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Epilogo

Cauchemar aveva collezionato talmente tante stampe dalla cabina fotografica davanti scuola, che lo spazio sulla parete sopra il suo letto cominciava a scarseggiare.

Appese anche la striscia di fototessere scattate quella mattina, e si allontanò per poter guardare il quadro complessivo. Sembrò subito compiaciuta.

Sunny la stette a guardare con un sorriso sul volto, disteso comodamente sul pouf rosa gigante all'angolo della stanza. Cauchemar si voltò verso di lui, lo guardò, e lui sorrise in assenzo, annuendo brevemente.

Era da qualche mese che Cauchemar aveva sperimentato la sua nuova mania per le fotografie. Molte di queste avevano un'orribile tinta verde a causa dei rullini scaduti, e quelle che avevano dei colori normali, provenivano dalle cabine che trovavano per strada. Ce n'erano tantissime, e molte di queste erano pressoché uguali.

Sunny si chiedeva perché lo facesse, ma non aveva mai avuto il coraggio di chiederglielo. Era sicuro, però, che la paura di poterlo perdere l'estate prima era stata tanto forte da aver alimentato quella nuova passione. Immortalare tutto, congelare il tempo, e ricordare per sempre gli attimi che la facevano sentire viva.

―Il nostro primo ballo d'inverno―, recitò, mentre scriveva sul lato bianco della stampa quella stessa didascalia, insieme alla data corrente. Non aveva avuto senso immortalare le loro facce stanche appena usciti da scuola, pensava Sunny. Sarebbe stato molto meglio conservare quello spazietto per una foto di loro due vestiti di tutto punto. Anche se, infondo, era certo che non gli sarebbe mancata occasione di posare anche per quelle...

―Ancora non mi hai fatto vedere il vestito―, disse Sunny, dando una breve sbirciata all'ingresso della cabina armadio di Cauchemar. C'era una tendina di perline a separarla dal resto della stanza, ed ogni tanto i raggi del sole la attraversavano proiettando delle ombre colorate sul muro opposto.

―Non insistere, è una sorpresa per stasera―, rispose lei, agitando il fiocco sulla coda.

―E dai―, si lamentò lui, non riuscendo a trattenere la curiosità. ―Non vuoi dirmi nemmeno il colore?―

―Mmmh... è giallo―, cedette infine Cauchemar, avvicinandosi al pouf dove era spaparanzato Sunny.

―Davvero?―, chiese lui, d'un tratto ancora più emozionato. ―Te lo ha confezionato Elise?―

―Davvero, stupido―, rispose Cauchemar, annuendo. ―Saremo vestiti di colori complementari.―

Complementari, si ripeté Sunny, mentre scattava in avanti ed afferrava Cauchemar per la braccia, facendola cadere nel pouf accanto a lui. Amava quella parola.

―Sunny!―, protestò lei, ridendo. Si liberò in fretta, e portando le mani sulle sue spalle, si sbilanciò facendo cadere entrambi sul pavimento, rotolando su un fianco come bambini.

―Non vedo l'ora che sia stasera―, ammise Sunny, senza rialzarsi. Anche se all'inizio era stato scettico ed aveva atteso fino all'ultimo prima di accettare l'invito di Cauchemar, sentiva che si sarebbe divertito. Sarebbe stato tutto meraviglioso. Lui era un ragazzino normale con una famiglia normale, adesso.

―Sarà bellissimo, vedrai―, sussurrò Cauchemar, mettendosi comoda sul pavimento accanto a lui. Si guardarono per qualche istante, prima che la mano di lei si avvicinasse per accarezzargli un lato del viso. Sfiorò le branchie nuove, quelle che lui aveva perso più volte e che adesso si erano rigenerate quasi del tutto, e si avvicinò per schioccargli un bacio sulla fronte. Lui rispose grattandole dietro le orecchie, e non appena lei ebbe cominciato a fare la fusa, scoppiò in una fragorosa risata per prenderla in giro.

Cauchemar!―, la chiamò Coraline dal corridoio. Era dietro la porta, ma si guardava bene dall'aprirla, nel caso le loro effusioni le facessero risalire il pranzo. ―Ci sono i genitori di Sunny.―

Sunny si rimise in piedi, preparandosi a scivolare dentro le galosce di gomma. ―Devo andare―, disse, con una punta di tristezza.

―A stasera, allora―, lo salutò Cauchemar, sorridendogli teneramente.

―A stasera―, rispose lui, aprendo la porta. Prima di andare, aggiunse: ―Sei bellissima.―

―Anche tu, ruffiano!―, gridò lei, mentre Sunny si affrettava giù per le scale. Salutò Coraline, e lei gli rivolse una smorfia disgustata, come se quel solo frammento di conversazione rischiasse di sciogliere il suo cuore di ghiaccio. Poi, aprì la porta d'ingresso, e trovò la macchina di Harry ad attenderlo alla fine del vialetto.

―Ehilà, campione―, lo salutò Harry, appena entrato in macchina.

―Com'è andata oggi a scuola?―, si aggiunse Amanda, dal sedile del passeggero. Sunny si sporse in avanti e la salutò dandole un bacio sulla guancia, mentre Harry metteva in moto la macchina. In quel momento, il suo sguardo andò al bouquet di crisantemi che reggeva in mano.

―Abbastanza bene―, ammise, prendendo a raccontare. ―Ci hanno risparmiato l'ora di ginnastica perché la palestra è stata addobbata per il ballo di stasera.―

―Credevo che a te piacesse, la ginnastica―, commentò Harry, mentre si avviavano verso il corso principale. ―Sbaglio, o eri una ballerina da piccolo?―

―È questo il punto, non mi piace mettermi in mostra―, rispose Sunny, poggiando le spalle al sedile, e facendosi piccolo dietro la sciarpa. Harry non rispose, ma dallo specchietto retrovisore Sunny vide che stava sorridendo.

Il viaggio continuò in silenzio, mentre passavano davanti al Blockbuster fuori città, e la ruota panoramica faceva la sua apparizione in lontananza. Sunny la guardò intensamente, mentre questa veniva coperta dalle forme appuntite degli alberi spogli.

Aveva ricordi nostalgici di quel posto. Ma ogni volta che si soffermava sui ricordi dell'estate passata, i suoi primi momenti con Cauchemar erano abbastanza forti da riuscire a non farlo sprofondare. Era stata la psicoterapeuta, a dirgli di soffermarsi sulle cose positive. E quel capitolo della sua vita era stato necessario, per donargli tutte le piccole, meravigliose cose che facevano parte della sua quotidianità.

Se un anno prima gli avessero detto che un giorno avrebbe avuto una famiglia splendida come quella dei Todd, probabilmente non ci avrebbe creduto.

―Ha telefonato Maple, stamattina―, lo informò Amanda, con tono nostalgico. ―Vive con i nonni, adesso. Ha promesso di mandarci una cartolina dalla costa del sud.―

―Sono felice―, ammise Sunny, sentendo una lieve sensazione di calore nel petto. ―Non vedo l'ora di andarla a trovare.―

E mentre il sole d'inverno faceva la sua lenta corsa e si preparava a sparire dietro le montagne, Harry parcheggiò proprio dinanzi l'ingresso del cimitero.

E Sunny prese il bouquet di crisantemi dalle mani di Amanda.

―Vuoi che vengo con te?―, si offrì Harry, spegnendo la macchina.

―No―, rifiutò gentilmente Sunny. ―Devo essere io.―

E così, mentre le ombre si allungavano e le nuvole si tingevano del fuoco del tramonto, Sunny salì le scale, e si affrettò lungo le forme in marmo delle lapidi di gente che non aveva mai conosciuto. Le guardò con tenerezza, chiedendosi se questo bastasse a mostrare loro il giusto rispetto, e con i fiori tenuti vicino al petto raggiunse la tomba di suo padre.

Le forme rotonde e delicate dei fiori vennero dolcemente adagiate sul marmo, ed il colore dei petali si unì al bianco.

C'era un altro mazzo lì vicino, ed una candela si era consumata da poco, con la cera rimasta non del tutto solidificata. Anche sua madre era venuta lì, quella mattina.

―Grazie, papà. Non immagini quanto sia meravigliosa, la vita che mi hai dato―, sussurrò, e le sue parole furono portate in alto dal vento. Distanti, come distanti erano i ricordi di chi aveva tanto amato, e che con tanta tristezza, aveva dovuto lasciare andare.

Ma poi, un pensiero lo colpì, e con il sorriso che gli moriva in volto, separò uno dei fiori dal resto del bouquet.

Per quanto amasse suo padre, c'era un'altra persona che aveva bisogno di essere ricordata, quel giorno. Qualcuno di molto più solo che era andato incontro ad un destino altrettanto tragico.

Si addentrò nel cimitero, ed anche se lì gli alberi erano spogli ed il vento soffiava freddo e spettrale, non si guardò indietro neanche per un istante. Solo Harry era andato a trovarlo, mesi prima, e gli aveva sommariamente spiegato dove si trovasse. Forse, stavolta, lo aveva fatto per accertarsi che la sua tomba fosse stata per davvero riempita.

Nell'angolo più dimenticato, lì dove le scritte sulle lapidi si facevano illeggibili ed il marmo aveva cominciato a creparsi, trovò il punto in cui giaceva Edmund Paskov. E allora, posò quell'unico fiore al di sopra della sua tomba, e con freddezza, sussurrò:

Ti perdono.

E non gli fu chiaro se lo stesse dicendo alla tomba di Edmund, o a sé stesso.

Loro si fermano, ma noi andiamo avanti, realizzò, percorrendo il percorso fino all'entrata con le spalle curve, le mani in tasca, e lo sguardo distante. Ma non appena varcati i cancelli, trovò Harry ed Amanda ad attenderlo in macchina, ed illuminato dalle ultime luci del giorno più effimero dell'anno, il suo volto non poté fare a meno di accendersi con un sorriso.

Stava già pensando alla meravigliosa serata che attendeva lui e Cauchemar.

Stava andando avanti. 

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