Capitolo 13 [Prima Parte]
Erano passati mesi, dall'ultima volta che Sunny aveva sentito un adulto urlargli addosso in quel modo.
In realtà, il tono di Harry non aveva niente a che vedere con quello che di solito adottava sua madre, ma il solo fatto di starsi beccando una ramanzina da parte sua, lo faceva sentire male. Con lui, non aveva mai cercato di instaurare quel rapporto di sfida e insubordinazione che si ha con un genitore, ed essere trattato così lo faceva sentire... piccolo. Irresponsabile.
―Hai la minima idea di quanto eravamo preoccupati per te? Credevamo che saresti stato a casa più di un'ora fa!―
Casa, aveva detto. Ma casa di chi? Loro, o anche sua?
―Sunny, vorrei che tu capissi che non siamo abituati ad avere in casa ragazzi della tua età―, si era intromessa Amanda, in modo molto più pacato. Mentre Harry passeggiava su e giù per la stanza come un animale in gabbia, lei si era seduta su uno dei braccioli del divano, con le mani l'una sopra l'altra poggiate sulle gambe. ―So che non lo hai fatto a posta, però ci hai davvero fatto prendere uno spavento.―
―Che diamine hai fatto, in giro fino a quest'ora?―, proseguì Harry, senza sforzarsi di mantenere la stessa gentilezza di Amanda.
―Ho sbagliato tram, te l'ho già detto. Mi ero perso―, mentì Sunny. Ma al contrario di quelle che era stato in grado di raccontare a sua madre, sapeva per certo che quella frottola avrebbe avuto vita corta.
Non voleva mentire. Non ai Todd, non a loro. Non avrebbe mai voluto dire quelle cose, o dover loro nascondere dove andava, e con chi si vedeva. Ma soprattutto, avrebbe voluto dir loro tutto riguardo la ricerca che lui e Cauchemar stavano mandando avanti, avrebbe voluto parlare con Harry riguardo tutto: riguardo il parco giochi, riguardo Edmund, riguardo Maya... cavolo, voleva anche sapere se Dave fosse riuscito a sposarsi, quell'anno.
―Allora chi è stato a riportarti qui in macchina, Sunny?―, inveì ancora Harry, e stavolta Sunny non fu in grado di dargli una risposta.
Che cosa dire? Qualsiasi risposta avesse dato, lo avrebbe fatto apparire come un irresponsabile.
Le labbra di Amanda si schiusero, in un'espressione attonita. ―Sunny?―, chiese, come in attesa di conferma. ―Ti ha fatto del male?―
Emotivo, sì, pensò, riuscendo a sorprendersi di quanto i suoi stessi pensieri potessero diventare invadenti, a volte. Avrebbe voluto dire ad Amanda che Russell era un tipo "a posto". Un po' irritante, ma a posto. Però... le parole non uscirono, trovandolo incapace di difendersi. E lui rimase in silenzio, ad aspettare che quella conversazione finisse.
Era esausto.
―Sarebbe meglio che tu non uscissi più fino a quando i servizi sociali non saranno tornati a prenderti―, disse Harry, fermandosi all'improvviso al centro della stanza. Sunny lo guardò negli occhi, in piedi dinanzi a sé, irremovibile. ―A meno che non sia in nostra compagnia. Io... non so davvero che cosa farei, se dovesse capitarci un altro dispiacere come quello di Maple.―
Un altro dispiacere come quello di Maple.
Se dovesse capitarci.
Lo stavano mettendo in punizione... perché loro non erano in grado di vivere con l'idea di essere dei cattivi affidatari? Avevano così tanta paura che Sunny fuggisse via, da preferire tenerlo in una gabbia di cristallo? Lui doveva rinunciare alla sua libertà perché Harry non dovesse fare i conti con il fallimento di non essere riuscito a tenere due ragazzini al sicuro?
No, adesso stava esagerando. Qualcuno aveva preso di mira Harry di proposito. Non era colpa sua, se Maple era stata rapita. E non era colpa di nessuno, se adesso anche Harry aveva paura. Ed era proprio perché lo compativa, che non gli restò altro che accettare la punizione.
Proprio come aveva previsto, chiudersi e restare in silenzio era bastato a far durare di meno la conversazione. Erano saliti al piano di sopra, tutti e tre insieme, e i Todd erano rimasti in attesa che lui entrasse nella sua stanza, chiudendosi la porta alle spalle, prima di andare a letto a loro volta. Aveva tradito la loro fiducia, era stato uno stupido.
Ma quando ebbe messo la testa sul cuscino, e si fu riparato nel lenzuolo di cotone per tenere lontani i mostri, si accorse che la cosa che più faceva male di quella storia... era Cauchemar.
Più i giorni passavano, più la speranza di ritrovare Maple si affievoliva. E meno era il tempo che gli restava da passare con lei.
Il petto si faceva pesante, al pensiero di doverla lasciare andare. Non voleva un futuro in cui si sarebbero persi di vista, non voleva un futuro in cui avrebbe dovuto attendere una sua chiamata, o una sua cartolina al ritorno dalle vacanze. Non voleva un futuro in cui lei era lontana.
Allungò una mano verso il comodino, ed estrasse una foto.
La foto di suo padre, con in braccio una bambina vestita in completo da danza.
Tutto ciò che gli restava di lui.
―Aiutami... ―, disse, in un sussurro che scivolò a malapena dalle sue labbra. ―Mi sono perso. Non so più cosa fare...―
E con la foto accanto al cuscino, pianse fino ad addormentarsi. Ricordando un passato in cui il mondo gli apparteneva ancora, e sognando un futuro in cui Cauchemar era lì accanto a lui. A tenerlo per mano.
Sunny si svegliò la mattina dopo con un macigno sul petto. E vedere che il calendario segnava già il mese di agosto, non fece altro che peggiorare la sensazione di ansia e di vuoto. La signorina Melissa sarebbe stata lì a giorni. Non gli restava più molto tempo.
Il sole era già alto, ma lui non si alzò, preferendo voltarsi verso la parete abbracciato al proprio cuscino. Non sapeva neanche che cosa sarebbe successo, adesso. Se non poteva uscire di casa, poteva almeno lasciare la propria stanza? E che cosa sarebbe successo, allora? Non poteva sopportare l'idea di incontrare Harry in corridoio, e scoprire che lui era ancora arrabbiato.
Non lo aveva fatto apposta. Loro avevano tutte le ragioni del mondo per essere preoccupati, ma lui non lo aveva fatto apposta. Non avrebbe mai fatto prendere loro uno spavento di proposito.
Si voltò di nuovo, stavolta verso la finestra, e verso il letto di Maple. Non aveva avuto occasione di conoscerla granché, lei era già a casa dei Todd quando lui era arrivato, eppure... eppure le mancava. La casa era più vuota, da quando lei non c'era più.
Ogni tanto la mattina si svegliava ancora con l'idea di poterla trovare lì, a far finta di dormire nel suo letto abbracciata ai pupazzi di stoffa.
Passò qualche minuto, prima che decidesse di alzarsi. Gli sembrava di stare sprecando soltanto tempo, standosene lì a pensare senza fare nulla. Scese di sotto, e la prima persona che incontrò fu Amanda.
Stavolta, lei non lo salutò. Non per prima. Eppure era impossibile che non sapesse che lui era lì, o che non lo avesse sentito arrivare.
Entrò in cucina, e vide che al suo posto sul tavolo c'era la solita pila di pancake. Sentì il cuore diventare sempre più pesante, ma si intenerì.
Di solito era Harry a farli. Ne aveva preparati anche per lui, nonostante fosse arrabbiato. Sua madre questo non lo avrebbe mai fatto.
Amanda si sedette al tavolo, le orecchie tese in ascolto, e si mise a contare le sue pillole.
―Mi dispiace per ieri―, disse, aspettando prima di sedersi. ―Non volevo farvi arrabbiare.―
―Lo capisco―, rispose Amanda, e Sunny si rilassò nel sentire il suo tono caldo. Solo allora decise di prendere posto al tavolo.
―Con chi eri ieri sera?―
―Con Cauchemar e sua sorella. Lei e la sua band ci avevano invitati ad assistere alle prove―, disse, mentendo quanto bastava. ―Quello che mi ha riaccompagnato era un loro amico, lo conoscevo già. Lavora alla sala giochi.―
―Allora perché non ce lo hai detto subito?―, continuò lei.
―Non volevo farvi preoccupare―, ammise lui, sincero. ―Ma credo di avere ottenuto l'effetto contrario.―
―Sì, immagino sia stato così―, rispose lei, passandosi una mano sulla fronte. ―Mi dispiace per quello che ha detto Harry ieri sera. A volte anche gli adulti dicono cose senza pensare.―
―Lo so―, disse Sunny, sforzandosi di non fare un paragone fra i Todd e sua madre anche stavolta. Quella non era la comunità, quella non era la sua vecchia casa. ―Lo so.―
―Se ti succedesse quello che è capitato a Maple, noi ne saremmo distrutti, capisci?―, continuò Amanda, reggendosi la testa contro il palmo della mano.
―Lo so―, ripeté ancora Sunny, non essendo in grado di reggere il paragone con quegli occhi vitrei e distanti. ―Ma... se la ritrovassero, Amanda? Se arrestassero chi l'ha portata via?―
Amanda ingoiò le sue pillole tutte d'un fiato, senza neanche aver bisogno d'acqua. Sunny non sapeva che risposta si aspettasse, da parte sua, ma era bello poterle parlare così. Era bello condividere con lei il desiderio che le cose potessero finalmente tornare come prima.
―Prego che accada, giorno e notte―, rivelò lei, e la sua posa sempre così composta e statuaria, si piegò sotto il peso di quelle parole.
Fu allora che la porta dello studio di Harry si spalancò, e lui ne uscì fuori agitato, quasi correndo.
―Amanda!―, urlò, mentre le ciabatte strisciavano sul pavimento. Si fermò sull'uscio della cucina, e qui quasi scivolò in avanti, accorgendosi della presenza di Sunny. ―Mi hanno inviato un'email dalla redazione. Hanno trovato una delle scarpe di Maple.―
[...]
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