Sorry
- Le coperte ci sono? Ed i cuscini?
Talia sbuffò, sollevandosi sulle punte degli scarponi consumati per poter chiudere il cofano della sua Volvo con un tonfo. – Per l'ennesima volta, si.
Annabeth aggrottò le sopracciglia, guardandosi attorno come se il parcheggio del campus l'avesse potuta aiutare a ricordare ciò che mancava.
O che non mancava affatto.
- Ed i vestiti? Abbiamo caricato tutte le valige? – domandò, puntando gli occhi grigi in quelli scocciati di Talia che decise sistematicamente di ignorare.
- Ed ancora una volta – rispose la mora, poggiando i fianchi allo sportello posteriore della sua auto, togliendo dalla tasca dei jeans scuri un pacchetto di Winston semi-vuoto. – Si, Annabeth. Abbiamo caricato le valige. – Si portò una sigaretta alle labbra, cercando con le dita fredde l'accendino nella tasca del suo giaccone. – Posso picchiarla? – sussurrò, sporgendosi verso Luke che aspettò avesse finito col clipper scuro prima di sottrarglielo delicatamente dalle mani.
- Cosa avevamo detto sul training autogeno?
La mora ringhiò, soffiando una boccata densa di fumo nell'aria gelida di metà dicembre.
- La macchinetta del caffé? – domandò Annabeth, il panico che le macchiava la voce e le mani febbrili che si muovevano un po' dappertutto per chissà quale motivo.
Talia affondò una mano nella tasca del giaccone, stringendovisi istintivamente all'interno per il freddo. Era convinta di aver perso la sensibilità alla mano destra che reggeva la sigaretta. Arricciò lievemente il naso più per assicurarsi che non fosse diventato un pezzo di ghiaccio, che per l'irritazione. – Tu neanche lo bevi il caffé! – esclamò, voltandosi nuovamente verso Luke. – Davvero non posso picchiarla? – domandò insofferente, osservandolo dal basso con gli occhi elettrici pietosi ed enormi.
Il biondo le avvolse le spalle col braccio chiuso all'interno del cappotto scuro, tirandosela contro al petto. Talia si modellò facilmente contro di lui, senza smettere di fumare mentre poggiava la nuca alla sua spalla. – Sempre training autogeno. Ha qualche mania del controllo, lo sai – sussurrò, con la stessa accortezza con la quale si sarebbe ritrovato a rivelare un segreto di stato.
Ovviamente, quindi, Annabeth riuscì a sentirli.
- Voglio evitare di dimenticare qualcosa di vitale importanza che ci costringa a tornare qui pur di recuperarla – borbottò, portandosi le mani alla bocca dopo averle sfregate, alitandoci contro nel tentativo di scaldarle un po'.
Talia soffiò verso l'alto l'ennesima boccata di fumo, portandosi la sigaretta alle labbra ancora una volta, aspirando. – Cosa ci può essere di così vitale e raro da non essere trovato nell'intero Maine? – domandò, dando un colpo al filtro giallastro per poter far cadere la cenere sul suolo.
Annabeth mosse la mano nella sua direzione nella stessa maniera con la quale Talia avrebbe scacciato una mosca e, inevitabilmente, si ritrovò a sorridere mentre si portava la sigaretta alle labbra gelide e screpolate per il freddo.
- Abbiamo tutto quindi? Dentifricio, pigiama, calze, mutande, spazzolino, carica batterie del telefono, computer, lenzuola, cuscini, macchinetta del caffé..
- Ti eri dimenticata Orgoglio e Pregiudizio! – esclamò Percy, arrivando in quel momento e stringendo nella mano destra la copertina rilegata di quel mattone dell'ottocento. – Era sul tuo comodino – rivelò, arrivando accanto ad Annabeth, allungando un braccio verso di lei perché potesse prenderlo. Sospirò con un sorriso, osservando la condensa d'aria che si formò davanti alla bocca per qualche secondo prima di rivolgere la sua attenzione verso Luke e Talia. Forse neanche s'era accorto di quanto le guance di Annabeth, nonostante il freddo, fossero diventate rosse.
Talia urlò, puntando un braccio nella direzione della bionda che, improvvisamente, stava trovando la punta sporca delle All Star particolarmente interessante. – Quello si che è vitale e raro!
In tutta risposta, Annabeth scoppiò a ridere, facendo il giro per poter salire sul sedile posteriore della Volvo scura di Talia.
***
Eraun viaggio di quattro ore da Boston al Maine ed avevano intenzione diguidare un'ora ciascuno. Poi, chissà come e chissà perché, Luke siera proclamato guidatore ufficiale e Talia, accanto a lui, gpsofficiale, per quanto la sua posizione fosse limitata a tenere ilmano il telefono e dare le indicazioni a voce più alta di quelladella guida elettronica.
Annabeth e Percy, in tutta risposta, si limitavano a canticchiare le canzoniche passavano alla radio, alte tanto quanto l'aria condizionata cheli aveva spinti a liberarsi dei cappotti e delle sciarpe che liavevano protetti dal freddo esterno ed invernale.
Il paesaggio si modellava lentamente al di là dei finestrini appannati e Luke e Talia continuavano a litigare.
Squisita e normale amministrazione.
- Spostati sulla corsia di destra.
- Rimanere sulla corsia centrale.
- No, rimani sulla corsia centrale.
Luke sbandò con uno stridio di pneumatici sull'asfalto freddo, imprecando mentre Annabeth e Percy venivano sballottati lungo i sedili posteriori. Si voltò di scatto verso Talia, abbandonando l'attenzione che aveva giustamente dedicato alla strada fino a quel momento . – Vuoi stare zitta e lasciare che sia il gps a darmi indicazioni?! – tuonò, accelerando mano a mano che le parole si riempivano di rabbia sempre crescente.
Un van scurò li superò, sbandando per poter compiere la manovra, suonando il clacson ad un furente Luke che a tutto stava pensando meno ad un automobilista che, sicuramente, non poteva essere arrabbiato tanto quanto lo era lui.
- Oh mio Dio – mormorò Annabeth, sporgendosi lentamente tra i due sedili anteriori, deglutendo nervosa. Lanciò un'occhiata di sottecchi a Percy nel tentativo di poter ricevere un po' di supporto ottenendo, in tutta risposta, uno sguardo terrorrizato e le nocche bianche che si stringevano alla maniglia dello sportello. – Luke! Ciao. Scusami. Non è che potresti, tipo, che so, guardare la strada?
- Io sto solo cercando di aiutarti! – strillò Talia, costringendo Annabeth a poggiare nuovamente la schiena al sedile posteriore, sottraendosi alla potenza di quelle urla e a quello che sarebbe diventato un vero e proprio scontro senza esclusione di colpi.
- Tra 300 metri, svoltare a destra e proseguire lungo la strada 1 – disse la voce meccanica.
- Tra 300 metri devi svoltare a destra e..
- HO CAPITO! – Tuonò il biondo, accelerando ancora senza degnare la benché minima attenzione alla strada davanti a lui.
Annabeth spalancò gli occhi, la bocca aperta nel tentativo di gridare, di avvisarlo di cambiare corsia od inchiodare perché quell'utilitaria era proprio davanti a loro, esattamente davanti a loro. Si aggrappò al sedile del biondo e bastò un secondo perché Percy potesse buttarsi tra i due sedili, acchiappando il volante e strappandolo dalle mani dell'amico. Sterzò violentemente masticando un'imprecazione tra i denti e Luke fu veloce ad inchiodare a qualche millimetro dal guard-rail. Annabeth acchiappò il golfo di Percy tra le dita, trattenendolo quanto poté per evitare che venisse sbalzato contro al parabrezza.
La macchina si spense, quasi volesse ribellarsi alle torture subite fino a quel momento e nell'abitacolo scese un silenzio così tombale che, per un solo secondo, Annabeth si chiese se stesse respirando.
Percy continuò a tenere stretto il volante per qualche secondo ancora prima di cadere pesantemente contro al suo sedile, passandosi due mani tra i capelli scuri. Chiuse gli occhi, rovesciando il capo contro al poggiatesta. – Adesso – cominciò lentamente, nel disperato tentativo di contenere la rabbia. – Adesso voi due vi levate dai coglioni e venite qua dietro. Se solo vi sento litigare, giuro che vi mollo al primo cazzo di autogrill che trovo sulla strada. – richiuse gli occhi, massaggiandosi le tempie mentre gli amici l'osservavano, quasi aspettandosi lo scoppio d'ira più grande della storia che avrebbe inevitalmente seguito quella calma così assurda. – CHIARO?! – tuonò, aprendo le palpebre di scatto, drizzando la schiena così velocemente che Annabeth, accanto a lui, sussultò per la sorpresa.
La bionda cambiò stazione radio ancora una volta, alzando lievemnte il volume, il tanto che grantisse comunque a Percy la possibilità di seguire la voce meccanica del gps che lo guidava fino al Maine.
Era un'ora e mezza che il moro guidava e Luke e Talia erano rimasti cosìzitti, chiusi nel loro orgoglioso silenzio che, per un solo istante, ad Annabeth erano quasi mancate le urla che avevano caratterizzato l'inizio del viaggio.
E che li avevano portati davanti a morte certa.
Fu decisamente quel pensiero a farle apprezzare quanto, quel silenzio frammentato dalla musica bassa e dalla voce meccanica del gps, fosse piacevole.
Osservò il paesaggio che si snodava fuori dal finestrino, che cambiavagradualmente, spingendola a non staccarvi gli occhi grigi neanche per un istante. Poi, lo stomaco si contorse in una leggera morsa ed osservò il cruscotto soltanto per vedere fosse quasi l'una.
- Qualcuno vuole un panino? – domandò, chinandosi per poter frugare all'interno della borsa che aveva tenuto tra i piedi fino a quel momento. Ne afferrò un paio, già a conoscenza di quale sarebbe stata stata la risposta degli amici che, però, sorprendentemente, rimasero chiusi nel loro mutismo.
Osservò Percy di sottecchi, nel vano tentativo di decifrare dai suoi cochi cosa stesse succendendo tra i due ragazzi nei sedili posteriori.
Il moro sorrise, cambiando marcia prima di cercare le dita libere della mano sinistra di Annabeth, intrecciandole. – Ci fermiamo a bere qualcosa e mangiare? – propose, lanciando un'occhiata veloce allo schermo piccolo del telefono. – C'è un autogrill a meno di un chilometro e siete stati anche troppo zitti. Prometto di non abbandonarvi lì.
Ottenne soltanto un mugugno.
Percy si infilò le chiavi dell'auto nella tasca anteriore dei jeans, dopo averla chiusa automaticamente, allungando un braccio per poter attirare a sé Annabeth, avvolgendole le spalle mentre camminavano verso le porte a vetri dell'autogrill.
Faceva più freddo di quanto pensasse ed affondò la mano nella giacca scuraprima di girarsi verso Luke e Talia che, stoicamente, continuavano a guardare in avanti senza toccarsi o sfiorarsi. Aprì la bocca perparlare prima di richiuderla, chinando il capo, confuso, versoAnnabeth. – Pensi che risolveranno? – domandò, intrecciando le dita a quelle della ragazza non appena la sentì infilare la mano sinistra nella tasca della sua giacca.
- Certo che risolveranno – gli assicurò, camminando più velocemente non appena la porta dell'autogrill si fece più vicina. – Luke deve solo chiederle scusa. – disse, decisa, protendendosi ulteriormente verso il tanto agognato tepore interno.
Quasi la volesse prendere in giro, Percy si fermò di colpo, scioccato. – Scherzi? Ma lei stava sempre parlando e per poco non ci ha fatto finire fuori strada! – sussurrò, nel tentativo di non farsi sentire dagli amici dietro di loro.
Annabeth sollevò le spalle, incalzando perché riprendessero a camminare. Soffiò verso l'alto e la condensa che si formò davanti alla sua bocca fu l'ennesimo incentivo per spingerli a muoversi. – Ma lui le ha urlato contro. E Talia è troppo orgogliosa per chiedere scusa a chiunque, figurarsi a Luke. Per questo deve fare lui la prima mossa.
Percy aprì la bocca per parlare ancora una volta prima di richiuderla con un colpo secco. Quando fece per fermarsi, Annabeth spinse il busto in avanti, acchiappando la maniglia curva ed in ottone, spalancando la porta più pesante di quanto si aspettasse. Si fiondò dentro al locale abbandonando il fianco di Percy, tenendo la porta aperta perché potessero entrare tutti, prima di lasciare che si richiudesse alle sue spalle.
Il moro si guardò attorno, portandosi le mani alla bocca per poterle scaldare ulteriormente col fiato. Era grande l'autogrill, con le pareti verde chiaro decorate a Natale. Ghirlande, luci, palline e stencil arricchivano l'intero ambiente diviso in negozio a sinistra e bar e destra. C'era qualche tavolino marrone che non era ancora stato pulito e, davanti a loro, c'era il bancone del bar con vetrine piene di cibo fin troppo invitante per uno stomaco vorace come il proprio. Sorrise quando, solo dopo, realizzò che la radio dell'autogrill fosse la stessa che aveva scelto Annabeth in macchina.
Raggiunse il bancone, voltandosi verso la sua ragazza ed osservandola per qualche secondo mentre, con gli occhi spalancati, guardava la vetrina piena di dolci.
- Ciao, posso aiutarti? – domandò la commessa, strappandolo da Annabeth e spingendolo a voltarsi velocemente verso di lei per la sorpresa.
- Si. Un americano, un muffin alla vaniglia e cioccolato e per.. Annabeth? Tu cosa vuoi? – chiese, allungando un braccio verso di lei e scuotendole delicatamente il gomito.
La bionda scosse lievemente il capo e sorrise ancora, affiancandolo. –Una mocha e quella fetta di torta al cioccolato – disse con un sorriso, puntando un dito contro al vetro, all'altezza di una fetta di torta enorme che avrebbe fatto impallidire chiunque.
La donna sorrise, i capelli scuri legati in una coda che le spazzolava il collo, gli occhi chiari che scintillarono un po' quando Annabeth, naturalmente, posò il mento contro al braccio di Percy. – Arrivano subito – promise, allungando lo sguardo dietro di loro per qualche secondo, sorridendo impercettibilmente.
Annabeth si voltò verso Talia e Luke che, ancora, continuavano a stare ad un metro di distanza, come se puzzassero o non accettassero l'idea di condividere la stessa aria. – Volete qualcosa? – domandò,bscostandosi lievemente non appena entrambi si avvicinarono al bancone. Erano così tesi che, per un solo istante, Percy pensò sarebbe bastata una sola parola sbagliata per farli esplodere.
Ordinarono velocemente anche loro, secchi e spicci, allontanandosi l'uno dall'altra il prima possibile, limitandosi a lasciare i soldi sul bancone senza degnarsi di rivolgere la parola a nessuno. Percy ed Annabeth compresi che, in tutta risposta, si scambiarono un sorriso.
La donna dietro al bancone fu veloce a servirli, congedandoli con un sorriso e due vassoi scuri carichi di tazze e dolci che Luke e Percy si affrettarono a prendere e portare in un tavolo all'angolo.
Annabeth scostò la sedia davanti a quella che aveva scelto Percy, sedendosi, acchiappando la tazza bianca con la mocha e il piattino di ceramica con la fetta di torta ed una forchetta che, se non fosse stata in un luogo pubblico, probabilmente neanche le sarebbe servita.
Talia si lasciò pesantemente cadere accanto all'amica, difronte a Luke e soltanto osservarlo, parve a Percy un'azione così sofferta che lo fece sorridere. Nascose l'ilarità dietro alla tazza calda del caffé ed osservò la migliore amica ostinatamente. Passarono quattro secondi e poi, con uno sbuffo troppo melodrammatico anche per lei, Talia abbandonò il tavolo. Lasciò che la sedia strisciasse di proposito sul pavimento, rompendo la quiete formatasi dal leggero chiacchiericcio dei pochi clienti assieme a loro e dalla musica di sottofondo. Camminò impettita verso al bagno, dando un colpo verso le porte scorrevoli. Vi sparì dietro nel giro di qualche secondo.
Annabeth abbandonò la forchettata di torta prossima a portarsi alle labbra, osservando Luke con gli occhi grigi enormi e Percy si voltò verso l'amico con un sorriso di scherno a stendergli le labbra. Lasciò la tazza sul piattino e gli diede un paio di colpi alla spalla.
Luke sospirò, passandosi una mano tra i capelli prima di alzarsi, camminando verso il bagno delle ragazze senza dire nulla.
ConoscevaTalia abbastanza bene da sapere che sarebbe andata nell'ultimo bagno,quello vicino alla finestra e sorrise quando vide che le porteabbracciavano tutta la parete, arrivando fino al pavimento.
Si tolse una forcina dalla tasca posteriore dei jeans, la stessa che aveva usato per poter aprire la porta della camera di Annabeth e Talis la prima volta che lui e Percy vi erano entrati. Sorrise, corrugando la fronte, sembrava passata un'eternità ed invece, era stata solo questione di qualche mese.
Bussò delicatamente un paio di volte all'ultima porta, alzando un angolodelle labbra in un ghigno quando fu la voce di Talia a rispondergli "occupato". Fece in fretta ad infilare la forcina nella serratura, acchiappando la chiave tra i denti e girandola silenziosamente. Quando aprì la porta, già sapeva che Talia non sarebbe stata sul gabinetto. Ovviamente era entrata lì dentro solo per potersi allontanare da lui senza la necessità di rimettersi ilgiubbotto o riavvolgersi nella sciarpa che aveva lasciato abbandonati sulla sedia nella sala d'ingresso.
Gliocchi elettrici si spalancarono di sorpresa nel vederlo, assottigliandosi l'attimo dopo per la rabbia. A Luke sembrò quasi di vedere a rallentatore il braccio che veniva caricato all'indietro, le labbra che si tendevano in una linea di rabbia sottile e prima che ilragazzo potesse venir colpito da un gancio destro, avanzò di un passo all'interno del bagno, chiudendosi la porta alle spalle col piede. Le acchiappò velocemente il polso, chiudendola tra le piastrelle freddeed il suo corpo, tappandole la bocca con la propria prima che ad uno dei due potesse anche venir solo in mente di parlare o dire qualcosadi abbastanza stupido da rovinare qualsiasi cosa stesse per nascere in quel momento.
Quando Talia tenne le labbra stoicamente serrate, Luke sorrise, abbandonandole il polso solo per poterle avvolgere delicatamente il collo con entrambe le mani, sfiorandole la pelle delicata con ledita. Affondò i polpastrelli tra i cappelli scuri e sorrise ancora di più quando, dopo aver mosso i pollici sotto al mento, Talia si decise ad aprire la bocca, permettendogli di infilare la lingua trale labbra rosee, trovando la sua.
Si avvicinò un po' di più a lei quando la ragazza gli sollevò il maglione chiaro, abbastanza da poter ragiungere la pelle bollente, graffiandola leggermente con le unghie mentre continuava a baciarlo,inclinando la testa da un lato per poter garantire al ragazzo un accesso maggiore alla sua bocca.
Sospirò contro di lui quando Luke avvicinò il bacino al proprio e fu velocead abbandonarle il collo, cercando, con dita abili, il bottone dei jeans, continuando a baciarla senza darle tregua.
Taliagli graffiò la schiena un po' più forte e Luke soffiò tra i denti, infilandole le dita fredde sotto alle mutande più velocemente di quanto avrebbe voluto. Le abbassò l'orlo dei jeans e fu lesto adabbandonarle le labbra per poterle abbassare jeans e mutande fino alle caviglie, lasciandola seminuda contro di sé ed una parete non troppo pulita.
Talia gli acchiappò i capelli tra i pugni, allargando le gambe quando Lukeglielo impose, avvolgendole le cosce con le mani grandi prima di seppellire il volto contro di lei. Il respiro della ragazza si mozzò di colpo ed il cuore saltò di un battito mentre il biondo, inginocchiato tra le sue gambe, le succhiava il clitoride e poi la baciava proprio lì, spingendo più ardentemente la lingua contro la sua pelle così sensibile.
Talia gli strinse i capelli un po' più forte, senza riuscire a trattenere il gemito che le lasciò le labbra in un soffio quasi spasmodico, facendole contrarre il petto mentre Luke serrava le mani con un po' più di forza attorno alle sue cosce nel tentativo di tenerla ferma.Le affondò le dita nei glutei, spingendosela contro un po' di più eTalia si morse il labbro inferiore, soffocando l'ennesima esclamazione di piacere che -forse- avrebbe rieccheggiato troppo forte contro le piastrelle chiare.
La ragazza rovesciò la testa contro al muro, tenendo il bacino staccato, contro al volto di Luke mentre lui continuava a leccare, baciare, mordere, torturare con talmente tanta abilità che, per una terza volta non riuscì a trattenere nessun verso. Un ennesimo gemito rieccheggiò nel bagno mentre il ragazzo si prendeva splendidamentecura di lei, forse si vendicava anche un po' per quella discussione in macchina che Talia riusciva a malapena a ricordare. Le affondò le dita contro la pelle un po' più forte e, contemporaneamente, affondò la lingua dentro di lei, roteandola e strappandole un grido che riuscì a soffocare prima che diventasse troppo forte.
Lo stomaco si contorse in una morsa di piacere e le gambe tremarono mentre Luke si spingeva contro al clitoride, succhiando con più insistenza, roteandovi la lingua attorno. Talia gli strinse i capelli più forte e quando le ginocchia cedettero, il ragazzo la avvolse più saldamente contro di sé, senza mai smettere di dedicarsi a quella zona così sensibile e così tremendamente in sua balia.
Fu quando Talia non riuscì a trattenere l'ennesimo gemito di gola chele porte del bagno si aprirono con un lento cigolare, lasciando che la risata di una bambina e la voce più stanca di una mamma potessero sbattersi contro le piastrelle. La mora abbandonò i capelli di Lukesolo per portarsi la mano davanti alla bocca mentre il ragazzo continuava a leccarla, a palparle il sedere, a spingersi contro dilei.Si morse il palmo, la testa ancora rovesciata all'indietro ed ilpiacere che le correva lungo tutti i nervi, pronto a travolgerla completamente.
Si aprì quella che sembrò la porta del bagno accanto alla loro, e Talia ringraziò il cielo per le porte che toccavano sia il soffitto che il pavimento, evitando che i gemiti fossero troppo udibili o che quello che loro stavano facendo fosse troppo evidente. Per un solo secondo, la mora pensò che, un urlo come quello che le ruggiva nella gola, avrebbe potuto traumatizzare a vita quella povera bambina (e magari anche la mamma) ma poi, Luke la riempì con due dita,roteandole dentro di lei prima di inarcarle, sfregandole proprio lì,nel punto di giusto, e qualsiasi buon proposito andò a farsi benedire.
Talia si premette il palmo della mano contro alla bocca con ancora più forza, soffocando l'orgasmo che la fece esplodere, tremare contro lepiastrelle sporche del bagno ed il volto di Luke, bellissimo tra le sue gambe. Il ragazzo continuò a grattarle le pareti nel tentativo di prolungare il più possibile il piacere travolgente che le fecegirare la testa, mozzandole il fiato. Un gemito, più forte e più acuto degli altri nel tentativo di essere trattenuto, lasciòcomunque le labbra di Talia che si accasciò contro alla parete, gliocchi chiusi ed il petto gonfio nel tentativo di recuperare il fiato che Luke le aveva portato via.
Respirò profondamente, più lentamente rispetto a quanto non avesse fatto fino a quel momento. Sentì Luke far scivolare le dita fuori da lei, e prima che potesse accorgersene, le sue labbra furono contro leproprie. Le premette, così delicatamente che, per un secondo, Talia si chiese se avesse avuto paura di vederla scomparire. Le schiuse, sporgendosi contro di lui, avvolgendogli il collo con le dita bollenti, staccandosi soltanto per potergli baciare punta dellelabbra con un sorriso.
- Non voglio litigare con te – mormorò il ragazzo, chinandosi su di lei per poterle baciare le labbra ancora una volta.
Talia scosse il capo, affondandogli delicatamente le dita tra i capelli della nuca. – Neanche io. Mi dispiace – sussurrò in un soffio, abbandonandogli il collo per potergli afferrare il volto con una mano, premendo le labbra contro le sue un po' più rudemente, facendolo sorridere.
- Torniamo fuori? – domandò il ragazzo, baciandola ancora una volta prima di lasciarle lo spazio per potersi inchinare e tirarsi lungo le gambe pantaloni e mutande.
Talia annuì aprendo la porta, saltellando in avanti per la sorpresa quando Luke le diede una sonora pacca al sedere. Gli sorrise oltre la spalla, un secondo prima che la porta del bagno accanto alla loro potesse aprirsi, lasciando uscire una mamma ed una bambina con i capelli castani ed il cerchietto rosa. Talia si bloccò, voltandosi verso di loro con gli occhi sbarrati, sussultando quando Luke si sbattè contro la sua schiena, soffocando un'imprecazione a metà quando si rese conto fossero in compagnia.
Talia e la donna si guardarono per attimi interminabili poi la mora sorrise. – Salve! Ha fatto buon viaggio fino ad adesso?
Gli occhi scuri della donna si spalancarono così tanto che la ragazza, per un secondo, ebbe anche paura di vederli rotolare lungo il pavimento appicicaticcio del bagno. Si rifiutò di perdere contatto visivo, sorridendo fino a che le guance non presero a farle male. Sentì Luke, dietro di lei, soffocare inutilmente una risata prima che potesse metterle due mani sulle spalle, spingendola verso la porta.
- Mamma, perché quel ragazzo era nel bagno con quella ragazza?
Luke si chiuse la porta alle spalle, uscendo nella caffetteria, prima che potessero udire la risposta.
Scoppiarono a ridere l'istante dopo, distruggendo il calmo tepore che era andato creandosi fino a quel momento e quando Percy ed Annabeth si voltarono nella loro direzione, risero ancora di più.
- Ma abbiamo chiarito! – esclamò Luke, allargando le braccia in segno di esasperazione quando Percy agitò ancora una volta il dito davanti a lui, in diniego.
- Non mi importa se avete chiarito con un orgasmo...
- Abbiamo anche parlato – lo interruppe Talia, soffiando una nuvola di fumo fuori dalle labbra sottili, osservandolo poi mischiarsi con la condensa gelida.
Percy chiuse gli occhi per un istante, richiamando a sé una dose di calma che Annabeth era certa non avesse. – Non mi interessa se avete chiarito con un orgasmo e con una conversazione. Voi due non guidate più. – decise categorico, facendo scattare gli sportelli dell'auto ed aprendo il proprio in mezzo secondo, sedendosi sul sedile anteriore, davanti al volante così velocemente che la bionda si chiese se fosse effettivamente umanamente possibile.
- Una mancanza di fiducia assurda – borbottò Luke, aprendo lo sportello posteriore proprio dietro a quello di Percy, sbattendoselo al fianco, offeso.
Annabeth si sfregò le mani frdde fra loro prima di avvolgere la destra attorno alla maniglia del sedile. – Pronta? – domandò, rivolta a Talia, sorridendole prima di aprire leggermente lo sportello.
La mora annuì, aspirando dalla sigaretta per un'ultima volta prima di gettarla accanto a sé e sedersi dopo Annabeth.
Percy accese i condizionatori non appena girò la chiave nel cruscotto ed Annabeth regolò il volume della musica, cambiando stazione radio fino a che non trovò una canzone di Taylor Swift. In quel momento ne aveva voglia. Impostò velocemente il navigatore e poi lo sistemò nel vano porta bicchieri, alzando il volume al massimo mentre la voce meccanica iniziava a parlare.
***
- Questa casa talmente in culo al mondo che il navigatore neanche la trova – protestò Percy mentre digitava per l'ennesima volta la via che gli aveva detto Talia nella barra di ricerca di Google Maps.
Talia sbuffò ancora, ed Annabeth frenò quando scattò il rosso, osservando un paio di bambini seguiti da due donne che chiacchieravano e che ipotizzò fossero le loro mamme. – Pensi di ricordarti la strada da qui? – domandò, osservandola dallo specchietto retrovisore prima di riportare lo sguardo davanti a sé, osservando le vie strette, lievemente coperte di neve, che si snodavano davanti a lei. File e file di case le affiancavano, con i tetti spioventi e colorati ed i vasi di fiori sui davanzali che, d'estate, dovevano ospitare i tipi più belli e colorati.
I cartelli portavano ad una chiesa sulla destra, ad un castello alla sinistra, ad un supermercato proseguendo e la neve continuava ad attecchiare lentamente contro al suolo, facendola sorridere. Quello, era il tipico villaggio di montagna che si vedeva nei film, dove si conoscevano tutti e dal quale tutti gli adolescenti che si rispettassero, volevano scappare. Fu per quello che lei, da turista, si chiese per quale motivo Talia non avesse preso in considerazione l'idea di iniziare a vivere lì.
- Si, mi ricordo. – affermò Talia decisa, sganciandosi la cintura per potersi sporgere tra i due sedili anteriori. – Adesso svolta a destra – ordinò quando Annabeth partì allo scattare del verde.
Percy abbassò la musica fino a che non scomparì del tutto, soffocando la voce di Selena Gomez che si apprestava a cantare il secondo ritornello.
Annabeth si prese qualche millisecondo, mentre guidava lungo una via così stretta che, chissà perché, il comune aveva deciso di rendere a doppio senso, per guardare i negozietti tipici che la decoravano, i pub con gli infissi in legno e la luce calda. C'erano ristoranti che esponevano le specialità del giorno assieme al listino prezzi, minimarket che chissà cosa vendevano e case piccole, con le finestre alte e le porte decorate di luminarie e ghirlande natalizie.
- Adesso a sinistra – disse Talia.
Annabeth svoltò, frenando per lasciar passare una ragazza ed un cane col cappotto dall'altra parte della strada, affrontando una via in salita, ricca di case e negozi simili a quelli che avevano già superato. Continuò dritta per almeno due minuti, fino a che Talia non le disse di svoltare ancora, facendo si che si ritrovassero in una strada di montagna, fuori dalla cittadina che avevano appena visitato. Il guardrail era quasi completamente sommerso dalla neve ma la strada a due corsie era pulita ed Annabeth si limitò a seguirla per qualche altro minuto ancora, prima di arrivare ad un nuovo sentiero in salita.
Avevano incontrato poche case lungo il tragitto e sorrise quando, osservando Percy con la coda dell'occhio, notò fosse col volto attaccato al finestrino, assorbendo il paesaggio che, mano a mano che salivano, si faceva sempre più maestoso.
Era un paesaggio innevato quello che avevano davanti. Innevato ed enorme, bellissimo, che rifletteva la stessa placidità che aveva avuto il cielo fino a quel momento. Era calmo, rilassato ed Annabeth quasi si dimenticò della frenesia che aveva regnato sovrana quando avevano lasciato Boston. Forse era quello che significava vivere nel Canada, anche se loro si trovavano al confine.
Sorrise quando vide la classica baita in legno che rompeva il chiarore della neve. Si stagliava non più così lontana da loro, contro al cielo ed alla neve candidi, il tetto spiovente e gli alberi attorno
Era bellissima.
- Si! – esclamò Talia, euforica, saltellando sul sedile per un paio di volte mentre si avvicinavano ancora. –Mi sono ricordata!
- Siamo tutti contenti che non ci siamo persi nel nulla del Maine –affermò Luke, riassumendo il pensiero comune che però, Annabeth e Percy non avevano avuto coraggio di esprimere.
Talia gli fece la linguaccia e prima che Luke potesse baciarle le labbra, sporgendosi verso di lei, la bionda aveva frenato a pochi metri dalla porta principale. Il legno scuro era rotto da un cerchio di vetro posto in alto, decorato con ghirigori ai quali Annabeth non riusciva a dare ua forma vera e propria, ma che le piacevano comunque. Quando spense il motore, pensò fosse stata così felice solo poche volte in vita sua.
- Arrivati – annunciò, come se non fosse effettivamente stato abbastanza chiaro. Spalancò lo sportello, rabbrividendo quando una leggera corrente fredda si insinuò nell'abitacolo dell'auto. Si alzò, stirando le braccia sopra alla testa, sgranchiendo i muscoli tesi per la guida lunga che aveva affrontato. Si voltò, dando le spalle alla casa per qualche istante, osservando gli Stati Uniti che si stendevano davanti e lei e sorrise, ritornando ad osservare la baita in legno, chiedendosi come sarebbe stato affacciarsi dalla parte opposta ed avere una finestra abbastanza alta che le permettesse di vedere oltre agli alberi per poter osservare il Canada.
Era uno dei posti più belli che avesse mai visto, circondato dagli alberi, dalla neve, lontano dai rumori della città che, comunque, era certa non sarebbero stati troppo invasivi.
Era felice e quando Percy le avvolse i fianchi con le braccia, se ne convinse ulteriormente.
- Basta cincischiare. Devi prendere i bagagli, signorina – affermò, stampandole un bacio sulla guancia prima di dirigersi verso al cofano che Luke aveva appena aperto.
Annabeth afferrò una valigia ed uno zaino, caricandoselo in spalla, dirigendosi verso la porta assieme a Talia che, nella mano destra, quella libera, stringeva una chiave argentata con l'impugnatura in plastica.
- Preparati al gelo – l'avvisò, prima di inserirla all'interno della toppa. E, quando parlava di gelo, non scherzava affatto.
Entrarono in un salotto piccolo ma che, con quel bel camino attaccato alla parete sinistra, acceso, sarebbe stato tremendamente confortevole. Un divano dai cuscini azzurri stava proprio lì davanti mentre l'altro era attaccato alla parete, sotto alla finestra oscurata da una tenda chiara.
La televisione, accanto al camino, era piccola e grigia, di quelle spesse sopra le quali si sistemava sempre qualche soprammobile ed Annabeth, con un sorriso e la fronte lievemente corrugata, si chiese se sarebbero stati in grado di farla funzionare.
Davanti alla porta, c'era quella che, almeno da lontano, sembrava la cucina e prima, sulla sinistra, delle scale in legno coperte da una moquette che portavano al piano di sopra.
Annabeth rabbrividì, portando le sue valigie dietro al divano e lanciando un'occhiata allo specchio sporco attaccato alla parete di sinistra. – è fredda ma besteranno un paio d'ore per ridarle vita – disse convinta, togliendosi il telefono dalla tasca del giubbotto per poterle mettere accanto alla chiave di casa che Talia aveva sistemato su un mobiletto lì accanto.
- Cazzo, qui fa freddissimo! – esclamò Luke, mollando le valigie per potersi sfregare le mani sulle braccia.
- Fammi entrare! – protestò Percy da fuori, facendolo barcollare in avanti, infilandosi accanto a lui e lasciando cadere le valigie a terra. – Cazzo, fa' un freddo cane qua dentro.
Luke si voltò verso di lui lentamente, sollevando un sopracciglio talmente tanto che diventò un tutt'uno con l'attaccatura dei capelli biondo sabbia. – Ah si? Ma non mi dire!
Annabeth si sporse oltre gli amici, premendo gli interruttori accanto allo stipite della porta, corrugando la fronte quando non si accesero.
- Sono quasi certa che nessuno venga in questo posto da anni – assicurò Talia. – Il contatore della luce e dell'acqua dev'essere fuori, sul porticato posteriore.
Si incamminò verso la cucina ed Annabeth la seguì a ruota, sentendo al porta d'ingresso che veniva chiusa. L'osservò, piccola ed essenziale, il tavolino attaccato alla parete con quattro sedie, gli utensili in legno ed i fornelli che chissà da quanto tempo non venivano accesi. La porta finestra che illuminava l'ambiente era sprovvista di tende e persiane e quando Talia la aprì, girando con forza la vecchia maniglia, notò il vetro fosse antisfondamento.
Uscirono su un portico in legno che si apriva su un bel bosco rigoglioso. Sulla destra, Annabeth vide un dondolo senza cuscini, una poltroncina ed un tavolino basso che, chissà perché, nessuno aveva pensato di rubare.
Talia aveva detto che nessuno metteva piede in quella casa da anni e, come minimo, Annabeth si aspettava almeno i segni di un tentato furto. Era così che funziona negli Stati Uniti. Ma, forse, si disse mentre si voltava verso sinistra, osservando Talia che toglieva il ghiaccio da sopra una cassa attaccata al muro con la manica del cappotto, l'influenza canadese in quella parte di territorio era maggiore.
Talia tirò uno sportellino verso di sé un paio di volte prima di riuscire ad aprirlo con uno scatto ed un'imprecazione, sorridendo quando mise le mani nel contattore, sollevando quelle che dovevano essere le leve di acqua, luce e gas. La casa si svegliò con un risucchio, quasi avesse improvvisamente attirato a sé l'energia necessaria ed Annabeth sorrise, battendo le mani un paio di volte mentre rientrava in casa.
Vide Luke provare l'interruttore del soggiorno solo per constatare funzionasse e lei si sporse verso il lavandino della cucina, aprendo il rubinetto e sorridendo quando uscì un generoso fiotto d'acqua che le schizzò leggermente il maglione.
- Bene. Non moriremo in questa baita. Tutte notizie positive – decise Luke, raggiungendo le due ragazze in cucina nel momento in cui Talia si chiudeva la porta finestra alle spalle, sfregandosi le mani contro le braccia per il freddo. – Dov'è il bagno?
- Già! Serve anche a me! – esclamò Percy dal salotto, facendo capolino da dietro la spalla dell'amico, prima di sistemarsi dietro al tavolo, poggiando le mani alla sedia davanti a lui.
- Al piano di sopra – annunciò Talia, superando i due ragazzi e salendo velocemente le scale ricoperte di moquette.
Annabeth la seguì a ruota, ritrovandosi su un pianerottolo con tre porte. Ipotizzò che quella centrale fosse il bagno quando Talia aprì la porta di sinistra.
- Questa era la stanza dei miei – disse la mora, spostandosi lievemente quando Annabeth la affiancò, permettendole di osservare la stanza in legno che, nonostante gli anni, era comunque carinissima. Polverosa, certo, ma sarebbero bastati pochi minuti per riportarla all'antico splendore. Era ampia, con un tappeto rotondo ed un letto matrimoniale al centro della stanza. Due comodini che lo affiancavano ai lati ed una finestra che occupava metà della parete di destra e che permetteva alla luce di colpire l'armadio ampio posto davanti a lei, sulla parete di sinistra.
Il materasso ed i cuscini erano spogli di lenzuola ma non sarebbe sicuramente stato un problema trovarne un paio in qualche negozio giù in città.
- Questa è la vostra stanza? – domandò Percy, entrando nella camera accanto alle ragazze, osservando l'ambiente per qualche istante prima di perdere interesse ed uscire. – Questa, quindi, è la nostra? – chiese dal corridoio, senza aspettare Talia per poter aprire la porta lì difronte. – Annabeth, guarda qua! – la chiamò. – La tua stanza era meravigliosa, Talia – decise, continuando a parlare dall'altra stanza.
La bionda lo raggiunse in pochi istanti, spalancando gli occhi grigi quando lo affiancò. La stanza di Talia era più piccola di quella dei genitori, ma non per questo meno bella. C'era una cassettiera in legno contro la parete di sinistra, sormontata da uno specchio senza cornice ed il letto era lì, proprio davanti a loro, contro alla parete, direttamente sotto lo spiovente del tetto. La finestra era più piccola di quella della camera dei genitori, toccava il materasso spoglio e si apriva sul bosco innevato. Un tappeto colorato lo precedeva e -cavolo- essere ricchi doveva essere davvero una forza.
- Questa casa è bellissima – disse Annabeth convinta, guardando la camera con un sorriso prima di voltarsi verso Talia, osservandola da sopra la spalla con gli occhi che scintillavano.
La mora le mostrò il ghigno migliore del suo repertorio, affondando le mani pallide dentro alle tasche del giubbotto. – Ma dobbiamo andare a comprare le lenzuola. Luke! – urlò verso il bagno. – Hai finito di cagare? Quando sentirono il rumore internazionale della catena del water che veniva tirata, non fu necessario aspettare una risposta verbale.
***
Annabeth osservò lo scompartimento delle salse, voltandosi per poterosservare il prezzo della nutella. La prese senza pensarci troppo, allungando poi il braccio un po' più avanti per poter afferrare anche un barattolino di curry.
- Manca ancora del pane, la farina per la torta, le lenzuola le abbiamo pre.. Percy?! – esclamò, girandosi velocemente soltanto per poter guardare un corridoio vuoto. Corrugò la fronte. Era convinta che i ragazzi fossero dietro di lei.
Talia tornò con una confezione di pollo incelofanato e degli hambuger che probabilmente voleva fare quella sera stessa. – Ann.. dove sono i ragazzi? – domandò confusa.
Annabeth si voltò verso di lei, sollevando le spalle prima che, in lontananza, potesse sentire un inconfondibile rumore di ruote che correvano sul pavimento liscio. – Ti prego – mormorò, – ti prego, fa' che non stiano facendo una gara di carrelli. Quando Percy e Luke passarono davanti alla corsia dove si trovavano lei e Talia, sfrecciando difronte al bancone della macelleria, si rese conto non stessero affatto facendo la gara di carrelli, ma lo stessero usando come una macchina. Luke lo spingeva per il manico mentre Percy, tenendosi ai bordi, seduto sul fondo, aveva schiacciato quelle poche cose che avevano preso fino a quel momento, incitando l'amico ad andare più veloce.
- Io.. – mormorò Annabeth, osservando il punto della corsia, perpendicolare alla loro, che Luke e Percy avevano appena deciso di utilizzare come pista da corsa.
- Tu non hai visto niente – decise Talia, perentoria, prendendo un barattolo di caffé solubile non appena vi passò accanto. – Se distruggono qualcosa non li conosciamo. Le hai tu le chiavi della macchina?
Annabeth le estrasse dal cappotto, tenendole nell'indice, sorridendo poi ad una vecchia signora quando le passò accanto con un carrello colmo di cibo, scostandosi sulla destra per lasciarle più spazio.
- Perfetto. Non sono decisamente un mio problema allora.
Rimasero poco più di un'ora all'intero del supermercato, e nonostante le corse clandestine di Luke e Percy, nessuno venne incarcerato.
La casa era più calda adesso che avevano iniziato a viverla davvero, schizzando da una parte all'altra per poter togliere un po' dipolvere, sistemare qualche tenda o afferrare le tazze da una credenza per poter fare la cioccolata. Avevano trascinato tra i due divani un piccolo albero sintetico appena comprato, sistemandolo accanto alcamino in attesa di poterlo decorare con due scatole di pallinedorate e rosse che avevano deciso di prendere prima di arrivare allacassa, caricandole in cima al carrello, sopra ai pisellini surgelatiche Percy aveva tanto insistito per poterli avere.
Avevano portato dentro della legna trovata all'intero di una cassa inplastica su un lato della casa, sistemato due plaide sui braccioli dientrambi i davani e mentre Annabeth faceva i letti, Talia sistemavail bagno, Percy faceva la cioccolata e Luke cercava di far partire la televisione.
Furono necessari qualche imprecazione e un paio di colpi prima che, con un leggero gracchiare, lo schermo sgranato potesse prendere vita, strappandogli un'imprecazione forte abbastanza che fece scivolare il mestolo di legno via delle mani di Percy.
- La tv! – urlò Luke felice, avvicinandosi allo schermo per poter cambiare canale quando si rese conto che il piccolo telecomando grigio non avrebbe collaborato per una seconda volta. – Guardate! C'è la tv!
- Prova a mettere il canale della cw – propose Percy, spuntando in salotto in quel momento, reggendo lo stesso mestolo di legno che gli era caduto sui fornelli qualche istante prima.
Il biondo lo guardò con un sopracciglio inarcato, così tanto che diventò quasi un tutt'uno con i capelli. – Questa televisione avrà almeno cent'anni! Come puoi pensare che ci sia il canale della cw? – domandò retorico, sollevando un po' il volume quando, cambiando canale, trovò uno di quei quiz a premi che guardava sempre quand'era annoiato. – Talia! – la chiamò con un urlo, sporgendo il busto verso le scale nel tentativo di farsi sentire. – La tua tv ha il canale della cw?
Passi veloci si affrettarono a scendere verso il salotto ed Annabeth sbucò con un sorriso ed un golfo bianco, raggiungendo i due ragazzi. – Sei riuscito a far funzionare la tv? – domandò incredula, arricciando lievemente il naso prima di voltarsi verso la cucina. – Quest'odore di bruciato è la cioccolata? – chiese con la fronte corrugata ed un mezzo sorriso che, davanti al panico puro negli occhi verdi di Percy, non riuscì proprio a trattenere.
- Oh merda! – esclamò il ragazzo prima di schizzare in cucina.
- Ed io che ne so! – esclamò Talia dal piano di sopra, seguita dal rumore di un rubinetto che veniva aperto. –Prova!
Annabeth si lasciò cadere sul divano davanti alla tv, raggomitolando le gambe al petto. – Ho fatto i letti. Voi avete provato ad accendere il fuoco? – chiese, sfregandosi le mani contro i polpacci infreddoliti.
In tutta risposta, Luke trovò il canale della cw. Moira Queen, tanto per la cronaca, era appena morta.
Talia sistemò l'ultima pallina dorata prima che Annabeth potesse attaccarele lucine alla presa, illuminando il piccolo albero in un angolo del loro salotto.
Ledue ragazze lo guardarono da lontano con un sorriso che, inconsapevole, stirava le labbra rosee di entrambe.
- è carino, vero? – domandò la bionda, osservando i due ragazzi da sopra la spalla, allungando, poco dopo, le mani verso al fuoco che aveva preso da poco a divampare nel camino.
Si spostò di lato, lasciando che i due ragazzi potessero ammirare la loro piccola creazione, sorridendo quando Percy sollevò due pollici in apprezzamento.
C'era voluto il tempo di una puntata di The Flash e la preparazione di altre tazze di cioccolata (Percy aveva bruciato le prime), perché lei e Talia potessero finire di decorare l'albero, lanciandosi le palline e rischiando di farle finire dritte nel fuoco almeno un paio di volte. Osservò il loro alberello con orgoglio prima di indietreggiare, voltandosi e camminando verso al divano davanti al camino, sorridendo quando Percy allungò un braccio, lasciandosi scoperto il fianco. Cadde sui cuscini morbidi accanto a lui e vi si accoccolò contro, sporgendosi verso al tavolino basso per poter afferrare tra le mani la tazza di cioccolata calda.
Poggiò la nuca contro al petto del ragazzo e sorrise, muovendo distrattamente il cucchiaino con due dita.
Non l'aveva mai fatto un albero di natale e farlo le era piaciuto molto più di quanto si sarebbe aspettata. Osservò Talia e Luke che, con le dita intrecciate nel divano accanto a loro, si scambiavano un paio di parole all'orecchio prima di tornare ad osservare la televisione, poi sollevò il volto verso Percy, guardandone il profilo rischiarato dal fuoco che crepitava.
Era bellissimo, ed era suo. E le aveva preparato la cioccolata calda. Quando l'assaggiò, sorrise di gusto.
Era molto più buona di quanto si fosse aspettata.
Angolo Autrice:
no, non sono morta. Sono solo una stronza in ritardo che decide di aggiornare con un capitolo che ritiene assolutamente mediocre e nervoso.
Vi chiedo veramente scusa ma mi sembra di farlo ogni volta e questo non fa che scocciarmi. La mia vita mi sta assorbendo molto più di quanto pensassi e alla scrittura sto dedicando sempre meno attenzioni. è una cosa che odio ma, per adesso, non so proprio come fare per rimediare.
Spero di riuscire ad aggiornare dopo capodanno anche perché il 3 parto e sto fuori per una settimana intera e poi ricomincia la scuola e per il prossimo aggiornamento se ne riparla a maggio *sarcasm mode on* (non vi farei mai aspettare fino a maggio).
vi ringrazio comunque tantissimo perché avete continuato a leggere, a non arrabbiarvi, ad essere pazienti. Mi siete indirettamente stati vicino senza mettermi pressione e vi adoro immensamente per questo! siete i miei fiorellini bellissimi e non so cosa farei senza di voi che commentate e votate un po' delle mie parole difettose.
Il miracolo di Natale, comunque, non è arrivato solo perché ho finalmente aggiornato, ma anche perché ho passato la teoria della patente. è solo l'esame pratico che mi separa da una tesserina rosa e la mia macchina ahahahha
Vi ringrazio ancora tanto tanto tanto tanto fiorellini e vi auguro buonissime feste anche se sono schifosamente in ritardo per natale:(
vi voglio bene:**
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro