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Capitolo 13 [Seconda Parte]



Sunny ed Amanda si alzarono dal tavolo, quasi contemporaneamente. Lei mise le mani in avanti perché Harry le prendesse, e con gli occhi spalancati puntati nel vuoto, riuscì a porre solo una domanda: ―Dove?

Harry esitò, e in quell'istante, la sua espressione divenne sempre più leggibile. E a Sunny non piacque quello sguardo.

―Sulle montagne, vicino la stazione meteo―, disse, con una mano che stringeva nervosa l'orlo della vestaglia. ―Ricordi dove c'è stata quella frana, qualche anno fa?―

Amanda si aggrappò alla sedia, e tenendo dritto il busto, si sedette di nuovo. La sua bocca era schiusa, le labbra appena aperte in attesa di trovare il coraggio di parlare. Sunny capì subito che quello non era un buon segno, e che quella scoperta non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose.

―Ai piedi dello strapiombo, Harry?―, chiese Amanda con un filo di voce. ―È lì che l'hanno trovata?―

No, si costrinse a pensare Sunny, sentendo il vuoto all'altezza dello stomaco farsi sempre più grande. No, no, non può essere. Di' di no, Harry. Ti prego, di' che non è così.

Ma Harry non aprì bocca. E per Amanda quel suo silenzio sembrò valere più di mille parole.

―Scusatemi―, si limitò a dire lei, alzandosi ancora una volta. Si congedò con quell'unica parola, affrettandosi in corridoio e poi lungo le scale, fino a che il suono dei suoi passi non ebbe raggiunto la camera da letto.

Sunny non la biasimava. Anche lui aveva bisogno di passare del tempo da solo, molto più spesso di quanto ne avesse bisogno Amanda.

Rimasti soli in cucina, lui ed Harry si guardarono. E non avendo nient'altro da dire, Harry voltò le spalle e si ritirò nel proprio studio. Quella sarebbe stata una giornata molto lunga, molto sola, e molto triste, pensò Sunny. E la cosa migliore sarebbe stata passarla nella propria stanza.

Tornò al piano di sopra, prendendo soltanto un bicchiere d'acqua per colazione. Si aggrappò al passamano e si trascinò su per le scale, puntando il naso verso i gradini per non inciampare sul suo stesso passo strascicato ed incerto.

La stazione meteo voleva dire soltanto una cosa: Dave.

Eppure... eppure il sesto senso di Sunny non fu subito d'accordo. Era troppo ovvio, troppo facile per essersi trattato di una semplice svista. Il criminale che aveva disseminato loro indizi, che li aveva presi in giro imitando la trascrizione in codice binario di Cauchemar, non poteva essere lo stesso che aveva permesso che il suo ostaggio perdesse una scarpa.

Doveva vederla. Doveva parlare con Cauchemar. Aveva bisogno di sentirle dire che Maple stava bene, che l'avrebbero ritrovata. Aveva bisogno di lei, del suo cervello, delle sue rassicurazioni. Non sarebbe mai riuscito a sopravvivere una settimana, o forse tutto il resto della sua vita, senza vederla.

E in cuor suo sperava che per lei fosse lo stesso.

Quando la prima pigna secca ebbe colpito il vetro della sua finestra, Sunny non capì di doversi affacciare. Fu fra la seconda e la terza, che si precipitò per guardare di sotto, verso il giardinetto con l'albero di cedro che circondava la casa.

Il suo primo pensiero fu che, se una di quelle pigne avesse colpito la finestra sbagliata, Harry si sarebbe svegliato urlando a quei teppisti di andarsene via, forse inseguendoli con un rastrello. Ma quando da oltre la penombra riconobbe la lunga coda da opossum di Mira e gli stivali di Coraline, pensò che dovevano averlo spiato per sapere con esattezza a quale finestra mirare.

E a giudicare dall'energia che Elliott stava impiegando a lanciare quelle pigne, non era la prima volta che si riunivano tutti a fare una bravata simile.

―Cauchemar?―, chiamò, spalancando il vetro. ―Che cosa ci fai qui?―

―Scendi e vieni con noi, siamo in macchina con Mira―, fu la sua risposta, appena udibile da dove si trovava. Lontana dalla luce, il suo corpo non era altro che una sagoma nella notte.

―Che cosa? No, sono in punizione, non posso uscire―, ammise Sunny, e girandosi per un secondo verso il piccolo televisore che aveva in camera, scorse l'orario sul lettore per videocassette. Erano quasi le due del mattino. Il giorno prima Coraline sembrava disperata per aver fatto tardi, e adesso era ancora a zonzo a quell'orario?

―Anche noi lo siamo, bello. Non sei speciale―, rispose lei, e spostando il peso da una gamba all'altra, fece tintinnare l'arsenale di catene e croci che portava come accessori.

―Assolutamente, io anzi sono a casa, in camera mia. Non si vede?―, si unì Elliott, lanciando un'altra delle sue pigne lontano, sul marciapiede. Coraline e Mira si voltarono verso di lui e risero, mentre Cauchemar rimase in silenzio, troppo concentrata su Sunny per permettersi di rilassarsi.

―Dai Sunny, fallo per me―, insistette Cauchemar, e la sua figura venne illuminata dai fari di una macchina di passaggio. ―Mi hanno convinta a venire con loro perché mi avevano promesso che ti saremmo passati a prendere.―

Oh, fu tutto quello che Sunny riuscì a pensare.

Allora anche Cauchemar sentiva il bisogno di vederlo.

―Non saprei...―, bisbigliò Sunny, e mentre parlava, si girò ancora una volta verso la stanza. Avrebbe potuto chiudere a chiave la porta e nessuno si sarebbe domandato il perché, lo aveva già fatto altre volte, e non lo avevano mai forzato ad aprire. Ma in che modo sarebbe uscito di casa? Non sapeva neanche come avrebbe fatto a rientrare. ―Che cosa faccio se i Todd lo scoprono?―

Le mani di Cauchemar, che fino a quel momento erano state strette l'una nell'altra davanti al suo petto, caddero scivolando lungo i fianchi. Le orecchie e la coda compirono lo stesso movimento, descrivendo un arco verso il basso. Non era arrabbiata, solo triste. Quella era la risposta che aveva sperato di non ricevere.

―Ma certo, lo capisco... è un rischio grande sgattaiolare fuori nel cuore della notte―, disse, muovendo un passo indietro. Tutti gli altri guardavano ancora in direzione di Sunny, e solo Coraline abbassò lo sguardo per rivolgersi alla sorella.

La prese per una spalla, e le sussurrò qualcosa all'orecchio che Sunny non riuscì a capire. Elliott la sentì, e subito i suoi occhi si allargarono. L'espressione di Mira sembrò quasi accendersi.

Elliott rispose qualcosa, e mentre Cauchemar si portava le mani al viso per nascondersi, Mira scoppiò a ridere e Coraline lo riprese calciando una delle pigne in sua direzione. Che cosa diavolo stavano architettando?

Poi, tutti tornarono a rivolgersi verso la finestra di Sunny, e Coraline esordì serafica: ―Abbiamo risolto il problema. Sale lei da te.―

Quello sembrava davvero un terribile, terribile piano. 

E a Sunny non dispiaceva per niente.

―Cosa?―, gli venne da chiedere, sobbalzando. Oh no, la sua stanza era un casino. Le poche cose che aveva erano tutte state lasciate in giro, e non si aspettava di ricevere ospiti. ―Uh, voglio dire... va bene.―

Nessuno disse nulla, e Mira subito indicò a Cauchemar il canale della grondaia che percorreva l'intera altezza della casa. La accompagnò fino al punto tenendole una mano sulle spalle, mentre lei si tormentava i pollici nervosa. Sunny la guardò salire sporgendosi per quanto poteva, e si accorse che più lei si avvicinava, più il suo cuore prendeva a battere velocemente. Non ricordava quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che aveva avuto un'ospite a casa, e in più l'idea di stare facendo tutto in segreto gli causava un certo brivido.

Riguardo al sorriso stupido che si gli stava formando in viso, però, sapeva benissimo che la causa era Cauchemar.

Arrivò sana e salva al suo davanzale, dopo aver dato prova della sua agilità, e qui Sunny la prese per un braccio e la tirò dentro con sé, facendola atterrare sul letto di Maple. Entrambi rivolsero l'ultimo sguardo al giardino, e videro gli altri tre teppisti salutarli con la mano mentre si avviavano di nuovo in direzione della macchina. Appena Mira ebbe messo in moto, il suono della radio spezzò il silenzio, prima di allontanarsi nella notte.

Adesso, erano solo lui e Cauchemar. Ed il suo stomaco si andava attorcigliando sempre di più.

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