Capitolo speciale (pt.1)
Il piccolo bambino era lì, seduto sotto il tavolo, a tremare.
Lo zio lo stava cercando, barcollando e con una bottiglia mezza vuota in mano; continuava a chiamare il bimbo con voce roca, insultando la piccola creatura e bestemmiando.
Levi Ackerman, questo è il nome di quel bambino; da quando la sua adorata madre, Kuchel, è morta, il piccolo è dovuto andare dal fratello di quella donna fantastica, morta troppo giovane.
All'inizio andava tutto bene, lo zio, Kenny, era comprensivo con suo nipote, lo consolava, lo abbracciava, si prendeva cura di lui, poi tutto è cambiato.
Ha iniziato a tornare la sera tardi, sempre ubriaco fradicio, dopo essere andato nei vicoli di quella città oscura, chiamata anche sottosuolo, in cerca di qualche prostituta con cui divertirsi.
Ha iniziato a sperperare tutti i loro pochi risparmi in alcolici di bassa qualità, sfogando poi tutta la sua frustrazione sulle prostitute e su Levi.
Il piccolo bambino non capiva cosa aveva cambiato così tanto quello zio bravo, gentile; si sentiva colpevole, pensava fosse colpa sua, provò a parlare con Kenny, ed è in quel momento che il bambino finì all'inferno.
Il piccolo Levi andò dallo zio, accasciato sul piccolo divano sfondato e polveroso, con la sua solita bottiglia in mano e con altre ormai vuote attorno a lui; quando sentì la presenza del nipote poco distante da lui aprì gli occhi iniettati di sangue, per poi alzarsi e tirare un ceffone al piccolo, facendolo cadere.
Gli occhi di Levi si riempirono di lacrime mentre si portava la manina paffuta sulla guancia arrossata
Kenny: stupido poppante, non osare mai più disturbarmi mentre dormo, o non mi limiterò ad uno schiaffo
Levi annuì spaventato, per poi alzarsi e correre nella sua stanza; le cose peggiorarono: lo zio non era mai sobrio ed era sempre più violento , terrorizzando sempre di più il nipote.
Quel giorno era ancora peggio, Kenny tornò a casa più tardi del solito, a Levi non era permesso andare a dormire prima del ritorno dello zio, quindi era seduto sul pavimento putrido ad aspettarlo; quando l'uomo tornò a casa, la puzza di alcohol impestò la stanza, facendo fare una smorfia al bambino.
Kenny aveva vari lividi e tagli sul viso e aveva anche le nocche di entrambe le mani arrossate e sporche, aveva lottato con qualcuno.
Kenny: fanculo a lui e a quella troia, quanto cazzo pretende di essere pagata per una scopata? Quella puttana egoista....
Quando notò il bambino seduto a terra sorrise perfidamente, lanciando la bottiglia vuota verso Levi; il piccolo la schivò accucciandosi, per poi alzarsi e scappare in cucina, seguito a ruota dallo zio barcollante.
Kenny iniziò a chiamarlo, con quella voce roca e piena di cattiveria, urlava cose, cose molto offensive, che il piccolo non capiva a pieno.
Si strinse di più le ginocchia al petto, nascosto sotto il vecchio tavolo traballante, cercando di trattenere le lacrime e i singhiozzi.
Kenny: Andiamo Levi, se esci dal tuo nascondiglio non ti faccio niente...
Il bambino strinse le manine a pugno attorno ai pantaloncini sgualciti, cercando di non urlare alla risata malsana dello zio; ad un certo punto il silenzio cadde nella stanza, lo zio non rideva più, non si muoveva più.
Il piccolo alzò la testa dalle ginocchia e si guardò intorno, cercando di capire dov'era andato lo zio.
Levi venne afferrato rudemente dalla caviglia e tirato fuori da sotto il tavolo, lo zio rise di nuovo mentre lo sollevava di peso dal colletto della camicia e lo guardava dall'alto della sua statura
Kenny: tro-va-to!
Urlò ridendo prima di dargli uno schiaffo e lasciarlo cadere a terra.
Iniziò a prendere a calci il piccolo corpicino di Levi, riempiendolo di lividi e rompendogli il braccio.
Lo lasciò accasciato a terra sanguinante per poi andare nella sua stanza e caricarsi sul letto, addormentandosi subito.
Levi passò varie ore sul freddo e sporco pavimento, prima di alzarsi e bendarsi il meglio possibile il braccio; si guardò nello specchio rotto abbandonato in cucina e qualcosa in lui scattò.
Prese il coltello a serramanico dello zio e, con passo felpato, entrò nella camera da letto del parente, dove trovò il proprietarioa russare; si avvicinò a lui e piantò il coltello nella sua schiena, lo estrasse e ripeté questo procedimento più volte, finché Kenny non si ritrovò in un lago di sangue.
Levi abbandonò il coltello e corse fuori da quella casa, iniziando a rubare per sopravvivere, rischiando più volte la vita, finché...
ECCO IL CAPITOLO
Ci ho impiegato anni perché non riuscivo ad adattare la storia originale a quello che voglio fare dopo, quindi dopo varie bozze eliminate e dopo essermi depressa per il "blocco dello scrittore" mi è arrivata l'illuminazione e ho deciso di cambiare drasticamente la storia, tanto io può.
Questo è quello che ne è uscito, il prima possibile arriverà la seconda parte con Isabel e Furlan.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto e
PATATE
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