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Decisione (X)

PoV Xander:

Non so cosa stia succedendo, sto avendo come una visione... no, è un ricordo. Qualcosa rimasto sepolto nella mia mente per molto tempo. La foresta dietro casa finisce in un precipizio, dal quale però, è possibile godere di un'ottima vista, anche se il posto dovrebbe incutere timore, trasmette anche una certa tranquillità. Quando eravamo piccoli, andavamo sempre in quel luogo e passavamo le giornate a guardare l'orizzonte, sapevamo che un giorno quel mondo là fuori, lo avremo esplorato, prima o poi. In un certo senso è stato così, ma ci sono ancora così tante cose da vedere, ma tu... sei sparita... per sempre. Dopo avermi dato quella notizia, papà cadde in un sonno profondo, probabilmente per il troppo sforzo. Con l'aiuto di Viria lo abbiamo portato in casa, facendolo sdraiare sul tavolo della cucina. Non appena mamma rimuove la sua armatura e inizia a medicare le ferite, lui apre lentamente gli occhi, ma senza incrociare lo sguardo con nessuno di noi, guarda semplicemente il soffitto. Mamma, sollevata, cerca di parlargli.
Io... sono a pezzi, e i miei compagni subito hanno notato il mio sguardo apatico.

Gwynne: Tesoro... dov'è nostra figlia?

Lui, come fece con me, risponde nuovamente a mamma, mentre una lacrima gli solca il viso nuovamente.

Jupiter: Non sono riuscito a trovarla, è sparita... per sempre...

Viria, che stava tenendo una bacinella d'acqua in mano, la fece cadere sentendo quella frase, mettendosi le mani davanti alla bocca.
Raiden indietreggia fino ad arrivare al muro e stringendo i pugni. Mamma però, sembra quella più sconvolta di tutti, è subito scoppiata a piangere.

Jupiter: Ho cercato per giorni interi... dentro la scuola e fuori. Ho chiesto nelle città e nei paesi limitrofi, ma nessuno l'aveva vista. Ho perso il conto di quanti Grimm ho ucciso e scuoiato, forse qualcuno di loro... se l'era divorata. Nulla, non ho trovato nulla.

Dopo quella dichiarazione, ognuno di noi ebbe la propria reazione. Viria cadde in ginocchio, in preda alla disperazione, Raiden invece sussurra qualcosa che mi spezzò il cuore più di prima.

Raiden: Lei... mi aveva promesso di tornare...

E subito dopo, le lacrime sgorgano dai suoi occhi, come se le avesse trattenute ad ogni costo. Arya è morta, nessuno sarebbe potuto sopravvivere in un luogo simile.
Sento un forte peso sulla schiena, qualcosa che vuole trascinarmi verso il basso, a cadere nuovamente a terra, senza più rialzarmi. Il mondo mi sta crollando addosso, la mia intera vita mi sta passando davanti agli occhi, poi il buio, è l'oscurità più buia che mi sta circondando, come a chiedermi di farne parte. Nulla mi riporterà indietro Arya, lei era la cosa più preziosa che avevo, avrei dato la vita pur di proteggerla, ma il solo desiderio non è bastato. Non ho... più nulla da proteggere.

Sei mesi dopo...

Sono passati sei lunghi mesi da quel giorno. Il trauma di Beacon è stato sicuramente pesante, ma quello più grande è la tua assenza, Arya. Persino l'esercito, sapendo della sparizione di lei ha intrapreso le ricerche, ma non hanno portato a nulla. 
Non posso, non riesco a darmi pace, non riesco ad abituarmi alla tua perdita, non ce la farò mai. Ogni volta che penso al tuo sorriso, sento come se tu non te ne fossi mai andata via. Ho voglia di rivederti, di abbracciarti, di proteggerti di nuovo come facevo prima, mi manchi sorellina... mi manchi tanto.
Sono immerso nel buio della soffitta, è l'unico posto dove riesca a trovare un po' di pace e serenità... No! Mento a me stesso! Quando è stata l'ultima volta che ho sorriso? Non lo ricordo.

-Tu non puoi essere morta!-

Urlo a pieni polmoni, chiuso qua dentro in pochi riescono a sentirmi. Mi metto nuovamente le mani tra i capelli e li stringo con forza. Poi guardo lo specchio davanti a me, ma appena vedo il mio riflesso, sento come una sensazione disgustosa... Non sono riuscito a proteggerla, mi faccio schifo per questo! Non valgo nulla come fratello e nemmeno come capitano! Per la rabbia, tiro un pugno allo specchio, rompendolo in mille pezzi.
Sotto consiglio di mia madre, Raiden e Viria sono rimasti per tutto questo tempo da noi. Lei cerca di tenere alto il nostro umore, e aiuta mamma nelle faccende di casa, dato che quest'ultima non ha ancora metabolizzato la notizia e le riesce difficile fare anche il più piccolo dei lavori domestici. Mentre il rosso... non ha spiccicato più una parola con noi, i suoi occhi sono freddi, ricolmi di rabbia, ma anche di tristezza. Papà invece, è quello messo peggio di tutti: nonostante continui col suo normale lavoro per portare a casa i soldi, è sempre apatico e silenzioso; ogni sera, quando torna dal lavoro e fino a quando non va a dormire, si reca alla rupe dove io e Arya osservavamo l'orizzonte, a volte mi è sembrato di vederlo in compagnia di Raiden. Questa notizia ci ha completamente distrutti, e non penso che riusciremo a riprenderci... Non potrò mai accettare la morte di mia sorella, anche se dovessi impazzire.
Il resto della giornata lo passo come al solito da solo, in soffitta, con Viria che mi porta la cena lasciandola sul mio letto. Aspetto sempre che esca dalla stanza per poter mangiare, sono dimagrito moltissimo, ma il mio fisico è rimasto invariato. Solitamente ci tenevo molto ai miei capelli e li curavo spesso, ma ho smesso di preoccuparmene, infatti sono cresciuti parecchio, da arrivare quasi alle spalle.
Per ammazzare il tempo mi dedico a degli esercizi fisici e con una spada di legno tengo allenata persino la mia scherma, è così che nel corso di questi mesi mi sono tenuto in forma, ma a quale pro? Ho smesso di combattere, non ho più uno scopo o un obiettivo, persino il mio sogno sembra diventato senza senso. Viria è appena entrata in camera, strano... non è ora di cena. Lei richiama subito la mia attenzione, così scendo dalla soffitta e la raggiungo, strofinandomi l'occhio. Ha il suo Scroll in mano, con quella che sembra una chiamata in corso.

Viria: È Ruby, vuole sapere come stai.

Afferro l'apparecchio e lo avvicino all'orecchio.

-Pronto?-

Ruby: Ciao Xander! 

Sono mesi che non sento la sua voce, stento a credere che con tutto quello che successo, Ruby sia riuscita a mantenere la sua spensieratezza. 

Ruby: Come ti senti?

-Non sento più nulla Ruby, ho perso tutte le mie forze.-

Ruby: Non puoi arrenderti adesso, noi non abbiamo intenzione di farlo! Venite con noi, andiamo ad Heaven! Non lasceremo che succeda un altro disastro!

Sta cercando con tutta se stessa di tirarmi su, anche se il suo tono adesso è piuttosto dispiaciuto.

-A quale pro? Si sono presi tutto... Non serve più a nulla combattere.-

Stringo lo Scroll tra le mani e digrignando i denti, sto cercando di non piangere più che posso. Pensandoci bene, ho già pianto parecchio in questi mesi.

Ruby: Questo non è vero! Non sei il solo ad aver sofferto! 

Ne sono perfettamente consapevole, ma nessuno potrà mai comprendere il mio dolore. Mi guardo allo specchio e penso a quanto sono debole, se solo fossi stato più forte, tutto questo non sarebbe accaduto! Lei dall'altra parte, sospira, continuando a parlare.

Ruby: Sai... a Yang manchi moltissimo. Nonostante quello che l'è successo, non ha smesso di pensare a te.

Yang... Yang! Come ho fatto a dimenticarmi di lei?! La ragazza che mi piace! Lo stress deve avermi completamente annebbiato le mente. Ha detto "nonostante quello che l'è successo", cosa può esserle accaduto in questi mesi? Chiedo così a Ruby spiegazioni, ma la risposta mi fa gelare il sangue... Durante il disastro di Beacon, Yang ha perso il braccio destro. Posso solo immaginare come si senta. Ma chi può essere stato? Un Grimm, oppure qualcuno? Purtroppo non posso starle vicino ora come ora. No, ma cosa dico?! Ho il dovere di starle accanto in un momento così difficile della sua vita! 

-Anche lei mi manca tanto. Anzi, mi mancate tutti voi...-

Ruby: Ehi... non devi preoccuparti. Sono davvero dispiaciuta per la tua perdita, ma per quanto saremo lontani, tu e il tuo team fate parte della famiglia di Beacon.

Il discorso della rossa mi lascia senza parole, e per quanto abbia pianto in questi mesi, riesco ancora a cacciare fuori qualche lacrima, ma stavolta di gioia. Perché so di avere ancora qualcuno nella mia vita: il mio team, i miei amici e Yang. Sono tutto ciò che mi rimane.

Ruby: Sono certa non sia ancora tutto perduto, Xander. Cerca di riprenderti, a presto!

-A presto, Ruby.-

La chiamata viene interrotta e restituisco lo Scroll a Viria, lei ne approfitta per asciugarmi le lacrime, sussurrandomi qualcosa.

Viria: Non voglio più vederti piangere, capitano. Non sai quanto a sofferto a vederti così in questi mesi...

-Viria, grazie per tutto quello che fai per noi. Non sai quanto te ne sia grato, ma ora ho bisogno del tuo aiuto, questa cosa deve rimanere tra me e te.-

Spiego così a Viria il mio piano. Quel che voglio fare è mettermi in viaggio verso l'isola di Patch, dove abita Yang.
So benissimo che la strada è lunga, ma so altrettanto che dopo quanto è successo, papà non mi permetterà mai di andar via di casa, e non posso rimproverarlo di questo. Tuttavia, Yang è una delle poche cose che mi sono rimaste, ho fallito cercando di proteggere Arya, ma non ripeterò lo stesso errore. La mia compagna resta in silenzio ad ascoltarmi, fino a quando non prende la parola.

Viria: Capitano, sono sempre stata dalla tua parte, ma non credo che abbandonare ora la tua famiglia sia salutare.

-Non li sto affatto abbandonando. Voglio soltanto andare a trovare una persona alla quale tengo molto. E poi...-

Questo sentimento non mi ha mai abbandonato, è qualcosa che non mi ha fatto perdere la ragione in questo lungo tempo. Il mio cuore era pieno di oscurità, ma vi era anche una fioca luce: la speranza.

-Sono dell'idea, che Arya sia ancora viva! Lì fuori, da qualche parte, che mi sta aspettando!-

Lei mi guarda perplessa, come se non fosse convinta della mia affermazione, ma poi allarga la bocca in sorriso sincero.

Viria: È proprio questo che mi piace di te, Xander. Sai sempre trovare il lato positivo in tutto. Credimi, sono la prima che rivorrebbe Arya qui con noi. Allora... perché non andiamo via tutti insieme?

Immaginavo questa sua richiesta, ma io la fermo subito. 

-No Viria, questa cosa riguarda solo me. Intendo farò come fratello, come compagno e capitano del team.-

Lei annuisce, senza levarsi quel sorriso dalle labbra, poi si avvicina e mi stampa un bacio sulla guancia destra. Non lo nego, è stato inaspettato, ma piacevole.

Viria: Ho capito. Per me va bene, però promettimi una cosa: torna da noi sano e salvo!

Annuisco con fare deciso.
Però, viaggiare senza la mia arma, mi rende un topo in una casa piena di gatti. Mi porterò dietro il fucile di Arya, ma non sono bravo con le armi da fuoco.
Aspetta... forse c'è qualcosa che fa al caso mio, ma devo aspettare che tutti vadano a dormire se voglio recuperare quell'arma. Guardo fuori dalla finestra e noto che papà è già tornato da lavoro, ma non sta entrando in casa, si dirige verso la rupe alla fine del bosco, come ogni sera. Papà... prometto che riporterò Arya a casa, così potrai tornare a sorridere come facevi un tempo. 

PoV Raiden:

Questi sei mesi sono passati in fretta, molto in fretta. Non c'è stato un giorno in cui non ho pensato alla vendetta nei confronti di Cinder. Quella puttana deve pagare per tutto il male che ha fatto, a me, ai miei compagni e a lei... Ma come ha osato?! La ragazza che io amavo , uccisa davanti ai miei occhi! In momenti come questi, forse solo volpina poteva tirarmi su. Non lo nego, mi manca la tua presenza. Ad essere del tutto sincero, mi pento di tutte le volte in cui ti ho trattata male. Sembra quasi che tutti coloro a cui voglio bene, finiscano per abbandonarmi. Se potessi tornare indietro, ti avrei impedito a tutti i costi di andare.
Sono nel cortile della casa, stavo guardando la luna sorgere lentamente, quando il Re dei cacciatori è tornato, come di consueto. Si sta dirigendo alla rupe alla fine del bosco, delle volte lo seguo fino a sedermi al suo fianco. Non vi è alcun dialogo tra noi, ma in certo senso riesco a sentirmi meno solo, anche se non del tutto presente.
Dopo qualche minuto di attesa, noto Viria uscire dalla casa con un vassoio tra le mani, dev'essere ora di cena. Incrocia lo sguardo con me, ma la sua espressione sembra sconsolata. Sono mesi che non riusciamo ad avere una conversazione normale io e lei, non da quando abbiamo litigato noi tre, nemmeno col capitano è tutta rosa e fiori. Non hanno voluto capire le mie ragioni, ma non sono più arrabbiato con loro, spero possano cambiare idea. Mi avvicino alla corvina, invitandola a porgermi il vassoio.

Viria: Tu non entri? È ora di cena.

-Tra poco, gli porto io la cena.-

Lei annuisce, porgendomi il vassoio, ancora prima che possa darle le spalle mi ferma.

Viria: Raiden... Avrei bisogno di parlarti.

-Di qualunque cosa si tratti, ne discuteremo dopo. A meno che tu non voglia darmi contro.-

Viria: Non si tratta di questo, non più... Non importa, parliamone dopo.

Distoglie lo sguardo da me, rientrando poi in casa. Sospiro e dopo pochi minuti attraverso il boschetto, arrivando alla rupe, dove Jupiter sta osservando l'orizzonte seduto su una roccia. Non cerco di attirare la sua attenzione, mi limito a poggiare il vassoio di fianco a lui, tuttavia sembra stupito di vedermi.

Jupiter: Oh, sei tu, grazie figliolo.

"Figliolo", non mi aveva mai chiamato così. Beh, anche il nonno mi affibbia questo nomignolo affettivo, ma fa un po' strano sentirsi chiamar così dal mio eroe. Sta iniziando a mangiare il suo piatto: del riso al curry, ma non sembra avere molta fame, mangia lentamente. Non riesco più a vederlo così, ridotto in questo modo...

-Ho bisogno di dirle una cosa, Re dei cacciatori.-

Jupiter: Per favore, dammi del tu, e chiamami per nome. Quel titolo non mi appartiene...

Mi siedo accanto a lui e guardo verso il terreno, riflettendo su cosa potrei dirgli. Fino a quando, le parole non escono spontanee.

-Mi fa male vederti ridotto in questo stato. Sei il mio eroe, e lo sarai per sempre. Voglio che tu ti riprenda, proprio adesso dovremmo combattere maggiormente!-

Posa sul vassoio la ciotola di riso e sospira.

Jupiter: Mi fa piacere che tu riservi ancora dell'ammirazione nei miei confronti, ma non la merito. Ho fallito completamente Raiden, come padre e come eroe. Hai idea di quanta gente sia morta durante quell'attacco? Gente che non ho potuto salvare, contavano su di me... Ma più di tutti, non mi perdonerò mai di aver fatto morire la mia bambina, se solo fossi stato più responsabile...

-Non hai alcuna colpa di questo! Sei un eroe per molta gente e sei un padre stupendo per i tuoi figli! Questo non può fermare la tua voglia di combattere, dobbiamo evitare che riaccada un'altra tragedia come questa!-

Non lo nego, tutto questo discorso serve unicamente per poterlo risollevare un minimo, a me interessa vendicarmi di Cinder, forse così le anime di quei poveri innocenti potranno riposare in pace.

-Ed è per questo... che intendo partire, per cercare il responsabile di questo disastro.-

Lui rimane a testa bassa, non mi sta guardando negli occhi, poi però si alza in piedi, raggiungendo il bordo della sporgenza che da sul precipizio.

Jupiter: Sai Raiden... hai ragione, in questo momento serve qualcuno capace di fare giustizia e fermare questo nuovo male. Se intendi cercare la tua strada da solo, fai pure. Il fatto che tu sia così indipendente, dimostra che diventerai un grande uomo. Come padre, provo una profonda rabbia e tristezza per quanto accaduto. L'idea che altri genitori possano provare quel che sto provando ora... non posso accettarlo. Ascoltami, ho bisogno che tu faccia una cosa per me.

Non ho idea di cosa voglia, ma penso che sul fatto di dover cercare i colpevoli, siamo d'accordo. Un uomo come lui che chiede aiuti è raro, probabilmente perché ha capito la gravità della situazione. 

-Qualunque cosa.-

PoV Xander:

Notte fonda, ore 01:30.

Stranamente papà è tornato prima stasera, ha mangiato il secondo con noi e mi è sembrato anche più sereno. La cosa mi rassicura parecchio, magari non gli darò troppa preoccupazione quando partirò... potrei scrivere una lettera. In modo da spiegare le mie ragioni, senza che possano fermarmi in qualche modo. Meglio mettersi subito a scriverla, non vorrei crollare involontariamente dal sonno. In camera Viria e Raiden stanno dormendo profondamente, non dovrebbero sentirmi scendere le scale. Prendo carta e penna e risalgo in soffitta, accendo una lampada lì vicino e prendo a scrivere.

-Mamma, papà.
Spero non vi stiate allarmando troppo per la mia scomparsa, sto bene, non vi preoccupate.
A seguito di quanto è accaduto nei mesi precedenti, ho preso una decisione importante: andare a cercare Arya. Può sembrare assurdo, e lo è, ma io sento nel profondo che lei non è ancora morta.
Ve lo prometto, la riporterò a casa sana e salva.

Vostro figlio Alexander.-

Non mi resta che raccogliere le mie cose in uno zaino.
Di vestiti userò questi: una felpa smanicata di colore blu, con sopra una camicia beige e gialla, jeans blu e scarpe da ginnastica; ho messo anche un polsino alla mano sinistra, dato che un mese fa mi ero fatto male, sotto vi è una fasciatura, serve solo a coprirla.
Per il cibo prenderò qualche barretta energetica. Prendo anche dei soldi e dell'acqua, è poco ortodosso rubare dalla borsa di mia madre, ma non posso di certo dirle che è per una fuga di casa.
Mi dirigo a passo felino nel salotto e prendo il fucile di mia sorella, posto sopra il camino. Papà lo aveva messo lì come cimelio, ma chissà... se riuscirò a ritrovarla, glielo restituirò. Non resta che un'ultima cosa da fare: prendere quella "cosa".
Dove di solito mamma parcheggia la navetta volante, ovvero una sorta di bunker sotterraneo, c'era una stanza segreta che papà mi fece vedere tempo fa, quando ero bambino. Mi dirigo verso la porta della cantina, ovvero nel sottoscala e l'apro lentamente, accendo le luci e scendo arrivando al bunker. Come al solito la cantina è sempre molto ordinata, si vede che c'è il lavoro di mamma dietro. Eccomi finalmente al cospetto della nostra navetta, sul "soffitto" vi è una botola, che si apre sul retro della casa, infatti l'erba qui sopra è sintetica. Papà ci teneva proprio ad avere un nascondiglio per la navetta.
Mi guardo intorno per il bunker, fino a quando non trovo la famigerata porta segreta, non è sbarrata e non sembrano esserci sistemi di sicurezza. Provo ad aprirla, ma niente... sembra chiusa a chiave. Il bunker è sotterraneo, credo sia anche insonorizzato, proverò a sfondarla. Do subito una spallata, ma non si scalfisce minimamente. Prendo così una bella rincorsa e riesco a sfondarla con una calcio, doveva essere messa male già da tempo per andare giù così facilmente. Entro così nella stanza segreta, ci sono varie cose al suo interno: vecchi scatolini, tavoli da lavoro con sopra attrezzi da meccanica, pagine di giornale attaccate ai muri; mostrano papà nei suoi primi tempi come Re dei cacciatori e della bravura del suo team. I loro membri sono: Jupiter Cross, Gwynne Scarlett, Diluc Bearclock e Sayer Olympo; formavano il team JGDS(JuGnior Dragon Slayer). Un momento... Bearclock è il cognome di Viria, che sia solo una coincidenza? Anche il cognome di questo "Sayer" è molto familiare.
Non posso perdere tempo dietro a questo, mi chiedo soltanto perché papà ci stia nascondendo queste cose. Il mio occhio cade su un'ultima foto, messa dentro una cornice e posta vicino sul tavolo: in questa foto papà è molto più giovane, sembra avere quasi vent'anni; al suo fianco c'è un uomo sulla mezza età, alto, dai capelli lunghi grigi e gli occhi color ambra.

Che sia mio nonno? Effettivamente non l'ho mai incontrato, almeno quello paterno. No, non somiglia per nulla a papà, forse è un cacciatore del passato ora in pensione.
Mi guardo intorno, alla ricerca di "quella cosa" che teneva segreta... eccola finalmente! Dentro una teca di vetro vi è una spada molto particolare: la lama è simile a quelle delle scimitarre, ed è colorata di blu e rosso, la sua forma ricorda una specie di ala di drago. Mi chiedo quale fabbro abbia avuto la fantasia di crearla con questa forma, è stranamente geniale. Alzo la teca e afferro l'elsa dell'arma, squadrandola da cima a fondo, sembra una spada malvagia tenuta da qualche essere demoniaco; non è molto grande e non sostituirà mai la mia vecchia arma, ma dovrò pur accontentarmi. Il tempo è stato clemente con lei, non ha un graffio e nemmeno un ammaccatura, sembra stata forgiata da poco. Vi è un particolare inquietante, dove dovrebbe esserci la guardia, si sta aprendo qualcosa... è un occhio?! Un occhio grigio con la pupilla simile a quella dei serpenti, sembra volermi osservare.

Una cosa è certa, non è una spada come tutte le altre. L'occhio si richiude, riaprendosi pochi secondi dopo, questa volta la sclera diviene azzurro turchese, curiosamente come il colore dei miei occhi. Non è l'unica cosa a cambiare, anche la sua forma sembra star mutando: per quanto la forma della spada rimanga questa, sull'elsa si aggiungo due dettagli in più, hanno la forma di un ala demoniaca e una angelica.

Grazie a questo dettaglio in più, ricorda vagamente l'elsa della mia spada persa a Beacon. Ciò mi mette più a mio agio, circa... mai visto spade mutaforma in vita mia. Non so perché, ma sento spontaneo il bisogno di scherzarci su.

-Cosa dovrebbe significare questo? Mi riconosci come il tuo padrone?-

E mi scappa anche una leggera risata, ma cosa ancora più assurda, l'occhio della spada si è come socchiuso, come a voler simulare un'espressione.

-Doveva essere un "sì"?-

Ma che sto facendo? Mi metto a parlare con le armi? Forse sono impazzito davvero. No Xander, pensa solo ai tuoi obiettivi, non c'è nulla di più importante al momento. Nella stanza fortunatamente c'è anche un fodero da portare a tracolla, metto la nuova arma  al suo interno ed esco dalla stanza. Mi spiace per la brutta sorpresa che si troveranno, ma non posso davvero perdere altro tempo. Esco dal bunker e ritorno nel salotto di casa, ora sono davanti all'uscio della porta principale. Ci siamo... è ora di andare! Avrei tante cose da chiederti papà, ma so per certo che non mi darai le risposte che cerco, non subito almeno; Raiden, spero che tu possa avere giustizia per quel che ti è stato fatto; Viria, grazie per essere dalla mia parte, ci rivedremo presto ragazzi. Arya, Yang, aspettatemi, presto sarò da voi.

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