CAPITOLO 28
<<Sei sicura?>> domanda incerto della mia proposta.
<<Sono sicura>> rimarco di nuovo non capendo del perché continui a chiedermelo.
Sono pronta a fare il fatidico passo avanti.
Sono pronta a lasciarmi alle spalle quel ricordo.
Sono pronta a parlarne.
Sono pronta.
<<Quel giorno è iniziato come tutti gli altri: la mattina veniva a svegliarmi buttandosi sul letto perché per lei era divertente, ma non per me...>> e rido a pensare che non saltava neanche una mattina, a meno che non era all'università <<...quel giorno avevo passato quasi l'intera giornata in ospedale con i colleghi di mio padre che mi spiegavano del loro lavoro, cosa che a me non interessava molto perché non volevo fare medicina, ma per non contraddirlo l'avevo accontentato.
Nel pomeriggio Sofia era andata a fare la spesa come sempre, con i colleghi di mio padre ho trovato delle scuse plausibili per tornare a casa, e quando ci sono riuscita le ho scritto un messaggio per dirle che sarei arrivata, mi aveva anche risposto che mi aspettava con ansia perché saremmo andate nel nostro posto speciale.
Quando sono rientrata ho salutato ma non ho ricevuto risposta, sapevo che molto probabilmente aveva le cuffie nelle orecchie con la musica al massimo.
Ho fatto come se fosse tutto normale, come se non fosse successo nulla, ma appena sono arrivata in cima al corridoio mi sono bloccata.
Ho iniziato a sudare freddo, avevo mal di stomaco e questo è peggiorato quando il mio olfatto ha iniziato a captare un odore di ruggine così impregnante che dopo pochi secondi non lo sentivo più...>> riprendo fiato mentre calde e grosse lacrime rigano il mio volto.
<<Vuoi fare una pausa?>> mi chiede Luke dolcemente ma allo stesso tempo preoccupato, ma io non mi fermo.
<<Ho iniziato a chiamarla, ma non rispondeva. Anche se le mie gambe tremavano mi sono incamminata verso la sua stanza, ma la porta era socchiusa e la luce debole del sole entrava dalla finestra.
Quando la mia mano è entrata in collisione con il legno della porta per aprirla, non riuscivo a muovermi, non riuscivo a vedere niente, i miei occhi erano sbarrati ma non avevo ancora realizzato quello che avevo trovato.
Mi sono avvicinata quel che bastava per rendermi conto che non era un sogno, Emily si era tolta la vita e io non ho potuto fare niente.
Quel giorno sono morta anche io, sono stata con il suo corpo privo di vita fino al ritorno di Sofia che ha chiamato i soccorsi per niente, ormai lei non c'era più>> e scoppio in un pianto isterico a ricordare come se fosse successo ieri.
Non so se gli faccio pena, oppure è lui che ha un cuore così grande, ma quando sento le sue braccia circondarmi gli sono davvero grata di non avermi lasciato da sola, che c'è qualcuno pronto ad ascoltarmi e a vivere insieme a me quello che ho passato.
Ad Andrew e Charly mi sono limitata a dire fino ad un certo punto, non sono andata oltre come adesso.
<<Sei una ragazza forte Chloe, persone che hanno subito traumi come il tuo ci impiegano anni per raccontare la loro storia, altri che addirittura si chiudono nel loro dolore o peggio ancora. Hai raggiunto il tuo traguardo, e sono fiero di te>> mi rincuora come se fosse mio fratello, un amico, non uno psicologo, una persona a me sconosciuta e che vedo una volta a settimana.
Dopo essermi asciugata gli occhi cambiamo completamente discorso: mi chiede dei corsi, come mi trovo qui, mi chiede dei miei genitori, insomma, mi fa parlare di tutto quello che voglio.
Al termine della mia ora cerca di dileguarmi, ma prima di lasciare definitivamente la stanza: <<Ho conosciuto tuo fratello>> lo informo come se fossi in dovere di farlo.
<<Intendi Hunter?>> chiede corrugando il volto come se la cosa gli desse fastidio.
Annuisco semplicemente, il cambiamento d'aria che si creato nel giro di pochi secondi mi fa venire la pelle d'oca.
Cosa c'è di male?
<<Sono contento della vostra conoscenza, come hai potuto notare non siamo affatto simili e mi ha stupito il fatto che te lo abbia detto. Hunter è un ragazzo timido, ma a quanto pare questo suo lato con te non ha effetto. Ora scusami, ma ho un altro appuntamento>> mi sorride mentre apre la stessa porta d'entrata.
Ringraziandolo e confermandogli il prossimo incontro mi incammino verso il corridoio con l'intento di arrivare il prima possibile nell'edificio in cui si svolgerà la gara di oggi.
Strano.
Molto strano.
Perché si è irrigidito a sentire il nome di Hunter?
Perché si è stupito che mi abbia detto del loro legame?
Cosa c'è di strano?
Sono fratellastri.
Semplice.
<<Ciao Chloe. Stai venendo alla gara, vero?>> mi chiede speranzosa mentre mi affianca.
<<Ciao Clara. Si sto andando lì e->>
<<Perfetto, allora ci facciamo strada insieme>> e prendendomi a braccetto come se fossi migliori amiche ci dirigiamo verso la nostra destinazione.
<<Allora, come vanno i corsi? Ti trovi bene qui?>> mi domanda cercando di fare conversazione.
<<Sta andando tutto bene, i corsi mi piacciono così come l'ambiente. Mi sto abituando tutto sommato>>
<<Ottimo, sono felice di questa cosa. Anche Emily si era abituata subito, ma sappiamo entrambe che si adattava ad ogni situazione in poco tempo>> riflette a voce alta come se io non ci fossi.
È dura parlare di una persona che non c'è più.
È dura ricordare le sue azioni, i suoi gesti, i suoi sorrisi.
Emily è questo.
Un ricordo.
Un ricordo bello.
Un ricordo che non ti lascerà mai.
Un ricordo che non svanirà mai.
È lì.
È questo quello che conta.
<<Già>> mi limito a dire cercando di trattenere le mie emozioni.
Non so se si accorge delle parole che le sono appena uscite dalla bocca, ma quando gira la testa quella frazione di secondo per scrutare il mio viso che continua a guardare la strada sul quale cammino : <<Dio mio Chloe scusami, non mi sono resa conto ma quando penso ad una cosa la dico a voce alta e->>
<<Tranquilla Clara, non preoccuparti>> la rassicuro stringendole il braccio come per dire "sto bene".
Camminiamo nel silenzio, come se ognuna di noi fosse assorta nei suoi pensieri e cerca di non dire ciò che sente, ciò che prova, ciò che l'affligge.
Ogni giorno cerco di fare un passo in avanti, e ci riesco, ma quando penso che stia facendo la cosa giusta è come se arrivasse un imprevisto che mi costringe a fare dieci passi indietro.
Fin da piccola nessuno riusciva a capirmi, e non ne faccio una colpa a nessuno, però è brutto non solo per me, ma anche per gli altri, perché non sapranno mai quale sarà la mia reazione di fronte ad una domanda, una parola, un dialogo.
<<Penso quasi ogni giorno a lei...>> esclama non appena arriviamo davanti all'ingresso della struttura <<...penso alle persone con cui non avrebbe dovuto avere niente a che fare e penso alle persone che invece avrebbe dovuto ascoltare. Tutti dicono che Emily era una persona forte e determinata, ma non è così, se si è allontanata dal gruppo c'era un motivo valido per lei>> e solo guardandomi negli occhi capisco solo una cosa.
<<Tu lo sai il motivo, vero?>> chiedo conferma e ottenendola.
<<Ti dirò solo quello che so ma non qui, però ti avverto: non fidarti di loro>> e detto ciò entra lasciandomi sola a riflettere.
Non fidarti di loro.
Si riferisce ad Andrew?
A Charlotte?
A Tom?
A Peter?
Ad Alex?
Perché?
Cosa le hanno fatto?
Sono loro la causa del suo allontanamento?
Sono loro che l'hanno uccisa?
<<Meno male che non sono l'unica in ritardo, forza andiamo...>> mi sprona prendendomi per un braccio Maggie, ma sono una statua, sono rigida, le mie gambe si rifiutano di muoversi.
<<...Chloe tutto bene?>> mi domanda preoccupata.
<<Si ehm...due minuti e vi raggiungo>> la incito ad andare.
La risposta arriva ma le mie orecchie la sentono ovattata, come se fossi rinchiusa in qualcosa che mi impedisce di captare i rumori, i suoni, le urla dei tifosi che incitano le squadre.
Mi siedo sui gradini all'entrata cercando di reprimere l'inizio di un attacco di panico, metto le mani ai lati della testa e chiudo gli occhi cercando un qualunque appiglio che mi possa distogliere dalla realtà, cerco qualcosa che possa in qualche modo farmi pensare che non tutto è negativo come sembra.
Perché se tutti vogliono aiutarmi non devo allo stesso tempo fidarmi di loro?
Chi tra tutti dice la verità?
Sono stufa di trovarmi sempre ad un incrocio con due strade che portano in due direzioni diverse.
Perché si deve scegliere?
Perché c'è sempre una conseguenza nelle nostre scelte?
Perché deve essere tutto così complicato?
Cosa devo fare?
Questa è la domanda che ogni giorno viene recepita dalla mia testa.
Abbiamo la sicurezza che quello che gli altri ci dicono sia vero?
Abbiamo la sicurezza che quello che gli altri ci dicono sia falso?
No.
Non lo sappiamo.
Quindi bisogna rischiare?
Oppure bisogna stare fermi a vedere quello che succederà?
<<Mancano ancora pochi metri e potremmo dichiarare il vincitore di questa gara>> esclama il cronista al microfono facendo rimbombare la sua voce in tutta la stanza.
Resto ferma sulla porta che mi permette di entrare e andare a fare il tifo con gli altri ma io sono immobile, non so che decisione prendere, so solo che i miei occhi non smettono un secondo di guardare le sue spalle mentre si muovono ad ogni movimento per arrivare alla meta.
È in testa, manca poco e la sua mano toccherà il bordo vasca per decretare la sua vittoria, dopodiché andrà a festeggiare con la squadra, con i suoi amici, con la sua ragazza, con i suoi fratelli.
<<Vieni con me>> mi sussurra all'orecchio la sua voce familiare.
Perché non è lì con loro?
Perché mi cerca?
Perché mi ha chiesto di seguirlo?
Sto trovando tutti gli aspetti negativi quando il mio corpo dice il contrario.
Le mie gambe si muovono nello stesso istante in cui esplode il boato di urla, esclamazioni, applausi, esultazione per la vittoria della nostra squadra.
Più aumento le distanze dalla gara e più le accorcio verso l'unica stanza dell'edificio, oltre agli spogliatoi, che ha la porta aperta e con lui che entra all'interno per poi appoggiarsi alla scrivania con le braccia incrociate così come le caviglie dei piedi.
Con il mento mi incita a chiudere la porta alle mie spalle e, dopo averlo fatto, mi accorgo che non siamo da soli.
<<Perché è qui?>> domando ad Hunter facendo ovviamente riferimento a lei.
<<Perché potrò anche odiarti, potrai anche aver sentito tutte le cattiverie nei tuoi confronti uscire dalla mia bocca, ma dopo quello che mi ha detto Hunter non potevo far finta di niente. Anche io sospettavo che Emily non si fosse tolta la vita, e ora ne ho la conferma...>> e mi porge una cartelletta con dentro una serie di documenti <<...mio padre ha degli agganci in polizia e anche se i tuoi genitori hanno voluto chiudere subito la questione la prassi non fa favoritismi solo perché si ha dei cognomi importanti. Il medico legale ha effettuato solo una diagnosi esterna sul corpo di tua sorella, dentro c'è tutta la documentazione, e lì c'è la conferma. Il mio dovere l'ho fatto, nessuno dovrà sapere di questo incontro...>> e tirandosi indietro i suoi capelli lunghi rossi oltre la spalla destra in modo teatrale lascia la scena non prima di aver detto <<...ah, io e te non siamo amiche ma nemiche, non pensare che questo mi faccia scordare che ci provi spudoratamente con Alex, stai lontano dal mio ragazzo>> mi sussurra nell'orecchio prima di andarsene.
Continuo a guardare la cartellina bianca che ho tra le mie mani, e posso dire finalmente che le mie idee si sono confermate.
Ora c'è la parte della storia più intrigata.
La parte della storia che mi costerà non solo il mio umore, ma anche il mio cuore.
La strada che forse mi porterà a dire basta.
La strada che forse mi porterà a mettere una pietra sopra.
La strada che forse mi porterà a voltare pagina.
<<Vuoi leggerla da sola o->>
<<No...>> stupisco anche me stessa della mia risposta, ma so che non posso affrontare una cosa del genere da sola <<...vuoi leggerla con me?>>
Avrei bisogno di Andrew in questo momento.
Avrei bisogno di Charly in questo momento.
Avrei bisogno dei miei amici in questo momento.
Ma no.
Qualcuno mi ha detto di non fidarmi.
Di non fidarmi di loro.
Chi altro mi resta?
<<Certo>> e sorridendomi mi prende per mano come se fossi una bambina e usciamo insieme per mischiarci nella folla che tende ad andare verso l'esterno.
Non mi molla un secondo, neanche quando ci sono i soliti cafoni che spingono, fanno i cori da stadio che mi filtrano nelle orecchie e sono così fastidiosi da farmi portare l'unica mano libera su una di esse.
Quando i miei polmoni tornano a respirare aria di qualità tiro un sospiro di sollievo, la folla si squaglia e io ed Hunter ci lasciamo tutto alle spalle.
Il mio telefono vibra per avvisarmi che è arrivato un messaggio, e non solo uno, e mentre continuo a camminare:
Charly
Mi avevi promesso che saresti arrivata in tempo.
Andrew
Chloe dove sei finita? Mi sto preoccupando.
Alexander
Speravo di vederti oggi sugli spalti, volevo parlarti di quello che è successo ieri. Ci vediamo alla festa più tardi?
Come ha fatto ad avere il mio numero?
<<Dove andiamo?>> mi chiede riportandomi alla realtà.
Spaesata mi guardo intorno cercando di capire fino a che punto le mie gambe mi hanno portata e, ancora circondata dalle persone che erano presenti alla gara di oggi, intercetto con lo sguardo gli unici occhi che non avrei dovuto vedere.
Come se nulla fosse, facendo finta di non averlo visto, mi rivolgo ad Hunter: <<So io un posto, vieni>> e prendendolo per mano lo conduco nel mio posto.
ALEX'S POV
Non capisco perché non è venuta.
L'ho sperato.
Fino all'ultimo.
Ma non c'era.
Non c'era la sua chioma bionda in mezzo agli altri.
Non c'erano i suoi occhi nocciola nel quale mi immergo ogni volta.
Non mi è indifferente, e la cosa mi destabilizza, non poco.
Sono sempre stato al centro dell'attenzione ovunque io andavo fin da bambino. Il mio cognome la dice lunga, ma ho sempre odiato essere associato a quella che non riesco a definire famiglia.
La mia vera e unica famiglia sono i miei fratelli, non potrei vivere senza di loro, come loro non possono vivere senza di me.
Siamo tre anelli uniti da un legame di sangue e da un legame che solo i fratelli possono capire.
Ma una cosa c'è da dire: certe volte sono una grande testa di cazzo che segue solo quello che la mia mente vuole, non do retta a nessuno perché se mi focalizzo su qualcosa o su qualcuno devo ottenerlo, non ci sono alternative.
<<Abbiamo vinto cazzo>> esclama Peter esultando insieme alla squadra mentre entriamo negli spogliatoi.
<<Stasera offro io ragazzi, prima giro da Frank e poi tutti alla festa>> urla un altro mio compagno mentre con tutto il corpo fa il tipico gesto del "stasera si scopa alla grande".
Sorriso e scuoto la testa per quello che sto sentendo, e mentre mi cambio per mettermi nella mia comodissima tuta: <<Non l'ho vista sugli spalti>> mi fa notare Tom riferendosi ovviamente a lei.
Sbuffo sapendo già che ho fatto l'ennesima cazzata prima di appoggiarmi al mio armadietto.
Perché sono così?
Perché ho questo comportamento con lei?
Mi interessa.
Forse è la prima che non riesce ad uscire dalla mia testa.
Con le altre era tutto un gioco.
Le conoscevo.
Le scopavo.
Le mollavo la mattina dopo.
E il giorno dopo ricominciavo da capo.
Ma lei no.
Sei non è come tutte le altre.
Lei è diversa.
E non lo faccio per quello che è successo ad Emily.
Ma c'è qualcosa in lei che...
<<Vedrai che stasera la vedrai alla festa, lei e Charly non si staccano mai>> mi rassicura dandomi una pacca sulla spalla per confortarmi.
Ma io non ho bisogno di conforto.
Ho bisogno di lei.
E non in quel senso.
Non ho bisogno di parlarle se è questo quello che vuole.
Mi basta la sua presenza.
La sua figura.
Un suo sguardo.
Un suo gesto.
Nient'altro.
Per vie traverse sono riuscito ad avere il suo numero di telefono e, come mi sarei aspettato da me stesso, non perdo tempo e le scrivo un messaggio:
Alexander
Speravo di vederti oggi sugli spalti, volevo parlarti di quello che è successo ieri. Ci vediamo alla festa più tardi?
Voglio parlarle.
Voglio mettere le cose in chiaro con lei.
Ieri non doveva andare come alla fine è successo.
Sono stato stupido.
Sono stato quello che ero una volta.
E io non sono così.
Sono cambiato.
Sono cambiato.
Mentre finisco di vestirmi aspetto che mi risponda ma so che non lo farà.
<<Devo andare, mi sta aspettando Charly fuori>> mi informa Tom pronto ad uscire.
<<Tu e Charly eh?>> lo prendo in giro anche se so che prima o poi torneranno insieme.
Dopo la loro rottura voluta da lei ho visto il mio migliore amico cadere a pezzi.
La amava e la ama ancora, lo vedo e me lo dice senza problemi.
Quella sera non era lui, ne sono certo.
Era andato a fare rifornimento al bar da Frank, io come ogni festa ero ubriaco e non capivo molto di quello che stava succedendo.
Il giorno dopo, quando mi hanno raccontato dell'accaduto, non ci ho più visto e sono andato da Zoey dicendo che tra noi non poteva continuare, e non solo perché era da tempo che avevo capito che non era la ragazza giusta per me, ma anche perché non si deve assolutamente toccare la mia famiglia.
Io e Tom siamo amici da sempre, fin da bambini, è come un fratello per me e quella sera la persona che in teoria amavo ha pensato bene di portargli via l'unica persona che illuminava le sue giornate.
<<Non è quello che credi, penso che mi debba parlare di una cosa urgente>> e volta lo schermo del suo telefono facendomi vedere solamente le parole "Muoviti ad uscire che ti devo parlare urgentemente, altrimenti vengo a prenderti per i capelli" con tanti punti esclamativi e le "X" rosse.
C'era da aspettarselo da una come lei.
<<Aspetta che vengo anche io>> e prendendo la sacca usciamo insieme sotto le continue urla dei nostri compagni di squadra che continuano a parlare di quello che accadrà stasera.
Dopo le congratulazioni da parte del nostro coach per l'ottimo risultato di oggi, apriamo in contemporanea le porte antincendio per entrare nella folla di studenti che appena ci vedono applaudono come se fossimo delle star in mezzo a loro.
Ma non lo siamo.
Siamo comuni mortali come loro.
<<Bene, bravi, complimenti. Come sempre avete vinto, che novità>> alza gli occhi al cielo la mia amica rubacuori.
<<Anche io ti trovo bene Charlotte>>
Odia quando la chiamiamo con il suo nome per intero.
<<Che nervi...>> sbuffa battendo i piedi per terra come se fosse una bambina <<...Tom abbiamo bisogno di parlare con te>> si rivolge al suo amore ignorandomi, come se si fosse dimenticata della mia presenza.
<<Perché abbiamo?>> e solo a quelle parole tutto mi quadra.
<<Perché->>
<<Riguarda Chloe vero?>> continuo a domandarle abbastanza brusco.
Mi sono già arrabbiato quando mi hanno escluso dalla loro "indagini".
Non voglio che si ripeta.
Io voglio aiutarla, lo voglio davvero, ma non so come.
Non voglio che faccia la stessa fine di Emily.
La prima volta che l'ho vista, ho riconosciuto subito quello sguardo.
Vedevo la morte su di lei.
Vedevo il suo sguardo assente.
Lei non c'era.
C'era solo il suo corpo.
La sua anima era sparita.
Non c'era più.
Non la conoscevo.
Non sapevo niente di lei.
Ma c'era qualcosa che mi diceva che non l'avrei vista solo lì.
Che in qualche modo le nostre strade si sarebbero incrociate di nuovo.
E così è stato.
Ma io non posso fare finta di niente.
Non posso lasciarla da sola.
Non voglio che quello che le è capitato la porti sulla strada sbagliata.
Ho già fatto un errore.
Non lo voglio ripetere.
<<Eh va bene, venite forza>> rassegnata ci incita a seguirla, pronti a sentire che cosa ha da dire.
STRANGER'S POV
Perché lo ha fatto?
Perché glie lo ha detto?
Perché per una volta non va come vorrei io?
Niente va secondo i miei piani.
Niente di quello che ho previsto si è avverato.
Ora lo sa.
Sa che Emily non si è suicidata.
Sa che Emily non si è tolta la vita volontariamente.
Ora ha in mano quella cartellina.
Quel pezzo insignificante di carta che la porterà alla rovina.
Ma una cosa è certa.
Non sospetta di me.
Non sa quello che è successo quel giorno.
Non sa chi era sua sorella.
Non sa quello che abbiamo passato.
I nostri momenti.
I nostri sorrisi.
Le nostre prime volte.
Le nostre risate.
Le nostre litigate.
Non doveva andare in quel modo.
Non doveva succedere niente di quello che in realtà è successo.
Non posso dire che è stato un incidente.
Non posso dire che l'ho voluto.
Ma era viva.
Era viva quando l'ho lasciata lì, su quel letto.
Lo so che è così.
Allora perché è morta?
SPAZIO AUTRICE✨⭐️
Buongiorno a tutti❤️
Come state?
Allora siamo arrivati a metà, almeno ne siete al corrente🥰
Come vi sembra?
Qualche idea?🧐
Come sempre commenti e ⭐️
Alla prossima🎀
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