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CAPITOLO 3

Dopo aver discusso per quasi venti minuti su quale macchina usare per andare a prendere un semplice caffè alla fine ha vinto lui : da una parte mi dispiace non poter guidare perché mi rilassa, ma dall'altra non posso non approfittare nel sedermi su una macchina sportiva di prima classe.

<<Spero per te che il posto in cui tu mi stia portando faccia il miglior caffè del mondo, altrimenti dovrai patire le pene dell'inferno per avermi rapita>> dico prendendolo in giro mentre il vento si impiglia nei miei capelli biondi fin troppo lunghi per i miei gusti.

Prima di partire dovrò tagliarli.

<<Certo che sei proprio acida, ma alla mattina bevi succo di limone?>> mi chiede mantenendo lo sguardo fisso sulla strada.

<<Purtroppo no, però adesso che ci penso potrei metterlo nel thè>> osservo facendo finta di pensarci davvero e in tutta risposta sento la sua risata che regna sovrana nella macchina.

Quando sento i penumatici fermarsi e vedo lui scendere mi viene da ridere per l'insegna che mi ritrovo di fronte.

<<Dimmi che mi stai prendendo in giro>> gli chiedo raggiungendolo davanti all'entrata.

<<Assolutamente no>> e apre la porta mettendosi da parte per farmi entrare nella migliore caffetteria del mondo : Starbucks.

Spero vivamente che ogni mortale sulla terra abbia assaggiato almeno una volta il caffè di questo posto, altrimenti posso decretare di non conoscervi.

<<Che cosa prendi?>> mi chiede Andrew davanti alla cassa.

<<Mmm un frappuccino al caramello grazie>> dico alla cassiera mentre prendo dal portafoglio i soldi della mia bevanda, ma appena sto per allungare il braccio vengo subito fermata dalla mano di Andrew che mi da un piccolo schiaffo.

<<Ahia, ma perché?>>

<<Perché ti ho invitato io e offro io, fine della discussione>> e mentre parla con me allunga i soldi alla cassiera e paga sia il mio che il suo frappuccino.

<<Beh se la metti così allora grazie>> gli rispondo facendo un piccolo accenno di un sorriso.

Per fortuna le nostre bevande arrivano subito e seguendolo mi fa accomodare in un tavolino quadrato di legno di fianco ad una vetrata che affaccia sull'esterno, un modo come un altro per distrarmi visto che adoro vedere la gente passare per strada.

<<Allora Chloe, parlami di te>> mi incoraggia mentre apre il coperchio di plastica del suo frappuccino e, prendendo un cucchiaino. inizia a mescolare panna, caffè e cioccolato insieme.

<<Cosa vorresti sapere?>> gli chiedo mentre con il cucchiaino metto in bocca la panna con il caramello, sperando che mi diano la carica per affrontare un discorso che spero non arrivi mai.

<<Quello che vuoi, scegli tu l'argomento>>

<<Dunque vediamo : il mio nome lo sai già, sono la figlia di Adam e Rachel Morris, ma sai anche questo visto che mio padre e tuo padre lavorano insieme, adoro fare le passeggiate all'aria aperta e il mio cibo preferito sono hamburger e patatine, direi che non c'è da sapere altro>> dico rimanendo molto sul vago.

<<Anche a me piace fare le escursioni nei boschi, da piccolo mio padre mi portava sempre quando aveva tempo per me visto che mia madre non è mai a casa>> riflette con lo sguardo fisso su un punto del tavolo, come se stesse ricordando ad occhi aperti, ma subito dopo scrolla la testa e sorride allo stesso tempo come se la cosa fosse divertente.

<<Se la cosa ti può consolare abbiamo una cosa in comune>> dico a malincuore.

<<Riguardo a cosa?>> mi chiede come se non avesse capito a cosa o a chi mi sto riferendo.

<<Ai nostri genitori. I miei non ci sono mai stati, fin da bambina ho sempre avuto una tata, Sofia, che mi faceva sia da mamma che da papà. Era già tanto se li vedevo alla mattina prima di andare a scuola o alla sera prima di andare a dormire>>

<<Stessa cosa : mia madre come la tua non è mai stata presente nelle nostre vite, anche tutt'ora, mentre mio padre lo è stato fino ad un certo punto, poi con la scusa del " il mio lavoro è più importante" ha pensato bene di scaricarci perché ci riteneva grandi abbastanza per cavarcela da soli>> mi risponde con un sorriso timido.

<<Mi dispiace per te e tua madre>> e mentre lo dico ripenso che la stessa situazione che ha affrontato lui l'abbiamo subita anche noi.

<<Non sto parlando di mia madre...>> risponde ridendo <<...mi riferivo ai miei fratelli>>

No ti prego, cambia argomento.

<<Ah>> mi limito a dire mentre bevo come una disperata il mio frappuccino.

<<Eh già : ho un fratello più grande, Alexander, e una sorella che ha la tua stessa età, Margaret>> e mentre pronuncia i loro nomi noto una piccola luce attraversare i suoi occhi blu.

Devono essere davvero importanti per lui per farlo imbarazzare così tanto da farlo ridere nervosamente e spostare lo sguardo verso la strada.

<<Quindi se tua sorella ha la mia stessa età, tu quanti anni hai?>> gli chiedo non capendoci più niente.

<<Ventuno, ho due anni più di te>> e mi fa l'occhiolino prima di alzare le sopracciglia con fare allusivo.

<<Ah, adesso tutto torna>> gli rispondo mettendo a posto il caos che avevo in testa e facendolo ridere allo stesso tempo.

Chissà perché ogni volta che parlo ride sempre, non sono una ragazza che fa ridere la gente o che fa battute.

<<Tu invece?>>

<<Io cosa?>> gli chiedo di rimando andando già nel panico.

<<Tu hai...>> ma la sua frase viene interrotta dalla suoneria del mio telefono che fortunatamente mi salva da una domanda che sapevo sarebbe arrivata a breve, visto l'argomento.

<<Pronto?>>

<<Chloe ma dove sei finita? Ti aspettavo a casa da più di un'ora>> mi dice Sofia preoccupata.

Un'ora? Guardo subito l'orologio che ho al polso e vedo che sono le due del pomeriggio passate.

Ma io devo...

<<Scusa mi sono dimenticata di avvisarti che sarei rimasta fuori più del dovuto. Ascolta arriverò a casa prima di cena, prima devo andare >> le dico sperando che capisca cosa intendo.

<<Ok allora ci vediamo dopo. Stai attenta>> mi ammonisce prima di riagganciare.

<<Qualche problema a casa?>> mi chiede Andrew.

<<No tranquillo ho solo dimenticato di avvisare. Scusa ma ora devo andare, ho un appuntamento che non posso rimandare>> gli comunico alzandomi subito dalla sedia e andando verso l'uscita della caffetteria.

Per fortuna appena arrivo alla macchina vedo che mi ha seguito senza farmi ulteriori domande o continuando il discorso di poco fa, però appena entriamo sento che non c'è più l'aria tranquilla come prima, è quasi come se ci fosse un certo imbarazzo o altro.
In silenzio arriviamo al parcheggio davanti allo studio della dottoressa e prima di scendere : <<Grazie per il caffè Andrew, mi ha fatto piacere fare quattro chiacchere>>

<<Anche a me ha fatto piacere, ci vediamo Chloe>> dice sorridendomi e sorridendogli a mia volta esco dalla macchina e mi incammino verso la mia.

Da bravo ragazzo aspetta che io entri e accenda il motore prima di partire e salutarmi con la mano. Ancora ridendo e scuotendo la testa metto la prima e vado anche io verso la mia meta pomeridiana ormai inoltrata.
A quest'ora il traffico non è intenso, riesco in soli venti minuti ad arrivare all'inizio del sentiero ma prima di incamminarmi e arrivare alla capanna metto gli scarponi che porto sempre con me, visto che non voglio certamente sporcare le ballerine bianche, e prendo la borsa che ancora da ieri contiene il sacchetto blu che ho trovato.

Man mano che il sole tramonta l'aria non è più irrespirabile come al mattino, un leggero vento scaccia via il caldo della giornata e camminando velocemente, visto che non ho molto tempo, arrivo subito alla capanna.
Controllo subito intorno per vedere se c'è qualcuno, anche se in fondo spero vivamente di avere un incontro come quello di ieri, ma come immaginavo non c'è nessuno.

A malincuore salgo i primi gradini e mi stendo all'interno della struttura, esattamente sotto il buco nel quale io e Emily osservavamo le stelle, ma stavolta non guardo in alto : il mio obiettivo è quel sacchetto.
Mettendomi a pancia in giù ma con lo sguardo rivolto al bosco, non si sa mai nella vita, apro di nuovo il sacchetto ed esamino quello che ho di fronte.

Sono dei semplici dadi gialli a sei facce, non è che siano chissà che.
I numeri, che sono segnati con dei punti neri, vanno dall'uno al sei e da quel so le cifre delle facce opposte, sommate, danno sempre sette.
Dopo aver guardato il primo dado passo al secondo ma qualcosa non torna : su tutte e sei le facce c'è solo un puntino.

Com'è possibile?

Un rumore di rami spezzati mi fa risvegliare dal mio stato di trance in cui ero immersa e appena sto per uscire dalla capanna per vedere cosa è stato : <<Deve essere per forza qui>> dice una voce che non conosco.

<<Amico ormai è andata, devi lasciar perdere>> lo riprende un'altra persona sbuffando.

<<Tu non capisci, devo trovarla prima che la trovi lei>> gli risponde il suo amico che nel frattempo continua a toccare la capanna.

Con la schiena contro la parete opposta alla loro tengo una mano premuta sulla bocca per cercare di non essere scoperta, ma sto andando in iperventilazione da quanto me la sto facendo addosso in questo momento.

<<Dai andiamo, sicuramente starà già arrivando la sorella. Muoviti prima che ti becca di nuovo>> lo avvisa la stessa persona di prima.

<<Eh va bene, però dobbiamo darci una mossa. Già ha trovato i dadi, non voglio che trovi anche la lista>> gli dice il suo amico.

Aspetto un paio di minuti prima di uscire allo scoperto, con le gambe che tremano, e guardarmi intorno per vedere se sono andati via.

Il ragazzo che ho visto correre ieri via da me era qui, adesso, a pochi metri, e io come una stupida mi sono fatta prendere dall'ansia e dal panico e non mi sono mossa.

Io non li conosco, ma loro conoscono me, conoscono Emily, ma come?
La mia teoria di ieri non era esatta : non mi ha lasciato lui i dadi, ma in tre mesi non li ho mai visti anche perché vengo qui tutti i giorni, non ne ho saltato neanche uno.
Che me li abbia lasciati qualcun altro, qualcuno che volesse che io li trovassi?
Li voleva nascondere, li voleva al sicuro.
Da loro?
Possibile.

Non sono venuti qui per niente, stavano cercando una cosa.
Una cosa che Emily ha nascosto.
La lista?
Che cos'è?

Con troppe domande nella testa inizio a far ritorno alla macchina e mentre sono quasi arrivata mi volto perché mi sento osservata.

Avete presente quando sentite andare a fuoco la schiena, come se fosse appena entrati in contatto con un ferro da stiro incandescente, ma non lo vedete?
Uguale.
Sento due occhi puntati sulla mia schiena, ma non riesco a trovarli.
Il sole sta calando e chiunque mi stia osservando ha il vantaggio di non essere visto dato che non c'è una luce bellissima, anzi, credo che mi tocca muovermi prima di prendere un temporale con i fiocchi.

Meno male che ogni tanto arrivano questi acquazzoni e rinfrescano l'ambiente, altrimenti sarei già colata sull'asfalto.

Mettendo la borsa sul lato del passeggero guido verso casa e appena parcheggio nel vialetto noto con mio grande sollievo che la macchina di mio padre non c'è.
Sorridendo della cosa inizio a correre verso la porta d'ingresso visto che ha iniziato a piovere e appena arrivo davanti si apre immediatamente rivelando una Sofia che mi prende subito il braccio per portarmi al riparo.

<<Per fortuna che sei arrivata in tempo, altrimenti prendevi un temporale con i fiocchi>> dice le stesse parole che avevo detto tra me e me ridendo mentre mi osserva togliere gli scarponi e metterli in un posto che i miei genitori non possano vedere.

Se prima erano rigidi adesso lo sono ancora di più : esco nei limiti stabiliti da loro durante il giorno e quasi mai alla sera se non senza il loro permesso, non posso andare a comprare i vestiti se non vengo accompagnata da Sofia ma soprattutto non posso avvicinarmi al bosco.

So che sembra stupido, ho diciannove anni e le ragazze alla mie età dovrebbero fare quello che vogliono e non essere sorvegliate ventiquattro ore su ventiquattro, ma finchè vivrò sotto il loro tetto devo stare alle loro regole, così mi disse mio padre più di una volta, però c'è Sofia che mi copre fino a prova contraria quindi vado tranquillamente dove voglio.

<<Si per fortuna, però le previsioni non davano pioggia>> penso ad alta voce mentre mi aggiusto il vestito.

<<Ho visto il meteo poco fa, daranno pioggia per tutta la settimana>> mi comunica riprendendo posto sul divano per continuare a vedere la sua serie preferita : Desperate Housewives.

<<Ah>> mi limito a dire prima di andare di sopra, è ancora presto per la cena.

<<Stasera saremo solo io e te, hai qualche idea su che cosa mangiare?>> mi chiede dolcemente facendomi così fermare a metà scala.

<<Se ordiniamo una pizza?>>

<<Vada per la pizza>> e una volta aggiudicata la cena arrivo in cima alla scala e mi fermo.

Perché te ne sei andata?
Perché lasciarmi così?
Perché farmi questo?
Cosa significano i dadi?
Che cos'è la lista?

Arrivo a metà corridoio con il cuore in gola ma non riesco, non riesco a superare quella linea invisibile, non riesco ad andare avanti.
Con le lacrime agli occhi torno indietro e chiudo la porta della mia camera alle spalle prima di lanciare la borsa sul letto e sedermici proprio in mezzo.
Prendendo il computer, che fortunatamente trovo sul comodino di fianco al letto, apro il motore di ricerca e metto "significato dado con numero uno" e leggo le varie pagine.

Ogni volta che apro un sito mi dicono cose che già so, continuo a leggere e non trovo niente, e mentre sto per arrendermi :

"Solitamente la somma dei dadi dà sette o undici, per evidenziare un periodo molto prosperoso o un'avvenimento fortunato, se invece sui dadi appare l'uno, determina lo scontro faccia a faccia tra due persone oppure la volontà di sfidare la vita stessa."

Non ha senso.
Mia sorella non ero il tipo da giochi da tavolo o altro.
Li detestava.
Qualcosa non torna però.
Perché farmeli trovare?
A cosa potrebbero mai servire?
Tutta questa storia non ha senso.
Non ha senso quello che ha fatto.
Non ha senso che io abbia trovato dei dadi.
Non ha senso che... la lista.

<<Chloe vieni? Le pizze sono arrivate>> mi dice Sofia aprendo di colpo la porta della mia camera prima di tornare di sotto.

Ancora frastornata dai miei ragionamenti senza senso vado in cucina con passo incerto e dopo aver preso posto sullo sgabello della penisola apro il mio cartone della pizza e mi viene l'acquolina in bocca.
Certo che la margherita con pomodorini, prosciutto crudo e grana non può togliermela nessuno.

<<Allora, come è andata oggi con la dottoressa Weber?>> mi chiede Sofia mentre addenta un suo trancio di pizza con bresaola e funghi.

<<Normale, non abbiamo fatto e detto nulla di che>>

Non le dirò, almeno per ora, che oggi ho fatto una seduta di ipnosi.
Ovviamente è un altro particolare su cui dovrò riflettere, per il momento preferisco raccontare la stessa versione come ho fatto fino adesso.

<<E poi che hai fatto?>> continua a chiedere.

<<Sono andata alla capanna, come sempre>> ma tanto so che non si accontenterà della mia risposta.

<<E prima ancora?>> continua infatti ad indagare come Sherlock Holmes.

A furia di guardare serie tv poliziesche è veramente diventata un investigatore a tutti gli effetti.

<<Sono andata a prendere un caffè con un ragazzo, contenta?>> le dico sputando il rospo, visto che conoscendola mi avrebbe tirato giù la pelle di dosso finchè non avrebbe saputo la verità.

<<Sul serio? Voglio sapere tutto>> e le inizio a raccontare di Andrew, di come e dove l'ho conosciuto e della nostra semplice uscita.

<<Tu mi stai dicendo che sei andata a prendere un caffè con il figlio della pasticcera Brown? Tu lo sai che sua madre è il mio modello di riferimento quando faccio i dolci in casa. Oh mio dio non ci posso credere>> dice tutta euforica mentre saltella in mezzo alla cucina.

<<Si lo so, è anche il mio idolo ma ho dovuto trattenermi, di certo non potevo parlare solo di sua madre>> le faccio notare ridendo anche io.

<<E allora di cosa avete parlato?>> mi chiede rimettendosi a sedere di fronte a me.

<<Di cose in generale e della sua famiglia>> dico rimanendo vaga.

<<E gli hai parlato di->>

<<Assolutamente no, non parlo con una persona che ho conosciuto cinque minuti prima di quello che è successo e tutto il resto. Purtroppo esistono i giornali e lo scopo della mia uscita era di fargli vedere che non sono il mostro che tutti pensano>> dico amareggiata bevendo un sorso d'acqua.

<<Tu non sei e non sarai mai un mostro Chloe>> mi rassicura mettendo una mano sulla mia.

<<E allora perché lo ha fatto?>> le chiedo con le lacrime agli occhi.

Entrambe ci guardiamo come se cercassimo l'una nell'altra una risposta, ma non c'è.

<<Non lo so>> sussurra amareggiata mentre si alza per abbracciarmi.

Rimango a piangere sulla sua camicia in stoffa per un po' di tempo, non so di preciso, mi stacco solo non appena sento una porta chiudersi per informarmi che purtroppo sono arrivati.

<<Che cosa è successo?>> chiede mia madre precipitandosi verso di me come se fosse preoccupata.

<<Niente vado a dormire. Notte>> le rispondo fredda mentre mi asciugo gli occhi e mi dirigo verso le scale sotto lo sguardo di mio padre che non ha detto una parola da quando è entrato in casa.

Cammino velocemente fino ad arrivare al bagno dove mi chiudo dentro per farmi una doccia calda con l'intenzione di riprendermi dal momento di sconforto di poco fa e anche per riflettere.

Non posso stare qui con le mani in mano a fare niente.
Non posso aspettare che quello che voglio caschi dal cielo.
Devo svegliarmi.
Devo farmi forza e cercare risposte.
Devo capire cosa significano veramente quei dadi.
Non è un caso se me li hanno fatti trovare.
Devo trovare la lista.
Mia sorella non era così stupida da lasciarla alla capanna.
So dove può essere.
Devo superare le mie paure ed entrare, non ho altra soluzione.


SPAZIO AUTRICE✨⭐️
Ciao a tutti❤️
Come state?😍
Spero bene☺️😘
Come sempre lascio a voi le domande, ormai sapete come funziona il meccanismo, vi lascio solo il mio account Instagram : puffetta_961 per seguirmi sia come profilo privato che come profilo storie.

Buon weekend a tutti e ci vediamo al prossimo aggironamento🎀

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