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4-The Beautiful Things In Life

                                        ‼️

"-Bongiorno signori e signore, come ve la spassate? Spero bene, altrimenti mi toccherà licenziare qualcuno dei camerieri- disse, al microfono.

La sala rise e io sorrisi, completamente ammaliata da quella disinvoltura.

Mi sembrò un miraggio, quando capii chi fosse. Il ragazzo cameriere, il ragazzo sulla panchina...

Lo stesso ragazzo che mi aveva vista tentare di togliermi la vita.

E mi aveva consigliato di non farlo.

-Questa sera abbiamo un ospite molto speciale qui con noi, si chiama Charlotte e canterà per voi- disse, scendendo dal palco e dando la scena a una ragazza bionda.

La ragazza sorrise impacciata, e si mise al microfono.

Mentre quel ragazzo da cui non sapevo il nome, incrociava le braccia al petto con lo smoking bianco, guardando la ragazza e aspettando che si esibisse.

Poi, si girò e tra le persone sedute ai tavoli mi beccò in pieno a guardarlo.

Appena realizzò chi fossi, mi fece un sorrisetto.

Volevo sprofondare, in quell'esatto momento.

Tutto d'un tratto una voce stridula giunse alle mie orecchie e mi girai subito, vedendo la ragazza cantare stonata.

-Be my, Be my baby, be my, Be my little baby...- gridò stonando e stridulando.

Sbarrai gli occhi e una risatina si fece spazio tra le mie labbra, che cercai di nascondere per non apparire scortese.

Mi girai stringendo il bicchiere tra le mani e ridacchiai.

La sala rise e la ragazza, imbarazzata, quando si accorse della sua figuraccia scese dal palco e scappò via tra la gente.

La guardai andare via, un po' dispiaciuta.

Il ragazzo di prima salì sul palco con un sorrisetto che mi incantò completamente.

-Beh, dopo questa melodiosa e apprezzata canzone, possiamo passare a cose più movimentate- disse, facendo ridere ancora una volta il pubblico e facendo sorridere me.

Diede la scena a dei mimi e scese dal palchetto.

Forse avevo bevuto un Martini troppo forte, o forse ero solo scossa da tutto ma decisi di alzarmi e portare il mio drink da lui.

-Non avevo mai sentito Be My Baby cantata così bene, sai? - gli chiesi.

Lui si giro con le sopracciglia aggrottate e quando mi riconobbe mi fece un sorrisetto.

-Nemmeno io, a dire la verità. Credo che dovrei farla venire qui più spesso- disse.

Scoppiai a ridere.

-No, ti prego non farlo- dissi ridendo.

-No, non dovrei farlo, hai ragione- rise.

-Però devo dire che il pubblico ha apprezzato, alcuni stanno ancora ridendo- aggiunse poi, ridacchiando in maniera leggera.

-No, non è possibile! - dissi ridendo come una pazza.

-Si, non sto scherzando! – disse Blake (si, avevo finalmente capito il suo nome).

-ok, ok, senti questa: l'asciuga orecchie- dissi scoppiando a ridere.

Blake si abbandonò sulla sedia.

-Ok, hai vinto tu. Questa era davvero pessima. - disse, puntandomi il dito pieno di anelli contro, e poi lasciandosi avvolgere da una risata.

-Lo so, lo so- dissi ridendo.

Eravamo seduti su un tavolino del pub da chissà quanto a parlare dele cose più stupide che ci fossero in questo mondo.

Blake portò il suo drink alle sue labbra rosse e lucide, guardandomi.

Rimasi incantata dalle sue labbra perfette che si scontravano con il sapore amarognolo della birra.


Poi, mi indicò con in mano la birra e mi chiese: -Scusa, ma una come te che ci fa in un posto come questo? - chiese, continuando a guardarmi in quel modo talmente magnetico che rabbrividii.

-E tu cosa ne sai di che posti mi piacciono? - chiesi, leccandomi le labbra e appoggiando i gomiti al tavolo, avvicinandomi pericolosamente al suo viso perfetto.

-Illuminami, allora- disse, avvicinandosi.

Eravamo davvero vicini e sentivo il cuore battere, sempre di più.

Proprio quando stavo per pensare di avvicinarmi ancora un po', solo un pochino, il mio sorriso si afflosciò.

Lo guardai, senza capacitarmi di come ci fossi arrivata la dentro.

Cosa stavo facendo? Stavo ridendo in un pub pieno di persone strane con uno sconosciuto, in più bevendo... alcool?

Mi ero quasi dimenticata di come ci ero finita lì dentro, ma quello schiaffo faceva ancora male. E il mio cuore non si sarebbe sicuramente aggiustato così.

-Forse è meglio che vada- dissi, fredda, allontanando il viso dal suo ed alzandomi.

Lui fece un sorrisetto e annuì.

-Si, lo penso anche io. Una signorina come te non dovrebbe stare qui, giusto?- disse, spaparanzandosi sulla sedia e sistemandosi la giacca di pelle che metteva in mostra le sue spalle possenti e i suoi muscoli.

Lo guardai, incapace di emettere un suono, perché effettivamente era proprio quello che avevo pensato.

Aprii bocca per ribattere, ma non avevo davvero idea di cosa dire. Non sapevo come controbattere, davanti a quei suoi occhi che mi guardavano accusatori.

Deglutii e un pensiero si insidiò nella mia mente. Un pensiero che fece male, tanto.

Quello che stavo facendo, sarebbe stato quello che mio padre avrebbe sicuramente fatto. Giudicando.

Mi stavo trasformando nel mio peggior incubo?

Scossi la testa, e uscii via, lontano da quel pub e da quel pensiero. Peccato che non riusciva ad andarsene dalla mia mente.

Cercai il telefono nella tasca dei pantaloni, mentre il mio respiro accelerava.

Non lo trovai, andai in panico, e mi tolsi il sudore dal viso.

Dio, non ce la faccio più.

Andai alla prima cabina telefonica che trovai e digitai il numero.

-Ehy, senti ho bisogno di... vieni a Place Vendome, ti pago qui- dissi strofinandomi la testa.

Fuori iniziò a piovere a dirotto e mi riparai correndo di fretta, sotto ad un tetto.

In pochi minuti, l'uomo arrivò e mi si avvicinò.

Mi passo la roba e io gli diedi i soldi.

-In che guai ti stai cacciando, Scarlett?- chiese poi, guardandomi.

-Sei uno spacciatore o uno psicologo?- chiesi in un sussurro, senza nemmeno guardarlo in faccia.

-Le due cose sono collegate, bionda- disse e poi sparì nell'ombra.

Ci riflettei un attimo, ma quando un brivido di freddo percorse la mia schiena, buttai la roba in tasca e guardai la pioggia scorrere.

Iniziai a riflettere sul da farsi, ma non riuscivo a ricordare come ci ero arrivata lì, seguendo quale strada.

Ricordavo solo immagini confuse.

I miei nervi erano al limite, avrei potuto spaccare ogni cosa dalla mia rabbia.

Allora, con mani tremolanti, presi la polvere bianca che mi ero messa in tasca.

Avevo bisogno di staccare la mente. Di non sentire più niente, perché le mie orecchie stavano iniziando a sanguinare.

Ne presi un po' con il dito, aprendo la bustina di plastica. Guardai quella cosa bianca che mi avrebbe portato via tutta la mia essenza.

Una lacrima scese dalla mia guancia, ancora, e ricordai quando da bambina papà chiudeva la porta dello studio e si infarinava le narici di questa cosa che mi sembrava innocua. Pensavo fosse farina, una cosa normale.

Ma quando lo guardavo con i miei occhioni e l'orsacchiotto di peluche sempre in mano e gli chiedevo spiegazioni,lui andava su tutte le furie e dovevo rifugiarmi in camera per non ricevere altri schiaffi.

Come ho detto, quella polvere sembrava innocua a guardarla così. Poi però, quando la mettevi in bocca la tua testa sembrava volare via ed andare in un altro mondo. Ed era proprio quello che volevo.

Proprio quando avvicinai il dito alla bocca, il mio sguardo fu catturato da un' alta sagoma che usciva dal pub e si accendeva una sigaretta.

Appena spostò i suoi occhi su di me, rificcai la "polvere bianca" in tasca e mi pulii il dito sui pantaloni.

Che cavolo.

Lo guardai interrogativa. Si avvicinerà a me? Se ne andrà? Cosa farà?

Indietreggiai di un passo.

Lui, fece un sorrisetto e mi fece un cenno con la testa.

Io continuavo a guardarlo, chiedendomi cosa ne avrebbe fatto di me.

Forse ero ridicola, lo penserete tutti sicuramente.

Ma l'unico uomo con cui avevo un "legame" ,se così si può dire, mi schiaffeggiava in continuazione. Per cui, un uomo alto, muscoloso con cui avevo appena "discusso" a me non metteva proprio tranquillità.

Lui camminò sotto la pioggia, come se niente fosse, e si mise proprio affianco a me.

Spalancai gli occhi e lo guardai.

Lui incastrò la sigaretta tra le labbra lucide.

-Non sai come tornare a casa? - chiese, facendo muovere la sigaretta ad ogni parola.

-Come fai a saperlo? -

-Beh, stai ferma qui, in piedi, a ripararti dalla pioggia. Una persona normale andrebbe a casa, no? –

Effettivamente, aveva ragione.

Abbassai lo sguardo per terra.

-Non soffro il freddo, tieni- si tolse la giacca di pelle e me la diede.

Allora non aveva brutte intenzioni...?

Non ci pensai due volte ad afferrare la giacca. Avevo tanto freddo, là fuori.

Me la infilai e un buon profumo mi invase le narici.

Lui rimase con la camicia fradicia.

--No, beh, se hai freddo io te la ridò eh... n-non voglio rubartela...- gli dissi balbettando come una bambina.

Non rispose. Mi guardò solo, come se mi stesse leggendo dentro.

-...Non chiedi scusa per quello che mi hai detto...?- azzardai a fare quella domanda.

Lui rise e scosse la testa.

Poi aspirò il fumo dalla sigaretta.

-Se io mi scusassi con te, non sarei sincero, perché sono abbastanza sicuro di quello che ho detto.-

Alzai le sopracciglia.

-Ah davvero? - dissi, sorpresa.

-Non volevo essere snob. Io non sono snob, ma... faccio fatica a fidarmi. Per esempio, non mi fido per niente di te e delle tue intenzioni- dissi alzando il mento.

-Le mie intenzioni? Guarda che volevo solo aiutarti- disse ridacchiando.

Rise.

Non dissi nulla. Lo guardai, perché non mi fidavo. Avevo detto la verità.

-Perché hai provato ad ucciderti nel bagno del ristorante?- chiese improvvisamente.

-Non è affar tuo- dissi di getto. Non gliene avrei mai parlato.

-Chiaro- disse.

Si alzò e fece per andarsene.

-No, dove vai? - chiesi subito.

Era vero che non mi fidavo, ma non volevo comunque rimanere sola.

-Per il motivo per cui tutti lo fanno. Non c'è niente di bello nella mia vita- gli dissi solamente.

Lui sembrò pensarci su.

-Vieni, ti mostro una cosa- disse poi, uscendo dal nostro riparo e andando di nuovo sotto la pioggia, porgendomi la mano.

-Ma sei fuori? C'è la pioggia! - gli dissi, non muovendomi.

-E allora? Ti fa paura un po' d'acqua? - chiese, completamente a suo agio.

-No ma...- dissi.

Guardai la pioggia e pensai a che scelte avevo.

Potevo tornare a casa da mio padre. Sentirlo urlarmi contro per il fatto che ero stata fuori per troppo e singhiozzare in bagno, provando ancora a togliermi la vita.

Oppure potevo afferrare la mano di quel ragazzo "sconosciuto" e seguirlo sotto la pioggia.

Lentamente, presi la sua mano e andai sotto la pioggia.

L'acqua subito iniziò ad inzupparmi e Blake rise.

-Dio, muoviti a portarmi dove vuoi! - urlai io, trattenendo una risatina.

Lui iniziò a correre e io corsi con lui, tenendo stretta la sua mano leggermente più grande della mia.

La pioggia continuava a cadere violentemente sulle nostre teste, mentre correvamo in una strada deserta e buia.

Entrammo in una specie di tunnel sotterraneo.

Avevo paura, si. Avevo paura che quel ragazzo avesse socializzato con me solo per motivi macabri. Magari voleva negoziarmi con dei mafiosi o cose così.

Però, preferivo questo che tornare a casa.

Poi lui si fermò davanti ad una porta blindata.

-Blake cosa stai facendo?- chiesi terrorizzata quando lui iniziò a scassarla.

-Fidati di me, solo per cinque secondi. Giuro che non te ne pentirai- disse.

Sospirai e quando lui finì di scassare la porta, la aprì.

Mi fece un cenno di entrare. -Prima le signore- disse.

Io lo guardai alzando gli occhi al cielo, ed entrai.

E poi, improvvisamente, quello che mi apparì davanti agli occhi, fu indescrivibile.

Feci un verso strozzato, completamente stupita.

-Oh mio Dio...-dissi, mettendomi le mani alla bocca.

Non poteva essere vero.

Le pareti erano coperte di finestrelle colorate di blu scuro, rosso e viola e in qualcuna vi era appeso un candelabro. Il tetto aveva delle striscie dorate, che si incontravano perfettamente e l'aria che si respirava era umida, fresca.

Eravamo dentro ad una cappella magica.

Era indescrivibile quello che provai dentro. Il mio cuore si fermò per un secondo, colpito da quella bellezza improvvisa.

Feci dei passi in avanti, senza staccare lo sguardo da quel posto. Feci un giro con lo sguardo in alto, come se stessi vivendo un sogno.


-Si chiama Sainte Chapell. Mai sentito parlare, vero? -

Blake staccò la schiena dal muro e si avvicinò a me, con le mani in tasca.

Scossi la testa, senza riuscire a parlare.

-Nessuno la conosce, eppure ogni volta che ci entri ti sembra di essere in un sogno. È bellissima- disse.

Spostai gli occhi su di lui.

-Lo vedi? Nel mondo ci sono così tante cose belle, che alcune nemmeno le conosciamo. Basta solo guardarsi intorno. Guardati attorno con occhi diversi, e vedrai che le cose belle nella tua vita appariranno d'improvviso. Sono cose che sono sempre state lì, ma che non hai mai visto davvero-

Mi aveva portato qui per... questo?

Rimasi ancora più sbalordita.

Le sue parole mi avevano scavato dentro. Avevano creato una voragine dentro di me.

Perché aveva dannatamente ragione."

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