CAPITOLO 43
CHLOE' S POV
Perché devo alzarmi?
Perché devo percorrere quei pochi metri che mi separano dalla porta di casa?
Stavo così bene al calduccio sotto la coperta in pelo a guardare un programma a caso alla televisione.
Sofia si è dimenticata le chiavi di nuovo?
Ormai è da ieri che mio padre non rientra a casa, sta con mia madre ventiquattro ore su ventiquattro, ha solo chiamato poche ore fa per avvisarci che i farmaci stanno facendo il loro effetto e che non manca molto al suo risvegliato e, una volta che arriverà, saremo i primi a saperlo.
Dopo la telefonata, Sofia ha colto la palla al balzo e ne ha approfittato per andare a fare la spesa dato che in questi giorni abbiamo vissuto di panini e panini, ma è andata via neanche da dieci minuti ed è già di ritorno?
<<Ciao>> saluto corrugando la fronte nel vedere la persona davanti a me.
<<Ciao, scusa se sono piombato così a casa tua, ma non sapevo come rintracciarti e ho preferito venire di persona. Disturbo?>> mi domanda preoccupato sulla soglia di casa.
<<Ma figurati, prego accomodati>> mi sposto per far passare la sua figura possente di fianco a me.
Appena entra rimane fermo nello spazio che c'è tra il salotto e la cucina e osserva ogni piccolo angolo della casa, come se fosse affascinato da quello che sta vedendo.
<<Vuoi qualcosa di caldo per riscaldarti?>> domando premurosa allungando le braccia per intimargli di togliere il cappotto pesante che lo protegge dal freddo esterno.
<<Grazie mille, ne ho proprio bisogno>> mi segue in cucina e, una volta accomodato sullo sgabello dove di solito mi metto io, inizio a prendere dalla credenza la teiera da mettere sul fuoco.
<<Come mai mi cercavi?>> gli domando curiosa girata ancora di spalle.
<<È da un po' che non ti vedevo al bar, ho provato a chiedere anche ai ragazzi ma non hanno mai saputo rispondermi, così sono venuto io a vedere cosa stava succedendo>> mi spiega punto per punto.
È troppo gentile.
Troppo premuroso.
Troppo attento.
Troppo accurato.
Troppo affettuoso.
Troppo.
<<Ho solo avuto problemi in famiglia, credo che sia una cosa normale>> rimango sul vago, non voglio entrare nei minimi dettagli con una persona che ho parlato poche volte in confronti agli altri.
<<Spero nulla di grave >> mi sorride appena, come se si aspettasse che gli dicessi tutto, ma io non sono lei.
L'atmosfera rassicurante che si era creata finisce per diventare un regno di ghiaccio, dove entrambi non sappiamo cosa dire o cosa fare.
Siamo due statue, immobili, con gli occhi fissi sul bancone della cucina, e il fischio della teiera ad indicare che l'acqua per il thè è pronta.
Cautamente verso il contenuto nelle tazze che ho preparato precedentemente con l'infuso di frutti di bosco, l'ideale per affrontare il freddo degli ultimi giorni.
<<TI dispiace se uso il bagno?>>
<<Ma certo, sali le scale prima porta a destra>> gli dò indicazioni prima di rimanere da sola.
È normale che si preoccupi così tanto per me?
Si certo, abbiamo parlato davvero solo dopo la mia sbronza una volta, ma niente di che.
Mi sembra strano.
Molto strano.
Mentre aspetto il suo ritorno soffio sul thè per cercare di raffreddarlo, a me piace berlo tiepido per sentire meglio l'aroma di lampone, fragola, mirtillo e ribes rosso.
Scorro su internet solo per tenermi occupata, e solo adesso noto che ci sta impiegando troppo.
Lascio il telefono sulla penisola che, girando l'angolo, si rianima segnalandomi un messaggio in arrivo che vedrò dopo, sicuramente saranno Andrew e Charly con i loro scoop.
La luce fuori non è calda, è fredda, in casa entra soltanto quello spiraglio soffuso che incute un po' di paura; non fa molto caldo ma neanche troppo freddo, si sta bene tutto sommato anche se l'aria è pesante, quasi soffocante, come se...
<<Frank?>> lo chiamo arrivando in cima alle scale trovandolo girato di spalle e fissando davanti a sé.
Non capisco che cosa stia facendo, cerco di fare un passo in avanti per raggiungerlo ma: <<Io l'ho fatto solo per te>>
Queste sono solo le uniche parole che pronuncia: <<Come scusa?>>
L'ha fatto per me?
Fatto cosa?
...
Oh mio dio.
Non mi accorgo neanche che le lacrime iniziano ad incorniciare il mio viso stanco, provato, ma non solo.
Ho davanti l'assassino di mia sorella.
Di Emily.
Qui.
In questo momento.
Che mi dà le spalle.
L'uomo che mi ha accolto la prima sera al college.
L'uomo che si preoccupa di tutti.
L'uomo che si è occupato di me quella sera.
L'uomo che fino a pochi minuti fa è venuto a casa mia per vedere come stavo.
Ma è lui.
Lui è il problema.
Con la poca forza che mi è rimasta nelle gambe cerco di fare il più piano possibile per girarmi, scendere le scale e andare fino in cucina per prendere il telefono e chiedere aiuto.
<<Io non lo farei se fossi in te...>> mi intima quando mi sono solo girata di pochi gradi a destra rispetto alla posizione iniziale <<...sai Chloe...>> continua a dire girandosi però e guardandomi con occhi iniettati di rabbia, di collera, di rancore <<...ti reputavo più intelligente, sai? Quello che è successo ad Emily doveva rimanere rinchiuso in quella stanza, doveva essere soltanto un lontano ricordo, e invece no. Hai aperto la porta del non ritorno: perché indagare? Perché cercare la verità? Dovevi andare avanti con la tua vita, senza guardarti indietro, proprio come ho fatto io con la mia famiglia>> mi sputa addosso le parole, come se io centrassi qualcosa con la sua famiglia.
Tremo come una foglia davanti alla sua figura più alta di me che mi sovrasta in tutto e per tutto, si abbassa quel che basta fino ad allineare il suo viso con il mio: <<Dovevi stare ferma Chloe, adesso sai chi hai sempre avuto davanti in questi mesi, per non parlare di Harper che ha fatto il suo compito. Direi che adesso possiamo anche concluderla qui>>
Questa è la fine.
La fine di tutto.
Ho raggiunto il mio fine.
Scoprire la morte di Emily e il suo assassino.
Ormai è fatta.
Posso anche concludere qui il mio viaggio.
<<Chloe, verresti a darmi una mano con la spesa?>> mi chiama Sofia aprendo la porta di casa.
Basta un secondo per girare la testa verso la voce che forse mi salverà in tutto questo, ma basta un secondo affinché mi tiri uno schiaffo in pieno viso così forte da farmi cadere e battere la testa sul pavimento sentendo il semplice "toc".
Come un riflesso spontaneo mi porto la mano nel punto in cui mi fa più male, la vista mi si annebbia ma di poco, ma non riesco a chiedere aiuto che mi tappa la bocca con una mano e mi trascina in quella camera.
Cerco di dimenarmi il più possibile ma invano, mi trascina sul letto prima di tirarmi l'ennesimo schiaffo che mi scombussola ancora più di prima, il mio corpo ormai non risponde ad ogni mio comando, ma il mio cervello comunica ancora.
"Sofia dove sei" è il mio pensiero in questo momento.
<<Io non voglio farti del male nipotina mia, ma non mi lasci altra scelta. Emily doveva fare la fine di tuo padre, ma perché prendersela con lui adesso se posso colpire nel suo punto più debole? Tuo nonno stravedeva per lui, io ero solo ed abbandonato a me stesso, ma una cosa mi ha insegnato: le questioni di famiglia devono essere risolte in famiglia. Per me era finita a giugno, ho cercato di avvertirti di smetterla con la detective tu e i tuoi amichetti, ma non mi hai ascoltato...>> e avvicinandosi sempre di più al mio viso <<...io e te siamo uguali, siamo sangue dello stesso sangue, ma a differenza mia sei solo una ragazzina ficcanaso che merita la sua stessa fine>> e alzando qualcosa di argentato di cui non riesco a capire di cosa si tratta, il suo rituale viene interrotto da Sofia che, spalancando la porta della stanza, urla fino a che le sue corde vocali non le impediscano di produrre alcun suono.
È questione di minuti.
Di secondi.
Frank si alza dal letto per andarle incontro e scagliare la sua ira su di lei che, nel frattempo, cerca di schivare l'arma che ha in mano permettendomi di alzarmi, anche se la stanza gira, per cercare qualcosa che lo possa mettere a terra.
Cerco, cerco qualsiasi cosa, finchè i miei occhi non si scontrano con la lampada della scrivania e, raggruppando tutte le forze che mi sono rimaste, mi aggrappo con le mani alla scrivania che per mia fortuna è vicina e la prendo in mano.
Appena mi giro vengo catapultata in un film horror: Frank tiene quello che penso sia un coltello in mano a mezz'aria, solo perché c'è il braccio teso di Sofia che respinge la brutalità che vuole colpirla solo perché ha interrotto il suo lavoro.
Senza neanche pensarci mi scaglio verso di lui con la lampada in mano e lo colpisco in pieno capo facendolo cadere a terra di lato, solo per guadagnare tempo: <<Sofia andiamo>> la sprono ad alzarsi e allo stesso tempo incoraggio me a muovermi per chiedere aiuto.
Arranco, cerco di aggrapparmi a qualcosa sulle pareti che i miei occhi non vedono.
Sofia è più avanti di me, sta per scendere le scale quando qualcosa mi ferma, o qualcuno.
Vengo riportata a terra di nuovo, talmente forte che sbatto lo sterno sul pavimento che mi porta a mancare il respiro: <<Corri a chiedere aiuto>> mi rivolgo a Sofia con la poca aria che mi è rimasta nei polmoni.
Vedo dai suoi occhi che è interdetta sul da fare, ma la sua parte razionale vince su quella emotiva e inizia a correre per le scale verso chissà dove.
Vengo girata sulla schiena in un millesimo di secondo, l'ultima immagine che voglio vedere prima di chiudere le palpebre per sempre non possono essere i suoi occhi.
<<Non farà in tempo...>> dice tra i denti mentre riprende a darmi schiaffi in viso anche violenti <<...mi hai rovinato la vita Adam>> e non si ferma.
Non si ferma.
Non si ferma.
Non si ferma.
Il mio corpo mi ha lasciato.
La mia testa è ancora qui.
Ma per poco.
Sento le sue mani ovunque.
Non più sul viso.
Sul collo.
Sul seno.
Sulle braccia.
Sulle gambe.
I miei occhi si chiudono piano.
Sento solo un suono in lontananza.
Forse è questo il segnale.
È il segnale che finalmente ho raggiunto il fondo del baratro che mi ha inghiottita.
ALEX'S POV
<<Secondo te come andrà a finire?>> mi domanda Tom preoccupato da quando abbiamo lasciato Kelowna.
<<Come sempre: vinceremo ad occhi chiusi. Prima facciamo meglio è, voglio tornare a casa velocemente>> e proietto la mia agitazione fuori dal finestrino dell'aereo, con la speranza che Andrew sia arrivato ad una conclusione con Harper.
Non me lo sarei mai aspettato da lei, ma io non mi fermo.
Voglio prendere il bastardo che mi ha tolto la mia migliore amica.
Non mi importa se è una persona che conosco, mi sono fatto una promessa: gli spaccherò la faccia, il resto ci penserà la polizia.
<<Non intendevo la gara>> ma io già lo sapevo a cosa si riferiva.
Sbuffo, non ho voglia di aprire l'argomento proprio con lui, sono nervoso e ho un peso sullo stomaco che non riesco a mandare via.
E poi ho in testa lei.
È una droga.
È una droga buona.
È una droga di cui non posso farne a meno.
Ho cercato e cerco di farglielo capire.
Ma sono scemo.
Anzi, sono orgoglioso.
Ma devo rimediare.
<<Invitiamo i gentili passeggeri ad allacciare le cinture di sicurezza, tra pochi minuti effettueremo l'atterraggio all'aeroporto di Seattle>> ci comunica la voce metallica dell'hostess di volo.
Meno male che siamo arrivati, non ne potevo più.
Aspetto un altro quarto d'ora prima che la porta d'uscita si apra e mi faccia camminare con il mio trolley lungo il tubo che collega l'aereo al complesso edificio che racchiude tutte le persone che ogni giorno vanno e vengono, sia per lavoro che per passare il loro tempo con la famiglia.
Finalmente i cellulari si agganciano alla cella telefonica e appena ho rete il telefono sembra essere impazzito:
Mamma
Ciao tesoro avvisami appena arrivi, così non sto in pensiero.
Andrew
È lei Alex ma c'è un problema, appena riesci rispondimi.
Andrew
Alex ma sei arrivato? Quanto ci impiega l'aereo?
Andrew
Alex chiama è urgente!
Charlotte
Chiama è urgente.
Charlotte
SOS
Maggie
Alex chiamaci.
Mentre porto il telefono all'orecchio vedo i ragazzi che si sono fermati e anche loro stanno chiamando qualcuno.
<<Finalmente>> mi risponde mio fratello con sollievo.
<<Cosa diavolo è successo?>> rispondo con il cuore in gola in preda all'agitazione.
Se ho tutti questi messaggi un motivo valido c'è, e non è da poco, altrimenti non mi avrebbero cercato così insistentemente.
<<Devi tornare subito qui, non posso dirti quello che è successo perché altrimenti perderesti l'unico neurone che ancora ragiona, ma devi venire. Prendi il primo aereo e torna>> e riaggancia senza darmi altre spiegazioni.
Sono rintontito dal viaggio, e questa conversazione strana non mi ha rilassato per niente.
Cerco con gli occhi lo sguardo dei ragazzi, e solo quando Tom riaggancia la chiamata si avvicina a me: <<Hanno appena arrestato mia sorella per concorso in omicidio e favoreggiamento. Io devo tornare ragazzi, non solo per mia sorella>>
<<Che significa?>>
Mi guarda.
Si mette le mani nei capelli.
Fa piccoli passi avanti e indietro.
Di solito è il più calmo tra tutti.
Ma solo una volta l'ho visto ridotto davvero così.
E non si trattava di un incidente.
<<Parla Tom, già ho i miei pensieri in testa, se anche tu->> lo sprona Peter mentre...
<<So soltanto che c'è la polizia a casa di Chloe, i miei genitori mi hanno potuto dire solo questo>> sputa il rospo lasciandomi di sasso.
La polizia.
La polizia.
La polizia.
La polizia.
Questa parola continua a rimbombarmi in testa anche quando mi avvicino lentamente al banco a chiedere un biglietto di ritorno a Kelowna il più velocemente possibile.
Non mi sento bene, a tal punto da aggrapparmi al mobile davanti a me per non cadere a terra davanti a tutti.
Sento che sono dietro di me, come se aspettassero una mia reazione a quello che mi è stato detto o un ordine in quanto capitano della squadra, ma dalla mia bocca non esce nulla.
"Non deve esserle successo nulla" continuo a ripetere nella mia testa.
Se ci fosse un Dio che protegge e che si prende cura delle persone, a quest'ora le avrebbe dato una mano, ma non solo a lei.
Se ci fosse un Dio, quale può essere il suo scopo?
Perché ha creato l'essere umano?
Mi hanno sempre detto che ha espulso parti di Sé stesso, frammenti che, essendo divini, sentono un irresistibile desiderio di ricongiungersi con l'Uno, attratti dall'Amore che è la causa ed il fine dell'Esistenza.
La domanda di fondo non si risolve complicandola e aumentando le possibilità di risposta.
Si fa il contrario.
Da tante possibilità deve restarne una.
Questa è la risposta che l'umanità intera e ogni singolo individuo sta cercando di risolvere nella vita.
<<Alex forse non è successo niente di grave, forse Andrew come suo solito vuole ingigantire le cose e->>
<<Secondo te se c'è la polizia a casa di Chloe non è successo nulla di grave? Il fumo ti ha dato il cervello amico>> interviene Peter contro Mark.
<<Ma la smettete? Mi fate venire il mal di testa con le vostre supposizioni, devo prendere subito un biglietto di ritorno, non posso lasciare mia sorella in quelle condizioni>>
<<Sei davvero un egoista del cazzo Tom. Ti rendi conto che quella che pensavamo fosse una ragazza timida ed ingenua era solo una psicopatica che ha aiutato l'assassino di Emily? Smettila di giustificarla, perché a quella spetta solo la galera e basta>> gli sputa addosso Mark scatenando una piena rissa in aeroporto.
Nella bolla che mi sono creato vedo come a rallentatore: Tom e Mark che si prendono a botte, Peter che cerca di dividerli con l'aiuto di alcuni nostri compagni di squadra, la sicurezza che arriva mentre comunicano con altri addetti via radio, le persone che curiose come sempre si fermano ad osservare quello che sta succedendo in questo momento, e il nostro coach che urla come se qualcuno lo prendesse in considerazione proprio adesso.
Inconsciamente allungo la mano per prendere il biglietto di ritorno, il mio corpo inizia a muoversi come se tutto fosse normale, come se non stesse succedendo nulla, ma ci vuole poco a far scoppiare la bolla.
<<Brown, dove credi di andare?>> mi domanda qualcuno mentre mi allontano, ma io non mi fermo, continuo.
Sono quasi arrivato al gate che mi riporterà indietro, per fortuna sta per partire un aereo proprio adesso, come se la ruota girasse anche per me ogni tanto, ma non faccio in tempo ad arrivare dall'hostess che: <<Che cosa pensi di fare eh? Non puoi andartene, c'è una gara domani mattina>> mi urla il coach in faccia dopo avermi girato verso di lui, e solo a quelle parole qualcosa scatta in me.
<<Non me ne frega niente, l'unica cosa che adesso mi importa è tornare a casa>> gli rispondo a denti stretti rimarcando la mia scelta.
Lo lascio di spalle andando per la mia strada, non ho mai preso ordini da nessuno e mai lo farò.
Adesso l'unica cosa che devo fare è tornare da lei, il resto non conta.
Appena mi siedo al posto assegnato inizio a pensare agli scenari più macabri che esistano.
Davanti ai miei occhi passano scene di sangue, morti, cose che producono solo brividi sul mio corpo, e solo dopo che l'aereo è decollato mi rendo conto che sono troppo esagerato.
Magari ha ragione Mark.
Magari Andrew sta ingigantendo la cosa.
Forse non è così grave.
Ma si tratta di Chloe.
In gioco c'è lei.
Non posso lasciarla sola.
Non dovevo farlo di principio.
Sono semplicemente un cretino.
Non ho giustificazioni.
Metto le cuffiette nelle orecchie con l'intento di rilassare i muscoli che sono tesi come delle corde di violino e nella speranza che il tempo passi velocemente dato che non ne ho molto.
3 ore dopo
Il taxi sta sfrecciando sulla strada che ormai conosco come il palmo della mia mano, appena sono entrato gli ho abbaiato contro dicendogli che era questione di vita o di morte.
Ad ogni metro che percorro il cuore sale in gola sempre di più, i battiti aumentano a dismisura e non riesco a fermarli.
Ho cercato di dormire ma non ci sono riuscito, ero in una sorta di dormiveglia in cui i pensieri non mi lasciavano neanche per un secondo.
Penso.
Penso.
Penso.
E a furia di pensare le cose, a convincerti che quello che pensavi non era reale, beh, non è vero, perché quello che mi tormentava si è realizzato proprio davanti ai miei occhi.
Per scendere dal taxi mi aggrappo alla portiera per evitare di cadere a causa delle gambe che hanno la consistenza della gelatina.
Più mi avvicino e più ho paura di quello che potrò trovare appena entrato in casa, ma c'è solo un ostacolo tra me e quella struttura di pietra grigia chiara: <<Devo passare>> e mi faccio strada sotto le strisce gialle messe dalla polizia.
<<Non credo proprio ragazzo>> mi ferma un agente in divisa mettendomi i palmi di entrambe le mani sul petto.
<<Forse lei non capisce: c'è la mia ragazza che abita lì e->>
<<Forse è lei che non capisce: si trova sul luogo di un omicidio, sta calpestando una proprietà che non è sua a meno che lei non sia un parente della vittima della famiglia, in questo caso non ho problemi a farla passare, ma a quanto mi ha detto non lo è, perciò se vuole ritornare da dove è venuto mi fa un enorme favore. Prego>> mi scorta con forza oltre il nastro giallo.
Luogo di un omicidio?
Parente della vittima?
Io non capisco.
Anzi.
È il mio cervello che non vuole recepire quello che le mie orecchie hanno sentito.
Non può essere vero.
Non può succedere a me.
Non è lei.
Non è lei.
Non è lei.
<<Alexander>> mi chiama qualcuno alle spalle.
Mi giro di scatto come se fosse un angelo, come se non è davvero quella la voce che colora le mie giornate.
Forse sto sognando, forse non è qui, adesso, davanti ai miei occhi.
<<Chloe>> le vado incontro intimando con lo sguardo il paramedico che la stava trasportando in barella di allontanarsi.
Appena le arrivo vicino l'avvolgo nelle mie braccia.
Non posso farne a meno.
Ho avuto paura.
Paura di perderla.
Paura di non vederla mai più.
Ho già perso la mia migliore amica.
Non posso perdere anche la ragazza di cui sono innamorato.
<<Grazie al cielo stai bene>> le dico tra i capelli mentre lei cerca di allontanarsi dal mio abbraccio, e non capendo il suo gesto aggrotto le sopracciglia e guardo i suoi occhi spenti, provati, stanchi, ma soprattutto...terrorizzati.
<<Devo andare>> mi dice semplicemente mentre intima il paramedico di non perde tempo a caricarla sull'ambulanza.
<<Vengo con te, e non voglio che tu dica altro>> ribatto, forse un po' troppo prepotente.
Si limita soltanto ad alzare le spalle, come se la cosa non le facesse né caldo né freddo.
Cercando di non iniziare una discussione proprio adesso, in silenzio, salgo anche io sull'ambulanza e mi metto a sedere vicino al paramedico che l'ha aiutata mentre lei, sdraiata sulla barella, cade in un sonno profondo.
SPAZIO AUTRICE✨⭐️
Buongiorno a tutti❤️
Come state?😎
Problema e non problema: ho fatto male i calcoli😅
Questo non sarà l'ultimo aggiornamento, ne manca ancora uno, ma dato che sono buona il vero e ultimo aggiornamento sarà.... martedì🥰
Cosa ne pensate del finale? Ve lo aspettavate?🧐😏
Come sempre commenti e ⭐️
A martedì e buon weekend🎀
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