Capitolo 12 [Seconda Parte]
―Mamma e papà saranno furiosi appena torneremo a casa. Ti lascio libera per un po' e tu mi fai rientrare a casa con mezz'ora di ritardo? Giuro che ti stacco la testa e la uso per farmi la zup... oooh ciao, Russell.―
Con un movimento sgraziato, Russell ruotò la manovella per abbassare il finestrino, e Coraline si calò verso di lui, con sguardo sognante.
―Posso darle un passaggio a casa, milady?―, le disse, sfoggiando un sorriso larghissimo. Coraline non sembrò farselo ripetere, e senza aggiungere nulla, entrò dal lato del passeggero portandosi la cintura attorno al corpo con un unico movimento.
Cauchemar tornò a sua volta in macchina, stavolta sedendosi sul sedile di dietro, accanto a Sunny.
―Meno male che hai recuperato tu mia sorella―, disse Coraline, non appena la macchina si mise in moto. Mira li stava salutando con la mano dall'uscio della casa, ma lei sembrava troppo presa da Russell per accorgersi di lei. ―Come sapevi dove si era cacciata?―
―È stata una coincidenza, nulla di più. Chi è la tua amica, la batterista di cui mi hai parlato?―
―Sì, esatto―, rispose, continuando a non girarsi verso la casa, dove Mira si stava ancora sbracciando. ―A suonare è... bravina.―
―È molto simpatica―, si intromise Cauchemar, e Sunny si accorse che lei era l'unica a stare ricambiando il saluto. Forse per lei parlare bene di Mira era un modo per ringraziarla dell'aiuto offerto, ma dallo sguardo che le rivolse Coraline, fu chiaro che per lei quello era un modo per rubarle la scena.
―Migliorerà, se vuole starti dietro―, rispose Russell, con un sorrisetto. ―E magari standole vicino diventerai simpatica anche tu.―
La faccia di Coraline diventò furibonda, e Russell si concesse di guardare la sua reazione per godersela a pieno. Scoppiò a ridere, ed accelerò ad un semaforo arancione, facendo sbattere la schiena di Sunny contro il sedile. Se aveva intenzione di farsi piacere da una ragazza, poteva anche farlo mentre non aveva nessun altro in macchina, dannazione.
Il viaggio proseguì abbastanza animatamente, con i due che parlavano del più e del meno mentre Coraline si struccava in previsione del rientro a casa, quando nei sedili posteriori era calato il silenzio. Ogni tanto Sunny e Cauchemar si guardavano, e bastava il solo contatto visivo, a comunicare tutto lo spavento e la confusione che quella serata aveva scatenato in loro. Adesso che finalmente era scesa la quiete e che non erano più in pericolo, i pensieri si accavallavano, e tutta la paura lasciava posto a domande. Solo domande, alle quali nessuno dei due sapeva ancora trovare una risposta.
Ma Sunny le avrebbe trovate, quelle risposte. Dentro di sé, sapeva di essere vicino. Doveva soltanto continuare lungo la pista che lui e Cauchemar stavano seguendo e, se lo sentiva, avrebbero trovato Maple.
―Buonanotte, Rus. Grazie del passaggio―, disse Coraline, una volta che Russell ebbe portato lei e Cauchemar a casa.
Si erano accostati davanti al vialetto, e da lì Sunny poté vedere la casa di Cauchemar, accorgendosi che era esattamente come se l'era immaginata: una villetta piccola in stile vittoriano, dipinta di rosa, lilla e bianco, con un giardino pieno di cespugli di rose. Cauchemar gli sfiorò il braccio, con una mano già pronta ad aprire la portiera, e si piegò in avanti per sussurrargli all'orecchio.
―Buonanotte, Sunny―, disse, e con un rapido movimento, gli posò un bacio sulla guancia. Breve, brevissimo, e silenzioso. Ma Sunny sentì quell'unico gesto scuoterlo al punto da attorcigliargli lo stomaco, rendendolo incapace di rispondere.
Quando la portiera su fu richiusa, la sua mano raggiunse il punto in cui Cauchemar l'aveva toccato, sfiorando le branchie ormai diventate calde.
Adesso, c'erano solo lui e Russell in macchina. E senza Cauchemar Sunny si sentì subito solo. Si sentiva sempre un po' solo, quando lei non c'era. Ed ogni volta che lei se ne andava, non poteva fare a meno di chiedersi quanto avrebbe fatto male la sua mancanza, se quel piano fosse fallito e gli assistenti sociali lo avessero rispedito in comunità.
―Quindi, dove ti scarico?―, chiese Russell, risvegliandolo dai suoi pensieri.
―Lasciami pure alla stazione dei treni vicino al...―
―Hey, frena, ragazzone. Intendo dire dove abiti, santo cielo. Non lascio un marmocchio da solo per strada nel bel mezzo della notte.―
Sunny serrò i denti per contenere l'irritazione, e con un sospiro sconfitto, si rese conto che avrebbe dovuto dirgli che abitava presso i Todd.
Ma Russell non era di quella città, vero? Se aveva un appartamento in affitto, forse veniva da fuori. E se veniva da fuori, allora non conosceva i Todd, giusto?
―Rosaline Boulevard―, ammise rassegnato. ―La casa con il grande albero di cedro.―
Russell annuì, e quando Coraline e Cauchemar furono entrate dentro la villetta, mise in moto la macchina, passando davanti un grande edificio di mattoni e vetri colorati. Forse era quella, la scuola dove lavorava Amanda.
―Non ti sei messo nel sedile davanti―, commentò Russell, rompendo il silenzio. Sunny guardò il posto del passeggero lasciato vuoto, e pensò che mai e poi mai avrebbe accettato di sedere così vicino a quel tipo. Lo tollerava, ma non gli stava abbastanza simpatico da concedergli tutta quella confidenza.
―Non mi metto mai nel sedile davanti―, rispose.
―Perché? Hai avuto un incidente?―, insistette Russell, e con quella domanda Sunny sentì l'irritazione crescere. Dove pensava di andare a parare? ―Anch'io, sai? Non ho più preso un mezzo di trasporto per più di un anno. Non che potessi farlo, in ogni caso: hanno dovuto ricostruirmi una caviglia, per quanto le ossa si erano frantumate. La fisioterapia ha fatto miracoli, ma ogni tanto zoppico ancora. Ah, e ho perso la coda, come dimenticare.―
Sunny rimase ad ascoltare in silenzio, preferendo immaginare l'incidente di Russell, piuttosto che ricordarsi del proprio. Non riusciva davvero a pensare che razza di impatto doveva aver avuto, per rompersi una caviglia così. Era rannicchiato sul sedile? Quale razza di idiota si rannicchia sul sedile di una macchina in movimento?
―Guidava mio fratello―, disse, e in quel momento il suo volto venne illuminato dai fari di una macchina che viaggiava in senso opposto. ―Lui non ce l'ha fatta.―
Sunny sentì il silenzio diventare pesante all'interno della macchina di Russell, e si abbracciò le spalle per contenere un brivido. Guardò il finestrino, riuscendo a scorgere il suo pallido riflesso in trasparenza.
Un'altra macchina passò loro accanto. E grazie alle sue luci, l'immagine di Sunny sul vetro venne cancellata per un istante.
Tornò a guardare Russell, gli occhi fissi sulla strada. Ma stavolta seppe che se la sua fronte era corrugata, non era per la concentrazione.
―Guidava mia madre, quando è successo a me. Stavamo litigando, urlandoci in faccia. Diluviava, e ad un certo punto, la macchina è andata fuori strada―, bisbigliò Sunny, e mentre parlava, una delle sue mani raggiunse le branchie sul lato sinistro della testa. La pelle era così sottile, così fragile e calda... da ricordargli il momento in cui l'esplosione di vetri gliele aveva recise. ―Lei non si muoveva, Russell. Non si svegliava.―
―Oh, santo cielo...―, commentò Russell, con gli occhi larghi. Le sue pupille si perdevano dentro l'iride scura. ―E che cosa hai fatto?―
―Sono uscito dalla macchina, ed ho risalito il burrone, con quanta forza avevo in corpo. Ricordo di aver chiesto aiuto, essermi accasciato in strada, e... l'attimo dopo ero in ospedale.―
―E lei?―, chiese, esitante. Sembrava temere la risposta.
―È rimasta in coma per ventisette ore. L'ho vista, mentre dormiva, e sembrava così... normale. Tutti mi dicevano che non ce l'avrebbe mai fatta senza di me, ed io sapevo che non avrei mai ricevuto un ringraziamento da parte sua per questo. Eppure, mentre la guardavo, sentivo che una volta fuori di lì tutto sarebbe stato diverso. Credevo che avremmo potuto essere una famiglia.―
―Ma così non è stato, dico bene? Altrimenti non saresti dai Todd, adesso.―
Quella considerazione fu così improvvisa, che per un attimo Sunny pensò di non aver capito bene. Ma guardando la sola espressione di Russell, seppe per certo che lui era al corrente di tutto. Forse, lo era sempre stato.
―Scusami―, aggiunse Russell, scuotendo la testa. ―Non volevo spaventarti.―
―Come mai li conoscono tutti?―, non poté fare a meno di chiedere Sunny, stringendo i pugni fino a farsi schiarire le nocche. ―Perché tutti quanti credono di sapere chi io sia?―
―Non c'entri niente tu―, lo frenò l'altro, mentre passava ad un altro semaforo arancione. Sembrava voler arrivare prima a destinazione, per scappare dalla conversazione subito. ―È Harry.―
Harry.
C'era un segreto legato a lui. Ma Sunny non riusciva a comprendere quale fosse. C'era qualcosa, che né lui né Cauchemar sapevano. Qualcosa che non avevano ancora visto.
―Cosa c'entra Harry?―
―Senti, io non volevo dirtelo, ma tu me lo stai chiedendo. Io nemmeno c'ero quando questa storia è successa, mi è stato tutto raccontato, ed io credo che tu sia abbastanza sveglio da capire se sia tutta una balla o meno.―
―Vuoi andare dritto al punto?―, insistette ancora Sunny.
―Va bene, lo hai voluto sapere tu―, rispose Russell, prendendosi una pausa prima di parlare. ―Anni fa fu accusato dell'omicidio di un suo amico, ma in assenza di prove, lo lasciarono libero. È per questo che tutti sanno di te, perché in città c'è chi ancora prova del risentimento verso Harry e pensa che gente come lui non dovrebbe tenere in affido bimbi problematici come te.―
I muscoli di Sunny si rilasciarono lentamente, e la tensione alle spalle si sciolse in un sospiro. Se la gente pensava davvero questo di Harry, se credevano realmente che fosse stato lui ad uccidere Edmund, allora la cassetta finita nelle sue mani poteva essere un indizio in grado di scagionarlo, non di incastrarlo. Ma allora perché, perché era stata consegnata loro quella cassetta? Se non si trattava di una minaccia, o di un ricatto, che significato aveva? E perché era importante che Sunny e Cauchemar fossero al corrente di tutto?
―Certo che se fosse stato lui, sarebbe proprio un bel disastro, non credi?―, continuò col dire Russell, mentre la sagoma del cedro si faceva già visibile in lontananza. ―Non hanno trovato nulla del corpo. È morto in un incendio, l'ho detto? Io non so se sarei in grado di svegliarmi la mattina, se avessi incenerito del tutto un mio amico.―
La macchina si fermò, e le dita di Sunny raggiunsero la portiera, tremanti.
Non c'era niente di strano, riguardo l'idea che qualcuno fosse morto in quel modo, senza lasciarsi dietro neanche le ossa.
―Comunque sia... tu fai attenzione in quella casa, mi hai capito?―
Eppure... eppure il sesto senso di Sunny gli disse tutt'altra cosa, e quell'unica voce nella sua testa si fece via via più forte, soffocando ogni altro pensiero.
E se Edmund fosse stato... ancora vivo?
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