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Epilogo - You write your name across my heart

Cara mamma,

è da tanto che non ti scrivo e, no, non sto parlando di giorni, sto parlando di anni.

Ho pensato che sarebbe stato il momento migliore per scriverti, questo. Forse perché adesso c'è la pausa estiva, io mi sto per prendere una meritata vacanza e, con la conclusione di questo primo anno, credo di voler concludere anche con te.

Ho diciannove anni, adesso. Quasi venti, a dire la verità e, anche se sono stati sudati, non potrei essere più fiera dei traguardi che sono riuscita a raggiungere.

Sono riuscita a farmi ammettere ad Harvard. Non so come abbia fatto, il mio ultimo collegio, a garantirmi referenze buone abbastanza perché una delle scuole migliori del paese potesse prendermi o come abbia fatto io a prendere il massimo dei voti agli esami di fine anno. Forse era destino. Forse avevo talmente tanta voglia di fuggire anche dall'ultimo posto in cui mi trovavo, che lei ha vinto su tutto il resto.

A volte, quando sono particolarmente di buon umore, mi piace pensare sia stato solo grazie alla mia intelligenza.

Non sono cambiata tanto da quando ero bambina. Certo, adesso sono una giovane donna, vado in palestra, i miei occhi sono sempre grigi ed i capelli sempre biondi, ricci, a sfiorarmi il sedere. Ma, certo, non sono i cambiamenti esteriori quelli che contano, non è come sono che importa, ma chi sono. Ed io credo davvero di essere diventata (forse di esserlo sempre stata) una bella persona.

Non ho più paura, mamma. L'ho avuta per tanto tempo, sai? Correvo sempre. Scappavo da un punto all'altro nel tentativo di fuggire via dal mio passato, persino dalla mia ombra. Avevo paura ad affezionarmi alle persone. Litigavo spesso nel tentativo di farmi le ossa, nella speranza che nessuno avrebbe più potuto farmi del male. È bello il fatto che, adesso, credo proprio di aver trovato il mio posto,la mia casa. Nel cuore di persone che amo e che mi amano.

Sono ad Harvard, adesso,voglio laurearmi in archiettettura come te e, per ora, non posso davvero lamentarmi. Vado bene ed i corsi mi piacciono anche se il cibo della mensa mi fa schifo.

Non voglio diventare architetto per il tuo stesso motivo, comunque. Voglio diventare architetto perché, fin da quando ero bambina, ho sempre sognato qualcosa che durasse per sempre, che non sparisse col tempo.

Voglio costruire qualcosa che perduri nonostate tutto e tutti e il solo pensare di poterci essere riuscita anche con delle persone mi fa pensare al perché, né tu né papà ci siate riusciti.

A proposito di papà, il suo capo, Daniel, è molto simpatico. Nutre un amore particolare per i bambini. Gli piacciono molto, più di quando dovrebbero, ad essere sincera. E, finalmente, una di loro ha parlato. Ha avuto il coraggio che non ho avuto io e lui è finito in prigione ed io sono tanto fiera di lei quanto delusa da me stessa. Forse, avrei dovuto provare ad aprirmi un po' più in fretta, un po' meglio. Capire da prima che, essere egoisti, a volte va bene e forse è per questo motivo che adesso ti scrivo. Perché sono egoista e non ti ho mai detto che, andandotene, sia tu che papà, mi avete rovinato la vita.

Per un po', ho pensato l'avesse fatto per sempre e sono felice che, nonostante il male che voi due mi avete fatto, io non sono comunque sola. Ho amici che mi amano ed ho anche un fidanzato. Si chiama Percy. Ha un nome buffo e credo proprio che non ti piacerebbe.

Forse è anche per questo che io lo amo così tanto.

Sono passati anni prima che potessi affermarlo con sicurezza ma io credo proprio di essere felice. Di sentirmi completa. Vado a ballare, a volte bevo anche. E si, sono spensierata come non lo sono mai stata in vita mia. E, per la prima volta, la mia vita mi piace e non mi dispiace affatto che né tu né papa ne facciate parte.

Non ho mai avuto bisogno di voi due per crescere, ho sempre e solo avuto bisogno di me stessa.

                                                                                                                      Ti voglio bene nonostante tutto,

                                                                                                                                                         tua Annabeth


Annabeth poggiò la penna sul foglio, sorridendo mentre si poggiava allo schienale, voltando il capo per ossarvare il campus, davanti e sotto di lei, dall'ampia finestra. Il sole batteva alto ed era leggera la brezza che le accarezzava il volto, scivolando tra i pochi centimetri della finestra che aveva lasciato aperta.

Piegò la carta sulla scrivania, infilandola nella busta che aveva compilato e francobollato, leccando la linguetta prima di chiuderla ed alzarsi.

Era abbastanza quello che le aveva detto e, adesso, si sentiva più splendidamente leggera. Forse, si sentiva leggera per la prima volta per davvero. Era come se si fosse scrollata di un peso della spalle e, mentre recuperava la felpa dal suo letto, le raddrizzò un po' di più. Recuperò il telefono da sopra la scrivania e le chiavi lì vicino, infilandosi tutto nella tasca posteriore dei jeans.

Percy era giù che l'aspettava e lei non aveva davvero intenzione di farlo aspettare ancora. Non se lo meritava. Non lui che, invece, aveva diritto a tutto l'amore del mondo. Lui che l'aveva amata, terrorrizato e senza lasciarla andare. Lui che l'aveva guarita lentamente. Lui che l'aveva resa un po' più forte ed un po' più guerriera. Lui che le aveva ricordato lo fosse sempre stata. Aveva solo bisogno di avere un po' meno paura.

Si strinse la coda alla base prima di aprire la porta, piombando nel corridoio fresco rivestito di moquette.

Non avrebbe detto alla madre che amava ascoltare la musica a tutto volume. Che amava cantare a squarciagola, saltando e muovendo la testa con impeto, la mano chiusa davanti alla bocca a mo' di microfono, con Talia che faceva finta di suonare una chitarra sul suo stomaco.

Non le avrebbe detto che amava ascoltare la musica in macchina, con i finestrini abbassati e la mano sporta verso l'esterno a fendere l'aria mentre non riusciva a pensare ad altro se non a quanto fosse felice. Mentre Percy, volutamente più stonato del dovuto, cantava a voce alta per farla ridere.

Non le avrebbe detto che amava combattere. Con Luke che la incalzava perché sapeva quanto fosse forte. Con Luke che la forgiava, insegnandole ad essere ancora più guerriera.

Non le avrebbe detto che, prima di vedere Percy, le faceva male lo stomaco e che il cuore le batteva sempre tanto forte da farle pensare che le sarebbe potuto esplodere nel petto. Non le avrebbe detto che l'amava quando l'abbracciava. Quando la stringeva forte e poi le baciava la fronte, sorridendo contro la sua pelle.

Non le avrebbe detto che amava quando facevano l'amore. Quando lui spingeva dentro di lei con più violenza, senza mai farle paura e quando, invece, lei stava sopra, guardandolo mentre arrivavano all'orgasmo. Che amava quando, invece, la prendeva più lentamente, baciandola sepsso mentre spingeva dentro di lei.

Non le avrebbe detto che si sentiva così felice da volerlo gridare al mondo perché quelle erano cose solo sue e, di certo, sua madre non si meritava di conoscere una parte così importante di lei.

Salutò un paio di ragazze che conosceva mentre scendeva le scale, accelerando il passo quando si avvicinò ai portoni enormi e spalancati della scuola, sorridendo un po' di più quando riconobbe la schiena di Percy, avvolta in una maglietta azzurra.

Lasciò che l'aria fresca di inizio giugno potesse avvolgerla mentre gli saltava sulla schiena con una risata, facendolo barcollare per l'impeto. Percy ebbe bisogno di un paio di secondi di ripresa prima di stringerle le mani attorno alle cosce per tenerla ben salda attorno al suo corpo.

Annabeth respirò il suo profumo, sfregandogli il naso sul collo con un sorriso.

- Ciao! – lo salutò. – Ci ho messo tanto?

Percy voltò il capo nel tentativo di poterla guerdare meglio, le labbra stese in un sorriso e fu in quel momento che Annabeth scese dalla sua schiena, facendo velocemente il giro per potersi fermare davanti a lui. – No. Puntuale come al solito – affermò, avvolgendole i fianchi con le mani ed attirandola a sé. I loro petti aderirono ed Annabeth sistemò le braccia piegate contro al suo, sollevando il capo per poterlo guardare meglio.

- Meglio così. Adesso voglio un bacio – affermò ed il ragazzo rise, avvicinando il volto al suo.

- Sei bellissima – ma non le diede tempo di rispondergli, la baciò prima. Le avvolse il volto con le mani grandi, celando le loro bocche a sguardi indiscreti mentre infilava la lingua tra le sue labbra, facendola mugolare silenziosamente contro di lui.

Annabeth si lasciò andare all'esplorazione languida del ragazzo della sua bocca, dedicandosi a fare lo stesso in uno schiocco di bocche che non avrebbero mai smesso di cercarsi. La bionda inclinò il capo, lasciando al ragazzo più spazio all'interno della sua bocca, sorridendo quando, invece di baciarla, le morse il labbro inferiore con i denti. Lo tirò verso di sé ed Annabeth seguì il suo volto, modellandogli le mani attorno al collo per poter far saettare la lingua tra le sue labbra, premendola contro la sua prima di rotearvela attorno, in un ennesimo schiocco di labbra.

Strinse i capelli di Percy tra le dita, tirandogli dolcemente i ciuffi disordinati tra le dita, spingendosi contro di lui prima di sentirlo mugolare, lasciando un respiro pesante contro alle sue labbra. Lo sentì contro di sé e spinse contro al suo bacino con più insistenza, insistendo contro e dentro la sua bocca perché era egoista e -cavolo- le piaceva.

E -cavolo- piaceva anche a lui.

- Ehi! Voi due! Evitate di procreare in giardino!

I due ragazzi allontanarono i loro volti solo per poter ridere, voltandosi verso Talia che, tenendo blandamente le dita di Luke tra le sue, camminava verso di loro.

Percy non lasciò andare Annabeth, si limitò a tenerle le mani aperte sui fianchi e sulla schiena, tenendola attaccata al suo corpo.

- Siete pronti a partire? – domandò Luke non appena si fermarono davanti ai due amici, sistemando un braccio sulle spalle di Talia che, naturalmente, si sistemò contro al suo fianco.

Annabeth annuì mentre Percy faceva lo stesso. – Devo solo prendere un'ultima cosa e poi ho fatto.

- Anche a Capodanno mancava sempre qualcosa di tuo. Forse dovremmo smettere di frequentarla.

Annabeth fulminò Talia con lo sguardo senza riuscire a trattenere un sorriso sulle labbra prima di vedere Percy, con la coda dell'occhio, annuire.

- Sai che lo penso anche io? Almeno un paio di volte a settimana.

Annabeth gli diede un pugno al petto, fintamente indignata ed il ragazzo scoppiò a ridere, chinandosi su di lei per poterle stampare un bacio sulla guancia.

E si rese conto di essere meravigliosamente felice e di non avere paura.

Perché quelle persone davanti a lei, pronte e partire per l'ennesima volta, l'avevano accettata nonostante tutto.

Percy l'aveva fatto e quello aveva contato talmente tanto che la ferita più profonda del suo cuore era stata inesorabilmente guarita. Guarita quando lui l'aveva stretta a sé. Guarita quando le aveva detto l'amasse, stringendola tra le braccia e senza alcuna intenzione di lasciarla andare.

L'amava così, con i suoi fantasmi, con i suoi demoni, pronto ad affrontarli assieme a lei ed Annabeth si strinse contro al suo petto un po' di più, sorridendo quando il ragazzo sistemò il mento contro al suo capo.

- Andiamo a mettere le ultime cose in macchina? – disse Luke, facendo cenno con la testa verso la valigia scura che teneva al suo fianco.

Non ci fu bisogno di risposta, i ragazzi si dissero verso il parcheggio e verso il pick-up di Percy.

Luke continuò a trascinarsi la valigia senza togliere un braccio dalle spalle di Talia, caricandola poi sul cassone con un tonfo assieme alle altre.

Percy rallentò impercettibilmente, irrigidendo la presa sulla spalla di Annabeth con delicatezza, talmente tanta che una persona mentre allenata di lei a riconocere i suoi cambiamenti d'umore, non avrebbe mai notato. Lo spinse contro al muso del pick-up, accanto al finestrino, accarezzandogli i fianchi con le piccole mani.

- Andrà benissimo – sussurrò, sistemando poi le braccia contro al petto del ragazzo, posandosi contro al suo corpo.

Percy le modellò le mani sui fianchi, forzando un sorriso prima di passarsi una mano tra i capelli già di per sé scompigliati, riportandola poi sul suo corpo. – Non lo so.

Annabeth gli sorrise, scuotendo la testa. – è la tua mamma. Ed andrà benissimo. Io lo so bene, d'accordo?

Percy scosse la testa, celando i suoi begli occhi verdi alla vista di quelli di Annabeth. – Non lo puoi sapere – mormorò e prima che potesse passarsi una mano tra i capelli ancora una volta, Annabeth lo precedette. Fece correre la mano lungo il suo volto, accarezzandogli la guancia e lasciandovi la mano sopra, sorridendo quando Percy vi si adagiò contro, chiudendo gli occhi.

- So che andrà bene perché non sei solo – sussurrò. – E qualunque cosa succeda, noi saremmo qui a raccogliere i pezzi per rimetterli assieme. – Quando Percy aprì gli occhi, regalandole finalmente la vista di quelle iridi così belle, Annabeth non riuscì a fare a meno di sorridere. Erano speranzosi gli occhi, spaventati, timorosi quanto quelli di un bambino e si sollevò sulle punte per potergli baciare il naso.

- E se non la troviamo? Se si è traferita negli ultimi giorni e non ha avuto il tempo di scrivermi e..

Annabeth sorrise, scuotendo la testa. – Ti amo così tanto, Percy Jackson – mormorò in un sorriso. – Come potrebbe aver smesso di farlo anche lei?

E lei lo amava davvero. Con i suoi demoni, con le paure, con le sue insicurezze. Lo amava talmente tanto che, a volte, quasi provava imbarazzo. Amava averlo scoperto piano piano, di notte, quando aveva meno paura e darle una parte di sé. Quando, giocando con le due dita, diceva quando avesse sofferto, quando ancora lo facesse.

Amava Percy Jackson perché erano l'uno la forza dell'altra. E sorrise mentre lo guardava, bellissimo, illuminato dal sole e suo.

- Ti amo anche io, Annabeth Chase – fece di rimando, cingendole il volto con una mano grande, sollevandola poi per il mento per poterla baciare sulle labbra.

Annabeth gli sfiorò il collo con le dita. – So che hai paura ma so anche che la tua mamma ti ama. – Sorrise, attigendo facilmente ad un ricordo che il ragazzo, una notte dopo aver fatto l'amore, aveva deciso di regalarle. – Non ti portava sempre della caramelle blu dal suo negozio? Costruiva un piccolo mondo solo per voi due, con qualche capello bianco tra i capelli castani, gli occhi luminosi che erano solo per te. Ed era in momenti come quello che tu smettevi di avere paura. Quella donna che ti portava le caramelle non può essere improvvisamente scomparsa. – Il ragazzo sistemò le mani contro ai suoi fianchi, modellandole perfettamente contro di lei. – Era la stessa che costruiva un mondo tutto vostro nonostante avesse paura tanta quanta ne avevi tu. E come può, un amore come questo, scomparire nel nulla?

Fu a quel punto che Percy sorrise con gli occhi che brillavano ancora di più.

- Cazzo – mormorò in una risata. – Ti amo così tanto, cazzo.

Ed Annabeth rise prima che Percy potesse catturargliela in un bacio.

Ed Annabeth sorrise perché, si, che altro avrebbe potuto fare in quel momento, con l'amore della sua vita che la stringeva ed i suoi migliori amici al loro fianco che ridevano?

Sorrise perché era felice e perché non portava più il peso del mondo sulle sue spalle. Aveva trovato qualcuno con cui bilanciarlo.

Si strinse un po' di più a lui perché era sempre meno rotta, sempre più completa, così meraviglisamente che la mattina, quando si svegliava al fianco di Percy o a quello di Talia, non aveva più paura e non era più triste. E perché il pomeriggio, quando Luke la incalzava, con gli occhi luminosi ed i pugni chiusi, lei si sentiva sempre più forte.

E sorrise ancora perché aveva una nuova famiglia e, si, le piaceva così tanto da farle battere forte il petto contro la cassa toracica.

Aveva una famiglia che l'amava, che non avrebbe mai lasciato andare e non poteva esserne più felice.

Aveva una famiglia difettosa tanto quanto lo era lei. Un po' rotta alle volte, un po' disadattata, un po' incasinata ma che -forse e quasi sicuramente- quando erano assieme, erano un po' più completi. Ed anche un po' più belli.

Sorrise perché amava Percy Jackson così tanto che, nel farlo, era riuscita ad amare persino sé stessa.

Sorrise perché aveva perdonato i suoi genitori e perché, se l'avesse riportata a quel preciso istante, lei avrebbe rifatto tutto da capo pur di trovarsi ancora una volta tra le braccia di Percy Jackson.

Avrebbe parlato prima, però.

Si sarebbe premurata di avere meno paura da subito e, solo a quel punto, avrebbe abbandonato quell'inferno con il cuore un po' meno ridotto in poltiglia.

Sorrise perché quei ragazzi, bellissimi, felici e difettosi quanto lei, scrivevano il loro nome sul suo cuore ogni giorno, ogni istante creando un mondo che, formato dalle loro risate, dalle playlist che decidevano a turno, dalla cioccolata calda, dalla casa sulla baita al confine tra gli Stati Uniti ed il Canada, dalle lacrime che volevano dire un po' "mi dispiace" ed un po' "io ci sono", era solo, esclusivamente, meravigliosamente, inesorabilmente loro.   


Angolo Autrice: 

Ehiila<3

ed è l'ultimo ed in ritardo ehiiila di questa storia. 

ho iniziato questa storia quando avevo quindici anni, finita quando ne avevo sedici. Ho iniziato a correggerla quando ne avevo diciassette ed ho finito ora che ne ho diciannove. 

ci sono così incredibilmente legata che suona anche ridicolo, considerato poi che ne abbiamo passato talmente tante ma, comunque, siamo rimaste entrambe forti ahhaha come sono cresciuta io, sono cresciuta anche Percy ed Annabeth, Luke e Talia e non potrei esserne più fiera. 

"You write.." è un capitolo estremamente importante della mia vita e forse è anche per questo che gli aggiornamenti erano così lunghi, non riuscivo ad accettare la possibilità di potermene separare definitivamente. 

Non so quanto tornò a scrivere. a parte storie originali e fanfic sui one direction che chissà se mai pubblicherò, non ho più niente su Percy ed Annabeth ma, potete starne certi, ovviamente torneranno. 

vi ringrazio tanto. perché mi avete sempre seguita. perché, nonostante i ritardi e gli aggiornamenti incostanti, voi mi avete letto sempre ed io vi voglio davvero tanto bene. perché, come Annabeth e Percy, anche io mi sento un po' meno rotta e questo lo devo alla scrittura ed a voi che mi ricordate non lo faccia poi in vano. 

Ci vedremo presto, patatini miei! Vi voglio tanto bene e grazie mille per tutto:** 

p.s. buon compleanno a me! è il cinque giugno ed io compio diciannove anni ahahaha 

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