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Capitolo 15 [Prima Parte]


Sunny guardava ossessivamente l'orario segnato sul videoregistratore.

La notte precedente, quando Coraline e la sua banda di teppisti erano tornati a prendere Cauchemar, era uscito dalla sua stanza per accertarsi che i Todd a quell'ora dormissero.

Se n'era andata da lì alle tre e sette minuti del mattino, scendendo agile come un felino, e i Todd non sembravano essersi accorti di nulla. Adesso, Sunny stava aspettando che il display segnasse quella stessa ora, che aveva identificato come un orario sicuro per commettere i suoi misfatti.

Si era comportato bene, quella giornata. I Todd non sospettavano nulla, e non sembravano essersi accorti della sua sonnolenza durante il giorno. Si era alzato al solito orario, e nonostante le occhiaie, nessuno gli aveva chiesto se avesse fatto le ore piccole.

Prima di uscire dalla stanza, si chiese se fosse una buona idea accendere la televisione, per convincerli che lui fosse ancora lì, ma scartò subito quella parte del piano. Amanda avrebbe potuto alzarsi per dirgli di andare a dormire, per poi scoprire che lui non era nel suo letto. Dopotutto, lei sentiva tutto, e questo significava che Sunny doveva fare molto, molto piano.

Scese le scale con solo i calzini addosso, per paura che le ciabatte potessero fare troppo rumore, e non si tenne al passamano come era solito fare. Avanzò piano, per paura che potessero scricchiolare sia i gradini in legno, sia le sue caviglie, e dopo quella che sembrò un'eternità, arrivò al piano di sotto.

Strisciò in soggiorno, camminando sui tappeti quando poteva, e presto arrivò a destinazione. La porta dello studio di Harry era lì davanti a lui, socchiusa, come se lo stesse invitando.

E senza potersi permettere di esitare, la attraversò.

Le ventole del computer presero a girare quando lo accese, ed il suo cuore sobbalzò quando sentì un breve beep provenire dall'unità centrale. Il monitor ricurvo sembrava un occhio quadrato che lo osservava da oltre il buio, e in un istante, si accese, mostrando una scritta verde su uno sfondo nero. Sunny fu tentato di giocare con i tasti per abbassarne la luminosità, ma si trattenne. Se si fosse dimenticato di riportare le impostazioni ai valori esatti, Harry avrebbe potuto accorgersi del suo passaggio.

Dopo quella che sembrò un'eternità, il computer finì di accendersi, e Sunny si trovò faccia a faccia con quello che era l'universo di Harry. Lo strumento principale del suo lavoro, dove teneva archiviati tutti i suoi articoli, dove riceveva le email dei colleghi, lo strumento con il quale si teneva in contatto con la redazione. E non aveva idea di come avrebbe dovuto navigarci dentro.

Sunny un computer lo aveva usato, qualche volta. Alle scuole medie, quando costringevano a far rimanere lui e quegli scemi dei suoi compagni un'ora in più per trascinarli al laboratorio di informatica. E tutto quello che aveva imparato da quelle esperienze era che, se avesse selezionato con il tasto sinistro una porzione del desktop, le icone sarebbero diventate blu. Fine delle sue competenze.

Non posso deludere Cauchemar, pensò, mentre frugava fra i documenti e le cartelle di Harry. Non seppe come, ma trovò un'opzione che gli permetteva di riordinare tutti i file in ordine cronologico, e riuscì ad accelerare la ricerca rovistando soltanto fra quelli più vecchi. Su uno dei lati del display era ben visibile un altro orologio digitale, a ricordargli ancora una volta l'inarrestabile corsa del tempo.

Gli ci vollero cinque minuti, prima di trovare la cartella giusta.

E seppe per certo che si trattava di quella corretta, perché era l'unica in tutto il maledetto computer ad essere stata protetta da password.

Reclinò la schiena contro la sedia, e non poté fare a meno di mettersi le mani in testa per tirarsi i capelli. Sentiva il bisogno di urlare, ma non poteva alzare la voce, o avrebbe svegliato non solo i Todd, ma tutto il vicinato.

E allora si mise a digitare tutte le combinazioni numeriche che gli venivano in mente. Conosceva la data di compleanno di Amanda, ma non quella di Harry, o dei suoi genitori, o di qualsiasi persona lui stesso avrebbe potuto considerare abbastanza importante. Ma dopotutto, non poteva avere la certezza che si trattasse soltanto di numeri. Magari poteva trattarsi di una parola, o di un nome, o di un indirizzo...

Sunny provò di tutto, e quando decise di averne avuto abbastanza, fece uso della sua invidiabile dote informatica spegnendo il computer in modo sicuro. La tentazione di premere con rabbia il pulsante d'accensione era stata forte, ma aveva resistito. E quando il monitor si spense, lui aveva già rimesso a posto tutto, lasciando la sedia nella stessa posizione in cui l'aveva trovata, pronto a desistere una volta per tutte e tornarsene a dormire.

Fu allora che si accorse dei passi che scendevano lungo la scala. Leggeri, quasi impercettibili, come se qualcun altro stesse facendo il possibile per non svegliare nessuno, quella notte. Poi i passi entrarono in soggiorno, e qui il suono divenne più evidente, più rilassato, più rapido.

Harry, si disse Sunny, mentre il cuore gli balzava nel petto. Sentì le ginocchia tremargli, e l'unica cosa che riuscì a fare, quando fu chiaro che gli restavano pochi secondi prima di essere scoperto, fu rannicchiarsi sotto la scrivania.

Se Harry non avesse acceso la luce, forse non sarebbe stato scoperto.

―So che non vuoi che ti chiami a quest'ora...―, disse Harry in un sussurro, mentre la porta veniva aperta. Sunny non poteva sporgersi per guardare, ma immaginò che Harry fosse al telefono. Doveva aver preso il cordless che tenevano in camera da letto, e se era sceso fino al proprio studio per avviare la chiamata, allora era chiaro che stesse cercando di nascondersi da Amanda. ―No, no, devi starmi a sentire. Devi ascoltarmi, hai capito? L'hai sentita la storia della scarpa? Sto facendo il diavolo a quattro perché non esca sui giornali, domani, ma quelli della redazione non vogliono più saperne di quello che ho da dire io sulla faccenda.―

Harry si fermò, sbuffando alla risposta del suo interlocutore. Sunny non poteva sentire nulla di ciò che proveniva dall'altro capo del telefono. Poteva assistere soltanto a metà della conversazione, e respirando piano, si sforzò per capire tutto quello che poteva.

―Di cosa ti meravigli? Sapevamo che la storia sarebbe tornata a galla, prima o poi. In città sono sicuri che siamo stati noi due, lo capisci dal modo in cui quella gente ti guarda. Dio, sono sicuro che stiano intercettando la chiamata... sono innocente, per l'amor del cielo, se mi state ascoltando, io non ho mai fatto fuori nessuno.―

Sunny si pietrificò al suono di quelle parole.

A chi si riferiva? Ad Emund Paskov?

O... Maple?

E perché Harry era così sicuro di stare venendo intercettato?

Non posso aiutarti!―, esordì dal nulla, quasi urlando. Se la porta non fosse stata chiusa, Sunny era certo che quel grido sarebbe bastato a svegliare Amanda. ―Verranno anche per me, sta' tranquillo. Se abbiamo fortuna, saremo compagni di cella. È da tredici anni che quel maledetto aspetta il momento in cui ci sbatterà finalmente dentro, e ci riuscirà, vedrai. Ci riuscirà.―

Tredici anni, ed un piano per incastrare Harry. Allora lui sapeva chi lo stesse ricattando, lui sapeva chi aveva preso Maple e soprattutto perché. Forse, sapeva anche se lei stesse bene, o...

―Lascia perdere... è colpa mia. Io ho accettato la proposta di lasciare che il governo ci infilasse bambini orfani dentro casa, quando Amanda me l'ha proposto. Avrei dovuto prevedere che avrebbe trovato il modo di vendicarsi così, tramite i nostri punti deboli. Tu sei stato furbo, quando hai lasciato Elise. Adesso lui crede che a te non importi nulla di lei e di tuo figlio e... no, non piangere adesso.―

Dave. Ma certo, era chiaro. Stava parlando con Dave.

E ad ogni nuova parola che sentiva, Sunny era sempre più convinto che non fosse lui il colpevole dietro il rapimento. No, Dave era una vittima. Era una vittima come lo era anche Harry.

I minuti passarono in silenzio, e stavolta Sunny fu in grado di sentire il rantolo lamentoso all'altro capo del telefono. Il ritrovamento della scarpa aveva avuto l'effetto desiderato, e Dave sembrava sapere che presto la polizia avrebbe bussato alla sua porta, e lui avrebbe dovuto rivivere il dramma degli interrogatori, delle accuse, delle indagini a suo sfavore. Proprio come Sunny immaginava fosse avvenuto alla morte di Edmund.

Sempre che Edmund non fosse più in vita.

Mentre aspettava che l'amico si calmasse, Harry si calò verso la scrivania, e Sunny si costrinse a rimanere immobile, terrorizzato all'idea di venire scoperto. Ma invece, Harry non sembrò accorgersi di lui, e premette il tasto di accensione del suo computer.

―Lo sai quello che dobbiamo fare, se vogliamo che quest'incubo finisca, vero?―, disse, con una voce tetra e rassegnata. ―Non fraintendere, non voglio neanch'io, ma ho paura. Ho paura di stare mettendo a rischio i miei cari per la salute di una sconosciuta.―

E a quel punto, Sunny sentì il mouse scorrere sulla scrivania, ed Harry fece doppio click. Si fermò, come in attesa di qualcosa, fino a quando Sunny non sentì del vetro venire poggiato sul legno sopra la sua testa.

Si era tolto gli occhiali, e poi, aveva digitato quattro cifre in rapida sequenza. Non poteva vedere lo schermo, ma era sicuro che fosse la cartella con i dati di Maya. Ne era certo.

Harry stava avendo il suo stesso pensiero. Stava contemplando l'idea di cedere e dare al suo ricattatore le informazioni che cercava, pur di mettere fine a quella storia.

―Hai ragione, hai ragione... non dovrei nemmeno pensarci. Comunque sia, avrò poco da temere fra qualche giorno. Ho chiesto ai servizi sociali di toglierci la custodia dell'adolescente che ci avevano affidato insieme alla bambina che hanno rapito. È una persona in meno che può usare per vendicarsi su di me, giusto?―, ridacchiò amaramente Harry, e a quelle parole Sunny sentì una pugnalata al fianco. ―È incredibile. È riuscito a portarci via gli unici figli che io e Amanda potremmo mai avere.―

Allora non erano i servizi sociali a volerlo rimettere in comunità. Non era la signorina Melissa, nessuno strizzacervelli aveva espresso un'opinione su di lui. Quella era stata un'idea di Harry, lo era stata sin dal momento in cui aveva capito che chiunque mettesse piede a casa dei Todd, era in pericolo di vita.

Ed anche se lo stava facendo per il suo bene... Sunny si sentiva tradito.

―Non ci resta che aspettare, vecchio mio... e comunque, anche se fossi riuscito a proteggerti dai giornali, contro la polizia ricordati che io non posso far niente―, disse Harry, mentre spegneva il computer dal tasto di accensione, senza avere tutta la cura che aveva avuto Sunny. ―Delle volte vorrei che lui fosse morto davvero, quel giorno. Ma non dico nient'altro, perché stammi a sentire, non siamo gli unici a stare ascoltando questa conversazione.―

Harry si alzò, e dopo quelle parole, Sunny ebbe l'impressione che si sarebbe abbassato per tirarlo fuori dal suo nascondiglio, magari prendendolo per una caviglia e facendolo strisciare per terra. Ma invece, chiuse la chiamata ed uscì dallo studio, tornando in camera da letto con lo stesso passo leggero con cui era sceso al piano di sotto.

Allora Sunny non si era sbagliato. Edmund era realmente vivo. La cassetta che avevano ricevuto lui e Cauchemar mostrava un montaggio effettuato direttamente dal regista.

Ma adesso sapeva anche un'altra cosa. Adesso aveva la totale certezza che se avesse messo fine al terribile piano di Edmund, se fosse riuscito a svelare la sua trama di bugie e lo avesse finalmente fatto finire dietro le sbarre, sarebbe rimasto coi Todd. Se fosse riuscito a dimostrare a Harry che potevano vivere insieme senza temere la vedetta di nessuno, non sarebbe dovuto tornare in comunità mai più.

Sarebbe rimasto con Cauchemar.

Si alzò dal suo nascondiglio, sicuro di essere ormai fuori pericolo, e mentre si sgranchiva, notò il paio di occhiali che era stato lasciato sulla scrivania.

Che strano, Harry non va mai in giro se...

E in quel momento la porta si aprì.

[...]

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