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Capitolo 4

Capitolo 4

New York

Summer's pov.

Da quel giorno passarono altri due giorni. Dopo la spesa tornai a casa, decidendo poi di andare in un'agenzia viaggi per comprare due biglietti aereo. Il giorno dopo trovai su un sito una grandissima offerta di lavoro che faceva al caso mio.

Ci pensai tutto il giorno prima di prendere una decisione così grande, che avrebbe poi dato una svolta alla mia vita e a quella di Darcy.

Non potevo sapere cosa mi sarei trovata una volta arrivata là, in una terra per me sconosciuta, ma forse era destino che lasciassi questo posto, che mi lasciassi alle spalle il passato e cominciare una nuova vita insieme alla mia bambina.

«Amore della mamma sei pronta per domani?» Le chiesi pur sapendo che non poteva rispondermi.

La tenevo in braccio mentre stavo seduta sul divano a guardare l'ennesima puntata di Friends. Era sveglia da un'ora, l'avevo già allattata e dopo aver mangiato non smise un attimo di agitarsi nelle mie braccia, facendo dei versi, come se volesse comunicare con me. Mi divertivo tanto a guardarla perché era così piccola e innocente.

Ammisi con un po' di dolore, dentro di me, che era tutta suo padre ed era una gran mangiona. Chiedeva di mangiare più volte al giorno e alla notte come se non fosse mai sazia, non facendomi dormire. Mi sentivo stanca e quando avevo la fortuna che si addormentasse ne approfittavo.

Domani avrei preso quell'aereo, provando un po' di ansia al solo pensiero. Affittai attraverso un sito un piccolo e grazioso appartamento, parlando poi con una tizia dell'agenzia per assicurarmi d'incontrarla appena arrivata in America.

Era tutto pronto, nulla poteva andare nel verso sbagliato.

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La mattina seguente quando mi svegliai era già tutto pronto nelle proprie scatole e nelle valige. Sistemai tutto durante la notte mentre Darcy dormiva e parlai anche con il proprietario di questo appartamento, avvisandolo che mi sarei trasferita ed era stato così gentile da dirmi che avrebbe aspettato tre mesi prima di affidarlo a qualcun altro, voleva assicurarsi che non rimanessi senza un posto in cui stare se non mi fossi trovata bene a New York e fossi ritornata.

Avrei finalmente lasciato questo posto, dopo averci passato la mia intera vita, senza avvisare nessuno.

Non avevo nessuno da avvisare...

Avrei tanto voluto avere qualcuno al mio fianco in questo viaggio lungo e nuovo per me. Ero sola e con una neonata, speravo solamente che la fortuna, questa volta, stesse dalla mia parte.

Non mi stupii quando i miei genitori mi chiusero la porta in faccia. Non ero stata per loro la figlia ben voluta, ero nata per errore e sin dalla mia infanzia mi fecero capire che per loro non contassi nulla. Erano delle persone crudeli ed ero sempre stata cosciente che l'alcol li avesse resi così, ma non credevo che dopo tutti questi anni la mia vita fosse ancora così insignificante per loro.

Chiusi la porta alle mie spalle e, con la bambina dormiente nel suo seggiolino, presi un taxi diretta per il Gatwick Airport di Londra.

Ero pronta e la mia bambina anche, più nessuno ci avrebbe fatto del male ed era una promessa che feci quando partorii perché non volevo che qualcosa ostacolasse la felicità di Darcy.

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Una volta atterrate sul suolo Americano, respirammo anche l'aria americana che si faceva sentire.

Sull'aereo, per mia fortuna, la bambina non mi diede problemi, dormì per quasi tutto il viaggio e io feci lo stesso. Mi aiutarono molte persone in aeroporto, tra cui anche il personale di volo e lo fecero anche quando atterrammo.

La gente, vedendomi con la bambina, mi fecero un sacco di complimenti su di lei. Mi dissero molte volte che era una bambina bellissima ed ero d'accordo con loro. Non perché fosse mia figlia, ma Darcy era davvero bellissima e lo era anche agli occhi di tutti.

Il giorno dopo avevo il colloquio di lavoro in un'azienda abbastanza grande e il solo pensiero mi agitava tanto, rendendomi nervosa. Per quanto mi ero informata, era una dell'aziende più grandi e ricche d'America creata solo da pochi mesi, stupendo non solo tutto il Paese americano, ma bensì anche il resto del mondo.

Prendendo un taxi, fuori dal JFK Airport di New York, mi feci lasciare sotto il condominio del mio nuovo appartamento. Ero elettrizzata di vedere con i miei occhi quella che avrei chiamato casa da oggi in avanti.

Darcy era sveglia nelle mie braccia, restando calma e silenziosa e sperai con tutta me stessa che rimanesse così finché non ci saremmo sistemate nell'appartamento.

«Summer Smith?» Chiese una voce femminile.

Mi girai verso una donna che poteva avere una quarantina d'anni, capelli rossi e mossi, e con indosso un completo di giacca e pantalone neri. Si avvicinò a me, notando come i suoi occhi fossero di un azzurro chiaro. Ammisi che era una bellissima donna e non c'era dubbio.

«Si sono io.» Affermai. «Lei deve essere la Signora Anderson.» Continuai.

«Carry Anderson piacere di conoscerla.» Mi strinse la mano.

«Il piacere è tutto mio.» Ricambiai il sorriso e la stretta di mano.

«Ma chi è questa bella bambina?» Disse, utilizzando un tono di voce amorevole. «Posso?» Chiese subito dopo.

«Ma certo.» Le sorrisi.

Abbassai lo sguardo quando prese ad accarezzare una delle manine della bimba, ancora tranquilla nelle mie braccia.

«Come si chiama?» Chiese, rivolgendomi uno sguardo tenero. «Complimenti è una splendida neonata.» Mi rivolse poi un sorriso, allontanandosi di poco.

«Darcy S- si chiama Darcy.» Apparve un po confusa, ma per fortuna non mi chiese nulla.

«Venga le faccio vedere il suo appartamento prima di lasciarle le chiavi.» Si voltò verso la porta d'ingresso, dandomi le spalle.

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Il giorno dopo...

Ero nervosa perché tra poche ore avrei avuto il colloquio, ed ero super agitata. Non riuscivo a stare ferma e infatti camminavo avanti indietro per tutto l'appartamento.

L'appartamento si era rivelato perfetto e fantastico ai miei occhi. Sul sito non c'era scritto e nelle foto non si vedeva molto, ma aveva una grossa vetrata che si affacciava sulla città ed era una cosa stupenda. Rimasi parecchio stupita e contenta nell'ottenere questa casa con pochi soldi. Non potevo permettermi molto e mi era rimasto davvero poco sul conto, quindi speravo davvero che le cose fossero andate bene.

Entrai dentro alla Styles's Enterprice, che per un puro scherzo del destino portava il suo cognome. Informandomi, prima di inviare il curriculum, venni a conoscenza del nome di questa azienda, ma all'inizio non ci diedi molta importanza.

Fui costretta a lasciare Darcy nel suo passeggino rosa, alla donna della reception, che scoprì si chiamasse Sally. Mi rassicurò che non le sarebbe accaduto nulla e mi avviai all'ascensore, seguendo le indicazioni della ragazza. Salendo all'ultimo piano, notai che ci fossero maggior parte donne, perché solo due o tre uomini mi capitarono fin ora. Ovviamente era un uomo a cui piaceva circondassi di donne, sopratutto bionde.

«Salve, sono venuta qui per il colloquio.» Dissi alla donna dietro al bancone.

«Abbey qui c'è la ragazza del colloquio, falla entrare nell'ufficio del direttore.» Si rivolse alla ragazza che stava passando nel corridoio. «Vada pure da lei.» Mi congedò con un sorriso tirato.

«Venga con me e mi segua.» Disse quella che si doveva chiamare Abbey.

La seguii fino a fermarsi davanti a due grandi porte, bussando prima di entrare.

«Avanti.» Ordinò una gran voce dentro quell'ufficio.

Iniziai a tremare dall'agitazione quando la ragazza aprì una delle porte, facendomi segno di entrare. Quando misi piede all'interno di quell'ufficio, l'agitazione aumentò e non ne capii il motivo.

Entrai e mi avvicinai alla scrivania, situata infondo alla stanza, voltandomi velocemente con il capo per vedere Abbey uscire e chiudere la porta dietro di se, lasciandomi sola nelle mani del lupo. Poco dopo notai la sua figura in piedi che mi dava le spalle. Era girato verso alla grande vetrata che riprendeva il panorama di tutta New York.

«Prego, si sieda pure.» Affermò.

Passò qualche secondo quando realizzai che quella voce mi fosse familiare, ma non dando importanza feci come mi disse, andandomi a sedermi sulla prima sedia che trovai di fronte alla scrivania. Mi misi comoda, aspettando un qualche segnale da parte sua.

Cercai di tranquillizzarmi prima di sentire il mio cuore uscire fuori dal petto, quando si girò verso di me.

«S-Summer?» Balbettò quando i suoi occhi incontrarono i miei.

No, no, no...

Continua...

Angolo Autrice:

Sto correggendo tutti i capitoli e apportando molte modifiche, ma tranquilli che la storia resterà uguale a come l'avevo scritta.

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