11.
Jade's pov.
L'ho baciato.
È stato un errore da parte di entrambi, volevamo darci dei baci sulla guancia ma Joel si è girato troppo e mi ha dato un bacio nelle labbra.
Ho ringraziato Dio quando una volta salita in macchina, Nick non mi abbia fatto domande e sia rimasto in silenzio.
Sospiro rigirandomi per l'ennesima volta nel letto non riuscendo a prendere sonno.
Non riesco a smettere di pensarlo, ero convinta che qualche mese fà mi piacesse solo come amico e invece adesso mi ritrovo con gli occhi spalancati, non so a chi dirlo e a tenermi dentro tutti questi pensieri mi sento scoppiare la testa.
Afferro il computer nella scrivania, collegandolo al telefono di Nick.
Ormai penso che il mio cellulare non lo avrò mai più indietro e che sarebbe meglio comprarne uno nuovo.
Mi metto composta, aggiustando il cuscino dietro la mia schiena e appoggiandomi subito dopo, iniziando a girovagare per la home di whatsapp.
Mi viene istantaneo cliccare nella chat fra me e il ragazzo che non riesce a farmi prendere sonno.
Rileggo alcune nostre vecchie chat, ritornando a quelli di fine febbraio e inizio marzo, quando ci siamo conosciuti.
Alcuni messaggi, non so perché, ma li ho salvati nei preferiti.
Più che altro sono i suoi messaggi vocali.
Ne ascolto uno, non ricordando il motivo del quale avevo salvato quel messaggio nei preferiti.
«Una volta abbiamo fatto una sorta di Pigiama-Party a casa di Christopher solo che lui ha una sorellina piu' piccola e quindi sia lui che Erick si sono messi a fare gli Husky alfa.. Eh Husky HAHAHAHAHAHHA» riproduce l'audio e inizio a ridacchiare, ricordando perche' l'ho salvato nei preferiti.
Per la sua risata.
«Che stai facendo sveglia a quest'ora?» domanda mio fratello facendomi sobbalzare.
Spengo il computer e lo poso nel comodino, ho dimenticato a indossare le cuffie.
Cavolo.
«Non riesco a dormire» le parole escono spontanee dalla mia bocca e porto la mano alla bocca, maledicendomi da sola.
Nick mi si avvicina e si sdraia nel letto, sospiro ed è ora che inizi a pensare a delle scuse per la situazione in cui mi trovo adesso.
«Ti piace Joel?» domanda Nick sbadigliando.
«Non lo so» rispondo confusa.
Mi sono sentita strana quando lui stava insieme a me e sono un po' incerta se diglierlo o meno e non saprei neanche se farmi aiutare da Elizabeth o Faith e le uniche parole che mi balenano in testa sono quelle sue: tu mi sei sempre piaciuta sin dall'inizio.
Io gli piaccio.
Dannazione.
«Anche io forse mi sono innamorato» dice Nick.
«Dio mi sento così confusa. Tre mesi fa pensavo solo mi piacesse la sua compagnia e che fosse diverso rispetto a tutti gli altri ragazzi e invece... Nick?» mi giro verso mio fratello che, ormai, ha gli occhi chiusi e dorme profondamente.
Faccio un sorrisino e lo osservo dormire.
Mi sistemo vicino a lui poggiando la testa sul cuscino.
«Buonanotte Nick»
Joel's pov.
Una delle cose più traumatizzanti del mondo è svegliarsi con la sveglia alle 6.30 dopo una domenica passata a dormire.
Spengo la sveglia sbuffando e alzandomi, mi butterei un'intera bottiglia d'acqua addosso di quanto caldo sto sentendo in questo momento.
Entro in cucina e trovo due dei miei fratelli e mia madre sdraiata nel divano.
«Hola Joel» saluta Gabriel, il mio quasi gemello.
Mi somiglia per certi lati e ogni tanto pure nostra madre sbaglia i nostri nomi.
«Ciao, ho fame. Mi avete lasciato un po' di latte o qualche brioche o qualsiasi cosa da mangiare vero?» domando e Gabriel nega col capo.
«Non è rimasto nulla, sei arrivato in ritardo» risponde Emanuel.
Lui è il mio terzo fratello, il più grande fra noi, non mi assomiglia per niente e sembra più un ragazzo indiano con i capelli lunghi e la barba.
Il mio stomaco brontola e mi porto una mano nella pancia.
Non gli credo, mi stanno nascondendo qualcosa.
Mi avvicino alla mensola e osservo ciò che c'è dentro, ovvero il nulla totale. Ci sono solamente i vari pacchi di pasta: tre di spaghetti, due di gnocchi e tre di maccheroni.
I biscotti e i cereali sono nella tavola e il pacco di brioche al cioccolato è completamente vuoto.
L'unica cosa disponibile è la nutella ma manca il pane.
Chiudo l'anta e mi giro verso di loro.
«Te l'avevo detto che non c'era niente» dice Emanuel mettendo in bocca il cucchiaio con i cereali.
Sbuffo e il mio stomaco brontola di nuovo.
Apro il frigo ed è messo peggio della mensola delle merendine.
Ho fame.
Mi giro nuovamente verso di loro e Gabriel sta bevendo il latte dalla tazza.
«Non c'è nulla di nulla» risponde poggiando la tazza.
Sento mia madre ridere dal divano e butto la testa all'indietro.
Mi toccherà prendere qualcosa alle mac... «CAZZO SONO LE 7.15 QUANDO AVEVATE INTENZIONE DI DIRMELO» urlo iniziando a correre verso la mia camera mezzo nudo.
Scelgo i primi vestiti che capitano prima in armadio e infilo in un batter d'occhio le vans.
Prendo lo zaino e lo metto sulla spalla correndo fuori e salutando velocemente tutti quanti con un rapido "ciao" e mi catapulto fuori casa, cercando di arrivare puntuale alla fermata.
L'autobus è ancora lì fermo con le quattro frecce, oh ringraziando dio.
Mi appoggio giusto un momento sulle ginocchia per far arrivare ai polmoni un po' d'aria, porto lo sguardo verso il mezzo ancora lì.
Mi rimetto a correre, superando le strisce pedonali e arrivo dall'altro lato della strada, ma quando rialzo lo sguardo l'autobus è già partito.
Provo a urlargli di fermarsi ma non ho manco il tempo di far uscire una lettera dalla mia bocca che già il mezzo è lontano da me.
«Cazzo, ci mancava solamente questo» impreco buttando la testa all'indietro e sentendo il mio stomaco brontolare.
Esco fuori il telefono dalla tasca e controllo l'ora: 7:32.
Cazzo, adesso mi toccherà aspettare l'altro.
«Signori. Siamo appena arrivati all'ultima settimana scolastica di questo vostro penultimo anno qui, in questa scuola, alla Eric Hamber Secondary School di Vancouver.
Ci saranno solamente le due ultime lezioni, una lezione oggi: la pratica.
E una domani: la teoria.
Se sarete in grado di affrontare a testa alta queste due ultime lezioni meriterere un premio, il dieci in educazione fisica,» dice il professore.
Noi studenti siamo tutti messi in due file come i militari, mentre il professore, vestito in tema, fa avanti e indietro per il centro vuoto fra le due file.
«Quindi ditemi razza di smidollati scansafatiche che non siete altro,» questa mi mancava.
«Volete far diventare le vostre chiappe delle misere cotolette scadenti e comprate alla Conad oppure volete delle chiappe belle sode, da far sbizzarrire con le fantasie qualsiasi ragazzo vi veda?» domanda e due ragazze davanti a me si guardano un'occhiata stranita.
«Questo vale anche per i ragazzi con le ragazze» ah bene, è già deciso il mio destino.
Mi distruggerà.
«Volete lavorare quei flaccidi cosi che vi ritrovate al posto del sedere per l'ultima volta?» domanda.
No, non ci tengo, preferisco avere il culo moscio.
«Si signor capitano!» esclamano tutti in coro.
«Non ho sentito bene» dice indicando il suo orecchio.
«Si signor Capitano!» esclamano tutti di nuovo e anche io, dato che mi sono ritrovato gli occhi della prof su di me.
«Ohhhhhh»
Quando Mister. Capitano si gira, guardo Christopher messo al mio lato con uno sguardo disperato.
Non c'è niente di più imbarazzante del vedere e sentire il professor Dolores fare il suo discorso per le sue ultime due ore di lezione nella nostra classe.
«Okay ciurma, per le ragazze ecco il pallone da pallavolo.
Signorina Blair non può indossare bracciali, Signorina Audrey lei non indossa le scarpe adatte per questa attività ed è meglio che si vada a cambiare, Signorina Selena Collins posi immediatamente quel libro e venga a giocare se non vuole che le lasci la materia e Signorina Taylor... Beh, lei gli occhiali e l'apparecchio può anche tenerli.» ordina il prof alle varie ragazze e già, c'è anche Selena.
Avevano classe scoperta e il preside non ha perso tempo ad unire le due classi.
Diciamo che l'unica cosa positiva è che i miei migliori amici sono qui, quella negativa è che mi vedranno fare schifo come ho sempre fatto ed è sicuro che mi sfotteranno dopo.
«Per i ragazzi, ecco la palla da basket. Formate le squadre e signor Erick, cerchi di non prendere in testa qualche pallonata, non voglio che ti presenti a casa con un ematoma.» risponde severo il professore, lanciando la palla ad uno dei giocatori e guardando con serietà il povero Erick.
Christopher si mette la mano davanti la bocca e ride cercando di non farsi scoprire da nessuno, ma lui ha la risata talmente forte da farsi sentire pure in Australia.
«E tu che hai da ridere, signor Vélez?» domanda.
È incredibile come lei usi i nomi con qualsiasi persona mentre con Christopher utilizza il cognome, magari perché il suo è figo?
«È successo veramente?» domanda Selena affiancandomi con la palla di pallavolo sotto il braccio.
«Già. Eravamo al secondo anno ed Erick al primo, io e Christopher eravamo usciti prima ma sapevamo che Erick sarebbe uscito subito dopo di noi e l'abbiamo aspettato seduti sulle panchine. Stavano giocando a basket ma non ha visto il tiro lanciato da Schmidt e si è ritrovato una palla nera al centro di testa» spiego e Selena ridacchia.
«Avrei voluto esserci» dice per poi andare dalle sue compagne a giocare.
Il professore fischia ed io faccio il segno della croce, pregando qualsiasi santo del paradiso per non farmi arrivare una pallonata in testa.
Mi metto alla fine del campo, così da far passare meno volte la palla a me e cerco di vedere i movimenti dei miei compagni anche se impossibile.
Si muovono tutti con gran velocità e professione che neanche i veri sportivi di basket ci riescono.
Mentre tiene Christopher la palla in mano, sento il fastidioso rumore della porta della palestra aprirsi e riconosco la chioma riccia di Jade.
«Jade?» domando a me stesso.
Oh cazzo, lei è qui ed io non sto facendo sicuramente una bella impressione passatemi la palla ragazzi.
Selena la riconosce e si avvicina alla ragazza per abbracciarla.
Quando si stacca dall'abbraccio Jade punta lo sguardo su di me, alzo la mano per salutarla e sorride.
«Joel attento!» sento qualcuno chiamarmi e mi giro verso il campo.
La palla pesante si schianta nella mia testa e cado a terra portandomi la mano in fronte.
Mi sento così rincoglionito.
«Perfetto, prima Erick e poi lei. Come si vede che siete degli smidollati»
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