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'Cuz you make me strong

A Luke piaceva Talia.

A Luke Talia piaceva così tanto che i suoi sogni (solitamente a luci rosse) erano sempre costellati dei suoi occhi. Di quelli che brillavano sempre un po' di più quando rideva. E delle labbra,sottili e chiare che si stendevano poco spesso, scoprendo i denti e facendogli mancare un paio di battiti ogni volta che sorrideva.

Non aveva idea del perché non l'avesse ancora sbattuta al muro,cingendole il volto lentigginoso tra le mani e baciandola l'istante dopo. Non aveva idea del perché non l'avesse fatto e, rigirandosi nel letto un altra volta, sistemandosi il duvet caldo sul torace nudo mentre un temporale infuriava fuori dalla finestra, si rese conto che il perché lo sapeva eccome.

E quando quella consapevolezza lo colpì in pieno stomaco, si dovette anche trattenere dal gemere di frustrazione.

La verità, era che aveva così tanta che se la sarebbe potuta fare nei pantaloni ogni volta che Talia lo guardava, che gli sorrideva e che rideva. Perché gli piaceva così tanto che quell'emozione estremamente nuova per lui, che aveva sempre ritenuto i sentimenti fuori dalla sua portata, lo scombussolava così tanto da farlo sentire piccolo e debole abbastanza perché tentasse di tenersi lontano una persona che, alla fine dei conti, gli era già entrata sotto la pelle.

Perché Talia gli era piaciuta del primo giorno e non solo perché sapeva essere forte, ma perché sapeva essere abbastanza piccola e fragile da aver bisogno di un ragazzo dalle spalle larghe come lui per poterla proteggere, per poterla stringere ogni volta ne avesse sentito il bisogno.

Perché Talia lo rendeva forte e quello era così sbagliato e così giusto allo stesso tempo che lui non aveva idea di come comportarsi, non l'avrebbe mai saputo e questo lo spaventava. Abbastanza da non riuscire a capire il perché, alla fine, non l'avesse già stretta a lui, baciandola abbastanza da consumargli quelle diavolo di bellissime labbra rosee.

***

Talia diede uno sguardo al telefono, sbuffando quando si rese conto di essere in ritardo già di dieci minuti. Lo infilò nella tasca posteriore dei jeans e poi si passò una mano tra i capelli che Annabeth le aveva consigliato di tenere sciolti, camminando lungo i corridoi ampi e deserti, tenendo lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe consumate.

Il polso non le faceva più male ma, nonostante la doccia, la blu di Annabeth non aveva ancora lasciato la sua pelle. Sorrise mentre la riguardava, voltando un angolo per andare alla sua classe, passando davanti al bagno dei ragazzi.

Fu in quel momento che una mano forte si chiese attorno al suo avambraccio,tirandola all'interno dell'anti-bagno e strappandole un grido di spavento. Prima che potesse registrare realmente chi fosse il ragazzo che l'aveva trascinata contro le piastrelle chiare di un bagno piuttosto puzzolente, caricò il pugno, colpendo Luke alla mascella con più soddisfazione di quanto si aspettasse.

Quando poi si rese conto che il ragazzo che aveva davanti fosse effettivamente Luke, lo colpì al petto un'altra volta, accrescendola sua soddisfazione e strappandogli un gemito di dolore.

- Il primo lo capisco – esordì, abbozzando un piccolo sorriso quando    Talia sollevò un sopracciglio scuro. – Capisco anche il secondo.
La mora corrugò le braccia sul petto. - Dio. Non potevi chiamarmi come fanno le persone normali? – borbottò, poggiando i fianchi al muro del bagno solo perché reggere quello sguardo azzurro si stava dimostrando più difficile del previsto.    
Luke si passò una mano tra i capelli, sorridendo ancora. – Mi avresti    risposto o ti saresti davvero fermata?    
Talia ci pensò per un secondo, sospirando l'attimo dopo. – Touché –    ammise a quel punto, incrociando le gambe. – Cosa vuoi? – domandò alla fine, imponendosi di non scordare che lo odiava perché si era lasciato toccare da quella sciaquetta con così tanta    facilità.    
- Chiederti scusa – disse il ragazzo con voce calma nonostante il leggero tremore alle mani tradiva il nervosismo e la necessità di ficcare una qualche battuta che, però, gli avrebbe sicuramente    garantito un alto pugno.    
Probabilmente alle palle.    
Il polso di Talia prese a pulsare in quel momento ed incrociò le braccia con più forza sul proprio petto. – A cosa lo devo? – domandò scettica, ignorando il cuore che le batteva forte nella cassa toracica e la voce nella sua testa che -ad ogni costo- voleva spingerla a portare lo sguardo su quelle belle labbra tutte da baciare.    
Luke prese un respiro, passandosi la mano tra i capelli biondo sabbia    ancora una volta e Talia chiuse gli occhi per un istante, imponendosi di smetterla di guardarli e di desiderare che, quella stessa mano che stava torturando le ciocche corte fosse la propria.    
Scosse la testa, imprecando così forte dentro di lei che, dopo qualche    secondo, si rimproverò anche.    
- Per ieri. Non dovevo lasciare che Amberly flirtasse così e..   
E Talia scoppiò in una risata talmente forte che rieccheggiò tra i muri del piccolo bagno. Sciolse le braccia prima intrecciate sul petto, puntando un dito contro Luke e lottando contro tutti gli    istinti che la spingevano a colpirlo di nuovo. – Tu pensi davvero che mi abbia fatto male vedere una cosa del genere? – rise ancora evitando di guardare gli occhi di Luke perché, lo sapeva bene, se l'avesse fatto tutte le sue fortezze sarebbero inesorabilmente    crollate. – A me non frega un cazzo. Né di te né di quella Ambra..    
- Amberly – la corresse Luke indistintamente, sbarrando gli occhi    quando si rese conto di quello che aveva effettivamente fatto.    
Talia spalancò i suoi, prima di ridurli in due fessure cattive, facendo un passo verso Luke e puntagli un dito sul petto talmente forte da costringerlo a muovere un passo all'indietro. – Non mi importa! Non mi frega niente né di quella bionda tinta né di te! Non mi    importa di persone come voi due. Non mi importa e non mi importerà mai nulla! – tuonò, continuando a spingere il dito sul petto di Luke, costringendolo a muovere un altro passo all'indietro. –    Perché ho mangiato abbastanza merda nel corso della mia vita che,    onestamente, sentire anche te che mi rivolgi scuse infondate, mi fa    incazzare più di ogni altra cosa al mondo! – lasciò cadere la mano lungo il fianco e poi rise, gettando la testa all'indietro e passandosi nervosamente una mano tra i capelli scuri. – Scusa    perché quella ragazza ha flirtato con te! Sei davvero così vuoto da pensare che il mio problema fosse..    
Ma non finì mai la frase perché Luke le aveva già chiuso il volto tra le mani grandi, immergendo le dita tra i capelli scuri, premendo le labbra sulle sue e privandola di ogni possibilità di poter    parlare ancora.    
Talia tenne gli occhi sbarrati per pochi istanti, chiedendosi mentre il suo    cervello e i suoi ormoni davano forfait, se stesse succedendo davvero. Quando poi Luke la spinse contro il muro, schiacciandola col suo corpo e schiudendole le labbra con la lingua, smise direttamente    di pensare.    
Chiuse gli occhi e si aggrappò alla sua maglietta mentre le gambe le    cadevano e la lingua di Luke le esplorava la bocca lentamente, come    se avesse tutto il tempo del mondo per farla morire in quella maniera.   
Le gambe le cedettero ancora una volta e prima che potesse realizzarlo, Luke smise di cingerle il volto, abbracciandole la vita e    premendosela contro al petto, stringendola forte e spingendola ad    inclinare il capo per avere un accesso maggiore alla sua bocca.    
Le baciò le labbra ancora una volta, premendole poi sulla punta del naso lentigginoso e baciandole il piccolo sorriso che non le scopri i denti.    
-  No. Lo so che non è stato quello il tuo unico problema – rivelò in un sussurro, poggiando la fronte alla sua e guardandola negli occhi blu elettrico.    
Poteva sentire il suo cuore battere così velocemente?    
- E mi ero preparato un bel discorso, stanotte. Uno di quelli che    riuscirebbero a stupire anche la persona più cinica – sorrise,    rafforzando dolcemente la presa attorno alla sua vita. – Che saresti tu, per l'esattezza.    
Talia rise e prima che potesse scomparire dal suo volto, Luke la baciò    anche quella risata.    
Talia gli cinse il collo con le braccia, sollevandosi sulla punta delle scarpe rovinate, spingendosi verso di lui un po' di più, schiudendo le labbra contro le sue, sorridendo quando Luke la premette ancora una volta contro al muro, lasciando che le loro lingue potessero roteare assieme, togliendosi il fiato.    
Le mani grandi si aprirono sui suoi fianchi e Talia seppellì le proprie tra i capelli biondo sabbia, stringendoli in un pugno, gemendo per l'impeto del bacio quando Luke inclinò il capo, dando di più e pretendendo di più.    
- Cristo – mormorò allontanandosi, sorridendo davanti alla smorfia di Talia, scontenta del contatto che le era stato privato. – Mi sono distratto. – E quando Talia provò a ridere, Luke scosse la testa, fulminandola con lo sguardo chiaro. – Non provare neanche a    ridere. – La minacciò, e Talia si morse il labbro, facendogli sbarrare gli occhi. – Vaffanculo tutto – esclamò, attaccando le sue labbra ancora una volta, strappandole una risata che morì nel momento stesso in cui ripreso a baciarsi con impeto, consumandosi e    amandosi così tanto che, quando ci pensarono per un solo istante, gli fece anche paura.    
Fu Talia la prima ad allontanarsi quella volta, con uno schiocco che e strappò un sorriso, osservando le labbra arrossate di Luke e stringendogli dolcemente i capelli tra i pugni. – Sembrava un bel discorso. Voglio sentirlo – disse invece e Luke rise, chinandosi su di lei per poterle baciare il naso, facendoglielo arricciare    teneramente.    
-  Avevo preparato un bel discorso, questa notte.    
Talia piegò la testa da un lato, facendo scorrere le mani fino al suo collo, modellandole poi contro la sua pelle. – E poi che è successo?    
- Poi ti ho visto ed ho dimenticato tutto.    
In tutta risposta, Talia si sporse verso le sue labbra ancora una volta, prendendogli il viso tra le mani piccole e sorridendo mentre, in un bagno che odorava di pipì e fumo, loro riprendevano a baciarsi ancora.    
***
Quando Annabeth e Percy videro Talia e Luke entrare in mensa, lui con un    braccio sulle sue spalle, sorrisero automaticamente.    
- Hanno fatto pace, finalmente – fece il moro felice mentre guardava i due amici che parlavano e sorridevano. Pensò che fossero soltanto amici finché non vide Luke che, con una naturalezza spaventosa, si voltava verso Talia, posando le labbra sulle sue.    
Percy sputò l'acqua che stava bevendo in faccia a quella Amber o Abigail o chi se ne frega, senza neanche preoccuparsi di chiedere scusa    mentre continuava a guardare i due ragazzi che camminavano verso il    loro tavolo, parlando di Dio solo sapeva cosa.    
- Come va? – domandò Luke, scavalcando la panca e sedendosi come se non avesse appena baciato Talia davanti a tutta la cavolo di mensa.    
Talia alzò gli occhi al cielo con un sorriso. – Che c'è? – chiese,    osservando i volti di Annabeth e Percy che erano indecise se urlare o ridere.    
Il moro indicò prima Luke e poi Talia almeno un paio di volte prima di    parlare. – Vi siete baciati – disse, ma suonò più come una domanda che come un'affermazione di ciò che aveva visto solo qualche secondo prima.   
Luke gli batté le mani un paio di volte davanti al viso, – Si, sai, ogni tanto capita. Hai presente, mamma e papà che si vogliono tante bene? Prima incrementare il volersi bene e far portare un bambino da una bella cicogna bianca, si baciano.    
Percy si guardò con Annabeth prima di riportare lo sguardo sui due ragazza. – Quindi – corrugò la fronte. – Vi state, tipo,    frequentando? – sbuffò, prendendo il panino tra le mani e dando un morso generoso. – A presso a voi due mi toccherà andare da un    analista.    
– No, non ci frequentiamo. Ma Luke mi ha baciato perché voleva fare    esercizio – prese a fare un paio di smorfie con la bocca e Percy sollevò il dito medio davanti al suo volto, strappandole un sorriso.    
- Ce l'avete fatta finalmente – sorrise la bionda tranquilla, riprendendo a mangiare come se non fosse successo niente.    
Talia sorrise, sporgendosi verso il piatto di Percy per potergli prendere    una patatina. La soppesò tra la dita, osservandola rimbalzare mentre la teneva tra l'indice e il pollice, sollevando poi le spalle e mangiandola in un sol boccone. – Voi dovreste mettervi assieme – decise con la bocca ancora piena, ignorando le guance rosse di Annabeth e lo sguardo omicida di Percy. – Così facciamo le uscite a quattro ed anche Annabeth perde la verginità.    
Talia si sbatté una mano sulle labbra il secondo dopo che si rese conto di quello che aveva detto, mordendosi il labbro inferiore e portando gli occhi in quelli di Annabeth che, intanto, tossiva l'acqua che le era andata di traverso.    
Percy le tolse il bicchiere dalla mano, scuotendo la testa e portando lo    sguardo arrabbiato su Talia.    
– Merda. Scusa, Annabeth. – Le regalò un sorriso imbarazzato, cercando gli occhi grigi che la ragazza continuava a tenere stoicamente puntati sul piatto. – Sono un'idiota. Mi dimentico che non sei più vergine.    
Annabeth scosse la testa, tossendo un altro paio di volte per essere sicura    che avesse espluso tutta l'acqua. – Non c'è problema – mormorò, sorridendo, portando lo sguardo su Talia solo in quel momento.    
- Che poi, chi è stata la tua prima volta? – domandò Luke curioso, portandosi alla bocca qualcosa che somigliava vagamente a carne.    
Annabeth si passò una mano tra i capelli, i ricordi che la rendevano    schiava, un passato dal quale non sarebbe mai potuta fuggire, una    merda che non avrebbe mai potuto dimenticare.   
E pensò. Pensò sul serio a cosa dire. Pensò se fosse il caso di aprirsi, se fosse il caso di aprirsi su qualcosa non aveva mai detto a nessuno, stringendo il bordo del tavolo così forte che le nocche sbiancarono. Tenne gli occhi sbarrati, puntati davanti a sé, trafitti da due ricordi che l'accecarono, piegandola davanti a un dolore che era ancora troppo forte.    
Quando poi una lacrima le cadde sul palmo della mano, si rese conto di star    piangendo.    
- Annabeth.. – mormorò Luke mentre lei si asciugava velocemente le    guance. – Mi dispiace, io non pensavo..     Ma lei scosse la testa con un sorriso. – Va.. va tutto bene, tranquillo – evitò lo sguardo di Percy che non le aveva tolto gli occhi di dosso e per un attimo riuscì a reggere il confronto con gli occhi di Talia, solo per un attimo prima di alzarsi e scavalcare la panca all'indietro. Fece il giro del tavolo, andando verso la porta , voltandosi poi verso gli amici e indicandosi alle spalle con    il pollice e un sorriso che tentava di mascherare come stava davvero. – Devo studiare – abbozzò una risata. – Ho un test di chimica e non sono molto brava.
Balle, pensò Percy, lei è brava in tutto.
- Ci vediamo dopo – salutò e poi corse via, dando le spalle ai suoi tre amici che, inermi, non avevano idea di che diavolo avrebbero dovuto o potuto fare.    
Quando Talia provò ad alzarsi, Percy era già scattato via.   
Dove diavolo sei? Pensò il ragazzo mentre Annabeth non si trovava da nessuna parte.
Aveva cercato dappertutto. Nella sua camera, in biblioteca, nei laboratori. Era persino entrato nel bagno delle ragazze, ignorando gli insulti di una che si truccava e dell'altra che, stringendo un assorbente arancione nella mano destra, aveva lanciato un urlo alla sua vista.
Si passò una mano tra i capelli, fermandosi davanti alla porta principale e chiudendo gli occhi mentre tentava di pensare lucidamente.

"Devi ricordarti,Kid, che anche gli avversari più forti hanno un punto debole" gli sorrise Jake, chinato per stare alla sua altezza, sorridendogli mentre, col pollice, gli toglieva il sangue che stava perdendo dal naso.

"Come faccio a vincere?" domandò Percy con l'ingenuità di un bambino di appena tredici anni.

Gli occhi di ghiaccio di Jake si illuminarono e poi tornò in piedi senza smettere di sorridere, "A volte, si tratta solo di fare affidamento all'istinto. Altre volte, invece, si tratta solo di tanta tanta fortuna. Ma, praticamente sempre, si tratta di guardargli gli occhi.Quelli non tradiscono mai." gli assicurò, facendogli l'occhiolino.

Percy annuì fiero e poi il suo stomaco brontolò, costringendolo a portarci una mano sopra.

Jake gli passò un braccio attorno alle spalle, "andiamo Kid, Chris e Josh avranno sicuramente preso qualcosa per pranzo".

Percy strinse i pugni a quei ricordi, ma poi fece esattamente cosa gli aveva detto Jake. Chiuse gli occhi, rilassò i muscoli e pensò a tutti i posti dove aveva cercato Annabeth, talmente scontati  banaliche era logico una ragazza furba come lei non avesse neanche guardato. Pensò a quegli occhi di tempesta che.. sbarrò i suoil'attimo dopo, puntando le iridi verdi verso l'esterno, osservando lapioggia che bagnava i vetri e il cielo grigio carico di nuvole.

Ecco dov'era.

Uscì dall'edificio prima che potesse pensarci un po' di più, schermandosi gli occhi col braccio nella speranza di poter vedere meglio tra la pioggia che scrosciava forte, bagnandolo completamente in pochi secondi.

Imprecòper un paio di secondi, guardandosi attorno e cercando di scorgere la figura di Annabeth.

- Dove sei? – fece, saltellando per il nervoso e spostandosi i capelli completamente bagnati dalla fronte che gli impedivano la vista già di per sé scarsa.
Stava per entrare in panico quando si ricordò di quello che gli aveva detto Jake e si decise a stringere forte i pugni e pensare con lucidità e obbiettività per un secondo.    
Poteva farcela.    
Sinistra.
Sentiva che era lì che doveva andare, dalla parte opposta alla piscina e alla palestra.    
Corse veloce, stando attento a non cadere a causa del prato bagnato mentre i vestiti si appesantivano sempre di più e mentre la sua vista    peggiorava terribilmente.    
Corse ancora lungo quasi tutto il perimetro frontale del college, e quando stava per tornare indietro e cercare Annabeth altrove, sicuro di    aver fatto un buco nell'acqua, scorse una figura esile, il golfo bianco, i jeans aderenti e i capelli biondi e bagnati che le aderivano alla schiena mentre camminava, incurante della pioggia.
- Annabeth – mormorò mentre l'adrenalina gli scorreva nelle vene,    potente, spingendolo a correre sempre e sempre di più.    
La chiamò quando le fu a qualche centimetro di distanza e lei si voltò di scatto, sentendolo solo in quel momento a causa del suono della    pioggia.    
Percy la osservò. Osservò il suo corpo bagnato e terribilmente infreddolito.    
Osservò i suoi occhi grigi e tristi, rossi di pianto anche se, un osservatore un po' meno attento non avrebbe potuto dirlo.    
Osservò le spalle basse e strette.    
Osservò le dita rossa per il freddo che si contraevano continuamente in un tic nervoso.    
- Annabeth – mormorò piano, allargando un po' le braccia, il tanto    che bastava perché la ragazza ci si potesse buttare dentro con un    singhiozzo.    
Percy la strinse a sé, la strinse forte come se ne andasse della sua vita    stessa mentre la pioggia non sembrava più un problema, ma anzi, solo compagna di quell'abbraccio che tolse il fiato ad entrambi.    
Annabeth strinse la felpa di Percy tra i pugni mentre rabbrividiva e    singhiozzava e mentre si faceva sempre più vicina al petto del moro, quasi cercando quella protezione che non aveva mai avuto, quella protezione che non aveva mai sentito, quella casa che    desiderava da sempre e che in quel momento, era certa di aver trovato.    
Seppellì ancora di più il viso nel petto del ragazzo appena lui le lasciò un bacio tra i capelli e le posò il mento sulla testa, stringendola ancora di più a sé, quasi a volerla proteggere da sé stessa.
- Va tutto bene – le mormorò mentre lei piangeva ancora, certa che mai, in diciannove anni di vita, avesse ricevuto un abbraccio del genere.    
Era uno di quegli abbracci pieni.    
Uno di quegli abbracci che ti lasciano il vuoto dentro da colmare il secondo dopo.    
Uno di quegli abbracci che nonostante il freddo, ti riscaldano dentro.    
Uno di quegli abbracci che ti rende più forte, perché Annabeth, in quel momento, fu sicura che Percy Jackson la rendesse più forte.    
La  rendeva più forte con un sorriso.    La rendeva più forte con una battuta stupida che faceva comunque ridere.     La rendeva più forte con i sorrisi, con le dita che la sfioravano con discrezione.
Ed Annabeth sorrise contro al suo petto mentre, per essere forte e per poterlo toccare, non aveva più bisogno di ripetersi di non sclerare. Non aveva più bisogno di convincersi a non scappare via a gambe levate perché Percy la rendeva forte e lei non aveva più    paura.
Percy posò il mento sulla sua testa, avvolgendole la vita con una stretta    più sicura mano a mano che i muscoli di Annabeth si scioglievano contro al suo petto.    
E la pioggia continuava ad infuriare su di loro ed attorno a loro senza dargli fastidio perché, mentre si stringevano, si erano chiusi da tutto il resto.    
Annabeth chiuse gli occhi, stringendogli la felpa tra le dita, godendosi le braccia forti che le tenevano ferma contro al petto ed il mento che, posato sulla sua testa, sembrava non avesse intenzione di spostarsi da lì.    
E lei si sentiva così protetta e così felice che il peso sul cuore sparì con la stessa velocità con la quale arrivato, facendola    sorridere.    
Tu mi rendi forte.    
Cazzo, questo faceva paura davvero.

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