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26 - come se non ci fossi

Era una mattinata splendida, il sole sorgeva piano piano e si rifletteva sul mare, davanti al paesino con gli ultimi superstiti del clan dei Cochrane, un clan delle Lowlands scozzesi. Lì, sulla spiaggia di fianco al villaggio, una donna dai lunghi capelli bianchi stava seduta, guardando il sole che sorgeva e aspettando chissà chi. Nemmeno lei era sicura del perché era lì, perché aveva lasciato il Giappone e perché aveva deciso di stare su quella spiaggia, davanti a quel villaggio. Semplicemente stava cercando qualcosa, che fosse il suo posto nel mondo o l'amore da parte di qualcuno che sapesse comprendere il suo dolore, il dolore di una venticinquenne che aveva perso tutto. Tutta la sua famiglia sterminata dalla bomba caduta su Hiroshima. La seconda guerra mondiale era giunta al termine, allora lei decise di cambiare aria, cambiare vita, smetterla di nascondersi nei villaggi giapponesi e cambiare. Allora si infiltró in una nave commerciale nascondendosi per giorni dentro un container. Perché aveva fatto tutto questo? Se l'era chiesto molte volte ma aveva trovato risposta solo guardando quel cielo tinto di rosa, azzurro e arancione, un cielo pieno di nuvole e di speranza. Shinju si girò trovando un uomo in divisa contadina che la guardava ammirato. Il ragazzo pensava di aver trovato l'essere vivente più meraviglioso del mondo, invece era solo una ragazza vagabonda in cerca di una casa che l'avesse accolta. I due si sorrisero e lui la portò a casa sua. Lei non sapeva l'inglese e lui non conosceva il giapponese, ma i due si intesero al primo sguardo. Nonostante tutte le difficoltà, riuscirono a innamorarsi l'uno dell'altra. Lei aveva trovato ciò che cercava? Forse non lo saprà mai.
Non molto tempo dopo nacque Shūryō. Il nome era lo stesso della sorella di Shinju, adorata da quest'ultima ma detestata da tutta la famiglia perché con un carattere pessimo e solita picchiare i suoi genitori, i quali non sapevano come comportarsi e preferivano rimanere in silenzio a subire le malmenate della figlia maggiore. In memoria della sorella allora Shinju volle dare il nome Shūryō alla sua primogenita, ma non solo per quella ragione, anche perché la bambina aveva in comune con sua zia una cosa molto particolare: un occhio completamente bianco. Non si è mai scoperta la causa di tale particolarità, ma da più grande la bambina volle nasconderlo. Nella scuola in cui andava veniva presa sempre in giro per il suo occhio simile a una perla. Sette anni dopo nacque Jikan. Una bambina albina come sua madre, con la pelle bianca, liscia e candida, gli occhi azzurri con sfumature dorate le ciglia bianchissime e il cuore che pareva un orologio, un battito al secondo, non sgarrava mai. E così le due Cochrane vissero sotto gli occhi dolci della madre e gli occhi vigili del padre, tranquilli davanti a quello splendido mare. Appena per la primogenita arrivò l'adolesceza, tuttavia, Shūryō si ritrovò combattuta. La depressione e le incomprensioni da parte degli altri la stavano divorando, tutti guardavano la sua sorellina, tutti la criticavano, lei non andava bene. La giovane stava impazzendo, pensava che se fosse stata un'altra persona sarebbe stata meglio, provò infatti una volta a togliersi la vita, ricevendo una sgridata assurda da suo padre, accompagnata dal pianto folle di sua madre. Provò allora a tagliarsi i capelli corti, voleva un cambio radicale, ma sia sua madre che suo padre si infuriarono con lei. Allora iniziò a indossare il cappuccio, l'unico "vizio" che le era permesso, e evitò di tagliarsi solo la frangia e i capelli davanti, mentre quelli coperti dal cappuccio nero li tagliava sempre. Ma mentre lei veniva sgridata dai genitori e rifiutata dalla persona che amava, la sua sorella minore era elogiata, aveva tantissimi ragazzini che le andavano dietro e lei, sempre sorridente e entusiasta, andava bene a scuola, era obbediente, educata e perfetta.
Cosa aveva lei che a Shūryō mancava? Questa domanda riempiva la mente della corvina tutti i giorni e tutto il giorno, aveva paura, si sentiva incompresa, sentiva angoscia e disagio in pubblico, così restava sempre nella sua stanza, a disegnare angeli con le ali spezzate, con il viso pieno di lacrime e le mani piene di sangue. Lei era uno di loro.

Lei aveva paura.

Lei voleva solo essere come sua sorella, essere apprezzata.

Lei voleva soltanto avere una persona al suo fianco, una persona che la capisse, una persona che la apprezzasse per come è.

Una persona che... La amasse.

Lei non desiderava altro.

Lei desiderava solo essere alla pari di sua sorella, lei desiderava solo avere ciò che di troppo aveva Jikan ma che lei non poteva avere.

I suoi genitori non avevano idea di cosa fare, la vedevano sempre più affranta, ogni giorno che passava lei era sempre più buia e depressa. Le giornate di Shūryō erano fatte di lacrime, sperava tante cose, ma quelle cose non arrivavano mai.

Pensò spesso di farla finita, ma se dopo essere morta avesse visto che, alla fine, qualcuno che di nascosto voleva darle tutto ciò che desiderava di più nella vita c'era? Non doveva finire lei, doveva eliminare il problema. E così fece, ma le cose purtroppo non sempre stanno dalla propria parte. Per Shūryō arrivò la fine, il capolinea, e dopo aver ucciso sua sorella morì.
Aveva il cancro, ma non se ne era mai accorta.
Stava male, malissimo, ma nessuno se ne era mai reso conto.
L'aveva uccisa la sua stessa vita.

Shinju e suo marito, Erskine Cochrane, avevano perso due figlie in una notte sola. La donna si stava quasi per lasciar morire dal dolore e dalla disperazione, ma non voleva far soffrire ancora suo marito, quindi prese in mano la situazione e si fece forza, si fecero forza per sopravvivere. Non abbastanza. Morirono non molto tempo dopo.
Una notte, Erskine ha avuto un attacco di panico. Il suono dell'orologio gli aveva ricordato il battito del cuore di Jikan e l'abito nero da funerale di sua moglie appoggiato alla poltrona, usato il giorno prima, gli aveva ricordato i vestiti di Shūryō. Il cuore batteva male e fortissimo, respirava a fatica, sentiva il petto schiacciarsi, credeva di morire, ad un certo punto non riuscì più a sentire il suo cuore. Si alzò dal letto e corse nella cucina, prendendo un coltello. Non poteva andare avanti così, ormai gli accadeva tutti i giorni, tutte le notti, di avere paura. Così tanta paura di morire dal desiderarlo. Desiderare di smetterla di esistere. Shinju corse dietro al marito provando in tutti i modi a parlargli, a fermarlo, ma lui non ragionava più. Lei cercò di togliergli il coltello dalle mani, ma lui era pazzo. Era fuori di sé, stava morendo dentro. Lui la uccise, poi si tolse la vita.

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