15 - una lacrima come seme, tristezza come fiore, speranza come radice
-in questo ultimo periodo un consistente calo demografico si sta rilevando in tutto il globo terrestre. Gli studiosi di questo fenomeno sono ancora molto incerti sulle cause, ma le più probabili sembrerebbero la morte dopo il parto che ha colpito una rilevante quantità di donne e anche la morte di molti bambini appena nati. Anche una grande quantità di persone, malate di malattie facilmente curabili sta perdendo la vita per la trascurazione del problema. Ancora tuttavia---
Tatsuko spense la televisione appoggiando una tazza di latte caldo con il cacao sul tavolo della cucina, davanti a sua figlia intenta a ripassare le dispense dell'Università.
«Hikari oggi hai solo lezioni, giusto?» la ragazza annuì senza nemmeno alzare lo sguardo dalle fotocopie che stava rileggendo forse per la quinta volta solo in quella mattinata.
«allora perché studi anche se hai solo lezioni e nessun esame?»
«mi porto avanti. Il prossimo esame è uno dei più importanti»
«e quando ce l'hai il prossimo esame?»
«tra un mese» Tatsuko era ormai rassegnato, in fondo sua figlia in questo frangente era proprio come lui, sempre devoto al lavoro e ambisce al massimo risultato. Sua moglie era invece più rilassata e diceva sempre a suo marito di riposarsi. Ora che lei non c'è più, lui dovrà essere la voce che dice a sua figlia di riposarsi, ma essendo visibilmente proprio come lei Hikari non lo ascolta nemmeno più nonostante ogni tanto le capiti ancora di avere sbalzi temporali strani e poi di svenire, ma per evitare che suo padre si preoccupi non gliene parlava più. Anche Tatsuko aveva i suoi problemi, lei non voleva causargliene altri.
Tatsuko si sedette sulla sedia di fronte a quella di sua figlia, sorseggiando il suo caffè.
«Hikari... Sono passati dieci anni da quando tua madre è rinchiusa in manicomio e... I dottori mi hanno dato la possibilità di andare a trovare Kohaku...» Hikari alzò la testa dal libro per la prima volta e guardò il padre sgranando gli occhi, quasi il latte che stava bevendo le andava di traverso.
«quando sarà possibile andarla a visitare?» disse lei frettolosamente.
«mi hanno mandato una e-mail con due lasciapassare per le celle degli individui potenzialmente pericolosi, li possiamo utilizzare da dopodomani» Hikari finì il suo latte e corse a guardare il calendario delle lezioni dei giorni successivi, per poi tornare con sguardo avvincente dal padre e sbattendo le mani sul tavolo con fare trionfante per attirare la sua attenzione, come se Tatsuko non l'avesse fissata da quando lei era entrata nella cucina.
«dopodomani non ho lezioni quindi tieniti libero» detto ciò andò nel bagno a lavarsi i denti e a prepararsi per l'università. Aveva già saltato alcuni giorni, durante i quali, purtroppo, erano stati celebrati alcuni anniversari di morte di vittime di sua madre. Lei non vedeva l'ora di rivedere finalmente sua madre, ma in realtà aveva anche un po' di paura...
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Kasai camminava tranquillamente verso l'entrata dell'edificio principale dell'università Tsuki quando una voce acuta già sentita urlò il suo nome. Il ragazzo si girò trovandosi di fronte una ragazza bassina e minuta con i capelli neri e gli occhi del medesimo colore e un bellissimo sorriso, come pensò Kasai.
«finalmente capisco dove ti avevo già visto» disse lei ridacchiando mentre Kasai la guardava con la faccia da idiota da quanto era tremendamente carina quella mattina secondo il suo umile parere.
«uhm... Kasai va tutto bene?» la voce lievemente preoccupata e ingenua di Hikari riportò Kasai sulla terra.
Eh sí, Hikari era da sempre stata abbastanza ingenua come sua madre, ma nonostante questo carattere un po' da "svampita" ha una determinazione di ferro. Sa essere molto convincente e ostinata, ma è anche molto condizionabile paradossalmente. Infatti se su qualcosa non è del tutto convinta o se si colgono le sue insicurezze, manipolarla è un gioco da ragazzi.
«ah sí scusa mi era solo venuta in mente una cosa importante che dovrò fare oggi pomeriggio» disse il rosso ridacchiando e portandosi una mano alla tempia per fare la parte dello "sbadato". I due si diressero insieme in classe parlando e scoprendo di essere sempre stati nello stesso corso inconsapevolmente. Chissà cosa ha in mente... Il destino...
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Shiori avanzava a occhi chiusi tra le lapidi, i fiori e le tombe, al silenzio. Un silenzio inquietante, un silenzio disumano. Era mezzo giorno e ovviamente non c'era nessuno al cimitero, tutti erano a casa loro a mangiare un pasto caldo o altrove, al lavoro, a scuola... Ma lei ormai non va piú a scuola. La scuola dell'obbligo è finita per lei e non avendo aspirazioni per il futuro preferisce stare vicina alle uniche persone che le hanno voluto davvero bene. La ragazza si avvicinò a una lapide di marmo bianco e ci poggiò davanti una piccola margherita, togliendo il fiore del giorno prima. Sulla lapide c'era inciso il nome "Yuji Takahashi" e due date, una di nascita e una di morte. Shiori guardò la foto su ceramica attaccata sopra al nome, accarezzandola con le sue esili dita, coperte dalle bende leggermente annerite e polverose. Si mise poi in ginocchio davanti alla lapide e fece un inchino chiudendo gli occhi.
«sai, oggi pomeriggio incontrerò un'anima... Chissà com'è questa Jikan. Le chiederò come stai, magari lei ti conosce, e le chiederò dove sei ora. Questa sera poi ti faccio sapere. Questa notte è il turno di Koichi, dormirò con lui, ma domani dormirò con te, cosí non ti senti solo.» la ragazza sorrise , alzò il busto e diede un bacio alla foto attaccata alla lapide.
«non vedo l'ora di rivederti, Yuji» disse per poi alzarsi in piedi e togliersi la polvere con le mani.
«vado a cercare un fiore per Koichi. Oggi gli prenderò una piccola viola, lui le adorava...» fece poi un inchino di saluto congungendo le mani.
«con il tuo permesso» si alzò di nuovo e sorrise dolcemente guardando il ragazzo moro e sorridente della foto, asciugandosi la minuscola lacrima luccicante dalle sue candide guance. Shiori si girò poi, camminando sull'enorme prato libero dalla civiltà e completamente vuoto, allontanandosi sempre di piú dal cimitero, verso l'orizzonte.
«le viole crescono dove le lacrime cadono...» continuava a ripetersi Shiori ricordando quello che le diceva sempre suo fratello.
"le viole spontanee sono i fiori della tristezza, nascono per cacciare via la tristezza e far nascere la speranza in chi si dispera. Le viole crescono dove le lacrime cadono."
«le viole crescono dove le lacrime cadono... Le viole crescono dove le lacrime cadono...» ad un certo punto la ragazza si fermò improvvisamente, guardando una piccola viola spontanea uscire da quel tappeto di erba verdissima e sottile. Shiori fissò quella viola e fece un inchino.
«che la speranza sia con te e che la disperazione si dissolva nelle tue lacrime» disse lei per poi avvicinarsi al piccolo fiore.
«concedimi questo supplizio e donami la tua speranza» Shiori colse il fiore strappando lo stelo dal terreno e lo avvicinò al suo cuore.
«perdonami questo peccato e ammaliami con le tue cure» la ragazza chiuse gli occhi, poi si girò e tornò a camminare, a piccoli passi, verso il cimitero.
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