quale quel corpo era appartenuto originariamente e non lo scoprì mai, pensando che la mancanza di quelle memorie fosse dovuta alla deviazione del qi che aveva avuto e per questo si fosse addolcito. Si rese conto che la maggiorparte dei ricordi che incontrò avevano al loro fulcro proprio il mezzo demone che, per la prima volta, sentì l'affetto che l'uomo nutriva nei suoi confronti senza le restrizioni che solitamente l'altro si imponeva e non importò che si fosse creato uno scudo, perché quando arrivò il momento in cui il suo shizun lo aveva gettato nell'abisso senza fine, venne colpito in pieno da una profondissima disperazione che gli tolse il fiato, da una rabbia che bruciava sulla pelle peggio dei fiumi di lava che aveva incontrato in quel dannato abisso e un senso di colpa straziante, queste sensazioni così forti e profondamente vive fecero quasi cadere il giovane uomo, che dovette usare tutto il suo potere per non deviare dal percorso.
Respirò affannosamente sorreggendosi il petto con una mano, con gli occhi cinabro fissi nel momento subito successivo alla tragedia, così assistette a qualche lacrima che bagnò il suolo sotto al mento dell'immortale, alla delicata dolcezza con la quale raccolse i pezzi di Zhang Yang, non curandosi dei piccoli tagli che la lama, ancora affilata, inflisse alle sue mani e l'osservatore si domandò perché tutto di quella scena gli suggeriva che il suo insegnante non avesse davvero voluto esporre a tale orribile destino il suo discepolo, c'era solo la rabbia a cozzare con questa sua ipotesi e il povero Jungshan era convinto che fosse rivolta a lui, per avergli mentito.
Andò avanti e si ritrovò nella familiare tranquillità del picco Qing Jing, con l'odore del bambù e dell'incenso che lo avvolsero come una calda coperta confortante, eppure non era pacifico e rincuorante il silenzio che aleggiava lì, ma gli dava un'inquietudine insopportabile e vide nei discepoli che scivolavano attorno alla casa di bambù una perenne malinconia che gli fece capovolgere lo stomaco. Poi come d'incanto delle deliziose note di guqin cominciarono a riverberare in quella mancanza di suono tombale, tuttavia la musica non rallegrò l'atmosfera perché portava con se l'espressione di un grande dolore e curioso, Luo Binghe inseguì quel suono per ritrovarsi davanti alla finestra aperta che dava sulla camera di Shen Qingqiu, la stessa che dava sul monumento funebre che aveva eretto proprio per colui che si era introdotto nei suoi sogni e ricordi.
«Bro...» la voce di Shang Qinghua non era allegra o timida come il solito «Sei sicuro? Sai come andranno le cose, tornerà dall'abisso senza fine e ti ucciderà» il riccio si accigliò, come poteva il suo maestro sapere che sarebbe riuscito ad uscire dall'abisso senza fine e sopratutto perché credevano che avrebbe mai dovuto usccidere il suo shizun? Certo, era arrabiato, si sentiva tradito e frustrato, ma non avrebbe mai voluto fargli del male, nonostante la voce sempre più presente di Xin Mo che cercava di convincerlo a farlo. «Perché sei qui?» chiese Shan Qingqiu senza alzare gli occhi color giada dalle corde del proprio strumento musicale, l'altro sospirò sconfortato: «Bro, non hai intenzione di evitare di diventare un cetriolo? Non vuoi forse continuare ad avere tutti i tuoi arti?» «Non dovresti impegnarti per evitare la tua di morte?» soffiò irritato tirando forse con troppa violenza una delle corde del guqin, fermando la canzone bruscamente.
«Beh il mio piano per sopravvivere è che lo faccia anche tu, sei tu quello che di solito ha delle buone idee» gli si buttò adosso e Luo Binghe fece del suo meglio per non fare irruzione e strappargli le braccia: «Non dirmi che non hai intenzione di fare niente, lo sai che non è stata colpa tua, non avevi altra scelta, se non avessi buttato Luo Binghe nell'abisso saresti morto» si lamentò il più basso, venendo bruscamente allontanato dal leader del picco Qing Jing «Bro gli hai anche insegnato come togliere di mezzo tutte le bestie che ha canonicamente incontrato nel "fiero immortale cammino demoniaco"» il cuore del mezzo demone, all'udire tali parole, palpitò velocemente, capendo che la sua teoria si era rivelata reale, ma poi non poté ignorare il fatto che per qualche ragione, se lo avesse allontanato, avrebbe perso la vita e l'idea che qualcuno lo controllasse o minacciasse gli fece ribollire il sangue nelle vene.
«Bro, capisco come ti senti, ma lo sai anche tu che pur scegliendo di morire, qualcosa lo avrebbe comunque trascinato lì» «Ora tutto questo non importa» «Apparentemente sì, dato che non stai facendo nulla per scappare, sai che tra due anni tornerà e comincerà a crollare la tua immagine, conquisterà la setta Huan Hua e tu sarai torturato mentre si divertirà a costruire il suo enorme harem!» il ventaglio di Shan Qingqiu sbattè violentmente contro la fronte del leader del picco An Ding, facendolo rotolare a terra pateticamente «Qinghua pensa ad abbracciare le cosce di Mobei-jun, non a quello che decido o no di fare» e fu la prima volta dopo anni che su quel meraviglioso volto riapparve lo sguardo severo e terribile che shizun aveva mentre maltrattava Luo Binghe, era il riflesso di quella rabbia che prima al giovane osservatore era sembrata tanto inspiegabile.
«Non dirmi che vuoi morire?» chiese con gli occhi sbarrati l'altro, scattando in piedi come fosse stato colpito da una scarica di qi: «Certo che no! Ma non mi opporrò al mio destino, se Binghe deciderà di volermi uccidere ne avrà tutto il dirtto, sai bene quanto è terribile l'abisso senza fine, spero solo che non venga consumato da Xin Mo» il mezzo demone si sentì male, tremò come fosse tornato bambino davanti alla crudeltà del mondo e rischio di essere trascinato così a fondo da non poter più riemergere, l'odata di panico che lo colse impreparato a quelle parole fece cadere a terra la propria spada, la guardò con disgusto e paura, poi con nuove lacrime di cristallo sulla pallida pelle registrò nella mente il piccolo sorriso del suo maestro che tornava a suonare, come se non avesse appena accettato la sua ipotetica morte.
Non ascoltò le parole di Shang Qinghua: «Non dirmi che tu lo a-» perché cadde, improvvisamente si trovò a precipitare nel reame onirico di Shan Qingqiu e atterrò in quello che pareva essere un mare di sangue, generato da quella spaccature nel tessuto del mondo dei sogni dell'uomo e dal quale il liquido sgorgava senza sosta. Fu difficile nuotare in quella consistenza viscosa che faceva resistenza contro i movimenti del giovane uomo, più questo metteva vigore nel calciare le gambe e spostare le braccia, cercando di arrancare in superfice, più veniva spinto in basso, ma grazie a molto sforzo e possibilmente all'alone del protagonista, non subì il fato di perdere sé stesso in quel luogo, ma riuscì a riprendere fiato, usando Xin Mo per tenersi a galla, mentre nuotava lentamente verso una sorta di padiglione che si ergeva su quel mare sanguigno. Quando vi si arrampicò sopra si prese un attimo per riposare, qualsiasi cosa si fosse ritrovato davanti, non poteva affrontarla esausto considerando che un suo probabile fallimento avrebbe potuto causare la morte dell'uomo che amva, dunque Luo Binghe si sedette sugli scalini della piattaforma di legno di pesco e quando si guardò addosso si rese conto di non essere sporco del liquido vermiglio, come invece aveva immaginato, non ci pensò molto e si rimise in piedi, con la propria arma demoniaca saldamente in mano, pronto a un qualsiasi scontro.
Davanri invece trovò un contenitore di pietra, fin troppo simile ad una bara, a circa un quarto della sua altezza, partendo dal basso, vi erano dei fori con dei piccoli scivoli che trascinavano il sangue lungo dei percorsi scanalati nel pavimento in legno, fino a quell'imenso mare. Il riccio si avvicinò con il fiato sospeso, notando come non ci fosse un coperchio, come dietro la tomba ci fosse una struttura di giada, appositamente pensata per ospitare una spada con il suo fodere e di fatti lì c'era Xiu Ya e quando il mezzo demone raccolse abbastanza coraggio per guardare da dove proveniva quel dannato mare, video Shan Qingqiu con i capelli corvini lucenti e vivi come il più giovane ricordava, le guance pescate, le labbra morbide, ma gli occhi erano comunque celati alla vista di Jungshan dalle palpebre su di essi calate ed indossava quelle vesti di un verde gentile, tipiche del picco Qing Jing. Tuttavia non erano immacolate, di fatti nel petto dell'uomo dormiente vi era un buco, rivelando il suo cuore che batteva lentamente e dal quale scorgava il sangue.
«Shizun...» bisbigliò Luo Binghe dimenticando improvvisamente ogni briciolo di risentimento, di tristezza o rabbia che lo aveva motivato, nel suo cuore leggiava solo la dolceamara comprensione del grande dolore che il suo maestro aveva covato nel cuore, la rabbia che provava verso sé stesso per aver spinto il suo discepolo nell'abisso senza fine, pur sapendo che sarebbe tornato con Xin Mo. Nel vederlo in quello stato terribile, il mezzo demone si promise che non avrebbe mai chiesto nulla riguardo alle sue azioni, non voleva che quelle terribili emozioni potessero colmare il suo animo, non se fosse riuscito a salvarlo e a dirgli quanto profondamente lo amasse e come fosse riuscito a tornare nel mondo umano, solo grazie al desiderio di vederlo ancora una volta e potergli rivelare i propri sentimenti.
Portò una mano tremante a sfiorare con attenzione la guancia sinistra del leader del picco Qing Jing, facendo attenzione a non graffiarlo con i suoi artigli e disse: «Shizun, questo discepolo è tornato. Shizun non si sveglierà per accoglierlo come fa sempre?» nel vedere che non rispondeva alla sua presenza il respiro gli si fece più rapido e il volto bagnato, mentre sollevava con tutta la cura possibile il dormiente, portandoselo contro il petto: «Q-questo discepolo c-chiede perdono per averci messo così tanto...» tirò legermente su con il naso, cercando di immagazzinare abbastanza ossigeno da poter parlare, sebbene balbettando a causa dei singhiozzi che non riusciva a contenere: «Q-questo discepolo c-chiede perdono per aver mentito a s-shizun, è disposto ad accettare qualsiasi p-punizione shizun r-ritenga opportuno a-amminis-strare. P-però shizun ha b-b-bisogni di sve-svegliarsi per punire ques-questo discepolo» si incurvò attorno a quel corpo sanguinante, avvolgendolo con il suo calore, asciugando quelle piccole gocce che dai suoi occhi cinabro cadevano irrimediabilmente sulle guance del suo maestro.
«Questo immeritevole discepolo non è arrabiato» disse con voce più ferma, per poi singhiozzare ancora più violentemente, con la voce fattasi nasale a causa del pianto: «Q-questo di-di-discepolo ha f-fatto del- del suo meglio per tor-tornare. Q-questo di-discepolo vo-voleva soltanto ve-vedere shizun» e a quel punto non riuscì più a trattenersi, scoppiando in un pianto disperato mentre cullava il corpo incoscente dell'uomo che amava, non riusciva a svegliarlo. C'era la possibilità che fosse scivolato così a fondo nel suo reame onirico da non poterne più uscire e Luo Binghe si disse che, se fosse stato quello il caso, allora non c'era ragione per lui di voler tornare indietro, perché un mondo senza il suo Shen Qingqiu, non era degno di essere vissuto. Era così perso in questi pensieri che non notò l'uomo tra le sue braccia socchiudere lentamente gli occhi, ne il lieve movimento che fece con il suo braccio destro fino a quando non sentì, contro la pelle degli zigomi imporporata dal pianto, la morbida seta delle vesti altrui asciugare le sue lacrime e solo a quel punto riaprì gli occhi per guardare il suo shizun.
«Binghe non è cambiato affatto, ora è un uomo adulto ma continua a piangere come un bambino» a quelle parole il labbro inferiore del mezzo demone tremò mentre tratteneva un lamento, buttandosi con il viso nell'incavo del collo del suo maestro: «Shizun...» trascicò la finale del titolo del corvino, godendosi la sensazione della sua mano gentile che gli accarezzava la testa come era solito: «Perché Binghe sta piangendo?» la sua voce era calma e con quella tonalità calda che metteva su, solo quando era da solo con il suo amato discepolo e tra i balbettati piagnucolii del più alto comprese che il riccio era entrato nel suo mondo dei sogni per cercare di tirarlo fuori e che aveva avuto paura perché non gli rispondeva, che non sapeva cosa fare e aveva paura che non si sarebbe svegliato.
Quando si fu calmato abbastanza, Luo Binghe si asciugò gli occhi e accettò di lasciar andare il leader del picco Qing Jing, in modo che potessero essere faccia a faccia: «Perché Binghe è venuto a cercare questo maestro?» «Qesto misero discepolo voleva parlare con shizun perché, quando era nell'abisso senza fine ha notato che tutti i mostri che ha incontrato, shizun gli aveva spiegato privatamente come batterli e tutte le loro caratteristiche note. Questo misero discepolo ha avuto tre anni per pensare a quello che è acccaduto e ha concluso che shizun non voleva davvero ferirlo, quindi questo misero discepolo voleva vedere shizun e ringraziarlo» le mani di Shan Qingqiu erano nascoste dalle lunghe maniche, per questo fu capace di nascondere quando terribilmente tremassero, poggiate sulle sue gambe: «Volevi ringraziare questo maestro, dopo che ti ha fatto una cosa tanto terribile?» il lord del mondo demoniaco si fece paonazzo sotto lo sguardo di giada dell'altro, abbassando leggermente lo sguardo sulle sue mani, le quali erano agrappate al tessuto nero delle sue vesti: «Q-questo discepolo si è ricordato che shizun gli aveva chiesto se avesse voluto diventare più forte di chiunque altro, a qualsiasi prezzo e soprattutto, è riuscito a uscire perché ha avuto sempre il pensiero di shizun a calmare la sua mente» fece una piccola pausa, ignaro del paragone mentale che il suo maestro fece tra lui e una donzella innamorata: «Questo discepolo ha deciso che deve dire la verità a shizun» esclamò determinato diventando sempre più rosso in viso.
Binghe stai per dichiarare il tuo amore a questo vecchio maestro? Che bisogno c'è di fare quest'espressione? Vuoi davvero spezzare il cuore di questo povero vecchio, dandogli delle irrelistiche speranze sul protagonista stallone di questo romanzo schifoso? Pensò tra sé e sé QIngqiu rimpiangendo il fatto di non avere un ventaglio dietro al quale nascondersi.
«Questo immeritevole, misero discepolo non ha mai capito perché shizun pensasse che fosse attratto dalle belle donne che incontravano, questo discepolo sa riconoscere quando una persona ha un bell'aspetto ma l'unica persona alla quale questo misero discepolo è mai stato interessato è shizun. Q-questo discepolo voleva che shizun sapesse che ha dei sentimenti romantici per shizun da molto tempo e-e voleva chiedere se può corteggiare shizun. Questo discepolo è disposto a dimostrare a shizun la propria serietà» arrivato alla fine del discorso Luo Binghe chiuse forte gli occhi, come un bambino spaventato che si nasconde sotto le coperte sperando che, qualsiasi pericolo sia nelle vicinanze, svanisca se non può vederlo.
In realta Shan Qingqiu non disse una parola, non si mosse nemmeno e questo scatenò una violenta paura nel cuore del giovane uomo, spingendolo a lanciare una flebile occhiata al suo interlocutore, trovandolo rosso fino alla punta delle orecchie: «Shizun?» domandò confuso, piegando leggermente il capo di lato per osservarlo meglio e capire se ci fosse qualcosa che non andava e nella mente nell'altro ci fu un'associazione praticamente immediata tra quell'immagine e un cucciolo di cane adorabile: «Questo maestro immagina di poterlo consentire. Ma Binghe non potrà più chiamarlo Shizun, se Binghe non accetta di non essere più discpolo di questo maestro non può permetterglielo, sarebbe disonorevole» e ovviamente l'individuo più forte dell'universo narrativo del fiero immortale cammino demoniaco assunse un'espressione da cane bastonato, fin troppo coscente di quanto Shan Qingqiu odiasse vederlo triste, tuttavia dopo aver considerato la situazione accettò.
E in un paio di mesi, Shen Qinqiu immagina che sia stato il potere del protagonista a permettergli di ottenere il favore del caposetta e finire i passaggi più importanti della trama senza troppi incidenti mortali e terribili per il povero capo picco, la spada Xiu Ya, stratega della setta Cang Qiong si ritrovò ad essere il consorte Shen.
«Questo marito è tornato!» esclamò allegramente Binghe, sorridendo mostrando quei canini demoniaci illegalmente adorabili, prima di aggrapparsi all'uomo come una piobra, depositando dei piccoli baci lungo tutto il volto del suo vecchio maestro, per poi strusciare il naso contro il suo collo, con un guaito: «Questo marito ha fatto più in fretta possibile per poter stare nuovamente con Shizun» l'altro sospirò essendosi ormai al reso al fatto che quando erano soli il riccio non riusciva proprio a liberarsi dell'abitudine di chiamarlo maestro, decise di non fare commenti che quel "più in fretta possibile" significava che Jungashan non aveva nemmeno provato a negoziare, ma aveva semplicemente shiacciato la ribellione della casata demoniaca del sud: «Anche a questo marito sei mancato».
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