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IV CAPITOLO.



Era passata esattamente una settimana e di quel ragazzo, così misterioso e, allo stesso tempo, così pericoloso, non vi era ancora nessuna traccia.
Anche i giornali non parlavano più di lui, neppure i telegiornali: si era volatilizzato.

La sveglia di colpo suonò alle 7:30 AM. "fantastico", non aveva chiuso occhio neppure stanotte, pensò. Da un paio di giorni non riusciva a dormire. Era troppo agitato, troppo pensieroso.

Ogni notte, quando non riusciva a dormire, andava a prendersi un bicchiere di latte in frigo e si sedeva sul davanzale della finestra e aspettava l'alba. Oppure rimaneva sdraiato sul letto a fissare il soffitto e pensava, pensava fino a quando non veniva interrotto da quella maledettissima sveglia che cominciava a suonare.

Improvvisamente il telefono suonò, guardò il display e lesse il nome: Scott; non lo vedeva da quella festa. Ogni giorno aveva ignorato le sue telefonate, non sapeva il perché, aveva solo voglia di stare solo e riposarsi.

Dopo il decimo squillo il telefono tacque, e la stanza fu travolta di nuovo da quel tremendo silenzio. Ma improvvisamente fu interrotto questa volta dal suono del campanello della porta.
Decise di alzarsi, non poteva continuare a comportarsi in quel modo, non c'era motivo.
Si avvicinò alla porta e l'aprì, e improvvisamente apparve una figura di una donna, di mezza età. Indossava un tailleur blu scuro, tacchi molto alti e i capelli biondo cenere erano raccolti in uno chignon.
La donna lo fissava con i suoi occhi grigi e spenti. Gli metteva i brividi.
"Posso aiutarla?" Disse Noah con una voce  ancora piena di sonno.
"Spero di sì, Signor Litghtwood?" Rispose la donna con accento tedesco.

"Chi è lei??" Disse Noah.
"Mi chiamo Helena Müller. Mi manda Heinrich Alberich."

Conosceva quel nome. Non avrebbe mai pensato di riascoltarlo dopo tantissimi anni.

"Cosa vuole?" Chiese Noah.
"Suo nonno vuole vederla." Rispose semplicemente.
"Dopo 15 anni." Disse Noah sorridendo sarcasticamente.
"Suo nonno sta morendo e ha bisogno di lei."
"Questo è un biglietto aereo per Tessin, parte tra un'ora. Vi consiglio di non perderlo." Proseguì la donna, porgendogli un biglietto azzurro, con un sorriso finto stampato sulle labbra.

Non avendo intenzione di aspettare nessuna risposta, la donna girò le spalle e se andò. Noah ancora scioccato da quella notizia non poté far altro che chiudere la porta e rientrare dentro.

Non avrebbe mai creduto che suo nonno materno, dopo aver abbandonato la sua famiglia portandosi via anche sua madre, lo avrebbe cercato dopo tanti anni. Non aveva mai chiamato né per un suo compleanno né per chiedere semplicemente come gli andasse la vita. Adesso improvvisamente vuole vedermi per dirmi addio, c'è qualche altra cosa in ballo, pensò.

Dopo vari ripensamenti decise di voler partire. Non aveva mai lasciato la sua città, la sua Nashville, per andare così lontano.
Si era trasferito lì tre anni fa, per frequentare una buona università di medicina e per voltare pagina, voleva  cambiare vita. Aveva intenzione di dimenticarsi della sua famiglia, non perché la odiasse semplicemente odiava ciò che facevano.

Ma a quanto pare la sua famiglia non lo avrebbe mai lasciato andare.

Dopo pochi minuti arrivò all'aeroporto, consegnò il biglietto all'hostess e salì sull'aereo. Il viaggio durò tanto e fu molto faticoso soprattutto per quel tremendo caldo afoso, ma fortunatamente indossava una t-shirt nera, un pantalone dello stesso colore e scarpe da ginnastica.

Uscito dall'aeroporto vide di nuovo quella donna appoggiata ad un'auto nera.
La donna lo vide e si avvicinò sorridendo seguito da un altro uomo, forse l'autista.
"Come è andato il viaggio,signor Lightwood?" Chiese la donna.
"Bene." Rispose il ragazzo.
"Sono molto contenta, consegnatemi la valigia." Disse la donna porgendo in avanti la mano.
"Posso farcela anche da solo. Andiamo?"
La donna lo guardò con occhi stupiti, e forse, anche un po' arrabbiati e rispose: "Sì certo, seguitemi."

Il viaggio in macchina non durò molto e Noah doveva ammettere che fu anche piacevole guardare dal finestrino quella città, era cambiata molto in quegli anni.

La macchina si fermò di fronte ad un alto edificio, colpito dai raggi del sole che mettevano sempre di più in evidenza la grande scritta posizionata sopra alla porta di ingresso: 'Klinische Erinnerungen'.
Quel nome gli metteva sempre i brividi.

Percorse il lungo viale dell'edificio e raggiunse la porta aperta seguito dalla donna.
Attraversò la soglia e si ritrovò in un atrio illuminato dai raggi del sole, che entravano dalle alte finestre e dalla porta aperta, e mettevano in risalto la vernice bianca delle pareti.

Non entrava in quel luogo da tantissimi anni. Non era cambiato per niente, c'era sempre quel grande bancone posto al centro della stanza, corridoi a destra e a sinistra, e una scala molto grande che portava al piano superiore.

I suoi pensieri furono interrotti dalla voce della donna.
"Seguitemi, signor Lightwood." Disse, mentre saliva le scale.
"Fate sempre le stesse cose orribili?" Chiese Noah seguendo la donna.
"Dipende voi cosa intendiate per cose orribili." Sorrise inoltrandosi in un corridoio pieno di porte chiuse.

Noah non rispose a quella affermazione non aveva proprio voglia di ricominciare la stessa discussione che ha rovinato la sua famiglia e molte altre persone.

Seguendo la donna fu spaventato dalle urla di un ragazzo che venivano dall'ultima porta del corridoio.
"Non si preoccupi, alcuni nostri pazienti sono davvero pericolosi e hanno bisogno di molti calmanti al giorno. Seguitemi."

Noah obbedì e seguì la donna fino a quando non si fermò di fronte a una porta, sulla quale c'era una targhetta d'oro con scritto: Heinrich Alberich.

La donna bussò.
"Avanti!" Disse una voce all'interno della stanza. La donna obbedì e fece entrare Noah.

Il ragazzo superò la soglia e cominciò ad osservare la stanza. Quell'ufficio era enorme c'erano libri dovunque, a terra, sulla scrivania e altri riempivano librerie enormi. 
Il suo sguardo, poi, si fermò su un uomo dai capelli bianchi dietro ad una grande scrivania, che guardava il fuori attraverso un enorme finestra, era rivolto con le spalle.
"Noah Litghtwood è un piacere rivederti." Disse improvvisamente, senza muoversi.
Aveva una voce rauca e soffocata.
"Ciao nonno."

••••••SPAZIO AUTRICE••••••
Ciao a tutti, scusate per questa lunghissima assenza. Spero che questo nuovo capitolo vi piaccia.
Commentate e votate.
Baci!

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