22
Parlare con Namjoon era stato straziante, ma allo stesso tempo il peso che sentiva sul petto si era notevolmente dissolto. Gli aveva confessato tutto: i suoi dubbi su Jungkook, la sua vecchia storia, e tutto quello che aveva dovuto passare prima d'incontrarlo.
Si era liberato ma, poco dopo, il petto tornò a fargli un po' male quando vide scorrere alcune lacrime sul volto di Namjoon.
Non se lo aspettava, non avrebbe mai potuto aspettarselo. Ed istintivamente lo abbracciò, volendo scacciare via un po' del suo dolore, che era un dolore che non meritava affatto.
Lo aveva consolato, si erano abbracciati per minuti interi, e poi Taehyung gli aveva detto che per lui ci sarebbe stato sempre. Non voleva uscire dalla sua vita, e lo aveva detto chiaramente.
Era una situazione un po' scomoda per Namjoon, ma -come poteva dirgli di no?- alla fine acconsentì, con un sorriso un po' forzato e lo sguardo un po' perso.
Stettero insieme qualche altro istante, e poi Namjoon si dileguò, con la scusa di doversi alzare presto l'indomani.
Ma entrambi sapevano la verità: stare insieme in quell'istante era scomodo per entrambi; e forse fu questo a fare più male.
Si salutarono, come due vecchi amici; un gesto della mano e la promessa di rivedersi al più presto, ma entrambi sapevano che prima di potere stare bene insieme sarebbe dovuto passare parecchio tempo.
Taehyung, quando vide sparire del tutto la figura di Namjoon, si sedette sulle scale del suo portone, sentendosi all'improvviso svuotato.
Teneva gli occhi fissi sul marciapiede, non sentendo neanche il vento freddo colpirgli il viso ed il corpo.
Non riusciva a credere di averlo fatto, ma allo stesso tempo stava bene.
Allora perché gli veniva da piangere?
Gli occhi erano pieni di lacrime, e sentiva un fastidioso nodo in gola.
Bastò un attimo, dove si sentì come masticato e poi sputato via dai suoi stessi sentimenti strani, e poi si liberò.
Iniziò a piangere, senza fare niente per cercare in qualche modo di trattenersi.
Aveva bisogno di sfogarsi, e l'avrebbe fatto lì: di notte, in mezzo alla strada, lontano da Yoongi o qualsiasi altra persona.
Perché ne sentiva il bisogno, e non voleva negarselo.
Jungkook, d'altra parte, non si sarebbe mai potuto aspettare di vedere Taehyung in uno stato simile tutto da solo quando, circa dieci minuti più tardi, per caso si ritrovò a fare quella strada in moto mentre tornava a casa da lavoro.
Stava passando di lì a circa sessanta km/h, sulla sua adorata moto, quando lo aveva visto.
Per fortuna in quel quartiere non c'era parecchio traffico, non a quell'ora tarda almeno, e questo gli permise di accostare alla meno peggio, dopo una frenata brusca, sul bordo della strada.
Era indeciso sul da farsi, ma dopo essersi accertato che quel ragazzo che piangeva disperato fosse proprio Taehyung, non ebbe quasi più il controllo del suo stesso corpo, o della sua mente.
Sentiva solo il cuore dirgli "và da lui. Abbraccialo. Rimetti insieme i suoi pezzi", e lui voleva, lo voleva fare davvero.
Spense la moto, scese e si avvicinò poi all'altro.
Taehyung piangeva talmente tanto disperatamente da non essersi accorto della sua presenza, ma quando Jungkook fece cadere il suo casco per terra -ormai a pochi passi dall'altro- lo vide alzare lo sguardo verso di lui.
Quegli occhi meravigliosi, pieni di lacrime, Jungkook non avrebbe potuto scordarli mai.
«Tae...», quello di Jungkook era stato solo un lieve sussurro, quasi sconvolto.
Voleva fargli così tante domande, voleva capire perché stesse piangendo in quel modo, ma non ne era stato capace. Aveva tantissime parole bloccate in gola, e le mani che quasi facevano male, tanta era la voglia di stringerlo a sé.
Ma il maggiore stette a guardarlo qualche istante, e poi si alzò, quasi gettandosi dritto tra le sue braccia, in cerca di un po' di conforto.
Jungkook lo strinse subito a sé, con forza, chiudendo gli occhi ed inspirando a fondo il suo odore mentre con una mano compiva dei piccoli cerchi sulla schiena dell'altro.
Non sapeva cosa gli fosse successo, ma voleva fare tutto il possibile per vedere l'altro tornare a sorridere.
Iniziò a sussurrare con tono dolce contro il suo orecchio parole rassicuranti, senza privarlo mai di quel loro abbraccio affettuoso, ed attese che si calmasse del tutto, cercando di far soffrire meno anche il suo stesso cuore.
Nel frattempo, da dietro il portone in vetro, due occhi dal taglio felino avevano osservato tutto.
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Lo so che mi odiate, cioè, lo farei anch'io--- lol jk, lo faccio già.
Btw, sono tornata con un nuovo capitolo, inutile, ma nuovo.
Soo...che dire, ci si vede presto, spero.
Love u all,,
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