Dressing to impress the boy
Talia rovesciò la testa contro al muro stringendo nei pugni piccoli due lembi della maglia di Luke, stirando le dita solo per poter conficcare le unghie nelle sue spalle. Il ragazzo le strinse il sedere, spingendo i fianchi verso i suoi e chiudendole un lembo della pelle del collo tra le labbra calde, che ancora sapeva della bocca di lei.
Talia allungò il capo verso destra lasciando più spazio alla tortura che Luke aveva deciso di infliggerle in un'insenatura del corridoio. Era piuttosto pericoloso considerando che chiunque sarebbe potuto passare lì davanti e, sicuramente, schiocchi di labbra e gemiti non passavano inosservati, ma Talia era in balia della bocca e delle mani del ragazzo abbastanza da non avere la possibilità né il tempo né la voglia di preoccuparsene troppo.
Luke le palpò il sedere ancora una volta prima di spostare le labbra dal suo collo alla bocca schiusa che, forse inconsapevolmente, lo stava aspettando. Fece saettare la lingua tra le labbra di Talia,spingendosi ancora verso di lei, chiudendola un po' di più contro al muro quando trovò quella lingua che, in una lotta che non voleva vedere la fine, roteava assieme alla propria. Allontanò i fianchi da quelli della ragazza per cercare il bottone dei jeans scuri che-cavolo- se non fossero stati nel bel mezzo di un corridoio non avrebbe perso tempo a toglierle, bloccandole il mento con le dita per continuare a baciarla.
Gli piaceva baciare Talia. Era quasi paradisiaco e -ancora- non era in grado di capire come quella ragazza fosse in grado di passare ad un bacio dolce che si sarebbero potuti scambiare una coppia di liceali che non hanno capito bene dove dovrebbero mettere le mani, ad un bacio che -invece- suggeriva perfettamente che loro due, si,sapessero benissimo dove avrebbero dovuto mettere quelle dannate mani.
Luke si spalmò su di lei, si avvicinò abbastanza per poter coprire quasi completamente il suo corpo minuto col proprio, tirandole giù i jeans fino a metà delle natiche sode, facendo scivolare due dita verso di lei.
Talia spinse i fianchi verso i suoi quanto la vicinanza tra i loro corpi le permetteva, stringendo i capelli biondi sabbia del ragazzo in un pugno nel momento stesso in cui le due dita di Luke scivolarono dentro di lei.
Lukenon smise di baciarla. Non voleva proprio farlo mentre sfregava contro le pareti calde che si contraevano attorno a lui, facendola ansimare. La schiacciò contro al muro ancora e Talia roteò il capoverso la parete bianca, volgendo la nuca al corridoio, cercando aria e chiudendo gli occhi mentre il ragazzo continuava a spingere dentro di lei, sollevandole la gamba destra per poter avere più spazio mentre le dava attenzioni.
Attenzioni che le facevano trattenere i gemiti. Attenzioni che concentravano il calore più piacevole del mondo verso il basso ventre e che le facevano battere il cuore all'impazzata.
Talia si concentrò sulle dita forti che, dentro di lei, erano sempre delicate. Si concentrò sul palmo che sfregava contro al clitoride,facendole contrarre piacevolmente i muscoli. Si concentrò sulle labbra di Luke che continuavano a baciarle il collo, come se gli fosse impossibile smettere di farlo persino per un secondo.
- Mi stai facendo impazzire – ansimo, voltando il capo verso di lui, cercando le iridi azzurre che non avevano smesso di piacerle dalla prima volta che le aveva viste al centro del tappeto bordeaux in palestra.
Luke sorrise, sfregò contro di lei nel punto giusto, chinandosi sulla sua bocca per poter soffocare quel gemito con le proprie labbra.
- Oh Dio.
Solo quando Talia modellò la mano destra contro di lui, contro l'eccitazione che sentiva sul fianco, le dita di Luke si irrigidirono dentro di lei per un secondo mentre chiudeva gli occhi e lei iniziava a palparlo delicatamente.
- Io faccio.. – sbatté le palpebre un paio di volte trovando sempre più difficile concentrarsi quando Talia smise di toccarlo per sbottonargli i jeans con due dita abili. – Io faccio.. impazzire.. te? – domandò a stento, roteando il polso e rubandole un gemito che non riuscì a soffocarle con un bacio e che gli strappò un sorriso dicendo che, si, si facevano impazzire a vicenda.
***
Percy sbarrò gli occhi nel vedere Annabeth entrare in classe. I capelli biondi e sciolti che dovevano accarezzarle la schiena, gli occhi riposati che gli suggerivano fosse guarita dalla febbre ed il sorriso che le stirò le labbra non appena lo vide seduto in penultima fila.Si corrucciò lievemente e Percy sorrise ancora, alzandosi per andarle incontro. Sapeva che non avrebbe approvato quel repentino cambio disposti che aveva deciso durante i suoi giorni di convalescenza, ma decise di stringersela contro al petto prima che potesse effettivamente lamentarsi. Le avvolse le spalle esili col braccio snello, sorridendole contro la testa quando la sentì aggrapparsi alla sua maglietta, rilassando i piccoli muscoli a contatto col proprio corpo.
- Adesso torniamo in seconda fila – borbottò contro la sua maglietta, strappandogli l'ennesimo sorriso.
Percy si concesse di accarezzarle il volto, respirando ancora un po' il suo shampoo al limone che gli aveva riempito le narici il secondo stesso che si era fatto più vicino ad Annabeth. – Come vuoi – disse e quando la bionda gli colpì scherzosamente il fianco, allontanandosi poi dal suo corpo, gli fu facile capire che, si, non aveva di certo passivamente accettato quel cambio di banco.
***
- Ed è uscita dal coma! – esclamò Luke battendo le mani sul tavolo, accanto al vassoio, come se fosse un tamburo.
Annabeth rise, scavalcando la panca e sedendosi davanti a Talia, posando il cibo davanti a lei e scostandosi i capelli sulla schiena per poter mangiare qualsiasi cosa avesse preso dalla mensa. – Ti sono mancata – gongolò con un sorriso sul volto, portando lo sguardo su Percy che si sedette accanto a lei proprio in quel momento.
Luke sollevò le sopracciglia chiare. – Certo che si. Hai idea di quanto sforzo richieda sopportare questa qui – disse, indicando Talia col pollice accanto a lui, – tutto da solo? – Continuò a parlare prima che potesse farlo Annabeth. – E Percy non conta perché, mentre non c'eri, il ragazzo era un passivo del cazzo che a malapena toccava questo cibo diAHIA! – esclamò, sollevando il ginocchio di scatto e sbattendolo al tavolo.
Imprecò sonoramente e la bionda rise, osservando Percy di sottecchi che le rivolse un sorriso a labbra chiuse, confermando fosse stato lui a tirare un calcio all'amico.
Talia tirò un manrovescio al braccio del ragazzo, voltando il capo verso di lui ed esibendo un succhiotto rossastro appena sotto all'orecchio che fece sorridere Annabeth.
Luke osservò la mora inorridito, portandosi una mano sul braccio. – Perché l'hai fatto? – esclamò.
La mora portò lo sguardo sul cibo mentre rispondeva, portandosi davanti agli occhi un qualcosa che assomigliava tantissimo ad una patatina. L'esaminò attentamente, – perché hai detto che non riuscivi a sopportarmi – la lasciò cadere sul piatto, assieme alle altre e posò pesantemente la testa sulle mani aperte, sbarrando gli occhi elettrici in un'espressione che ricordava molto quella di una bimba. – Vi prego, vi prego, possiamo andare a mangiare qualcosa dopo le lezioni? Il mio stomaco non riesce più ad ingurgitare questo schifo.
Annabeth aprì la bocca per rispondere, un secondo prima che Kayla potesse scivolare sulla panca, accanto a lei, spingendola abbastanza da schiacciarla contro al fianco caldo di Percy.
- Ciao! – esclamò contenta, sorridendo così tanto che, per un solo istante, si chiese se non avesse una qualche sorta di paralisi. Annabeth non conosceva Kayla, non ci aveva mai parlato. Sapeva della festa da lì a due settimane, sapeva di essere stata invitata. Sapeva fosse stata invitata solo perché la squadra di football aveva chiesto di lei e sapeva che, se non ci fosse stato Percy al suo fianco in quel momento, quel pensiero l'avrebbe obbligata a nascondere un conato di vomito.
Sapeva Kayla fosse:"una bambolina cheerleader del cazzo che dovrebbe andare a tifare da qualche altra parte" per cui, in sintesi, di quella ragazza, a parte un fetish per i fiocchetti e la divisa della squadra, non sapeva assolutamente nulla.
- Ciao – disse, voltandosi abbastanza per poterle guardare il bel profilo, allungando una mano verso di lei. – Io sono An..
- Annabeth! – la precedette lei, voltandosi di scatto, fissandola con le iridi azzurre ed euforiche. – Si, lo so! Ti hanno detto della festa? – domandò un istante dopo, facendo viaggiare lo sguardo da lei ai suoi amici, sporgendosi oltre il suo corpo nella speranza, forse, di poter incontrare gli occhi di Percy. Annabeth, in quel momento, non poteva vantare certo una grande possibilità di movimento.
- Certo – disse Annabeth, intercettando Talia che, la fronte corrugata e gli occhi rabbiosi, era già pronta a risponderle malamente. – Me l'hanno detto il giorno stesso in cui tu l'hai detto a loro. Tranquilla – la rassicurò con un sorriso, inclinando genuinamente la testa quando Kayla scoprì ulteriormente i denti e gli occhi brillarono un po' di più.
Le piaceva quella ragazza. Non mentiva. Non aveva filtri.
Era felice e lo ostentava con una naturalezza che Annabeth aveva già iniziato ad invidiarle.
- È tra meno di qualche settimana. Sei emozionata? – domandò la bionda, ignorando Talia che, con un sbuffo, roteava gli occhi al cielo. Voleva vedere quel sorriso ancora per un po'. Magari sarebbe riuscito ad assorbirlo. A farlo suo.
Kayla batté le mani un paio di volte, saltando sulla panca e strappandole una risata. – Assolutamente. Non vedo l'ora, giuro! – poi si voltò verso al suo tavolo, osservando gli amici oltre la spalla magra per qualche istante prima di alzarsi velocemente. – Adesso devo andare. Ci vediamo in giro, ragazzi! – esclamò, salutandoli con la mano e correndo via, lasciando che la gonna corta mostrasse le culotte abbinate che portava sotto.
Talia la osservò, spostando lo sguardo dalla sua nuca soltanto quando si sedette tra due sue amiche. Annabeth si allontanò nuovamente da Percy e sorrise, muovendo il cibo con la forchetta di plastica che reggeva tra le dita.
- Si – la precedette, prima che potesse iniziare ad inveirle contro, chiedendole spiegazioni sul perché avesse prolungato quella tortura. – Direi che possiamo andare a mangiare qualcosa dopo le lezioni.
Percysi lasciò cadere sul divano dello Starbucks, sporgendo il vassoio al centro dei tavolini che avevano unito perché Annabeth potesse prendere il suo biscotto e la mocha media che andava zuccherata e che, ovviamente, aveva pagato lui.
- Le cose devono cambiare – esordì Luke, indicando Annabeth e Talia con una cannuccia nera, strappando un pezzo di muffin al cioccolato con due dita.
La mora corrugò la fronte ed Annabeth annuì un paio di volte, assente mentre fissava il biscotto con le gocce di cioccolato sul piatto in ceramica bianca davanti a lei.
- Perché dobbiamo sempre pagare noi due? – esclamò il biondo, esasperato e Percy scoppiò a ridere, gettando la testa all'indietro e girando la stecca di legno dentro la sua cioccolata calda. – Voglio dire – continuò, spostando gli occhi azzurri in quelli elettrici di Talia che già iniziavano ad assottigliarsi. – Avete lottato per anni per la cazzo di emancipazione. Continuate a lottare per i pari diritti e poi continuate a far pagare noi per due caffé. – Scosse la testa, sollevando il dito davanti al volto ed agitandolo lentamente un paio di volte vicino al naso di Talia. – Questa non mi sembra affatto uguaglianza. No. No. No. – decise, spostando poi tutta la sua attenzione sul muffin davanti a lui, strappandone un pezzo più grande.
Annabeth sorrise, portandosi la tazza bianca della mocha alle labbra e prendendone un sorso.
Talia si sbatté un palmo sulla fronte, esasperata. – Perché si chiama galanteria, razza di coglione. – Borbottò.
Percy si passò una mano tra i capelli scuri, lasciando la stecca sul vassoio marrone. – Il ragazzo paga sempre. È così da almeno 500 anni. Cerchiamo di non rompere la tradizione – decise, ridendo quando Luke sollevò il dito medio progressivamente, fino a che non arrivò davanti al suo volto. – Questa festa sarà pazzesca, sapete? Ne parla chiunque. I ragazzi del football si stanno già organizzando con dj ed alcool. – cambiò discorso abilmente, troncando sul nascere qualsiasi polemica Talia fosse pronta a lasciar uscire dalle labbra.
Luke sollevò un angolo delle labbra in un ghigno furbo. – Sono un veterano; sia per l'università che per queste feste e, credetemi, è praticamente impossbile che qualcuno batta la festa di Chuck Bucker. – Proseguì quando vide le espressioni confuse degli amici. – L'ha organizzata a luglio dell'anno scorso. Era all'ultimo anno e si era laureato da poco, quindi voleva festeggiare. Aveva questa casa megagalattica con piscina e depandance dove aveva allestito un palco per la musica dal vivo, uno per il dj e un piano bar con tanto di barista. – Sbarrò gli occhi come se quello avesse potuto garantirgli una versione ulteriormente convincente. – Capito? Niente birre del cazzo o drink con troppa vodka e troppo poco succo di frutta. Un vero barman che faceva tutto gratis. Sono girate voci che dicevano avesse speso tutti i cazzo di soldi della laurea per quella merda.
Talia corrugò la fronte, prendendo un sorso generoso del suo drink, rubando solo dopo un pezzo del muffin di Luke, troppo concentrato sulla sua storia per potersi arrabbiare.
- La musica era pazzesca, la piscina anche. Ragazze dappertutto e camere con letti meravigliosi – continuò, evitando sistematicamente lo sguardo di Talia che, insistente, continuava a trapassargli la tempia con le iridi elettriche. – Quella festa è durata per due giorni interi – disse facendo il numero con le dita. – Ma era tossica da morire. È girata tanta di quell'erba che la gente ha sclerato. La casa era distrutta e, dopo quei due giorni di festa, Chuck Bucker è sparito dalla circolazione. Probabilmente è finito in qualche centro di riabilitazione – decise, poggiandosi poi allo schienale della sedia in legno. – I genitori erano vecchio stampo ed erano partiti per le Maldive o posti simili. In ogni caso, la festa migliore del secolo. Kayla e il resto delle cheerleader sono brave ad organizzare feste ma, credetemi, niente potrà battere quella festa.
Percy sollevò le sopracciglia scure, fischiando di ammirazione. – Cazzo. Sembra forte – decise.
Luke annuì un paio di volte con veemenza, prendendo il muffin e addentandolo quasi per metà. – Puoi dirlo forte, figliolo.
Il moro sorrise, prendendo un altro sorso dalla sua tazza. – Comunque, sono tutti eccitati per la festa di Kayla. Oggi, in corridoio, le ragazze stavano blaterando sui ragazzi che avrebbero dovuto farsi e suoi vestiti che metteranno – sbuffò nel momento stesso in cui Luke sbarrò gli occhi, protendendosi verso di lui e guardandolo come avrebbe guardato la persona più stupida del pianeta. – Voglio dire – continuò, senza neanche rendersi subito conto del silenzio tombale sceso sul loro tavolo. – Siamo a malapena ad inizio novembre e le ragazze si sono già prese un vestito nuovo. Un vestito nuovo, capite? Per una festa! – esclamò ridendo, guardandosi attorno nell'istante stesso in cui si rese conto che gli amici non stessero affatto ridendo con lui. – Che..
Luke si passò stancamente una mano sul viso, come se stesse avendo a che fare con un bambino molto stupido. – Ti ho mai detto quanto tu sia un coglione?
Percy corrugò la fronte, confuso, mentre Talia ed Annabeth continuavano a guardarsi dritte negli occhi. Erano talmente immobili che sembrava stessero affrontando una battaglia mentale accesissima.
Talia si alzò con veemenza, facendo strisciare con forza la sedia sul pavimento di legno dello Starbucks. Afferrò la tazza con forza e Percy giurò, con assoluta certezza, che avesse finito qualsiasi cosa stesse bevendo in quell'unico sorso.
- Ti ho mai detto quanto tu sia un emerito coglione?
- Andiamo, bionda. – Disse Talia risoluta, battendo le mani quando Annabeth si alzò, scivolando via dal divanetto sul quale era seduta. – Dobbiamo andare a fare shopping.
Percy sbarrò gli occhi, spostando le iridi verdi in quelle azzurre di Luke che, assottigliate in due fessure, sembravano molto intente nel tentare di incenerirlo seduta stante. Il biondo aprì la bocca per parlare ma il ragazzo davanti a lui lo precedette, annuendo un paio di volte, passandosi entrambe le mani tra i capelli scuri. – Sono un emerito coglione.
- Forza, voi due! – esclamò Talia dando un paio di colpo al braccio di Luke mentre Annabeth intrecciava le dita alle sue. – Dobbiamo andare a prendere il vestito prima che i negozi chiudano!
Talia scostò le tende rosse con veemenza, uscendo dal camerino a piedi nudi e dando le spalle allo specchio davanti a lei per guardarsi il sedere nel vestito scuro che le segnava bene le forme. Era bello. Le fasciava le cosce come se le fosse stato cucito addosso e le scopriva buona parte del busto, intrecciandosi dietro al collo, perfettamente elaborato sulla schiena.
Lukesi alzò di scatto dal pouf sul quale era seduto, mettendole le mani sulle spalle e facendola girare. La spinse verso il camerino,ignorando le proteste. La tenne ferma con una mano sulla spalla,cercando di tirare la tenda con la mano libera mentre Talia si dimenava dalla sua presa ed imprecava. – Tu, con quello, non vai da nessuna parte. – Disse risoluto, osservando la schiena di Talia dallo specchio e il sedere fasciato dal tessuto leggero. –Cristo, non esiste proprio – mormorò, passandosi una mano sul volto. Sembrava sul punto di svenire. – Praticamente ti vedo il sedere! E se lo posso vedere io, lo potranno vedere tutti! –realizzò in quel momento, sbarrando gli occhi, puntando con più forza la mano sulla schiena di Talia, afferrando con quella libera un lembo della tenda del camerino. – No, non esiste proprio. Ti prego,provane un altro. Ti prego. Ti prego – la implorò, fissandola disperato nelle iridi elettriche. – Percy, aiutami! – chiamò l'amico non appena lo intercettò con la coda dell'occhio. – Mi sta per venire un infarto.
Il moro scostò la tenda, apparendo davanti a Talia in quel momento,reggendo un vestito rosso nella mano destra. Corrugò la fronte confuso per tanto rumore ma solo quando lanciò uno sguardo allo specchio, sbarrò le palpebre, scioccato.
- Questa situazione è ridicola – decise Talia, incrociando le braccia sul petto con rabbia. – Non posso credere che questa conversazione sia reale.
- Forse – Percy si passò la mano libera tra i capelli scuri. – Forse dovresti mettere un vestito che ti copra leggermente di più. – Disse, decidendo di accentuare il tono sull'avverbio, giusto per essere certo che l'amica non lo uccidesse in quel momento.
Talia sbuffò. – Cambiamo negozio, allora. – propose scocciata, lanciandosi un'occhiata oltre la spalla per potersi nuovamente guardare la schiena. Quel vestito le stava bene, non le importava di ciò che stessero dicendo i due ragazzi.
Luke sbarrò gli occhi, poggiandosi con la spalla allo stipite del camerino. Quello era almeno il quinto negozio che giravano, forse non era psicologicamente pronto per un sesto.
- Se quel vestito ti piace, prendilo – intervenne Annabeth. Gli anelli della tenda del camerino tintinnarono, suggerendo che lei fosse appena uscita.
Talia passò tra Luke e Percy raggiungendola ed osservandola. Annabeth indossava un body blu scuro che le fasciava il fisico snello e una giacca di seta, ugualmente blu sopra che -ovviamente- non lasciava spazio per l'immaginazione. Le gambe lunghe erano ben visibili da sotto quella stessa giacca grazie ad una cintura le accentuava la vita stretta. – Cavolo! – esclamò la mora, andando verso di lei. – Sei una favola! – disse sincera.
Annabeth sorrise, spostandosi i capelli lungo la schiena ed osservandosi davanti allo specchio. – Non lo so. Non è esattamente il mio stile ma la commessa dice che adesso va di moda e che su di me sarebbe stato perfetto.
Talia la affiancò, sollevandosi i capelli sulla nuca. – Ed aveva ragione! Sei uno spettacolo. Ragazzi che ne.. – spostò lo sguardo sui due amici dietro di lei, scoppiando a ridere solo quando vide Percy, bianco come un cencio, sbarrare gli occhi, lasciando cadere a terra il vestito rosso che aveva stretto nella mano destra fino a quel momento, portandosi le dita tra i capelli scuri.
- Luke, credo stia venendo un infarto anche a me.
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