Capitolo 11
Capitolo 11
Sensi di colpa
Harry's pov.
Nella mia vita non avevo mai pensato di diventare un uomo d'affari ricco, in una città come New York e all'improvviso padre di una splendida creatura.
Ero cresciuto con una madre e una sorella più grande, circondato da tanto amore da parte loro. Per me loro due erano sempre state le donne più importanti della mia vita, sin quando non conobbi lei.
Lei che era così pura, bella e buona. Una ragazza che portava con se della luce, del buono. Ogni cosa che faceva, lo faceva con il cuore senza mai arrendersi. Aiutava gli altri sempre con il sorriso stampato in faccia a costo di sacrificare la sua felicità. Aveva un animo così buono che per ogni mia cazzata mi perdonava sempre. Più la facevo soffrire e più lei stava al mio fianco, più la trattavo male e più lei era buona con me, anche se non lo meritavo. Lei era tutto ciò ed è per questo che quasi un anno fa decisi di andarmene e lasciarla sola, di certo non mi aspettavo che i ragazzi mi seguissero, però non potevo restare al suo fianco dopo quello che feci una sera e le sere successive a quella, non se lo meritava. Non meritava un uomo come me al suo fianco, si meritava qualcuno che non la facesse mai soffrire e quello purtroppo non ero stato io.
L'avevo fatta soffrire molte volte e non me ne rendevo conto ed ero stato uno stupido. Se potessi tornare indietro nel tempo avrei di certo evitato di fare certi sbagli con lei, ma ormai il gioco era fatto e ora mi odiava, però una cosa buona con lei la feci ed era nostra figlia.
Quella bambina per me ora era il mio mondo. Non mi aspettavo di diventare padre così presto e così giovane, ma non era più importante sapendo ormai della sua esistenza. Darcy era mia figlia e di Summer, una creatura nata dal nostro amore capitata però in una situazione sbagliata.
Parlo di amore perché ero davvero innamorato di Summer in quei tempi, era diventata il mio mondo, con lei passavo la maggior parte del mio tempo, amavo poterla avere completamente per me.
Se solo me ne fossi accorto prima...
Non sapevo cosa provavo nei suoi confronti, sapevo solo che era la madre di mia figlia e che avrei cercato di non farla più soffrire, ed è per questo che non mi presentai a casa sua per cinque giorni, volevo prima schiarirmi le idee su come affrontare questa nuova realtà.
Mi ero detto basta con le cazzate già da quando presi quell'aereo per venire a New York, anche se passavo da un letto a un altro, cercavo comunque di rimanere con i piedi per terra senza mai sforare, anche perché ora mi dovevo occupare della mia azienda che in poco tempo aveva raggiunto un traguardo davvero enorme e ne ero fiero.
Ero nel mio ufficio che cercavo di leggere alcuni documenti importanti, si trattava di un accordo con un'altra azienda e non ero del tutto convinto di poter accettare, ma più rileggevo quelle parole e più il mio pensiero fisso era Summer.
Da quando la ricontrai occupava la maggior parte dei miei pensieri, sopratutto da quando venni a conoscenza di mia figlia e anche se era passato poco tempo insieme a lei, le volevo già molto bene ed ero contento di sapere della sua esistenza. Non mi sarei mai perdonato se non avessi mai scoperto di lei. Sapevo che sarebbe stata solo colpa mia, ero fuggito via cambiando anche numero di telefono, e quindi le davo ragione sul fatto che non poteva avvisarmi dell'accaduto perché di sicuro avrei fatto qualcosa prendendomi le mie responsabilità.
Louis era solo arrabbiato del fatto che ora che ero pieno di soldi lei si fosse fatta viva per questo, ma sapeva dentro di se che non era così. Tutti noi sapevamo che una cosa simile non l'avrebbe mai fatta e quel giorno mi era un sacco dispiaciuto quando se ne andò via dal bar in lacrime per colpa nostra, più mia che dei ragazzi, dovevo fare di più per non ferirla con quelle parole.
Era vero, non avevo fatto nessun test del dna per accertare che Darcy fosse mia figlia, ma la somiglianza con me era notevole e per quanto conoscevo Summer sapevo che non mi avrebbe mai mentito così spudoratamente per un fine come i soldi. Non aveva vissuto una vita facile, aveva sempre fatto lavoretti per mantenersi perché i suoi, oltre ad avere problemi economici, erano per lo più degli alcolizzati che della figlia importava poco o niente, ma nonostante tutto preferiva ricevere amore piuttosto che avere tanti soldi da spendere e io non ero stato in grado di darglielo.
Ero stato solo uno stupido.
Ritornai alla realtà quando qualcuno bussò alla porta del mio ufficio, e vedendo entrare una delle mie segretarie, cercai di ricompormi sistemando la cravatta al mio collo, cancellando provvisoriamente Summer dalla mia testa anche se da giorni era diventato impossibile.
«Direttore c'è qui il Signor Tomlinson che vuole vederla.» Disse facendo un passo all'interno dell'ufficio.
«Fallo entrare.» Dissi, rivolgendo lo sguardo sui fogli che avevo in mano appoggiandoli poi sulla scrivania, stanco di dover rileggere per la millesima volta quello che c'era scritto.
«Ehi Harry.» Quando entrò Louis, Michelle, la segretaria, uscì lasciandoci soli nell'ufficio.
Sospirai passando la mano tra i miei capelli in segno di frustrazione, che avrei dovuto farli tagliare per quanto erano cresciuti in questi ultimi mesi.
«Louis.» Mormorai, alzandomi in piedi per sgranchirmi le gambe.
«Harry.» Affermò Louis, andandosi a sedere su uno dei divanetti presenti nell'ufficio. «Come va amico?» Chiese subito dopo.
Come andava? Non lo sapevo nemmeno io. Volevo solo tornare a casa, buttarmi sul letto e dormire, questo era quello che volevo fare da quando suonò la sveglia facendomi alzare e venire a lavoro.
«Insomma poco bene, non vedo Darcy da cinque giorni e già mi manca passare del tempo con lei, in più Summer mi odia e non mi vuole più vedere per quanto ho capito.» Spiegai.
Ero nervoso all'idea di non poter passare del tempo con mia figlia, questa situazione con Summer la dovevo risolvere e al più presto, non volevo perdere altro tempo senza vedere Darcy.
E anche Summer.
Ovviamente la mia coscienza non voleva starsene zitta, ma sapevo che avesse ragione, non mi mancava solo la piccola ma anche la madre.
«Senti Harry, ho parlato con i ragazzi e ammetto che sono stato uno stupido nell'essermi comportato così con lei quel giorno, se solo potessi chiederle scusa.» Affermò, passandosi le mani sul viso frustato anche lui della situazione.
«Già amico hai sbagliato e io come un cretino non sono riuscito a fermarti.» Iniziai a dire. «Doveva essere un incontro per fare in modo che lei potesse dimenticarsi in parte di quello che le abbiamo fatto e invece siamo riusciti a ferirla ancora una volta, facendola passare per una che non è mai stata.» Finii il mio discorso, sedendomi nel divanetto di fronte al suo.
«Lo sai che non si dimenticherà mai del fatto che c'è ne siamo andati via senza di lei e senza neanche averla avvisata. Io e i ragazzi ti abbiamo seguito perché sei un nostro caro amico e perché sapevamo in che merda ti fossi andato a cacciare, e se lei l'avesse un giorno scoperto vi sareste comunque lasciati a prescindere dal fatto che saresti scappato via.» Cercò di giustificarmi, ma lo stesso non ero contento di quello che avevo fatto in passato e di quello che stesse succedendo con lei al momento.
«Come posso fare per farmi perdonare Lou? Almeno per mia figlia devo cercare di instaurare un buon rapporto con Summer.» Sbuffai, pensando a un modo per farmi perdonare perché non volevo passare un altro giorno senza vederle.
«Non saprei Harry, magari prova ad andare a casa sua e portarle dei fiori chiedendole scusa o qualche giochino per Darcy.» Consigliò. «Mi dispiace non aver potuto conoscere bene tua figlia Harry e dispiace molto ai ragazzi. Niall è stato male dopo quell'incontro e sappiamo il perché visto quanto loro due erano legati in amicizia e ancora oggi non si perdona per averla lasciata sola. Noi tutti siamo colpevoli di averla fatta soffrire e chiederemo scusa anche ginocchio se fosse necessario, ma prima dovrai essere tu a dover riallacciare i rapporti con lei, perché per fidarsi di noi prima deve fidarsi di nuovo di te.» Finì il suo discorso e dentro di me sentivo un peso che mi premeva all'altezza del petto.
I dannati sensi di colpa.
«Allora farò così...» Mi portai la testa tra le mani pensando a quello che stavo per dire. «Le comprerò delle rose rosse, le sue preferite, poi comprerò qualcosa per Darcy e le chiederò scusa in qualsiasi modo.» Alla fine era l'unica cosa da fare, quello che mi consigliò prima Louis.
«D'accordo Harry, ma sappi che per qualsiasi cosa io e i ragazzi ci saremo per te, per lei e ovviamente per la piccola Darcy che ormai possiamo essere suoi zii.» Disse e sorrisi quando gli sentii dire le ultime parole.
Ero felice che potevo contare sempre sui ragazzi, per me erano come dei fratelli che non avevo mai avuto e ancora più contento del fatto che mia figlia era ben voluta dal gruppo.
«Si Louis, voi siete i suoi zii e voglio che lei cresca sapendo che può contare sempre anche su di voi.» Affermai deciso.
Per quante volte l'avrò detto e ripetuto, Darcy era mia figlia e non volevo che le mancasse nulla a cominciare dalle persone che le sarebbero state al suo fianco nel corso della sua vita, volevo vederla crescere felice e con il sorriso sempre stampato sul viso, proprio come sua madre.
«Certo Harry, non vediamo l'ora di conoscere e di veder crescere vostra figlia.» Sorrise e ricambiai contento con un grande sorriso pensando a come quel pomeriggio sarei andato a casa sua a farmi perdonare.
Continua...
Angolo Autrice:
Sto correggendo tutti i capitoli e apportando molte modifiche, ma tranquilli che la storia resterà uguale a come l'avevo scritta.
Spero come sempre che il capitolo sia stato di vostro gradimento e se volete potete lasciarmi un vostro parere.
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