Capitolo 10 [Prima Parte]
―Non mi piace affatto questa storia―, fu l'unico, breve commento di Cauchemar appena lei e Sunny ebbero messo piede fuori casa.
―Io non ci capisco più niente―, ammise Sunny, le mani nascoste dentro le tasche. Ad ogni nuovo passo, la catena appesa ai jeans dondolava fino a sbattergli contro la coscia. Fu da questo dettaglio, che si accorse di stare camminando veloce, nel tentativo di smaltire l'adrenalina che aveva in corpo. ―Che ruolo ha Harry in tutto questo? Che Maple sia stata rapita per fargli un torto? Ma perché?―
Si sforzò di rallentare, e Cauchemar gli fu subito vicino, raggiungendolo. Avevano restituito tutta l'attrezzatura a Mira, e dopo, se n'erano andati fuori dai piedi come promesso a Coraline. Si sarebbero rincontrati più tardi, alla fermata del tram, per essere a casa in tempo per la mezzanotte.
―Secondo me non abbiamo visto tutto―, disse Cauchemar, con lo sguardo rivolto al marciapiede.
―Che intendi dire?―
―Che la cassetta è stata rimasterizzata, che in origine i filmati erano molti di più, che qualcuno ha appositamente scelto di farci vedere quelle tre scene per dipingere in qualche modo Harry e Dave come i cattivi. Pensaci, Sunny. Se Edmund ha dato fuoco al parco giochi, queste tre scene bastano ad incastrarli come complici... o colpevoli, non lo so.―
Complici dell'incendio? Della sparizione di Maple?
No. Complici della morte di Edmund.
―Ma chi potrebbe mai aver preso le cassette di Edmund? Questa persona deve averle avute fra le mani abbastanza tempo da farci un montaggio. Ma allora, perché non incastrare Harry e Dave? Anzi, se vuole qualcosa da Harry, perché non ricattarlo?―
Mentre parlava, Sunny stesso si rendeva conto delle proprie parole. E adesso che erano da soli e poteva parlarne con Cauchemar, i pensieri si andavano lentamente ordinando fino a formare un puzzle. Ed aveva bisogno del suo aiuto per mettere insieme i pezzi.
―Forse perché, se si venisse a sapere, la cosa danneggerebbe anche chi ha rimasterizzato la cassetta.―
Aveva senso, sì. E se Harry era la vittima ed Edmund era ormai fuori dal quadro... allora questo lasciava una sola opzione possibile.
―Dave? Credi che ci sia Dave dietro tutto questo?―
―Spero di no...―, disse lei, scuotendo la testa. ―Ascolta Sunny, Elliott è un idiota, ma io non lo odio. Se ci fosse suo padre dietro tutto questo, a me dispiacerebbe un casino. Elliott non se lo merita.―
Avrei qualcosa da ridire, pensò Sunny, limitandosi però a storcere la bocca per giocare con uno dei suoi piercing.
―C'è una cosa che mi lascia perplesso più di tutte―, ammise, mentre entrambi tornavano alla fermata. ―Maya. Chi è questa Maya?―
―Perché, credi sia ancora viva? Nel filmato Dave ha detto che Edmund voleva ucciderla.―
Nel ricordare il tono lamentoso e disperato di Dave, Sunny provò un'angoscia soffocante. Era certo che Maya, chiunque lei fosse, rappresentasse una chiave importante di tutto il racconto. Doveva esserlo, se il rapitore sarebbe stato in grado di restituire Maple pur di riavere lei.
Ma così facendo...
―Se erano davvero queste le intenzioni di Edmund, credo che non ci sia riuscito. Ma ho come l'impressione che adesso Maya sia in grave, grave pericolo.―
―Sì, lo credo anch'io―, rispose Cauchemar, ed il suo sguardo si perse nel paesaggio mentre proseguivano. Era raro, vederla così seria. ―Il nostro rapitore ci ha dimostrato di non avere paura di commettere crimini.―
Si sedettero alla fermata, fra le luci di due lampioni ed i vari passanti che proseguivano lungo il marciapiede. C'era una mega affissione sull'altro lato della strada, che mostrava la pubblicità di un'agenzia immobiliare. Le luci che la illuminavano erano bianche, molto più splendenti delle altre, e per Sunny fu un po' più semplice guardare Cauchemar in viso.
Si voltò verso di lei, reggendosi la guancia con il palmo della mano, e sospirò. Lei aveva le sopracciglia aggrottate, e stava controllando gli orari dei tram sul tabellone. Era lievemente girata, e da quell'angolazione Sunny poté vedere la curva perfetta descritta dalla forma delle sue guance. Aveva la pelle di pesca, e la leggerissima peluria trasparente sul suo collo diventava visibile soltanto in controluce. A volte, una di quelle grandi orecchie da gatto scattava, forse per seguire un suono, ed altre lei le spostava con le mani per potersi sistemare i riccioli corti. Aveva preso a passarsi le dita fra i capelli, e Sunny si chiese se avesse sempre avuto quell'abitudine, o se l'avesse inconsciamente copiata da lui.
In quel momento, una macchina si fermò al semaforo rosso nella strada dinanzi a loro, e la musica proveniente dalla radio rimbombò per qualche istante nel silenzio della sera. Sunny si concesse di dimenticarsi di tutto, e la grande sensazione di angoscia si sciolse per un po'. Cauchemar non era bella, o almeno, questo era quello che gran parte delle persone avrebbe potuto dire su di lei. Eppure, adesso che la conosceva, si rendeva conto che in quel viso da bambina e in quelle vibrisse spelacchiate c'era una forza travolgente, un'energia ed una personalità ben più luminose delle luci della sala giochi dove le aveva parlato la prima volta. E questo non la rendeva solo bella ai suoi occhi, la rendeva straordinaria.
―Quindi... dove andiamo adesso?―, chiese lei, tornando a guardare in sua direzione. Le pupille sottili adesso erano larghe e tonde per raccogliere tutta la luce possibile.
Ovunque tu voglia portarmi, si disse Sunny, ma mentre la macchina si allontanava e la musica spariva via, lui venne di nuovo catapultato nel mondo reale.
―Non lo so. Non abbiamo una pista―, rispose, accorgendosi di essere bloccato. In quei video non c'era niente che potesse suggerire loro un luogo dove andare a cercare, e nemmeno il biglietto era stato granché utile.
―Io un'idea ce l'avrei. Ma è più per escludere una possibilità, che per confermarla―, disse lei, criptica. Sunny seppe subito dove voleva arrivare.
―È il padre di Elliott, vero? Sai dove abita?―
―Suo padre? No. Ma so dove abita Elliott.―
Sunny deglutì, e si portò una mano al viso, nello stesso punto dove lo aveva colpito. Sentiva che quel pugno gli sarebbe presto ritornato indietro, perché se Cauchemar aveva intenzione di parlare con lui dopo quel pomeriggio, era certo che Elliott non avrebbe avuto un atteggiamento amichevole.
Poi, comprese che le parole di Cauchemar avevano un sottotesto, una piccola informazione che lei non aveva reso esplicita: i genitori di Elliott erano separati. E se questo da un lato non faceva altro che complicare le loro ricerche, dall'altro fece provare a Sunny un piccolo, lieve bagliore di empatia nei suoi confronti.
―Quindi dobbiamo parlare con lui―, disse, rassegnato. ―Va bene. Ma cosa gli diciamo? Che abbiamo intenzione di pedinare suo padre per vedere se ha una bambina rapita nascosta da qualche parte?―
―Ma certo che no, stupido. Suo padre è un informatico, posso dirgli che mia sorella ha accidentalmente imbottito il suo computer di virus e che non sapevo a chi altri affidarmi.―
―Credo che ti strapperà i capelli dopo quello che gli ho fatto. Se un tuo amico mi desse un pugno, io credo che non vorrei rivederti mai più in vita mia.―
Mentre Cauchemar sospirava affranta, le luci del tram divennero visibili in lontananza, mentre questo raggiungeva la loro fermata.
―O ora, o mai più. Vieni a parlare con Elliott, Sunny?―
Cauchemar gli porse la mano, e se prima lui aveva odiato il suo piano, si rese conto di non essere in grado di rifiutarsi davanti quel gesto. La prese, e mentre le sue dita colmavano gli spazi fra le sue, si disse che niente poteva andare storto. Non con Cauchemar al proprio fianco.
―Per Maple questo ed altro―, rispose, senza mai perdere di vista lo scopo che li aveva portati fin lì. E quando le portiere si furono aperte davanti a loro, salirono sul tram tenendosi per mano.
[...]
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