1 - Il tempo come non l'avete mai conosciuto
Si udiva solo silenzio prima che Kasai entrasse nel suo disordinato appartamento, sporco e polveroso data l'agenda fitta di impegni che tenevano impegnato il ragazzo già dalla giovane età. La porta si era aperta con un sonoro "clack" della chiusura digitale di cui il moderno sistema di sicurezza era fornito. Kasai entrò in casa di corsa gettando il suo cappotto sul divano con noncuranza e portandosi in cucina per bere un bicchiere d'acqua e finalmente sedersi, nonostante le sedie fossero scomode e piene di oggetti buttati alla rinfusa su di esse. Il ragazzo dai capelli di un rosso carminio intenso, simile a quello del fuoco, prese un bicchiere dal lavandino e lo riempì del liquido trasparente per poi berlo con foga, come se non toccasse acqua da mesi. Il giovane si sedette in modo rude sulla sedia facendo cadere ogni cosa presente sulla sua superficie sul pavimento, per sedersi più comodamente, per poi sospirare e rilassarsi per un secondo. Kasai schizzò subito dopo in piedi, uscendo dalla cucina e andando nella sua camera da letto, aprendo degli enormi libri di scuola con i rispettivi quaderni, iniziando a scrivere chissà quali esercizi di matematica e fisica che si era imposto di fare prima dei primi esami all'Università.
Dopo qualche ora di silenzio profondo in tutta la casa, come se non ci fosse nessuno, il ragazzo era ancora con gli occhi puntati fissi sui libri, come se volesse analizzarli a raggi x, leggendo e memorizzando ogni singola virgola presente nel testo, finché il rosso non chiuse gli occhi, sospirando e gettando i pugni sul tavolo e strizzando gli occhi con sofferenza infinita. Kasai si alzò di scatto facendo cadere la sedia sul pavimento e si gettò sul suo letto portandosi le mani sul viso, asciugandosi le lacrime che stavano uscendo con la forza, contro la volontà del giovane.
"È troppo è troppo, non ce la posso fare!!!! Però... Gliel'ho promesso... Non posso mollare, NON DEVO MOLLARE!!!"
Dopo molti singhiozzi e grida sofferenti, finalmente il ragazzo si calmò, riportando il silenzio nella casa. Tutto era silenzioso, nell'appartamento non si sentiva nulla, tranne il ticchettio del vecchio orologio in camera di Kasai.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
Kasai si concentrò sempre di più sul suono che emetteva l'antico oggetto, donatogli dalla sua nonna parecchi anni prima. Il ragazzo chiuse lentamente gli occhi, calmando i suoi respiri che a furia di affannarsi gli stavano facendo esplodere i polmoni, ascoltando ogni singolo ticchettio che rimbombava nella stanza, così silenziosa da fare invidia a una tomba.
Tic.
Tac.
Tic.
Tac.
Il suono faceva eco nella mente agitata del ragazzo che si lasciò cullare su questo filo di suono spezzato da piccoli silenzi, coperti dall'eco di quella intensa melodia, intrisa di malinconia e mistero. Il cigolio degli ingranaggi era sempre più forte e penetrante, si faceva così intenso da diventare insopportabile, così Kasai aprì gli occhi rapidamente per non udire più quel fastidioso suono che gli aveva ingombrato la mente irrimediabilmente, vedendo non più la sua camera da letto polverosa e disordinata, bensì un enorme orologio antico, ossidato e logorato dal tempo, che fungeva da orizzonte. Tutto in quel luogo era fermo e vuoto, la luce soffusa e giallastra rendeva tutto malinconico. Il giovane si trovava in piedi, galleggiante su uno specchio d'acqua che rifletteva il lugubre orologio all'orizzonte. L'unica cosa udibile in quel misterioso luogo era il ticchettio del grande orologio ad ingranaggi, perfettamente coincidente con il suono emesso dall'orologio della nonna, ormai deceduta, di Kasai. Il ragazzo era rimasto sorpreso e spaventato inizialmente, fissando l'orizzonte con aria enigmatica, per poi guardarsi intorno, sentendo anche dei soavi respiri e del debole fiato dietro di lui. Appena il rosso si girò, tirò un grido strozzato alla vista di due occhi neri con sfumature color oro miste all'azzurro e con rappresentato in essi un quadrante di orologio stile gotico che lo stavano fissando. Quei due intensi occhioni appartenevano ad una giovane ragazza, sui 18 anni come pensò erroneamente Kasai. Il ragazzo, passata la sorpresa iniziale, fissò la ragazza, analizzando ogni suo piccolo dettaglio. I capelli della giovane erano biondi platino, essi erano chiusi in una treccia lunga fino a mezza schiena lasciata cadere sulla sua spina dorsale, essi incorniciavano il dolce viso della ragazza con una frangia che le copriva la fronte tagliata dritta con due ciocche più lunghe che si appoggiavano alle sue guance in modo perfettamente simmetrico, liscio e pulito. L'abito della giovane era lungo fino a mezza coscia e la gonna era molto vaporosa e fornita di una sottogonna di tulle bianco candido come il vestito intero, ornato di pizzo sul corpetto, che aveva un dolce scollo a barca con delle maniche a tre quarti di seta candida e pulita. Anche la pelle della ragazza era pallida e bianca, dello stesso colore del latte, le uniche cose scure che contrastavano su tutto il corpo esile e minuto della ragazza, era lo smalto nero come il cielo durante la notte sulle unghie di mani e piedi della giovane, le labbra dello stesso colore che risaltavano sul suo viso pallidissimo, quasi cadaverico e delle catene di rombi disegnate sulla pelle dalle spalle alle mani sul braccio e dai fianchi alle caviglie sulle gambe. Tutto questo rendeva l'aspetto della ragazza molto inquietante, ma anche enigmatico, misterioso e magnetico, infatti Kasai non riusciva a toglierle gli occhi di dosso neanche per un solo secondo, che un altro impercettibile dettaglio attirava inevitabilmente la sua attenzione.
«Sei Kasai, vero?» La voce candida della ragazza arrivò dritta alle orecchie di Kasai, che annuì timidamente, ancora fissando la piccola catenina argentata appesa al collo di lei alla quale un piccolo orologio era appeso.
«Io sono Jikan, piacere di conoscerti.» La voce di lei era fredda e non lasciava alcuna emozione trapelare.
«Dove mi trovo?» domandò Kasai guardando Jikan con aria interrogativa.
«tu sei nel mio giardino. Il Giardino del Tempo. Benvenuto, Kasai Tamaka.»
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