✽0.3✽
Il Conte era nel suo ufficio a pensare con le mani sulla fronte.
Le stesse e ripetute cose.
«Permesso? Signor Conte, state bene?» bussò alla porta la governate, interrompendo i pensieri dell'uomo indaffarato.
«..sì, è tutto apposto.» rispose sospirando e mettendosi composto.
«Sua figlia mi ha chiamato per chiamare un autista per prenderla, sembra che i suoi compagni di scuola le abbiano regalato troppe cose, un'altra volta.» disse di nuovo la donna.
«La prego di chiamare l'autista.» ordinò gentilmente l'uomo con una voce delusa; deluso di se stesse e del risultato pessimo.
«Subito, ma avete già deciso quale sarebbe meglio la strada per vostra figlia? Libererete Taehyung?» chiese la governate con molta tensione.
L'uomo sospirò stando.
«No, la prego di chiamare l'autista e di lasciarmi un po' solo per riflettere.» chiese cortesemente, mentre si massaggió le tempie.
«Sì, signor Conte.»
Margherita lasciò l'ufficio dell'uomo sapendo che aveva bisogno di tempo per rifletterci su.
Chiamò un autista per Sun-Hi per portare i regalini che ebbe ricevuto a scuola.
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Se liberasse il ragazzo Angelo non sapeva cosa potrebbe combinare o peggio, potrebbe far del male a sua figlia per vendicarsi. E se non lo libererà ci metterà troppo tempo per cercare di salvare Sun-Hi...
Quindi cosa sarebbe stato meglio fare?
Era talmente disperato da perdere tutta la sua ragione.
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Dopo un'ora sentí la voce della dolce figlia tornata a casa e subito il Conte scese giù per abbracciarla.
«Ciao, papà. Guarda quanta roba mi hanno regalato, sono stati un po' troppo gentile.» disse la meringa con un dolce sorriso.
«Sei la più bella e la più intelligente di tutto l'universo, ovvio che ti regalino dei regali, vogliono conquistarti.» rispose il padre sorridendo esclusivamente per la figlia e orgoglioso di avere una figlia così bella e intelligente.
«Successo qualcosa di nuovo a scuola?» chiese l'uomo con un sorriso stampato sul viso.
«Purtroppo sì, mi è venuto un'altro attacco al cuore....papà ho paura. Sei sicuro che prendere le pillole mi aiutino ad avere un vita come tutti quanti?» il suo sorriso svanì, al suo posto rimase una tristezza, mentre il Conte assunse una espressione preoccupante, ma lui non doveva fargliela notare....doveva dare fiducia a Sun-Hi.
«Certo che avrai una vita come tutti. Se non sopporti più questi dolori allora ti curerò, ok?»
«Davvero?»
«Sì.» non aveva la minima idea di come avrebbe fatto a curarla.
«Grazie, papà.» e si abbracciarono.
Sun-Hi aveva fiducia e credeva alle parole del padre con tutta se stessa....ama la sua vita e non vorrebbero smettere di vivere.
La dolce figliola aprì il romanzo del padre "l'Angelo Corvino" e ricominciò a leggerlo dove era arrivata. Era molto attratta dalla storia, soprattutto voleva sapere di più sull'angelo corvino.
Sembrava come se esistesse veramente....
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In tre ore finì il libro. Ecco perché aveva una grandissima biblioteca, la ragazza leggeva velocemente i libri grossi in poco tempo.
Poi prese un altro libro, sempre appartenente del padre e cominciò a leggerlo mentre mangiava un biscottino al cioccolato e bevendo qualche sorso di tè nero.
Non sarà bello quanto "L'Angelo Corvino", ma era bello anch'esso.
Bussarono alla porta della signorina.
«Avanti.» disse Sun-Hi, mettendosi composta sul letto smettendo di leggere il libro.
«Scusa se ti disturbo mia cara, ma vostro padre ha una sorpresa per te.» disse la dolce donna con un bel sorriso stampato in faccia e delle guancia paffute e rosee.
Seguì la governante fino al giardino dove vide suo padre sorriderle e lei ricambiò confusa.
«Ho una sorpresa per te Sun-Hi.» il Conte diede alla figlia una grande scatola con un bel fiocco blu in cima.
«Aprilo delicatamente.» continuò il Conte.
Appoggiò il pacco per terra, perché era abbastanza pesante, tolse il nastro blu e aprì lentamente la scatola e subito qualcosa gli leccò la guancia.
«Un barboncino!» esclamò Sun-Hi tutta felice e più sorridente del solito; era un cane molto piccolo di colore nero.
«Che carino! È una femmina o un maschio?» chiese la ragazza.
«È un maschio. Ti piace figliola? Così ti farà compagnia.» il Conte era molto felice che lei sorrideva ancora di più.
«Mi piace moltissimo. Grazie mille, papy!» aabbracciò fortemente il padre per poi ritornare di nuovo al cane.
Lo prense in braccio e pensò a che nome dargli.
«.....lo chiamerò....Blacky!» esclamò alla fine la dolce meringa sorridendo più che mai dalla gioia.
«Invece di stare sempre a leggere libri stai un po' più in giardino a giocare con Blacky. E se vuoi leggere, allora ti siedi sulla sedia a dondolo stando all'aria aperta, va bene?» ordinò il padre alla cara figliola.
«Sì, papà.» il cucciole gli leccò la mano facendola intenerire.
«Allora noi ti lasciamo tranquilla. Abbiamo da fare, quindi divertitevi.» disse il Conte.
E così il Conte e la governante cominciarono a fare i loro affari senza preoccuparsi troppo per la dolce meringa.
Mentre Sun-Hi cominciava a rincorrere il cane e a lanciargli la palla per poi abbracciarlo.
Poi si sedette sulla sedia a dondolo con Blacky in braccio e un libro in mano. Insomma era una bella giornata solare e la ragazza seguí i consigli del padre, per stare più all'aria aperta.
Il Conte era nella finestra che osservava Sun-Hi e sorrise lievemente.
«È contento di vedere sua figlia più serena?» chiese Margherita sorridendogli.
Lui annuì soltanto e smise di guardare sua figlia per andare nel suo ufficio.
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Faceva molto caldo in quelle settimane.
Erano appena iniziate le vacanze primaverili.
La dolce Sun-Hi invitò Yun per fare un viaggio a Pechino, ovviamente accettò, visto che adora fare viaggi.
«Sei sicura di andare a Pechino senza nessuna compagnia di Margherita o io? Solo per la tua sicurezza tesoro.» si sedette nel giardino insieme alla bellissima figlia
«So che ti riferisci all'attacco al cuore, ma non preoccuparti, ci sarà Yun. Dai papi...non devi preoccuparti, resterò là per cinque giorni, vedrai che non mi verrà l'attacco; mi succede sempre due volte al mese.» rassicurò Sun-Hi con uno sguardo da cane bastonato.
L'uomo sospirò.
«Mi hai convinto, ma sempre prudenza e portati le pillole sempre in tasca, basta che ti stia sempre accanto.» raccomandò il padre alzando un dito come un professore.
«Dai papà. Lo so, so come gestire me stessa...Ma adesso dovrei fare una bella doccia alle rose a Blacky. Non è vero Blacky?» chiese al cane che abbagliò dolcemente.
«Allora vi lascio soli.» e così lasciò il giardino.
Sun-Hi prese una mini vaschetta per cani e la riempì d'acqua, aggiungendo shampoo per cani con delle bolle. Prese in braccio Blacky e con delicatezza lo mise nella vaschetta lavandolo accuratamente, poi prense un annaffiatoio riempiendolo d'acqua sciacquando il dolce cagnolino. Prense un panno bianco e lo asciugò, mentre lui si scuoteva.
«Ecco il più bel cagnolino del mondo.» disse Sun-Hi con una voce carina accarezzandogli e toccandogli il musetto.
Entrò nel bagno della sua stanza per prendere l'asciugacapelli e cominciando ad asciugare Blacky. Alla fine lo pettinò per bene ed ecco che uscì un capolavoro.
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Alla mattina si sentivano i suoni delle macchine correre nell'autostrada e gli uccelli cantare.
Sun-Hi era già sveglia con il bagaglio pronto per partire.
«Mi dispiace tanto Blacky, ma non ti posso portare in aereo. Tu starai con Margherita, ok?» disse la ragazza grattandogli il pancione e ottenne come risposta alla sua domanda un abbaglio del cagnolino.
«Signorina Sun-Hi, è arrivata la signorina Yun.» avvertì la signora Margherita bussandola alla porta della sua stanza.
«Arrivo subito. Grazie di avermi avvertita.»
«Di niente mia cara. E non si preoccupi per Blacky, ci sarò io ad occuparne.»
La meringa annuì e sorrise.
Scense dalle scale e vide la sua amica che la stava aspettando seduta in sedia.
«Pronta per partire?» chiese Sun-Hi eccitata.
«E me lo chiedi?! Più che mai! E grazie di avermi invitata in questo viaggio, ti voglio un mondo di bene.» rispose Yun abbraciandola.
«Anch'io, ma ovviamente ti avrei invitata, perché sei l'unica persona che mi capisce bene.»
Sorrisero e risero tutte e due come se fossero delle sorelle.
«Benvenuta Yun.» accolse, il Conte, la dolce amica della figlia.
«Grazie signor Park e grazie per questo viaggio.» disse educata Yun.
«Si figuri. Ho fatto quello che dovevo per le persone care di mia figlia. Meglio che andiate, c'è già l'autista che ho chiamato; vi porterà direttamente in aeroporto.» avvertì il Conte.
«Grazie papà. Adesso vado, ciao papi!» e così salirono in macchina con i bagagli messi nel cofano dietro della macchina.
Mentre partirono Sun-Hi diede l'ultimo saluto con la mano al padre e a Margherita.
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L'autista si fermó proprio davanti all'aeroporto e augurò un buon viaggio alle ragazze.
Fecero il check-in ed entrarono nel primo volo delle 7:45 per Pechino.
Presero la classe unk, visto che il padre insistette tanto.
Si sedettero nei migliori posti. Chiacchierarono per un po' e si fecero un breve pisolino. Dalla Corea del Sud a Pechino ci volevano all'incirca un oretta e trenta minuti.
Dopo il risveglio mancava poco all'atterraggio.
«Quando arriviamo prenotiamo prima una camera matrimoniale in un hotel per cinque giorni. E poi?» disse Yun.
«Andremmo a mangiare la specialità cinese ed andremmo alla Grande Muraglia.» rispose la meringa guardando un volantino della grandissima Cina per vedere i posti più amati dai turisti.
«Sarà la miglior vacanza di sempre, poi con la mia migliore amica.» questa affermazione fece sorridere Sun-Hi.
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Arrivarono nell'aeroporto di Pechino e dire che c'era tanta gente non bastava per descrivere quante persone ci fossero lì.
Con fatica riuscirono a uscire dall'aeroporto per poi prendere un taxi che le portò in un hotel a cinque stelle.
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Arrivate là arrivò un facchino a prendere le loro pesante bagagli e le accolsero come si deve.
Arrivarono davanti al receptionist che sorrideva a ogni clientela.
Chiesero sulle prenotazioni della loro camera M.
«Avrei prenotato una camera matrimoniale.» chiese Sun-Hi.
«La prego di darmi i vostri nomi.» chiese cortesemente il receptionist.
«Park Sun-Hi e Lee Yun.» disse di nuovo la dolce meringa.
«Una camera M, giusto?» volle accertarsi il receptionist leggendo tutto ciò che c'era sullo schermo del computer.
«Esatto.» conferma Sun-Hi.
«Tenga queste chiavi della vostra camera numero 256.» disse il receptionist porgendo un paio di chiavi.
«Grazie.»
«Grazie a voi e buona giornata.» un accoglienza degna di essere a cinque stelle lusso.
Lo stesso facchino portó nella loro camera i loro bagagli facendole anche un po' illustrare il grande hotel a random.
La camera era molto grande con una bella vista della città.
«Vi auguro una buona giornata.» disse il facchino cortesemente per poi chiudere la porta della stanza.
Sun-Hi si affacciò sul vetro e con stupore fece uscire un verso: "wow".
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