Capitolo 15 [Seconda Parte]
―Sunny?―, chiamò Harry, e l'alterazione nella sua voce fu tutto, meno che rassicurante. Sunny indietreggiò, boccheggiando per dire qualcosa, ma il suono non riuscì a lasciare la sua gola. ―Che cosa ci fai tu nel mio studio?―
La schiena di Sunny raggiunse il bordo della scrivania, e quando si accorse di non poter indietreggiare ulteriormente, desiderò sparire. Essere invisibile, immateriale, trovarsi ovunque nel mondo meno che lì.
―Hai sentito tutto, vero?―, intuì Harry, rassegnato. Si portò le dita alle tempie, e con entrambe le mani si massaggiò i lati della testa.
―Vorrei che mi spiegassi, Harry―, ammise Sunny, con la voce che gli tremava. ―Amanda lo sa?―
―No, certo che no. Lei è meglio che resti fuori da tutto questo...―, rispose Harry, e la sua coda da visone scattò nervosa per aria.
―È vero che hai scelto tu di cacciarmi via?―, insistette Sunny. Harry poteva eludere quante domande voleva, ma quella no. A quella doveva dare risposta.
―No, Sunny, È molto più complicato di così. Mi crederesti, se ti dicessi che sono maledetto?―
―No. Voglio una spiegazione concreta. Voglio fatti reali, Harry.―
Harry poggiò la schiena contro lo stipite della porta, premendosi due dita contro le palpebre chiuse. Il suo intero volto si arricciò, ed i secondi passarono lenti, mentre si prendeva il tempo per rispondere. A differenza di qualche sera prima, stava davvero lottando per restare calmo.
―C'è una persona che mi perseguita―, ammise, e Sunny non vacillò. Quello lo aveva capito già. ―A me, e ad un mio vecchio amico. Ma ti basta sapere questo, sarebbe complicato raccontare tutta la storia e tu dovresti essere a letto da un pezzo.―
―Voglio sentirla tutta, invece―, disse Sunny, irremovibile. Con un gesto lento, prese gli occhiali dalla scrivania e li porse ad Harry. Era venuto per quelli, dopotutto, no?
―Va bene, immagino tu sia abbastanza grande da capire. Allora vieni con me in cucina―, ripose Harry, arreso. Accettò gli occhiali e li indossò, mentre con lo stesso passo felpato di prima si avviava in cucina. Accese la luce, ed aprì la dispensa, rovistando fra le scatole di cereali ed i pacchi di farina.
―È cominciato tutto parecchi anni fa, quando avevo diciannove, forse vent'anni―, prese a raccontare, mentre tirava fuori una ciotola da dietro uno sportello. Si stava mettendo a cucinare, così che anche se Amanda li avesse sentiti parlare, avrebbero avuto una scusa pronta sul perché fossero lì. ―Ho conosciuto un ragazzino come te, Sunny. Era un adolescente in casa famiglia che avevano tolto alla madre. Non so bene perché, ma io e Dave, l'amico con cui stavo parlando al telefono prima, decidemmo di stringere amicizia con lui. Forse per pena, forse per curiosità. Il suo nome era Edmund.―
Sunny rabbrividì.
Edmund era come me, fu tutto ciò che riuscì a pensare.
―All'inizio, ci parve una persona normale. Ci raccontò che la madre lo picchiava, e che a sua volta anche lei aveva ricevuto lo stesso trattamento da suo padre quando lui era piccolo. Il padre era in carcere, e francamente, non so se questa parte della storia sia reale, ma non è questo il punto. Io e Dave eravamo studenti di informatica a quel tempo, e nel tempo libero, ci divertivamo a creare dei virus informatici per fare impazzire lo studio pubblicitario locale. Edmund ci raccontò che sua madre aveva cambiato identità per sfuggire alle minacce della famiglia del padre, ed è qui che la storia si fa... buia.―
Sunny guardò Harry rovesciare i biscotti sbriciolati nel contenitore, e la lancetta della bilancia salì la scala.
I filmati della cassetta gli tornarono in mente, e seppe subito che non una sola parola di quello che Harry stava confessando corrispondeva al falso.
―Non era lei a picchiare il figlio, Sunny. Lo avevano tolto dalla sua custodia per il motivo diametralmente opposto.―
―Come lo avete scoperto?―, chiese Sunny, con le mani che gli tremavano dentro le tasche del pigiama.
―Riuscimmo a rubare i dati su sua madre da un archivio governativo. Io non sospettavo nulla, ma Dave mi costrinse a cercare informazioni anche riguardo Edmund, e scoprimmo la denuncia a suo carico. Non so perché pensarono bene di rieducarlo, invece che sbatterlo dentro, ma una volta scoperto, io e Dave ci rifiutammo di cedere ad Edmund la nuova identità di sua madre.―
Ecco chi è Maya, ed ecco spiegato perché Edmund la stia cercando, pensò Sunny. Harry non ne aveva fatto il nome, ma Sunny sapeva che si trattava di lei. E non riusciva ad immaginare la faccia che avrebbe fatto Cauchemar appena l'avesse saputo.
―Io avevo un lavoro al vecchio parco giochi, quando ancora in città ne esisteva uno―, proseguì Harry, mentre aggiungeva in un'altra ciotola lo zucchero ed il latte di mandorle, il preferito di Amanda. Sunny strinse i denti, e l'immagine del costume da mascotte gli tornò in mente, proprio come nella foto scolorita che aveva rubato la notte del rapimento. ―Non ne vado fiero, ma... ogni tanto facevo animazione per i bambini, ogni tanto mi mettevano a riordinare i magazzini. Al tempo ero anche un fumatore accanito, e credo che la storia di come io abbia smesso sia molto più originale delle altre che sentirai mai.―
Sunny prese un profondo respiro, e vide la fiamma dei fornelli scoppiare mentre Harry l'accendeva, per poi tornare piccola ed innocua l'attimo dopo. Guardò il fuoco danzare alla stessa frequenza con cui il gas fuoriusciva, e trattenne il fiato. Sapeva cosa stava per raccontare Harry, e le sue parole gli avrebbero svelato la verità circa la morte di Edmund.
O questo era quello che sperava.
―C'era un'attrazione che consisteva in un percorso con dei battelli sull'acqua, ed i battelli erano alimentati a diesel. Non era affatto di mia competenza, ma quel giorno il reparto della manutenzione era occupato con un guasto alla ruota panoramica. Era una domenica, il parco era pieno, e in assenza di personale, incaricarono me di rifornire i battelli di carburante.―
La mano di Harry si muoveva rapida a pochi centimetri dal pentolino, brandendo il cucchiaio con cui stava mescolando la gelatina. Adesso, la sua voce stava cominciando a vacillare. C'era qualcosa nel suo tono che lo faceva suonare distante, amareggiato.
Forse non era abituato a raccontare quella storia.
―Entrai in magazzino, ed incontrai Edmund. Non ricordo nulla di quello che mi disse, ma ricordo che pochi minuti dopo ero fuori, a correre come un pazzo, gridando alla gente di mettersi in salvo. Non ci crederai, ma credo che la mia divisa da lavoro mi abbia protetto dall'esplosione.―
Se con "divisa da lavoro" Harry si riferiva a quell'orrendo costume da mascotte, che probabilmente somigliava più ad un'armatura grazie agli inserti in plastica, Sunny non aveva difficoltà a crederci. Ma Harry era ancora lì, ed era illeso, e per quanto fosse da insensibili pensarlo, non era di lui che gli importava.
―Ed Edmund, invece?―, non poté trattenersi dal chiedere, riuscendo di nuovo a respirare.
―Non lo sa nessuno. Fra le macerie trovarono solo il mio accendino, quello che rimaneva del bidone di diesel, e...―
―E?―
―Un pezzo della sua coda. In città si sparse la voce che Edmund era arso vivo nell'incendio, e che quello era tutto ciò che restava di lui. Che resti fra me e te, ma visto la pessima attenzione per la sicurezza che aveva l'amministrazione di quel posto, se la ruota panoramica fosse stata attiva i morti sarebbero stati molti di più.―
Sunny aggrottò le sopracciglia, guardando Harry mettere serafico la base per la torta in frigorifero. Sembrava diverso, mentre accennava al cadavere di Edmund, e Sunny ebbe l'impressione che la storia non fosse finita tutta lì. Forse quello era l'epilogo che Harry avrebbe voluto per quella vicenda, ma c'era dell'altro. Doveva esserci dell'altro.
―È tutto qui?―, chiese. ―è... morto?―
―Sì, legalmente parlando. Io e Dave andammo al funerale, e né la madre né il padre si presentarono. La polizia mi fece alcune domande ma decisero di non infierire, potendo constatare che tutti gli elementi combaciavano perfettamente con la mia versione dei fatti. Ma poi...―
Oh, dio, si disse Sunny, portandosi una mano al petto. Era come pensava, era come aveva detto Russell, tutti quanti pensavano che Harry avesse ucciso Edmund ed Edmund con tutta probabilità era vivo.
―In questura venne recapitata una cassetta. E in questa cassetta c'erano alcuni filmati che Edmund aveva realizzato mentre si trovava con me e Dave, e addirittura alcuni di questi prendevano pezzi di conversazioni fra me e Dave avvenute quando Edmund era assente. Ma la parte peggiore è che tutto era stato montato facendo apparire noi come i mostri della situazione. E l'ultima inquadratura mostrava me in magazzino a fumare di nascosto. Da allora in poi, per me e Dave è stato un incubo.―
―Non può essere―, commentò Sunny, ed indietreggiò fino a quando il suo fianco non ebbe raggiunto uno spigolo del tavolo. Eccola lì, la conferma che la sua fantasia aveva un fondo di verità.
―Temo di sì, campione. Ma posso giurarti che non ho mai fatto male a nessuno. Non avrei mai voluto che quel mostro mettesse fine alla sua vita, ma adesso... adesso non vorrei aver calato nel terreno una bara vuota, il giorno del suo funerale.―
Ci furono degli attimi di silenzio, durante i quali Harry frustò con furia il composto per la torta, per poi unirlo alla base lasciata a raffreddare. Mise tutto in frigo, ed aprendo il rubinetto del lavello, cominciò a lavare le stoviglie sporche.
―Quindi è lui che ha Maple, adesso―, disse Sunny, potendo finalmente affermarlo con certezza.
―Prenderebbe anche te, se gliene dessi l'occasione. Quel pazzo sarebbe in grado di sterminare l'intero universo, pur di arrivare a sua madre.―
Sunny sentì il bisogno di sedersi, e fissò il vuoto mentre prendeva posto al tavolo. Harry non poteva sapere nulla dell'indagine sua e di Cauchemar, o di certo li avrebbe ostacolati ancora di più. Quello che non sapeva era che Edmund non avrebbe mai fatto lui del male, mai.
Perché Sunny era la chiave per arrivare a Maya.
Forse Harry ha ragione. Forse non siamo tanto diversi, pensò, osando lasciarsi sfuggire un briciolo di empatia nei confronti di Edmund.
No. Non importa quanto lei sia stata mostruosa con me, io non farei mai del male a mia madre, si corresse, avvertendo una strana rabbia crescergli in petto. Cauchemar aveva ragione, dovevano trovare Maya ed avvertirla che suo figlio era ancora vivo. Se la polizia stava soltanto facendo buchi nell'acqua, dovevano almeno riuscire a metterla in guardia.
―Lo capisco, Harry. Scusa se ho dubitato di te, e...―, farfugliò, mentre anche l'ultimo cucchiaio sporco passava sotto il getto d'acqua. ―Grazie per avermi raccontato tutto. Per quello che vale, anche se la polizia non ti crede, io sì.―
Harry si girò in sua direzione, e gli sorrise.
―Ancora non mi hai detto perché mi stessi spiando, però―, lo rimproverò scherzosamente, mentre si preparava a lasciare la cucina.
―Che devo dirti? Sei uscito dalla camera da letto con il telefono in mano nel cuore della notte, ho pensato che tradissi Amanda―, rispose Sunny, rimettendosi in piedi. Harry sembrò quasi mettersi a ridere.
―Non essere ridicolo, non potrei mai―, disse Harry, spegnendo la luce.
Lo so, Harry, pensò Sunny, seppur non ammettendolo ad alta voce.
Lo so.
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