CAPITOLO 5
⬇️Leggete lo Spazio Autrice, è importante⬇️
*********************************************
<<Mi raccomando, avvisa appena sei arrivata>> mi ammonisce mia madre prima di sporgersi e abbracciarmi forte.
Tra un'ora metterò un confine tra la mia vecchia vita e la mia nuova vita e la cosa mi preoccupa abbastanza.
So per certo che i fantasmi non svaniranno mai.
<<Se non mi lasci andare mi fai arrivare in ritardo>> dico la prima cosa che mi viene in mente per staccarmela di dosso.
<<Oh si scusa>> e si allontana non prima di avermi sistemato il colletto della camicia bianca senza maniche con i bordini neri che ho deciso di indossare il primo giorno di college insieme ai jeans strappati aderenti e alle decolleté nere.
<<Dai vieni che ti aiuto a mettere la valigia in macchina>> mi dice Sofia prima di allontanarsi con il mio bagaglio tra le mani.
<<Ok allora ci sentiamo>> dico ad entrambi i miei genitori prima di allontanarmi da loro.
<<Fai buon viaggio, avvisa>> urla da lontano mio padre che come al solito si è limitato ad un abbraccio veloce prima di passarmi come una palla a mia madre.
Senza rispondergli e annuendo con la testa alzando gli occhi al cielo, non prima di essermi girata, arrivo alla macchina dove trovo Sofia che non la smette di ridere, forse per l'espressione della mia faccia.
<<Oh avanti, se non rido adesso non rido più. Non sai quanto ti invidio, vorrei poter venire con te ma dovrà esserci qualcuno che li sopporti>> mi risponde facendomi ridere.
<<Ti faranno santa, già lo so>> e nel mentre mi slancio verso di lei e la stringo forte a me.
Non voglio separarmi da lei.
E' il mio tutto.
E' mia madre.
E' mio padre.
E' la mia famiglia.
<<Avvisami subito appena arrivi in dormitorio. Ci sentiremo tutti i giorni, mi racconterai delle lezioni e delle persone che frequenterai, specialmente dei ragazzi>> e alza le sopracciglia con fare allusivo mentre mi dà una gomitata amichevole.
<<Si certo. Io e i ragazzi siamo su due poli opposti, in poche parole le nostre strade non si incontreranno mai, e poi la nonna aveva ragione : gli uomini vengono da Marte>> e faccio ridere entrambe ancora di più, come se non lo stessimo già facendo sotto gli occhi indiscreti dei miei.
<<Si certo, ne riparleremo tra un po' di tempo. Stai attenta e salutami Andrew anche se non lo conosco>> e facendomi l'occhiolino mi supera lasciandomi esterrefatta.
<<D'accordo>> e mi affretto a prendere il posto di guida in macchina.
<< Divertiti e fai buon viaggio>> mi risponde con il sorriso prima di andare verso i miei genitori che sono ancora sulla soglia di casa che ci guardano con delle facce che non riesco a decifrare.
Scuotendo la testa e continuando a ridere accendo il motore prima di uscire dal vialetto di casa e saluto velocemente con la mano Sofia e mia madre che muovono la mano a destra e sinistra a differenza di mio padre che fa un sorriso tirato.
Al diavolo lui.
Al diavolo le sue regole.
Al diavolo il suo mondo.
Adesso sono libera.
Libera di fare quello che voglio.
Libera di scegliere.
Libera di pagare le conseguenze delle mie scelte.
Libera di godermi la vita.
Mettendo le note di Can't Stop Dancin di Becky G esco dalla zona di cui abito e mi immetto nell'interstatale HWY- 97 N che mi porterà ad un nuovo inizio, o almeno in parte.
Andando al college mi sono posta due obiettivi : frequentare le lezioni per diventare ciò che ho sempre sognato e sapere la verità, sperando che essa non prenda il sopravvento e diventi il mio punto focale, anche se alla fine lo è.
Anche se è prima mattina ho sonno, non sono una ragazza che si sveglia all'alba ma neanche una che si sveglia a mezzogiorno.
La musica è l'unica cosa che mi fa tenere gli occhi aperti ma non solo.
INIZIO FLASHBACK
<<Grazie per avermi fatto vedere il tuo posto speciale>> mi ringrazia Andrew accostando la macchina di fronte al marciapiedi di casa mia.
<<Grazie a te per essere stato lì ad ascoltarmi>> gli rispondo sorridendogli.
<<Sai, credo di aver cambiato opinione su di te e avevo ragione : i giornali raccontano una marea di cazzate>> dice facendomi ridere di gusto.
<<Beh sono contenta che tu ti sia ricreduto>>
Ci sorridiamo entrambi, ma c'è qualcosa che...
<<Io sono stata sincera con te, o almeno ti ho detto una parte del racconto, ma tu? Non mi hai detto niente di te>> osservo cercando di andare con i piedi di piombo.
<<Sai tutto di me, non c'è nient'altro>> mi risponde mentre gira la testa guardando davanti a sé, come se non volesse farmi vedere il suo viso, o la sua espressione.
<<Sicuro?>> gli chiedo forse tirando troppo la corda.
<<Ho detto di si cazzo>> mi urla contro tendendo sempre di più la mascella e facendomi fare un piccolo salto sul sedile.
E' la prima volta che lo vedo arrabbiato e la cosa non mi piace affatto.
Non mi fa sentire al sicuro.
Non mi fa sorridere.
Mi rattrista.
Mi fa venire i brividi.
E non di piacere.
Mi fa tremare le mani.
Mi fa venire la pelle d'oca.
Mi costringe ad aprire la portiera della macchina per mettere più distanza possibile da lui.
<<Chloe aspetta>> urla dalla macchina anche se sento i suoi piedi che battono sull'asfalto, ma io sono più veloce e anche se so che sono le undici inoltrate decido di entrare dalla porta d'ingresso sperando che nessuno si accorga.
Camminando in punta dei piedi riesco a raggiungere la mia camera e svestendomi velocemente mi metto in pigiama e mi infilo sotto le coperte, non prima di aver spento il telefono che non ha smesso un secondo di vibrare da quando sono tornata a casa.
FINE FLASHBACK
Mamma per una volta ci ha visto giusto : Andrew non mi ha detto tutta la verità.
Mi ha parlato di tutto : della sua famiglia, dei suoi fratelli, dei suoi hobby e di tanto altro, ma mai del perché va dalla dottoressa Weber.
Anche io ho le mie colpe, e la prima è che sono stata proprio una cretina ad essermi smollata ieri sera con lui.
Io so che lui sa cosa è successo e il perché del mio comportamento.
Ieri sera quando sono rincasata avevo una mezza idea di fare le mie ricerche ma il sonno ha preso il sopravvento, e poi non volevo rischiare di alzarmi con le occhiaie che toccavano terra.
Mentre sono intenta a cantare Despacito il mio telefono vibra per avvisarmi che mi è appena arrivato un messaggio, e mentre armeggio con la mano nella borsa per recuperarlo inizio a parlare da sola : <<Certo che se mi dovessero beccare i vigili con il telefono in mano altro che multa, mi ritirano la patente e la macchina>> mi ammonisco da sola.
Andrew
<<Buongiorno, avvisami appena arrivi. So che hai letto i messaggi che ti ho mandato tutta notte e te lo ripeto : mi dispiace per aver reagito in quel modo, ti dirò tutto quando troverò il coraggio, te lo prometto>>
Perché?
Perché non dirmelo subito?
Certo, io non gli ho detto tutto, però qualcosa è uscito dalla mia bocca a differenza sua.
Ha paura?
Di cosa?
Della mia reazione?
Lui sa di me.
Sa però quello che c'è scritto sui giornali.
Anche io ho paura.
Ma lui?
Cercando di riprendere il controllo della situazione continuo a guidare e nel momento in cui passo il cartello che mi indica il luogo del mio arrivo tiro un sospiro di sollievo.
Sembrano passati cinque minuti anziché un ora e mezza, ma adesso eccomi qui, ad aprire un nuovo capitolo della mia vita.
Accostando la macchina, solo per estrarre dalla borsa il foglietto con scritto le indicazioni che mi porterà alla destinazione vera e propria, prendo il telefono e metto il navigatore per orientarmi.
Per fortuna i dormitori non sono distanti dalla struttura dell'università e mentre sono intenta a guidare e guardare il navigatore contemporaneamente la mia testa non riesce a non vedere lo spettacolo che mi circonda.
Sono completamente in mezzo al verde, ci sono montagne che circondano il tutto come se facessero da scudo e allo stesso tempo ti portassero in un'altra dimensione, diversa dalla realtà.
Ci sono edifici in mattoni rossi, pavimentazioni in cemento grigio, alberi ad ogni angolo della strada e del complesso strutturale e soprattutto tante, tante persone.
Ci sono gruppi che scherzano tra di loro, ragazzi che rincorrono le ragazze, quelli che sono sdraiati sull'erba per prendere il sole visto che è una giornata stupenda e quelli che immergono le gambe in quella che sembra una fontana, ma non ne sono sicura visto che non ho una visuale perfetta.
Appena il navigatore mi segnala che sono arrivata alzo la testa e mi ritrovo davanti una struttura completamente bianca con le vetrate azzurre dal quale si intravedono i gradini che portano ad ogni piano.
Li conto appurando che il mio nuovo dormitorio è composto da cinque piani con quella che sembra una terrazza delimitata da una ringhiera in metallo che circonda l'intero tetto dell'edificio.
Con le gambe che tremano dalla paura e dall'emozione spengo il motore delle macchina ed esco per prendere la mia valigia e altre cose che mi sono portata da casa.
Da quel che ho capito mio padre ha pensato bene di farmi avere una coinquilina visto che secondo lui devo socializzare : all'inizio non l'ho presa bene perché ho bisogno dei miei spazi, dopo quello che è successo, ma tutto sommato non la vedo una cosa tragica, sperando vivamente che trovi la persona giusta e non...
<<Ehi ciao>> mi piomba di fianco una ragazza con i capelli rossi raccolti in una coda alta, occhi grandi e nocciola privi di trucco, carnagione molto chiara messa in risalto da un rossetto rosso fuoco, e molto alta visto i tacchi che indossa, ma nel complesso non gli stanno male visto che il loro color cipria si abbina perfettamente con il suo vestito beige con inserti bianchi.
<<Ehm ciao>> le rispondo incerta mentre scarico la valigia dal bagagliaio.
<<Non ti ho mai visto da queste parti, primo anno?>> mi chiede con il sorriso in faccia.
<<Si, sono appena arrivata>>
<<Fantastico, io sono Clara la responsabile del dormitorio femminile. Benvenuta alla University of British Columbia, se vuoi ti accompagno alla tua stanza così eviti di sbagliare strada>> e prendendomi alcune borse che ho in mano va verso l'entrata della mia nuova casa.
Ma siamo sicuri che sia ancora in Canada?
Non è che sono finita in un universo parallelo?
Perché sono tutti gentili?
Forse è l'aria di queste parti, non so.
Facendo finta di niente e apprezzando il suo benvenuto la seguo all'ingresso spoglio ad eccezione di un tavolino in legno con sopra un mazzo di tulipani, rari da trovare in questo periodo e in questa zona.
Aspettando che arrivi l'ascensore che mi porterà in camera noto un gruppo di ragazze scendere dalle scale alla mia destra e salutare calorosamente la mia guida e ignorando ovviamente me.
<<Le odio quelle oche giulive, le saluto solo perché sono cordiale altrimenti un bel calcio nel posteriore non glie lo toglierebbe nessuno>> dice prima di entrare nell'ascensore facendomi ridere.
Appena l'ascensore indica il terzo piano le porte si aprono e, spiaccicandomi alla parte di fondo, faccio passare prima Clara visto che non ho la minima idea di dove andare.
<<Ah scusa che stupida, io mi sono presentata e tu no>> dice mortificata fermandosi di colpo lungo il corridoio in legno con le pareti azzurro chiaro e delle lampade appese ai muri ogni cinque metri che emettono una luce soffusa.
<<Io sono Chloe piacere>>
<<Che bel nome>> mi risponde prima di continuare il tragitto e fermandosi davanti alla porta di una camera, la 3425.
<<Eccoci arrivate a destinazione. Allora prima di consegnarti la chiave ci sono alcune cose che devi sapere : non si possono fare rumori dopo le dieci di sera, quindi se devi andare a diverti o altro vai alle feste che organizzano gli studenti nei luoghi adibiti, il bagno come potrai vedere è già in camera e ti è andata bene visto che pochi anni fa le docce erano a parte. Penso di averti detto tutto, ci vediamo tra un'ora all'ingresso così ti faccio fare un giro del campus e andiamo a prendere il tuo orario delle lezioni, così spostiamo la tua macchina nel parcheggio dietro casa. Adesso vado così ti puoi ambientare, ci vediamo dopo>> e dopo avermi consegnato la chiave se ne va contenta e saltellando.
Altro che cambio d'aria, c'è qualcosa nell'aria ed è meglio che non vado a specificare.
Facendomi coraggio apro la porta con l'idea di trovare una ragazza punk con i tatuaggi, decorazioni nere su tutte le pareti e fumo, e invece.
<<Ciao, tu devi essere Chloe>> mi dice una ragazza alzandosi dalla sedia, su cui è seduta, con i capelli lunghi neri dritti come gli spaghetti ma arricciati sulle punte, occhi neri come la pece messi in risalto solo con del semplice mascara, abbronzata e vestita semplicemente con dei pantaloni della tuta blu e una maglietta bianca che mettono in risalto il suo fisico da runner.
<<Si>> le rispondo titubante non pensando di ritrovarmi davanti una ragazza acqua e sapone.
<<Io sono Charlotte, il piacere tutto mio. Primo anno giusto?>> mi chiede come per avere la conferma, infatti acconsento muovendo la testa su e giù.
<<Io sono al secondo. Vuoi una mano con quella?>> mi chiede indicando la valigia.
<<No tranquilla faccio io...>> le rispondo facendole un piccolo sorriso e mettendola sul mio letto a sinistra rispetto alla porta d'ingresso.
La stanza che mi hanno assegnato è stupenda : è completamente bianca ad eccezione di due righe azzurre al centro di cui non ne capisco il senso anche se a vederle bene non stanno male, ci sono due letti ad una piazza e mezza e una scrivania sul quale vedo già alcuni libri di testo, sicuramente della mia nuova coinquilina, una porta che penso porti al bagno e una piccola cucina dal quale si capisce che è stata usata, ma è lucidissima.
<<... che cosa studi Charlotte?>> chiedo spezzando la tensione che percepisco, almeno io.
<<Sto frequentando il corso di chimica ambientale, tu invece?>> mi ridomanda prendendo posto sul suo letto che è di fronte al mio.
<<Sul serio? Anche io>>
Questa si chiama botta di culo.
<<Oddio che bello, allora se vuoi ci possiamo aiutare a vicenda, devo dare ancora alcuni esami del primo anno>> mi propone battendo le mani.
<<Per me va bene>> le rispondo prima di entrare nel bagno per mettere via la mia roba.
Sembra quello di casa mia : rettangolare con due lavandini sotto il quale è situato un mobile dove metto le mie cose, uno specchio enorme e la doccia, il tutto piastrellato color beige.
Direi che è perfetto.
Finito di sistemare borse e valigia prendo la mia borsetta a tracolla color bianca, che ovviamente fa pendant con il mio outfit, ed esco dalla camera subito dopo aver cambiato le scarpe e indossando un paio di stivaletti estivi, senza tacco, marroni chiari con le borchie.
<<Vado con Clara che vuole farmi fare un tour del campus>> avviso la mia compagna di stanza.
<<Certo. Ti va stasera di andare a mangiare una pizza? Non ho fatto rifornimenti perché sono arrivata anche io stamattina e non ne ho avuto il tempo, poi domani vado o andiamo insieme a fare la spesa, come preferisci tu>> mi chiede con entusiasmo.
<<Certo ad entrambe le cose. A dopo>> e mi dileguo nel corridoio per raggiungere al pian terreno la responsabile del dormitorio.
E' strano.
Troppo strano.
E' una situazione che mi spaventa ma allo stesso tempo mi piace.
A primo contatto sembrano delle brave persone, però l'apparenza inganna.
Forse mi sbaglio.
Forse no.
E' la prima volta dopo un sacco di tempo che non ho contatto con le persone.
Fino adesso sono rimasta nella mia torre d'avorio e mi piaceva.
E forse mio padre ha fatto una cosa buona fino adesso.
Almeno per una volta.
Oh no.
Mentre scendo le scale prendo subito il telefono che ho nella borsa e come volevasi dimostrare il telefono comincia a vibrare tra le mie mani.
<<Sono arrivata adesso>> rispondo con una mezza bugia.
<<Si certo come no, ci crediamo tutti. Va bene signorina, ci sentiamo stasera così mi racconti. Ci penso io a dirlo ai tuoi che sei arrivata>>
<<Grazie mille Sofia ti adoro. A stasera>> e riaggancio prima di raggiungere Clara sulla soglia dell'edificio mentre è intenta a parlare con un gruppo di persone.
<<Perfetto, allora ci vediamo domani mattina per il discorso. Ciao ragazzi>> li dilegua subito appena mi vede arrivare.
<<Ciao>> le dico timidamente.
<<Ciao, spero tutto bene con Charly>> si assicura cercando di decifrare la mia espressione.
<<Direi di si, è una ragazza... cordiale>> le rispondo cercando di trovare l'aggettivo giusto.
<<E' super cordiale e poi è simpaticissima, non avrai sicuramente problemi con lei. Allora, spostiamo prima la macchina così poi ti faccio fare un giro del campus e andiamo in segreteria a prendere i tuoi orari per domani>> e sempre con il sorriso sulla faccia parcheggio nel posto giusto la macchina prima di iniziare il tour della mini città che ho di fronte.
Ogni passo che faccio sono sempre più convinta che sia stata la scelta giusta per me.
Questo posto è stupendo.
Da quello che mi racconta, e da quello che posso vedere, ogni edificio è strutturato da due a tre piani e per ogni facoltà c'è il necessario strumentario per far sì che gli studenti abbiano la possibilità di mettere la teoria in pratica.
Ad ogni angolo ci sono alberi, panchine, spiazzi per rilassarsi e quasi ogni edificio ha una fontana davanti come se avessero voluto creare quell'atmosfera speciale che ti fa venir voglia di entrare subito nella struttura.
<<Bene, il tour è quasi finito. Questo che hai di fronte è la sede centrale, per qualsiasi informazione o altro vieni direttamente qui. Vuoi che ti accompagni a prendere l'orario o->>
<<Tranquilla vado io, hai già fatto fin troppo per me>> la ringrazio prima di aprire l'enorme porta a vetro di fronte a me.
Appena entro mi accoglie un enorme ingresso sui colori del grigio e un bancone sul quale, dietro, sono seduti quattro persone, suppongo segretari, che svolgono il loro lavoro.
Non badando molto all'atmosfera in chiave moderna mi incammino subito verso una donna con lo chignon biondo talmente tirato che ho paura che le si strappino i capelli.
<<Buongiorno, vorrei ritirare l'orario delle mie lezioni per favore>> le chiedo cordialmente.
<<Lei è?>> mi chiede con tono distaccato e freddo.
Già la odio.
<<Chloe Morris>>
Appena le dico il mio nome i suoi occhi, che non si sono staccati per un secondo dallo schermo del computer, si scagliano subito su di me.
<<Morris? Lei è la sorella di Emily Morris?>> mi chiede stupita della cosa.
<<Posso avere i miei orari per favore?>> le richiedo con tono marcato.
<<Si certo>> mi risponde subito con la voce che trema, infatti scrive subito a manetta qualcosa sulla tastiera e voilà, i miei orari e una piantina del campus escono subito dalla stampante situata di fianco a lei.
<<Grazie>> le dico strappandole di mano i fogli e mettendo subito una certa distanza.
<<Ehi...>> mi richiama facendo voltare non solo me ma anche alcuni studenti intenti a parlare con gli altri addetti alla segreteria <<... mi dispiace per->>
<<Lo so. Arrivederci>> e mi congedo subito verso l'esterno dell'edificio in cui fortunatamente trovo ancora Clara.
<<Fatto?>> mi chiede mentre digita qualcosa sul telefono.
<<Si, devi farmi vedere altro o...>> e mentre parlo spero vivamente di poter tornare al dormitorio solo per dormire, è già tanto che non ho gli stuzzicadenti negli occhi per tenerli aperti.
<<A meno che non ti interessa la struttura sportiva, le confraternite e le sorellanze no>> mi risponde riportando l'attenzione su di me.
<<Io passo grazie, torno al dormitorio>> la informo cercando di non farla scappare per il tono freddo che ho usato fino adesso.
<<Ok, se ti ricordi la strada ci vediamo domani mattina per il discorso di inizio anno. Buona serata Chloe>> mi risponde prima di prendere una strada diversa dalla mia, ma prima che svolti l'angolo la chiamo.
<<Dimmi>>
<<Tu per caso conosci una certa Emily Morris?>> le chiedo titubante sperando di ottenere una risposta positiva.
Appena pronuncio il suo nome vedo che sbianca e la sua felicità svanisce nel nulla sostituendola con la tristezza : <<Si la conoscevo, perché?>> mi chiede curiosa, forse della domanda che le ho appena posto.
<<Niente, lascia stare. Ci vediamo domani>> e mi incammino prima di iniziare una conversazione che non voglio.
Mentre cammino in mezzo alla gente mi torna in mente lei.
Per due fottutissime ore non l'ho pensata.
E' stupido da dire, ma la segretaria mi ha aiutata.
Mi ha aiutata a ricordare uno dei miei obiettivi.
Mi ha aiutata a ricordare lei.
Lei la conosceva.
Clara la conosceva.
Loro la conoscevano.
Ma io?
Io la conoscevo?
Senza rendermene conto vado a sbattere contro una persona con la spalla facendola cadere a terra e appena capisco che diamine ho combinato metto una mano davanti alla bocca.
<<Oddio scusami, non ti avevo vista>> dico mortificata porgendole subito una mano per aiutarla a rialzarsi.
<<Tranquilla, neanche io ti avevo vista, ero troppo impegnata a guardare il telefono>> mi risponde la ragazza prendendo la mia mano e trafiggendomi con i suoi occhi azzurri.
<<Ti sei fatta male?>> mi assicuro mentre la guardo da capo a piedi per accertarmi che non abbia graffi o altro, ma direi proprio di no visto che i suoi jeans chiari sono impeccabili e la maglietta bianca pure.
<<No tranquilla davvero>> mi risponde mentre si scioglie i suoi lunghi capelli castani fino a metà schiena che precedentemente erano legati una coda alta.
<<Meno male>> dico sdrammatizzando la situazione.
<<Io sono Margaret, piacere di conoscerti>> e mi porge la mano facendomi intendere che vuole socializzare.
<<Chloe, piacere mio>> mi presento ricambiando la stretta.
<<Non vorrei essere, ma sto cercando la segreteria. Tu hai idea di dove sia? Mio fratello doveva accompagnarmi ma come al solito preferisce la compagnia piuttosto che darmi una mano>> mi chiede parlandomi come se fossi amiche.
<<E' quell'edificio grigio in fondo...>> le rispondo indicando la struttura <<... scusa ma ora devo andare. Ci si vede in giro>> e la lascio lì senza aspettare una sua risposta.
E' troppo.
Troppo per una giornata.
Troppe persone.
Troppe informazioni.
Troppe verità.
Troppe falsità.
Per fortuna ho una memoria fotografica e riesco velocemente a raggiungere la mia camera nel quale non trovo Charlotte, e tirando un sospiro di sollievo non aspetto due secondi a lanciare la borsa sul letto, le scarpe e i vestiti da qualche parte della camera e raggiungere la mia salvezza.
L'acqua ghiacciata della doccia invade il mio corpo che, a contatto con essa, trema.
Quando mi sento sopraffatta dalle emozioni e dalle situazioni questo è l'unico modo che ho per scaricare l'adrenalina che ho in circolo.
Sono nella mia bolla personale.
Sono nel mio mondo.
Non c'è nessuno.
Sono sola.
Con i miei pensieri.
Con le mie sensazioni.
Con il mio...
<<Chloe tutto ok?>> chiede la voce della mia coinquilina al di là della porta riportandomi alla realtà.
Ho freddo.
Troppo freddo.
Sto tremando ed ero talmente persa nella mia mente che non me ne sono accorta.
<<Sisi>> le rispondo portando subito la mano sulla manopola della doccia e mettendola sull'acqua calda.
Nel giro di pochi secondi il ghiaccio che ha avvolto il mio corpo si scioglie e sento di nuovo il sangue tornarmi in circolo.
Inizio a lavarmi i capelli con il mio shampoo alla frutta e il corpo con il bagnoschiuma alla lavanda, il mio preferito, in modo da essere almeno presentabile per andare fuori a cena.
Appena finisco avvolgo il mio corpo in un morbido asciugamano rosso e aggancio i miei capelli in un mollettone rosa anche se sento le gocce sulle punte dei miei capelli cadere lungo la mia schiena, mi asciugo e applico uno strato di crema corpo, anche se mi dicono sempre che non mi serve visto che ho la pelle come quella di un bambino.
Guardandomi allo specchio noto che sono un po' pallida e le labbra sono leggermente viola, nulla che non possa rimediare con una bugia se Charlotte dovesse accorgersene.
Prendendo l'asciugacapelli vado verso la porta per far uscire la condensa e non solo, ma appena metto piede in camera la vedo seduta sulla sedia della scrivania con le mani attaccate tra loro in avanti, come se stesse pregando, i gomiti appoggiati alle ginocchia e lo sguardo fisso su di me.
<<Si può sapere quanto ci impieghi? E' da più di un ora che sei chiusa in questo bagno>> mi accusa ma positivamente.
Ride.
<<Scusa è che ->>
<<Ammettilo, volevi farti bella per stasera per qualcuno>> mi prende in giro superandomi.
<<Ma cosa ti viene in mente?>> e mi metto le mani in faccia per l'imbarazzo.
Io? Un ragazzo? Quando mai.
<<Va bene, vado a farmi una doccia>> e mi chiude la porta in faccia.
Ridendo per le assurdità che dice questa ragazza vado verso l'armadio riservato a me e metto un semplice reggiseno blu e slip bianchi prima di mettermi seduta sul letto ad asciugare i capelli.
Mentre passo le dita tra i capelli, io che odio le spazzole, il mio telefono vibra segnalandomi l'arrivo di un messaggio, e non solo uno.
Andrew
<<Ti prego dimmi che sei arrivata sana e salva. Chloe per favore, non puoi parlarmi più, non passare per quella ragazza che tutti credono>>
E a quelle parole mi si ghiaccia il sangue.
E' il mio punto debole.
Non voglio che mi associno a quella persona.
Non sono io.
Le persone non mi conoscono.
Le persone non sanno.
Chloe
<<Sono arrivata, appena posso ci sentiamo>>
Dopo aver risposto al suo messaggio passo subito a quello successivo.
Sofia
<<Ciao piccola mia. Come è andata oggi? Ti sei già ambientata?>>
Chloe
<<Ciao Sofia, si dai più o meno. Stasera uscirò a mangiare una pizza con la mia coinquilina, ci sentiamo domani. Un bacio>>
Mentre sto rispondendo a Sofia la porta del bagno si apre rivelando Charlotte avvolta solo in un asciugamano.
<<Finalmente ho fatto la doccia, la corsa mi ha letteralmente uccisa>> dice mentre va verso l'armadio a prendere la biancheria intima.
Non sapendo cosa rispondere svio la conversazione : <<In che posto andiamo stasera?>>
<<Un posto tranquillo, vestiti come vuoi>>
Molto d'aiuto vedo.
Dopo essermi messa un po' di mascara con un semplice rossetto color carne e aver lasciato i miei capelli al naturale opto per l'ennesimo paio di jeans chiari tutti strappati a vita alta, un top bianco che mi copre al punto giusto e gli stivaletti marroni estivi, per fortuna che fuori non fa freddo ancora.
<<Ma quanto stai bene vestita così?>> si complimenta Charlotte indicandomi da capo a piedi.
<<Anche tu non stai per niente male>> e indico il suo vestito rosso che le arriva fino a metà ginocchio con uno spacco profondo sulla schiena che si abbina ai sandali neri che indossa.
Dopo essersi truccata e sistemata i capelli in una coda di cavallo molto alta riemerge dal bagno e mentre sta prendendo telefono e borsa : <<Forza andiamo a mangiare, prima ci muoviamo prima andiamo a dormire vista la giornata che ci aspetta domani>> si incammina verso l'uscita non prima di aver preso le chiavi della stanza.
Seguendola ci ritroviamo entrambe nel corridoio deserto, chiude la porta e mentre camminiamo : <<Pronta?>> mi chiede con il sorriso in faccia.
Sono pronta?
Sono pronta a vivere?
Sono pronta a lasciarmi andare?
Sono pronta per la mia nuova avventura?
<<Pronta>>
SPAZIO AUTRICE✨⭐️
Buonasera a tutti❤️
Scusate il ritardo nell'aggiornamento ma come ho scritto ieri in bacheca ho avuto un imprevisto.
Devo dare una comunicazione che vi spiazzerà un pochino : ho deciso momentaneamente di sospendere la storia, rimarrò assente per un periodo a causa di problemi personali e piuttosto che sparire od altro ho preferito comunicarvelo☺️
Non sapete come sia dispiaciuta, davvero, ma non posso fare altro che questo🙈😭
Nel frattempo vi chiedo solo un favore che potete decidere di fare come non : fate pubblicità alla storia per farla crescere😘😘
Come sempre lascio a voi le domande, ormai sapete come funziona il meccanismo, vi lascio solo il mio account Instagram : puffetta_961 per seguirmi sia come profilo privato che come profilo storie.
Ci sentiamo presto, promesso🎀
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro