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La mia mente si divise: una parte mi diceva che era un bene andare a vivere vicino a lui, così non sarei rimasto solo, ma l'altra mi ripeteva che lui era un bastardo, che non avrei potuto fare quello che avrei voluto, che non mi avrebbe permesso fare ciò che mi faceva stare bene.
Volevo rifiutare ma le mie labbra non si muovevano. Ero incollato con i piedi al terreno e non sapevo come formulare due semplici lettere: N e O. I pensieri all'interno della mia mente erano troppo forti da procurarmi un forte mal di testa.
Poi sentì una mano, una mano calda e rassicurante appoggiarsi sulla mia spalla: era quella del professore.
Subito dopo lui uscì dalla classe e io mi inginocchiai al suolo.
Mi sentivo stanco eppure non avevo corso o faticato.
Ero rimasto in tensione tutto il tempo, preoccupandomi di ciò che mi avrebbe potuto dire e rimanendo senza parole per quella frase.
Guardai il vuoto pensando a tutto: ai miei genitori, ai miei compagni, al professore, a ciò che mi stava succedendo, ma anche alle cose più stupide e impensabili in quel momento.
Restai fermo così per quindici minuti finchè il professore non ritornò in classe.
< muoviti, ti porto al tuo appartamento per prendere ciò che ti serve. >
Mi alzai tremolante e andai verso il mio banco per riordinare e prendere il mio zaino.
Ogni mio movimento era millimetricamente osservato dal professore. Forse stava cercando un mio errore? Un mio passo falso?
Il suo sguardo sembrava che mi stesse bruciando la pelle e scavando nella carne della mia schiena per scoprire qualcosa in più.
Sistemai abbastanza in fretta e malamente i libri a causa dell'ansia che lo sguardo del professore mi metteva.
Chiusi la lampo dello zaino e rimasi a fissare qualcosa per un paio di minuti.
Il professore, irritato dalla situazione, mi prese per il colletto nero della felpa e mi portò fino alla porta.
< Cammina >
Mi mossi verso le scale e scesi scalino per scalino con lo sguardo puntato a terra per non incontrare quello di un' altra persona.
Uscimmo dalla scuola e il professore mi indicò la sua auto... sembrava costosa.
Mi aprì la portiera e io entrai. Sapeva di nuovo e di pulito. I sedili , di pelle nera, erano lucidi e tutto risplendeva.
Accese il motore e partì verso il mio appartamento.
Per tutta la strada non parlammo, nemmeno un sospiro usciva dalle nostre labbra.
Arrivati uscimmo dalla macchina e salimmo le scale per il mio appartamento.
Dopo aver sentito lo scatto della serratura il professore disse:
< muoviti >
E fu ciò che feci. Presi tutto ciò che mi poteva essere necessario, comprese le lamette.
Stavo per uscire quando il professore Levi mi porse una sua mano.
< dammele >
Aveva capito che le avevo portate con me.
< c-cosa? >
< lo sai, ora dammele >
Gliele porsi e lui se le mise in tasca.
Sbuffai, cosa che portò lo sguardo tagliente del professore su di me.
Distolsi lo sguardo dal suo viso alla tasca.
Dopo aver caricato le mie valigie nel portabagagli partimmo verso la mia nuova casa.
chissà come sarà
La risposta era semplice: un appartamento che non mi sarei mai immaginato.
Ci trovavamo davanti a un condominio piuttosto alto e grande.
Il professore mi aveva detto che il mio e il suo appartamento si trovavano nel piano più alto ed erano quelli più grandi.
Dopo essere saliti con l'ascensore, il professore mi porse le chiavi ed entrammo nella mia nuova casa.
< wow > era bellissima.
Tutto era bianco, mobili e muri, eccetto il pavimento che era composto da delle piastrelle beige.
Appena entrati a sinistra c'era un mobile con uno specchio e accanto l'appendiabiti per i giubotti. Dopo l'atrio si apriva un salotto gigantesco con un divano enorme con penisola e una tv altrettanto grande appesa su una parete fatta di mattonelle nere. Accanto al salotto c'era la cucina, mentre dall'altro lato un lungo corridoio.
C'erano tantissime porte: due bagni , uno oltrettutto con la vasca idromassaggio, due camere con letto matrimoniale, uno studio con tantissimi libri, un ripostigio e infine..... una piscina?
Si era proprio una piscina dentro una stanza, l'unica ad essere di un colore diverso dalle altre ovvero beige scuro. E per finire una fantastica terrazza dalla quale si poteva vedere tutta la città con un altra piscina, dove attorno ad essa c'erano degli sdrai con gli ombrelloni e , all'ombra di una tenda, delle poltroncine e un piccolo tavolino.
< sistema le tue cose e poi vieni nel mio appartamento, quello qui accanto, e i libri che trovi all'interno dello studio puoi leggerli perchè sono tutti per ragazzi. >
< ok, grazie. >
Sentì sbattere la porta e incominciai a mettere i vestiti all'interno dell'armadio.
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Ciao a tutti.
Scusatemi se non sono riuscita a pubblicare prima il capitolo ma ho avuto vari problemi famigliari.
Spero che vi piaccia.
Un bacio.
Ciao.
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