𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗢 𝗜9. Tesoro, non vedo l'ora.
TW: purtroppo questo capitolo contiene un paio di frasi specifiche (non scene, ma frasi) che potrebbero portare a pensare alla notizia di cronaca dello st*pro avvenuto a Palermo qualche giorno fa.
Tengo a precisare che il capitolo è stato scritto mesi e mesi fa e che quindi il fatto che stia venendo pubblicata proprio questa parte proprio in questo momento è solo un'orribile coincidenza.
Se non ve la sentite perché la notizia di questo periodo vi ha toccato molto, vi consiglio di non leggere il capitolo oggi e di aspettare qualche giorno.
Grazie per la comprensione e mi scuso per il pessimo tempismo.
Buona lettura,
-J××
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𝗦𝗲𝘂𝗹 𝗩𝗲𝗻𝗼𝗺𓆙
Il modo in cui i miei genitori trattavano Taehyung mi stava quasi facendo ingelosire. Mia madre trattava quel tizio come se fosse suo figlio, mentre mio padre si era perso con lui a parlare di macchine e strategie di marketing da applicare nella sua azienda. Mi sembrava di essere ad una lezione della mia università. Un incubo.
«Taehyung, desideri qualcosa da bere? Un caffè?»
«La ringrazio molto signor Bak, non deve-»
«Coraggio! Insisto! Vuoi il dolcificante?»
Il ragazzo scosse la testa ringraziando ancora. Mio padre era indaffarato a parlare a raffica di chiunque avesse vinto l'ultimo torneo di calcio, mia madre che ci dava le spalle assieme a mio padre nel lavare gli ultimi piatti rimasti. Io, intanto, stavo per addormentarmi sulla sedia. La donna che mi aveva partorito, quella furbastra, aveva anche pensato bene di farmi sedere accanto a Taehyung per tutta la cena. Per fortuna, però, non c'era stato neanche un momento imbarazzante o brutto, anzi. Taehyung, anche se stava fingendo, sapeva essere il ragazzo più raffinato ed educato dell'intero mondo e questo faceva impazzire mia madre. La sua macchina nera e grossa parcheggiata fuori casa, invece, faceva impazzire mio padre.
Scattai con la testa rivolta verso il castano quando una sua mano si posò sulla mia coscia fortunatamente coperta dalla grande felpa. Fui pronta ad attaccare quel ragazzo con tutta me stessa pensando che volesse fare chissà che cosa con i miei genitori presenti, ma invece incontrai un'espressione accigliata, preoccupata.
«Va tutto bene?»
Taehyung mormorò con il tono di voce più apprensivo che io potessi mai sentire provenire da lui. Quasi mi si sciolse il cuore nel vedere quel cipiglio sul viso, quella fronte aggrottata e la mano ancora posata su di me. Quante personalità aveva quel ragazzo? Di sicuro amavo quella che mi trovavo davanti.
«Sì, non ti preoccupare- sono solo stanca»
Sorrisi anch'io in modo da rassicurare il ragazzo e non tentai nemmeno di togliere il suo tocco dal mio corpo. Mi piaceva. Eccome se mi piaceva.
«Va bene, allora adesso vado e ti lascio riposare»
Taehyung si assicurò che i miei genitori ci stessero ancora dando le spalle e, subito dopo, si alzò in piedi. Mia madre e mio padre, al suono di quel rumore, si voltarono di scatto con gli occhi spalancati. Santo Dio.
«Scusate davvero, ma ho appena ricevuto una mail dai miei collaboratori dicendo che serve il mio aiuto in ufficio-»
«Oh cielo, lavori a quest'ora della notte? Non hai proprio un minuto di pausa-»
«Lascialo stare, cara- questo è un giovane che ha voglia di lavorare- ce ne fossero altri come lui! Dovrebbero essere tutti così!»
Scossi la testa divertita da quello strano battibecco e feci segno al maggiore di seguirmi. Prima di uscire di casa, mia madre gli diede una vaschetta con dentro un pezzo di torta preparata da lei, poi gli baciò la guancia e lo abbracciò. Mio padre invece salutò il castano con una pacca sulla spalla ed un augurio di buon lavoro.
Aprii la porta di casa e mi aspettai di vedere i miei genitori uscire, ma non fu così. Mia madre e mio padre lasciarono me e Taehyung fuori dall'ingresso e ci salutarono con forse troppo entusiasmo. Fantastico.
«Ti chiedo scusa, di solito non sono così invadenti»
Pressai le labbra ed annuii alle parole. Portai le braccia al petto per cercare di riscaldarmi un po', ma il vento freddo lì fuori mi fece rabbrividire comunque.
«Non serve chiedere scusa- sei fortunata ad avere dei genitori così»
Il ragazzo fece diversi passi avanti fino a raggiungere il mio corpo infreddolito. Sotto il braccio, Taehyung teneva la vaschetta piena di dolce. Passarono diversi secondi in cui nessuno dei due disse niente, in cui ci guardammo e basta, ma in modi diversi. Io fissavo il maggiore come a chiedergli cosa volesse fare, quali fossero le sue intenzioni, il perché si ostinasse a voler incontrare me, i miei genitori. Il suo sguardo, invece, stava bene così. Taehyung sembrava che stesse bene nel guardarmi e basta. Non aveva domande, inquietudini o insicurezze da pormi. Lui voleva solo guardarmi e stare lì a farlo per chissà quanto altro tempo. Nessuno mi aveva mai guardato in quel modo.
Deglutii quando il ragazzo allungò una mano verso il mio viso. Non mi ritrassi, non parlai e non feci altro. Taehyung avvicinò il volto al mio sospirando appena, facendo scorrere l'attenzione per la mia faccia ghiacciata. Il suo tocco non era possessivo, autoritario come io avevo sempre creduto fosse a causa dei suoi comportamenti, ma era dolce, gentile, delicato. Non pensavo che lui potesse esserlo.
«Taehyung, Taehyung, aspetta- non-» deglutii per l'ennesima volta e riuscii a far bloccare i movimenti del maggiore prima che facesse qualsiasi altra cosa. Prima che mi baciasse. «Sono fidanzata, lo sai-»
«Pensi che il fatto che tu abbia un ragazzo possa fermarmi?»
Il castano inarcò un sopracciglio tenendo la mano sulla mia guancia, il respiro sopra il mio viso. Quella sua domanda retorica mi fece paralizzare. Non era così?
«Non ti ho mai baciata prima d'ora perché sei tu a non volerlo, non perché hai il fidanzatino, Hera» Taehyung si inumidì le labbra, lanciò un'ultima occhiata al mio volto e subito dopo sospirò come se si stesse trattenendo dal fare qualcosa «Se le cose fossero diverse, ti assicuro che non staremmo qui a parlarne»
Cosa dovevo dedurre da quello che aveva detto? Cosa dovevo capire da quella specie di confessione? Che gli piacevo? Gli interessavo? Forse avevo frainteso tutto quanto? Il freddo, la stanchezza che in quel momento stavano coprendo il mio corpo non mi aiutavano a capire nulla. Chi era davvero Kim Taehyung? Uno stronzo? Un probabile omicida? Uno spacciatore? Un amministratore delegato? Troppe domande, troppe cose a cui io non avevo voglia o tempo di pensare.
I brevi minuti di silenzio vennero interrotti da un rumore acuto proveniente dietro le mie spalle, dentro casa. Io e Taehyung ci voltammo in quella direzione e, immediatamente, la luce prima accesa della cucina si spense e la tenda di quella finestra venne tirata. Delle imprecazioni di mia madre, rivolte con molta probabilità a mio padre, riempirono il silenzio di quella notte. Fantastico.
Ridacchiai divertita assieme a Taehyung e non mi sentii neanche in imbarazzo.
«Ci stavano spiando, vero?»
«Sì, credo di sì- però devo dire che mi amano»
Il ragazzo scrollò le spalle continuando a guardare la finestra della cucina ed un sorriso dolce non abbandonò il suo viso. Si stava decisamente vantando.
«Mia madre ama i tuoi soldi e mio padre ama la tua macchina, Taehyung-»
«E tu? Non ami niente di me?»
Quella domanda mi prese in contropiede ed io, al momento, non seppi come rispondere. Poi finsi un sorriso divertito e scossi la testa.
«Se pensi che mi interessino telefoni, case, macchine o cene costose, allora sei sulla strada sbagliata» il mio sorriso si spense subito appena un ricordo occupò la mia mente. Dannazione. «Cavolo, Taehyung- aspetta qui- ho ancora il tuo cappotto e-»
«Tienilo tu, sta meglio a te che a me»
«Non dire sciocchezze, vado a prendertelo-»
«Facciamo così- me lo ridai domani a pranzo, okay?»
Bloccai tutti i miei movimenti nel sentire quella specie di proposta e rimasi imbambolata. Cosa? Avevo sentito male o mi aveva appena invitato ad uscire? Di nuovo? Forse avrei potuto dirgli che avevo lavoro o lezione a quell'ora ed avrei risolto il problema, ma lui non me lo lasciò fare.
«Andiamo a mangiare e poi ti riporto all'università-»
«Ovviamente conosci già i miei orari universitari, certo- come li hai avuti?»
Fu il mio turno di fare un passo avanti. Ero stanca di sapere che Taehyung avesse il fiato sul mio collo, che lui fosse a conoscenza di ogni mio orario, ogni mio spostamento. Almeno volevo scoprire come lui riuscisse a farlo.
«Taehyung, puoi cercare di essere sincero per una volta-?»
«Ho chiesto al presidente del tuo corso» il maggiore sputò il rospo senza troppe cerimonie e questo mi sorprese «Per quanto riguarda agli orari del bar, ho chiesto al capo e, beh- per l'iban mi è bastato fare qualche telefonata»
«A te basta solo chiedere, insomma»
Annuii alle mie stesse parole e presi un grosso respiro. Ormai ero così abituata alle strane uscite di Taehyung, alle sue strane conoscenze che nemmeno riuscivo ad arrabbiarmi o altro. Ero solo stanca e stremata. Passai entrambe le mani sul mio viso e presi una grossa boccata d'aria. Cosa stavo per fare?
«Passo a prenderti domani verso le undici-?»
«Passa a prendermi domani verso le nove» guardai il castano essere alquanto sorpreso dalla mia uscita, ma in maniera positiva «Andiamo a fare shopping al centro commerciale e mangiamo lì, va bene? Ti va?»
«Perfetto, tesoro, non vedo l'ora»
Taehyung non riuscì a nascondere il sorriso contento e giocoso che comparve sul suo volto ed io ricambiai senza nemmeno accorgermene. Dannazione.
Era così bello.
[...]
La sera stessa, un'ora più tardi
Fu facile per il ragazzo entrare in quell'ospedale. All'ingresso non aveva trovato la stessa donna di quel pomeriggio, ma una guardia vera e propria. Aveva fatto delle storie all'inizio, ma poi era bastato un documento di Taehyung per sgomberare il passaggio. Il castano dalle spalle larghe non era sempre felice di avere quest'effetto sulle persone, ma molte volte gli tornava utile incutere timore e paura. Ci aveva fatto l'abitudine da anni a questa parte. Ciò a cui non aveva mai fatto l'abitudine e a cui non si sarebbe mai davvero abituato era chi non tremava davanti a lui, chi osava anche solo ricambiare il suo sguardo non facendo parte del suo gruppo di amici o compagni. Hera, ad esempio. Quella ragazzina appena trasferitasi da Daegu con una lingua troppo lunga, con la bocca sempre sporca di parolacce e con il corpicino minuto e perennemente tremante. Eppure, quella ragazzina non si era mai fatta intimidire da Taehyung, da Kim Taehyung, e questo spaventava più il ragazzo che lei.
La notte, prima di chiudere gli occhi per qualche decina di minuti, si ritrovava a pensare a cosa fosse successo lo scorso venerdì notte quando la sua squadra aveva fatto capire ad Hoseok quale fosse il suo posto. Quella stessa sera, Hera aveva dato di matto. Taehyung aveva giurato di non essersi mai sentito così perfido, così subdolo e così colpevole in tutta la sua vita. Lui spacciava e produceva droga da anni indisturbato, decine di persone avevano faticato ad estinguere il debito creatosi con lui e decine di uomini, donne, ragazzi e ragazze avevano supplicato di lasciarli stare, di non dar loro una lezione e Taehyung non aveva mai battuto ciglio, nemmeno Jimin, Yoongi o Durji. Nell'esatto momento in cui Taehyung aveva incontrato gli occhi grandi, rossi e gonfi di Hera aveva capito che qualcosa non andava. Il ragazzo si era sentito addolorato, aveva provato del dolore fisico e nella parte centrale del petto. Lui non sapeva come trattare Hera, non sapeva come conquistarla. Voleva conquistarla? Taehyung non lo sapeva. Quella ragazzina impertinente lo infastidiva e lo incuriosiva allo stesso tempo. Come aveva fatto quello sfigato di Hoseok ad averla? Cosa aveva Hoseok che Taehyung non aveva? Nulla. Taehyung aveva tutto, tutti, chiunque e qualunque cosa. Quindi, perché ad Hera non importava di Taehyung? Perché aveva picchiato il suo fidanzatino? Non era certo colpa del maggiore se quell'idiota aveva deciso di drogarsi. Lui aveva solo fatto il suo lavoro.
Mentre camminava per quello stretto e buio corridoio, il ragazzo pensò al dolce rimasto in macchina. E se si fosse sciolto? No, impossibile. Non poteva essere una torta fredda in quel momento dell'anno. Comunque, a chi sarebbe importato di quel dannato dolce? Taehyung non mangiava quasi mai, non dormiva praticamente mai e quando si ricordava di farlo era troppo tardi. Ora, l'unico pensiero che gli affollava la mente era come far sì che Hera lo guardasse come guardava Hoseok.
Taehyung strinse i pugni accanto i fianchi.
La ragazza dai capelli lunghi castani, dagli occhi grandi e marroni, dalle labbra piene, dal naso piccolo e lucido si era buttata addosso al biondo finto e lo aveva baciato dappertutto, lo aveva abbracciato e si era preoccupata per lui, addirittura. Taehyung avrebbe tanto voluto che Hera facesse lo stesso con lui, ma non sapeva come comportarsi. Le aveva regalato l'ultimo cellulare appena uscito, l'aveva portata a cenare in uno dei ristoranti più lussuosi di tutta Seul, le dava da mangiare qualsiasi cosa chiedesse e le avrebbe dato anche qualsiasi cosa materiale se solo lei avesse chiesto. Invece niente, anzi. Bak Hera aveva pagato, offerto, regalato la cena a Kim Taehyung. Per la prima volta nella vita, una persona si era occupata di lui economicamente dopo la scomparsa dei suoi genitori. Lui, al primo impatto, non era riuscito ad accettarlo e per questo aveva rovinato tutto. Era colpa sua se Hera si era distanziata così tanto, se lei lo odiava.
Il problema era che Taehyung non sapeva come comportarsi con le persone a cui teneva. Non teneva a qualcuno da anni, ormai.
La porta della stanza d'ospedale si aprì di colpo e il castano non si preoccupò certo di non far rumore. Una figura in fondo alla camera, ancora distesa sul letto, si sollevò di scatto a sedere. Taehyung accese la luce e fece veloci passi avanti.
«Che cosa ci fai tu qui-?»
«Le domande le faccio io, Cha»
Il maggiore si chiuse la porta alle spalle ed osservò il biondo finto con uno sguardo duro, severo che nessuno si sarebbe mai augurato di trovarsi davanti. Hoseok, infatti, tremò. Il presunto fidanzato di Hera era un fifone che si divertiva a guardare film horror pur sapendo di non riuscire a portarli a termine, un ragazzino cresciuto da genitori estremamente ricchi che non gli avevano mai fatto mancare nulla. Al contrario di ciò che si poteva pensare, però, Hoseok non era viziato, o meglio, non del tutto. C'erano state volte in cui Hera, durante gli anni, non era riuscita a salire a Seul a causa degli aumenti improvvisi del costo dei biglietti, quindi Hoseok l'aveva raggiunta per primo. Il fatto però, era che con aumento del biglietto si intendeva l'aumento di circa millecinquecento won, ovvero una sciocchezza. A quanto pareva, per Hera erano davvero tanti.
«Sei venuto a finire quello che i tuoi scimmioni hanno iniziato? Mentre io sono su un letto d'ospedale? Wow, davvero eroico-»
«Mi hai chiamato Veleno oggi pomeriggio, Hoseok» Taehyung fece l'ennesimo passo avanti e questa volta non si fermò. La distanza tra il maggiore ed il biondo divenne forse un metro, ma i loro sguardi non si staccarono l'uno dall'altro. «Sai cosa significa quando mi si chiama in quel modo?»
«Certo che lo so- ti fai chiamare così quando sei in mezzo ai tuoi affari-»
«Quindi la domanda sorge spontanea, Cha- perché hai usato quel nome?»
Taehyung era arrabbiato, era irritato ed infastidito in una maniera che non sapeva spiegarsi. Riconobbe, però, di sentirsi in quel modo non a causa di quel nomignolo, ma a causa di chi lo avesse sentito. Hera lo aveva sentito, Hera sapeva già che Taehyung venisse chiamato il Veleno di Seul. Che conoscesse anche la storia? No, altrimenti non gli sarebbe stata più attorno.
Hoseok aggrottò le sopracciglia e rimase in silenzio ad osservare il castano quasi a chiedergli se stesse facendo sul serio. Il minore portò le gambe giù dal letto rimanendoci seduto sopra e trattenne qualche smorfia o verso di dolore. Gli faceva ancora male il petto e la testa, ma almeno poteva camminare.
«Mi prendi per il culo per caso?»
Hoseok sospirò rumorosamente e puntò le mani accanto le cosce ancora distese sul materasso. Sollevò lo sguardo per vedere Taehyung e gli fece così schifo, ma anche così tanta paura. L'unica cosa per cui Hoseok non si sarebbe mai perdonato era aver tirato in mezzo la sua migliore amica in tutta quella faccenda.
«Cazzo, lo sai da chi ti fai coprire le spalle oppure no?»
«Di cosa diavolo stai parlando?»
Taehyung davvero non capiva, ma la cosa lo interessava così tanto che stava lasciando perdere la continua mancanza di rispetto da parte del minore. Ricordava quando Hoseok lo aveva chiamato Veleno. Lo aveva fatto proprio quando Hera aveva parlato della rissa. Cosa c'entrava Hera?
Il biondo si prese qualche secondo per osservare l'altro ragazzo e solo in quel momento si rese conto che, sì; Taehyung non sapeva niente. Ma d'altronde, cosa gliene sarebbe potuto importare? Lui era un coglione.
«Sai perché ho sferrato io il primo pugno a quell'idiota di Durji? Pensi che l'abbia fatto per divertimento?» Hoseok ricordava il momento in cui quel tizio moro, dai capelli corti si era avvicinato a lui venerdì notte, il momento in cui gli aveva sussurrato quelle schifezze. Non avrebbe potuto dimenticarselo. «Quel coglione mi ha detto che l'altro modo per pagare tutto il debito sarebbe stato consegnare Hera a te e lasciare che voi tutti ve la passaste come la cazzo di puttana che è-»
Hoseok non riuscì a finire di parlare che una presa ferrea lo costrinse a stringere i denti. Le dita lunghe di Taehyung gli avevano afferrato il colletto e glielo stavano stringendo con una forza inaudita, la mandibola serrata, le sopracciglia abbassate e un ghigno di rabbia ad occupare quel bellissimo viso. Hoseok portò le mani su quelle del maggiore, ma non ebbe nemmeno un briciolo di forza per poterle contrastare.
«Attento a cosa dici, razza di idiota- ci metto un secondo a-»
«Pensi che io mi sia inventato tutto? È strano, Veleno-» il biondo faticò a parlare, ma fu più agitato che altro «-Durji ha detto che era un'idea tua»
La presa del maggiore cessò di esistere attorno il collo dell'altro ragazzo. Taehyung fece qualche passo indietro, interdetto. Non era possibile una cosa del genere. Durji era uno stupido irresponsabile, una testa calda, ma non era un dannato stupratore. Eppure, Hoseok non avrebbe mai colpito per primo sapendo che poi tutti lo avrebbero picchiato a sangue. Chi stava mentendo fra i due? E, soprattutto, perché a Taehyung importava non tanto di quel fatto grave, ma di chi ne fosse la protagonista?
«E tu da bravo fidanzatino hai dovuto proteggere il suo onore, giusto? Per te stesso tu non abbia il minimo rispetto, ma per Hera tu sia un principe-»
«Ma non l'hai ancora capito, porca puttana- io ed Hera non siamo fidanzati- ci conosciamo da dieci anni e siamo come fratello e sorella, sarebbe un incesto»
Il borbottio scorbutico di Hoseok, nel sistemarsi il colletto disordinato del camice, fece solo da sottofondo ai pensieri ora confusi del ragazzo, alla sua espressione scioccata. Cosa? Hera ed Hoseok non erano fidanzati? Erano amici e basta?
«Non- perché diavolo lei mi avrebbe mentito?-»
«Perché ha paura di te, Taehyung, ed ha paura di tutti i tuoi amici del cazzo che vanno in giro a drogarsi e a picchiare le persone e a giudicare da dove sono io ora e da quello che ha detto Durji, non ha poi tutti i torti, non trovi?»
Perché ha paura di te. Perché Hera doveva avere paura di Taehyung? Lui non trovava alcun motivo, non trovava nessuna ragione valida, nessuna scusa che avrebbe giustificato l'usare Hoseok come suo finto fidanzato per proteggerla. Era stato Jimin a riferire a Taehyung che la ragazza avesse un fidanzato e poi Hera lo aveva sempre confermato e ribadito. Come aveva fatto Jimin a saperlo?
Il castano uscì di fretta da quella stanza senza nemmeno ascoltare le parole urlate di Hoseok. Aveva altro a cui pensare. Mentre Taehyung camminava velocemente, con un diavolo per capello lungo tutto quel corridoio deserto, buio ed inquietante, prese il cellulare ed aspettò che il tizio dall'altra parte della cornetta rispondesse. Il ragazzo era arrabbiato, furioso, accecato dalla rabbia e stava pregando solo una cosa. Che Durji non avesse nulla a che fare con tutta quella storia.
«Taehyung? Pronto?-»
«Cosa hai detto venerdì notte a Cha Hoseok?»
«Eh? Di cosa diavolo stai-?»
«Durji, non ho nemmeno un minuto di tempo da perdere con cazzate del genere, mi hai capito bene?»
Taehyung usò quel suo tono profondo, rauco che metteva paura a chiunque e che non lasciava scampo a nessuno. Lui voleva la verità e quella avrebbe avuto.
«Hai detto a quel tizio che per sanare il debito avrebbe dovuto darci Hera e farcela passare tra di noi come una cazzo di puttana?»
Taehyung giurò di star per vomitare nel ripetere esattamente quelle parole, ma si fece forza. Scese in velocità gli scalini dal primo piano e sentì poi l'aria fredda del parcheggio sotterraneo spettinargli i capelli appena lavati. Una risata si sentì dall'altra parte della cornetta. Questo fece incazzare il ragazzo ancora di più.
«Sei così scurrile, Taehyung- proprio tu che hai sempre odiato le parolacce-»
«Durji, giuro su Dio che-»
«Rilassati, amico- non ho detto queste cazzate»
Lo sbuffo che lasciò le labbra del moro lo sentì persino l'altro ragazzo. Durji sembrava più scazzato che altro. Qualcosa dentro Taehyung si fece più leggero, più rilassato e lui fu così felice di sapere che uno dei suoi più chiari amici non fosse un malato di mente. Qualcos'altro, però, gli diceva che non doveva fidarsi. Perché Hoseok avrebbe dovuto reagire in quel modo, altrimenti? Quel codardo non aveva mai reagito in giorni di continue percosse e aveva deciso di farlo completamente a caso proprio quella sera? Taehyung ricordava di aver visto Durji avvicinarsi ad Hoseok, di avergli sorriso, di aver parlato e ricordava anche come si fosse comportato la prima volta che avevano fatto irruzione in casa di Hera.
«Spero che tu mi stia dicendo la verità, Durji, perché se scopro che non è così-»
«Oh, andiamo- credi di più ad un cagasotto o al tuo amico, Taehyung?»
Di sicuro, Taehyung credeva di più al suo amico.
Non importava che ogni singolo indizio nella sua testa gli dicesse il contrario, che la logica dei fatti fosse tutta un'altra cosa. Taehyung si fidò del suo amico come avrebbero fatto Yoongi e Jimin, i suoi veri ed unici amici.
×××
oh ehy🌚
ALLLLORA, capitolo più o meno tranquillo, no? qui abbiamo un tenero tae che alla fine capisce che hera è stanca e accetta di tornare a casa per farla riposare🥺
▪︎come se non bastasse questo però, abbiamo anche una sua specie di confessione assieme al suo tentativo di baciarla. hera, però, lo schiva
▪︎▪︎secondo voi ha fatto bene? e soprattutto sono davvero queste le vere intenzioni di tae o c'è qualcosa sotto?
▪︎alla fine del capitolo abbiamo il nostro Taehyung che va a fare una vista ad hoseok ancora in ospedale, hoseok sputa il sacco (perché questo hobi non sa tenere i segreti) e rivela anche una triste verità sull'amicizia di tae
▪︎▪︎questo è il motivo per cui hoseok, capitoli fa, aveva tirato il primo pugno verso gli amici di tae; l'aveva fatto perché avevano detto quelle cose su hera🥺 il nostro hobi😭
▪︎▪︎▪︎tae però non gli crede💃 chissà se la cosa cambierà nel corso della storia👀👀
also, in questa parte di capitolo capiamo anche alcune delle motivazioni del perché Taehyung abbia reagito in quel modo quando hera gli aveva offerto la cena al mc
▪︎chissà se c'è sotto dell'altro🙂🙂
▪︎▪︎siete pronti ad un'intera giornata al centro commerciale con tae ed hera???? ve lo dico io NOO
fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto con un commento o una stellina♡ ricordate che pubblico sempre anteprime dei capitoli sul mio insta (@louisian__a)♡
al prossimo,
-J××
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