Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 11 [Seconda Parte]

Sunny li seguì in silenzio, scendendo ogni gradino con delicatezza perché il suono dei suoi passi non rimbombasse. Sentiva che stavano ancora parlando, ma non riusciva a capire niente. Loro stavano scendendo in fretta, ma la necessità di fare silenzio impediva a Sunny di correre per recuperare terreno. Si chiese perché, in un modo o nell'altro, Cauchemar finisse sempre per chiedergli di nascondersi. Era stanco, parecchio stanco di questa storia, ed era in momenti come quelli che perdeva tutta la fiducia che aveva in lei.

―Sai, il mese prossimo ci trasferiamo. Da quando mia madre ha trovato lavoro alla boutique possiamo permetterci un appartamento più grande―, fu uno dei pochi stralci di conversazione che arrivarono a Sunny.

―Davvero? E tuo padre, invece? Lavora ancora come informatico?―

―Sì, più o meno. Ha mollato il vecchio ufficio perché aveva ricevuto una proposta migliore da quelli del meteo. Adesso sta fuori città, lo vedo un weekend ogni mese.―

Quelle parole fecero arrestare Sunny sul posto, e la suola della sua scarpa strisciò contro il pavimento polveroso, facendolo quasi scoprire. Arrivati al piano terra, gli altri due avevano aperto la porta da cui lui e Cauchemar entrano entrati, e si erano avviati fuori dalla palazzina. Lì, il suono si disperdeva molto più facilmente. Sunny non avrebbe mai potuto continuare ad origliare.

Però, se ci pensava, quadrava tutto alla perfezione. Una persona che viveva da sola, lontana dalla vita urbana, avrebbe avuto molte meno difficoltà nel compiere il rapimento di una bambina. Ma nonostante questo... sentiva che mancava ancora qualcosa, che il movente non era chiaro. Per essere sicuro che il rapitore fosse Dave, serviva la prova che tutta quella storia fosse soltanto un modo per ricattare Harry.

Ma perché? Harry che torto aveva mai potuto fare a Dave? Che c'entrasse con la morte di Edmund?

Sunny seguì gli altri due nella notte, a debita distanza perché Elliott non lo scoprisse. Cauchemar stava continuando a parlare e camminare verso la fermata, senza voltarsi nemmeno una volta. Era bravissima a mantenere il sangue freddo, o si era effettivamente dimenticata che Sunny si trovasse lì, e adesso stava soltanto pensando a godersi la passeggiata con Elliott? No, probabilmente no. Sunny aveva soltanto bisogno di riprendere il controllo sulle proprie paranoie.

L'unico modo per mettere rimedio a quell'imprevisto sarebbe stato arrivare all'altra fermata, pensò Sunny. In questo modo, Elliott non avrebbe mai potuto sapere che lui e Cauchemar erano saliti sullo stesso tram, e loro due sarebbero comunque stati a casa di Mira allo stesso orario, in tempo per il coprifuoco di Coraline. Se dovevano prendere il tram in direzione opposta a quella da cui erano arrivati, Sunny avrebbe fatto meglio a cominciare ad andare. La fermata era poco distante.

Proprio mentre si cacciava le mani in tasca, pronto ad avviarsi da solo per la strada mal illuminata, un'ombra si mosse poco più avanti. E Sunny rimase paralizzato sul posto.

Sentì le branchie diventargli gelide, ed annaspò per riprendere aria. La figura si spostò nell'ombra, ed il tempo sembrò dilatarsi. Quando mosse la testa in sua direzione, Sunny seppe per certo di essere stato visto.

Ed il lieve vento della sera portò un suono alle sue orecchie.

Sshh.―

Era a diversi metri da lui, con il cappuccio scuro tirato sulla testa ed avvolto del tutto dalle tenebre, eppure Sunny non ebbe difficoltà a riconoscere il movimento che il suo braccio aveva compiuto. Aveva alzato una mano, e si era portato un indice sulle labbra, prima di sparire dietro la staccionata di una villetta. Non gli interessava di lui. Non era Sunny che stava seguendo.

Era Cauchemar ad interessargli.

Sunny annaspò, guardandosi intorno con gli occhi sbarrati per la paura. Lei ed Elliott stavano attraversando la strada, ed erano ormai quasi arrivati alla loro fermata, ignari dell'uomo che si aggirava nell'ombra. Che fosse lui? Che fosse il rapitore di Maple? Che li avesse seguiti fino a lì?

Sunny non lo sapeva. Non era in grado di riconoscerlo. Ma se non lui, allora chi?

La tua ombra, si era firmato. E quello che all'inizio gli era sembrato solo un brutto e scontato nome per non rivelare la propria identità, adesso appariva come una minaccia. Lui era lì. Lui li seguiva sempre, li aveva sempre seguiti, aggirandosi proprio alle loro spalle mentre loro giocavano al suo gioco, mentre seguivano i suoi indizi. Ma perché, perché non aveva fatto loro del male quando ne aveva avuto l'occasione?

C'era solo una cosa di cui Sunny era sicuro: Cauchemar non avrebbe fatto la fine di Maple. Costi quel che costi.

Attraversò la strada, ignorando il semaforo rosso, e a pochi metri dal marciapiede venne investito dai fari di una macchina. Sentì l'autista suonare il clacson ed imprecare qualcosa oltre il finestrino abbassato, ma continuò a correre. Probabilmente, se quella macchina fosse andata ad una velocità appena maggiore, lo avrebbe messo sotto, ma non aveva tempo per pensarci, adesso. Era troppo preoccupato per la vita di Cauchemar, per trovare il tempo di temere per la propria.

―Sunny?―, disse lei, confusa. Il trambusto causato dall'autista era stato abbastanza da fare voltare lei ed Elliott, e quando lo ebbe visto, fu sorpresa di vederlo. Quasi... allarmata.

―Cauchemar, c'è qualcuno che ti sta seguendo―, rivelò Sunny, con la voce che gli tremava. Si avvicinò a lei, e guardò mentre le pupille da gatto si dilatavano. Non aveva avuto bisogno di spiegare chi, perché lei capisse. Ed un attimo bastò a trasmetterle il suo stesso panico.

―Che diavolo ci fai tu, qui!?―, gridò una voce adirata. In quel momento Sunny realizzò che ancor prima di doversela vedere con l'uomo incappucciato, avrebbe dovuto fare i conti con Elliott.

―Elliott, non è il momento―, si intromise Cauchemar, e ancora una volta si parò davanti Sunny, facendo da scudo fra lui ed Elliott. No, non c'era tempo per queste cose.

―Devi per forza comportarti come se avessi la rabbia?―, esordì Sunny, riuscendo per un attimo a smettere di tremare. Arrivato a metà frase si accorse che, forse, quella non era la cosa migliore da dire a qualcuno che era per metà procione. Ma non riuscì comunque a trattenersi, pensando che lui non avrebbe mai dimostrato la stessa premura nei suoi confronti. ―Tu credi che io sia una specie di fenomeno da baraccone venuto da fuori città per lasciarmi prendere in giro. Tu, e chiunque si sia divertito a dirti delle cose sul mio conto, siete soltanto dei vermi maledetti che si divertono a guardare la vita degli altri per non dovere pensare alla propria. Non capite chi sono, e per qualche motivo siete ossessionati dal capire cosa sono, solo perché sareste in grado di vendere l'anima al diavolo per trovare qualcuno che vi faccia dimenticare che vivete con la faccia infilata nel letame per cinque minuti!

Il tono di Sunny si era progressivamente andato alzando, e ad ogni nuova parola che gli usciva di bocca, gli occhi di Elliott si aprivano sempre di più, facendosi così piccolo che l'ombra di Sunny riusciva a coprirlo per intero ormai. Quando ebbe finito di parlare, si accorse che i suoi talloni non toccavano nemmeno più per terra. Si era tanto sforzato di apparire grande, da essersi progressivamente alzato sulle punte dei piedi, e adesso la suola di gomma delle sue scarpe era piegata per permettergli di poggiare solo sulle falangi.

―Ragazzi... credo che non sia il momento, adesso...―

La voce di Cauchemar uscì lieve come un fruscio, e quando entrambi ebbero guardato verso il lato opposto della strada, videro l'uomo incappucciato fermo sotto la luce di un lampione. Esattamente davanti le strisce pedonali.

E li fissava, in attesa che scattasse il verde.

Scappiamo!―, gridò Cauchemar, spezzando quegli interminabili attimi di silenzio. Sunny sentì la sua mano urtargli la spalla, e quell'unica esortazione bastò per farli schizzare tutti insieme in direzione delle villette. Fu come se l'urlo di Cauchemar lo avesse risvegliato da un torpore, come se senza di lei non avrebbe mai avuto il coraggio di ammettere a sé stesso di dover correre via. Mentre scappavano, sentì la mano di Cauchemar raggiungere tremante la sua.

L'aria della sera sfrecciò contro i loro volti, attaccando loro i capelli sulla faccia, facendo sbattere sulla loro pelle le estremità dei loro indumenti. Era impossibile sentire altri suoni, al di fuori del battito assordante dei loro cuori.

Elliott correva in testa a tutti, con la coda che gli era diventata gonfissima. La sbatteva per aria, ma il suo pelo era così ispido da muoversi a malapena. Sunny e Cauchemar lo seguivano e basta, accettando di andare in qualsiasi direzione lui li stesse portando, purché fosse al sicuro.

Nella strada davanti a loro, c'erano solo villette con cancelli chiusi e muretti troppo alti per essere scavalcati. Perché lo stava facendo? Era lì per mettere loro paura?

Forse aveva capito che lui e Cauchemar avevano parlato con Elliott per avere informazioni riguardo Dave.

Forse era lì per spaventarli, ed impedire che suo figlio venisse coinvolto nella faccenda.

Poi, Sunny sentì il braccio tirare. Cauchemar non era in grado di tenere il passo.

La guardò, gli occhiali che le erano scivolati fino alla punta del naso, e le pupille larghe che riflettevano la luce dei lampioni. Si voltò di nuovo verso Elliott, e vide che quel pazzo stava correndo verso un incrocio.

A quel punto, lasciò andare la mano di Cauchemar.

Non seppe dove trovò la forza di afferrare la coda di Elliott, e tirarlo a sé fino a farlo ruzzolare sull'asfalto. Era veloce, ma era pesante, eppure Sunny riuscì ad evitare che finisse sotto al suv che stava attraversando la strada in quel momento. Non male, riuscire a picchiare una persona, sbraitarle contro e salvarla nell'arco della stessa giornata.

Elliott rimase fisso alcuni istanti a guardare la strada, poi rivolse l'attenzione verso Sunny, metabolizzando quello che era appena successo. Si alzò, e Cauchemar ebbe il tempo di raggiungerli, mentre alcune gocce di sangue prendevano a scorrere lungo il gomito sbucciato di Elliott. Appena furono certi che la strada fosse libera, attraversarono, riuscendo così a raggiungere la palazzina dove abitava Elliott.

Li fece entrare dalla porta in metallo, e stavolta, prese una delle chiavi dal mazzo per richiuderla.

Ce l'avevano fatta. L'adrenalina scorreva così forte nei loro corpi da rendere impossibile mettere insieme un pensiero coerente, ma ce l'avevano fatta.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro